Metodo

Il motion capture e l'analisi video del gesto negli studi sul tiro

Dal 1990 gli studi sul tiro seguono il corpo dell'arciere con marcatori e telecamere: prima tre punti e uno scanner ottico, poi quadrati di stoffa colorata e una telecamera sola, oggi fino a dodici telecamere a infrarossi. Qui spiego che cosa registrano questi sistemi, come li hanno usati gli studi del registro, dove il laboratorio, il piano dell'immagine e i campioni piccoli fermano le conclusioni e che cosa un arciere o un allenatore può ricavarne.

Studi nel registro
41
Su arcieri
38
Anni
1990-2026
Primo studio nel registro
1990
Mediana dei soggetti
12

Che cosa registra un sistema di motion capture

Un sistema di motion capture non vede il corpo: vede dei punti. Più telecamere a infrarossi seguono marcatori riflettenti fissati sulla pelle o sull'arco, e da quelle posizioni in tre dimensioni si ricavano angoli, distanze, velocità, la durata delle fasi e il modo in cui due articolazioni si coordinano. Nel 1990, a Loughborough, uno scanner ottico seguiva tre soli marcatori, sulla testa, sul gomito del braccio che traziona e sul bottone dell'arco, a 30 campioni al secondo, con una deviazione standard da fermo di 0,45 mm sull'asse laterale (nove arcieri britannici). Gli studi coreani, cinesi, polacchi e malesi degli ultimi vent'anni usano da cinque a dodici telecamere a infrarossi, fra 100 e 200 fotogrammi al secondo, e fino a trentanove marcatori. Alcuni studi recenti sostituiscono le telecamere con sensori inerziali fissati al corpo, fino a 17 nei tredici studenti universitari di un lavoro americano: non chiedono un laboratorio, e se ne parla nella sezione sui sensori indossabili.

Accanto a questi impianti c'è il video ordinario, analizzato con programmi gratuiti come Kinovea. Una videocamera a 30 fotogrammi al secondo, di lato all'arciere e con tre marcatori, è bastata per cronometrare le fasi del tiro in sedici arcieri e per misurare un angolo sul piano dell'immagine; non basta per il rilascio, che dura pochi millesimi e richiede il video ad alta velocità. Come lo stesso angolo cambi da uno strumento all'altro è spiegato nella sezione sugli angoli articolari, più in basso in questa pagina.

Come l'hanno usato gli studi

Il primo uso è il confronto fra livelli. In uno studio giapponese del 1997 gli arcieri con almeno tre anni di pratica aprivano l'angolo fra le spalle e il gomito della corda a circa 155 gradi, i principianti a circa 140: è la scheda sul gomito della corda negli esperti e nei principianti, che poggia su medie lette da un grafico, senza deviazioni standard. Lo stesso disegno, con strumenti molto più fini, torna nei 28 arcieri cinesi ripresi da otto telecamere a 200 Hz, in cui una delle tre componenti del movimento accoppiato di spalla e gomito separa i livelli, e nei 14 arcieri della nazionale polacca confrontati con 14 persone che non avevano mai tirato.

Il secondo uso, più vicino alle domande di un arciere, confronta le frecce buone e quelle scarse dello stesso arciere. Nel 2007 l'arciere allora secondo nel ranking mondiale ha tirato 60 frecce a 70 metri, all'aperto, davanti a sette telecamere a infrarossi a 200 fotogrammi al secondo; l'anno dopo lo hanno fatto, a Seul, otto arcieri universitari. Il disegno più pulito resta quello di sei arcieri di una squadra nazionale, con novanta frecce analizzate ciascuno a 18 metri: nelle frecce da 9 e da 10 spalle, gomiti e polsi variano in modo da compensarsi e lasciare la freccia orientata, con un indice fra 0,4 e 0,6 al rilascio contro 0,1-0,3 nelle frecce da 6 a 8. Lo racconta la scheda sulle articolazioni che si compensano.

