I campioni hanno tempi di mira più costanti dei loro avversari

6 studi · 57 arcieri misurati

A favoreContestoContro20102015202020252009, a favore, n = 162009, contro, n = 162009, contesto, n = 162018, contesto, n = 152019, contesto, n = 102020, contesto, n = 82008, contesto, n = 62016, a favore, n = 2
Ogni cerchio è uno studio: la posizione dice l’anno, la riga se va a favore, contro o fa da contesto, la grandezza quanti partecipanti ha misurato. I cerchi chiari sono studi su altre popolazioni o senza arcieri.

Il materiale è quasi tutto in un solo lavoro, che ha cronometrato le quattro fasi del tiro dei due campioni del mondo 2007 e dei loro quattordici avversari, sette incontri per ciascuno. Da lì viene il risultato più citato: il campione maschile aveva la mira più costante dell'avversario in sei incontri su sette. Dallo stesso studio, però, viene anche il contrario: la campionessa mirava un secondo o poco più contro i due-quattro secondi delle avversarie, e il suo tempo era meno costante del loro in tutti e sette gli incontri. Quello che i due casi hanno in comune non è la costanza, è che la mira è l'unica fase del tiro che il turno di gara non sposta, mentre preparazione e trazione si allungano e si accorciano da un incontro all'altro. Il resto della bibliografia è coerente con l'idea che non esista una durata di mira dei vincenti, ma non la mette alla prova: due arcieri universitari, quindici liceali di kyudo e otto arcieri di nazionale, dove il tempo di mira della stessa persona passa da pochi decimi a più di sei secondi.

Formulata anche come: tempo di mira costante; quanto tempo stare in mira; i campioni mirano sempre lo stesso tempo; durata della mira e punteggio; tempi delle fasi del tiro in gara

Nella pratica

Si insegna che ogni arciere deve trovare il proprio tempo di mira e poi rispettarlo a ogni freccia, e che chi lo allunga o lo accorcia a seconda di come va il punteggio sta già perdendo.

Evidenze

Storia dello stato

  1. 2008 Non studiato Nella bibliografia del registro il tiro di gara non è ancora cronometrato fase per fase: della mira si parla come durata consigliata, mai come costanza misurata e confrontata fra chi vince e chi perde. La domanda entra di lato, dentro il resoconto del lavoro psicologico con la nazionale di Taiwan verso Atene 2004: su un arciere seguito in una gara nazionale e in un Campionato asiatico il tempo fra trazione e rilascio resta simile nelle frecce da dieci a sei e si scosta nella freccia peggiore. È un grafico su un atleta solo, senza numeri nel testo e in un lavoro nato per altro: vale come contesto, non come evidenza, e lo stato resta non studiato.
  2. 2009 Contestato Arriva l'unico studio che fa davvero il confronto. Le quattro fasi del tiro sono cronometrate su dodici frecce per incontro, sette incontri dai sessantaquattresimi alla finale, per i due vincitori individuali dei Mondiali di Lipsia 2007 e per i loro quattordici avversari. Il campione maschile ha la mira più costante dell'avversario in sei incontri su sette; la campionessa l'ha meno costante delle avversarie in tutti e sette. Dentro lo stesso lavoro i due casi vanno in direzioni opposte: un solo studio, che dà un sì e un no, cioè contestato. Il risultato che tiene per entrambi è un altro, e vale per tutti i sedici arcieri: la mira è la sola fase che il turno di gara non muove.
  3. 2016 Riportato Due arcieri universitari separano per la prima volta la durata dalla costanza: il tempo medio di mira distingue le frecce basse da tutte le altre, mentre fra frecce medie e alte la durata è quasi la stessa e cambia solo quanto varia da freccia a freccia. È la distinzione giusta, su due persone e senza nessun test, ma è un secondo studio a favore contro uno contrario: lo stato passa da contestato a riportato.
  4. 2018 Riportato Quindici liceali di kyudo portano la stessa domanda sul tempo di esecuzione, e aggiungono un dettaglio che vale la pena ricordare: i più esperti restano in kai due secondi, sempre gli stessi, mentre al primo anno il tempo va da due a undici. Più costanti, però, non vuol dire come prescritto: due secondi sono meno dei cinque che l'allenatore chiedeva, e gli autori lo chiamano rilascio anticipato. Pochi praticanti, nessun test, un'altra disciplina: lo stato non si muove.
  5. 2019 Riportato In dieci arciere compound il tempo dalla trazione al rilascio sta attorno ai sei secondi e non cambia con la fase del ciclo mestruale. Serve come valore di riferimento su un'altra disciplina e su una domanda diversa, e viene da una rivista con criteri editoriali dubbi: non sposta lo stato.
  6. 2020 Riportato Otto arcieri di livello nazionale mostrano quanto il tempo di mira sia instabile anche a quel livello: nella freccia migliore va da due decimi a tre secondi e mezzo, nella peggiore da un secondo e mezzo a più di sei. La costanza non è una proprietà del livello, e lo stato resta riportato in attesa di un confronto fra chi vince e chi perde su molti più atleti.

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APA

Campagna, M. (2026). I campioni hanno tempi di mira più costanti dei loro avversari (Versione 1). In Registro delle evidenze. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/registro/tecnica/costanza-tempo-mira

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