Il terzo uso misura la costanza, e qui i risultati non vanno tutti nello stesso verso. Fra i liceali di kyudo la posizione del gomito cambiava fra due frecce di 0,706 mm nello studente più regolare e di 36,274 mm in un principiante; nei nove arcieri britannici del 1990, invece, la costanza della postura al rilascio non separava l'élite dagli arcieri di buon livello di contea. La scheda sulla variabilità negli esperti tiene insieme le due cose. Infine il movimento ripreso fa da ingresso ai modelli: il gesto di un solo arciere è una delle basi della scheda sul carico della spalla in trazione, dove i muscoli sono calcolati e non misurati.

Dove la misura si ferma

Il primo limite è il luogo. Le telecamere a infrarossi vogliono un laboratorio, e il tiro si accorcia per entrarci: 5 metri nel confronto polacco, 6 per i dieci arcieri tradizionali malesi, 8 per le nove arciere coreane, 12 nello studio italiano del 1994, 18 per i sei nazionali, 20 per gli arcieri paralimpici coreani, distanza scelta per allestire l'analisi in tre dimensioni con dodici telecamere. Nel confronto polacco, poi, i principianti non rilasciavano: per sicurezza si fermavano in mira e tornavano indietro.

Il secondo limite è il piano. Una telecamera sola misura sul piano dell'immagine, e quando il movimento ne esce il numero cambia senza avvisare. Nel 2010 tre arciere della nazionale tedesca hanno tirato 12 frecce ciascuna a 30 metri mentre tre sistemi misuravano insieme l'oscillazione della mira: un dispositivo optoelettronico montato sull'arco, il video in tre dimensioni con due telecamere e il video in due dimensioni con una sola, in diagonale dietro l'arciera. In verticale il video 2D concordava con il dispositivo sull'arco, con correlazioni da 0,69 a 0,97; in orizzontale andavano da -0,31 a 0,25, nessuna significativa, e l'arciera con l'accordo peggiore era quella che ruotava di più l'arco. È la scheda sulla videocamera e l'oscillazione della mira.

Il terzo limite sta nei conti. Con pochi arcieri e molte misure le correlazioni alte arrivano facilmente: con cinque arcieri indiani una correlazione è significativa solo sopra 0,878, e quindici angoli su diciotto la superavano, con punteggi che andavano da 9,9 a 10. Negli otto universitari di Seul la retta fra velocità della spalla nel follow-through e punteggio, con un R quadro di 0,874, è calcolata su quattro punti, le medie delle frecce da 7, 8, 9 e 10; è uno dei motivi per cui la scheda sul rilascio e il follow-through rapidi è contestata. E due frecce per arciere, come nel kyudo, non bastano per parlare di costanza.

Che cosa può dire a un arciere e a un allenatore

Il risultato più solido è che il movimento spiega poco del punteggio. Nell'arciere allora secondo al mondo cinque parametri di spalla e tronco, su 60 frecce, spiegano il 17,9 per cento del punteggio della freccia; negli otto élite francesi gli angoli di spalla e gomito e il movimento del torace non distinguono le frecce da 8, 9 e 10 in nessun arciere. È la scheda sui parametri del movimento e il punteggio. Un angolo medio descrive quindi come tira un arciere, non dove andrà la sua prossima freccia.

Il secondo riguarda la tecnica individuale. Già nel 1994 le riprese dei dodici arcieri italiani mostravano che ciascuno arrivava in massima trazione a modo suo, e lo ripeteva da una freccia all'altra, e il registro classifica come smentita l'idea di un'unica tecnica corretta dell'élite. Per un allenatore conta quindi meno quanto un angolo si allontani da un valore di riferimento e di più se resta costante da una freccia all'altra, e se le articolazioni si compensano quando qualcosa cambia. Quello che cala con l'esperienza, conclude la scheda sulla variabilità, è la variabilità di ciò che conta per dove va la freccia.

Per chi si riprende con il telefono, infine, una videocamera ferma, di lato o dall'alto, misura bene gli angoli e i tempi che stanno sul suo piano e male quelli che ne escono; i tempi di trazione e mira si contano anche a 30 fotogrammi al secondo, il rilascio no. Come usare il video in allenamento è spiegato nell'articolo sull'analisi video e il self-coaching.

Come si pesano disegno e campione è spiegato in Come leggiamo uno studio, la storia delle misure sulla costanza nel filone sulla variabilità e la tecnica individuale, il lato pratico nell'articolo esiste una tecnica giusta.

Gli studi che lo usano

Come si misura: Gli angoli articolari dell'arciere: come si misurano

Quasi ogni affermazione sulla tecnica parla di angoli: della spalla, del gomito, del tronco. Due studi che misurano lo stesso angolo con strumenti, marcatori o piani di riferimento diversi spesso non si possono mettere a confronto, ed è il limite più frequente quando si leggono i numeri della tecnica. Qui spiego con quali strumenti sono stati misurati gli angoli dell'arciere e dove quei numeri smettono di essere confrontabili.

Studi nel registro
14
Su arcieri
13
Anni
1976-2026
Primo studio nel registro
1976
Mediana dei soggetti
13

Un angolo del tiro dipende da tre scelte prima ancora che dall'arciere: lo strumento, il modello del corpo che trasforma i dati in gradi e il momento del tiro in cui lo si legge. Gli strumenti sono quattro. Le telecamere a infrarossi seguono marcatori riflettenti sulla pelle, a 100 o 200 fotogrammi al secondo negli studi coreani, taiwanesi e cinesi; i sensori inerziali, diciassette sul corpo a 60 Hz nei tredici arcieri universitari americani, sono portatili; il video in due dimensioni misura sul piano dell'immagine; nel 1976, infine, un gruppo giapponese usò le radiografie a piena trazione per vedere la rotazione delle ossa dell'avambraccio.

Lo stesso nome non garantisce lo stesso angolo. Il gomito del braccio che traziona, misurato in tre dimensioni come flesso-estensione, sta fra 156 e 159 gradi al rilascio; ripreso dall'alto in video nella nazionale ucraina va da 31,7 a 49,7 gradi, perché è un altro angolo su un altro piano. L'abduzione della spalla dell'arco vale 94-95 gradi con le telecamere in quattordici arcieri taiwanesi e fra 72,5 e 84,4 con i sensori inerziali in arcieri bulgari e americani: possono cambiare gli arcieri, il modello o entrambi, e i dati non li separano. Anche il segno è una convenzione: nello studio americano un gomito dell'arco a -9 gradi è in estensione, un tronco a -17 è inarcato indietro.

La rotazione della spalla è l'angolo più fragile. Nei diciotto arcieri bulgari la rotazione esterna della spalla dell'arco aveva medie da 3,4 a 18,1 gradi con deviazioni standard intorno ai 50, e lo studio polacco che descrive una spalla in rotazione esterna fino a 100 gradi non dice quale; la scheda sulla rotazione neutra poggia ancora sulle radiografie del 1976.

Conta poi il momento: il rilascio, la trazione letta come curva intera nello studio cinese, il follow-through, in cui gli studi coreani misurano una rotazione della spalla di una trentina di gradi.

Quasi nessuno dichiara quanto la misura sia ripetibile. Lo studio taiwanese, che ha misurato gli stessi arcieri prima e dopo dodici settimane, dava all'estensione orizzontale della spalla dell'arco un coefficiente di variazione del 17 per cento nel gruppo allenato e del 20 nel gruppo di controllo, contro il 3-8 per cento degli altri angoli. Non è una ripetibilità in senso stretto, perché fra le due misure c'erano dodici settimane e, per uno dei gruppi, un programma di allenamento; l'angolo però si è spostato di più proprio nel gruppo di controllo. Infine tre articoli raccontano gli stessi tredici arcieri, che nel registro contano una volta sola, e nessuno studio è costruito per separare la variabilità dentro l'arciere da quella fra arcieri, come nota la scheda sugli angoli fissi e personali.

Gli studi che lo usano

Le affermazioni collegate

Le affermazioni del registro che hanno almeno uno di questi studi tra le evidenze.

122 affermazioni · 93% con evidenza su arcieri

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Cita
APA

Campagna, M. (2026). Motion capture e analisi video della cinematica. In Ricerca. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/ricerca/metodi/motion-capture-video

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