Chi tira da qualche anno prima o poi se lo chiede, spesso guardandosi allo specchio: il braccio della corda sembra più grosso, una spalla sta più alta dell'altra, e viene il dubbio che migliaia di frecce tirate sempre dallo stesso lato stiano costruendo un corpo storto. Da lì nasce la domanda pratica, cioè se valga la pena allenare anche l'altro lato, in palestra o addirittura con l'arco nella mano opposta.

Gli studi rispondono in due tempi. Che il tiro carichi i due lati in modo diverso lo mostra bene l'elettromiografia. Che questo carico lasci un corpo asimmetrico è un'altra domanda, e la risposta cambia con la zona: sulle braccia e soprattutto sulle dita una differenza fra i lati si trova, sul tronco e sulla colonna no. Per questo nel registro l'affermazione che il gesto asimmetrico del tiro crea asimmetrie muscolari è contestata: gli studi su arcieri vanno in direzioni opposte, e in buona parte perché guardano parti diverse del corpo.

Un carico diverso sui due lati

La premessa regge, anche se è meno semplice di come la si racconta. In cinque ricurvisti d'élite russi, con diciotto muscoli misurati da tutti e due i lati in 180 tiri, il lato che traziona prevaleva nella maggior parte dei muscoli, soprattutto nel flessore delle dita dell'avambraccio, con un coefficiente di asimmetria di 0,86 su una scala in cui zero è la parità e uno un lato solo al lavoro. Il lato dell'arco, però, era più attivo nel dentato anteriore, nel grande pettorale e nel gran dorsale. In nove arcieri ricreativi, con un arco leggerissimo, le due braccia lavoravano a livelli complessivi simili ma con muscoli diversi: quello della corda di più con gran dorsale e bicipite, quello dell'arco con deltoide laterale e tricipite.

Quale lato lavori di più, quindi, dipende dal muscolo e dalla fase del tiro, e l'affermazione che nel tiro il lato che traziona lavora più del lato dell'arco è a sua volta contestata. Che i due lati facciano lavori diversi, invece, torna in tutti gli studi. Sono però misure di come lavorano i muscoli mentre si tira, non di come è fatto il corpo a riposo: il passaggio dall'una all'altra sembra scontato, perché un muscolo caricato di più a ogni freccia dovrebbe crescere di più, ma va misurato, e chi l'ha misurato non ha trovato sempre la stessa cosa.

Braccia, mani e dita

Lo studio più completo è recente e piccolo: tredici arcieri tesserati turchi fra gli 11 e i 18 anni, tutti destrimani e con almeno due anni di pratica, misurati lato per lato con un dinamometro manuale e con una lunga serie di prove di postura e di mobilità. Il braccio della corda è risultato più forte in tutte le prove di forza, ma con differenze di dimensioni molto diverse. Nei grandi movimenti di spalla e gomito lo scarto andava da piccolo a medio: la flessione del gomito, la più sbilanciata del gruppo, valeva 224,7 newton contro 196,6. Nella presa della mano intera restava piccolo, 30,4 chili contro 28,8. Nelle prese con le dita, invece, diventava molto marcato: sono prese fra il pollice e le altre dita, diverse dall'aggancio della corda, ma misurano la forza della parte della mano che nel tiro regge la corda.

FIG · 01 Il lato della corda è più forte soprattutto nelle dita 13 arcieri destrimani di 11-18 anni · differenza fra lato della corda e lato dell'arco Spalla e gomito Flessione della spalla Flessione della spalla: d = 0,20 0,20 Abduzione della spalla Abduzione della spalla: d = 0,46 0,46 Adduzione della spalla Adduzione della spalla: d = 0,37 0,37 Flessione del gomito Flessione del gomito: d = 0,59 0,59 Estensione del gomito Estensione del gomito: d = 0,26 0,26 Mano e dita Presa della mano Presa della mano: d = 0,21 0,21 Presa palmare Presa palmare: d = 1,29 1,29 Presa a polpastrelli Presa a polpastrelli: d = 1,07 1,07 Presa laterale Presa laterale: d = 1,74 1,74 Tronco Ponte laterale Ponte laterale: d = 0,11, non significativa 0,11 0 0,5 1 1,5 2 dimensione della differenza fra i lati (d di Cohen) differenza significativa non significativa (p = 0,258)
Fig. 01 Ogni barra misura quanto i due lati degli stessi arcieri differivano in una prova, espresso come d di Cohen, cioè la differenza divisa per la variabilità; in tutte le prove il lato più forte era quello della corda. Le barre piene sono differenze significative, quella vuota no. Lo studio non ha un gruppo di persone che non tirano, e tutti e tredici gli arcieri erano destrimani. Dati ridisegnati dalle tabelle dello studio.

Negli stessi arcieri il lato della corda aveva anche i rotatori esterni della spalla più accorciati, il piccolo pettorale un poco più corto e la scapola più lontana dalla colonna, e il braccio era più grosso sopra il gomito, 23,7 centimetri di circonferenza contro 23,3, ma non sotto. Lo studio però non ha un gruppo di confronto, e qui sta il suo limite principale: tutti e tredici erano destrimani, e in un destrimane la mano destra è più forte della sinistra anche senza arco.

Gli altri studi aiutano a separare il tiro dalla dominanza, senza riuscirci del tutto. In venti giovani arcieri malesi lo scarto di presa fra le due mani era di 6 chili, contro 1,3 nei coetanei sedentari, ma nessuno ha messo alla prova statistica quello scarto, e gli arcieri pesavano di più. In dieci arcieri universitari giapponesi, all'opposto, la mano della corda stringeva appena più dell'altra, senza una differenza significativa. In diciassette principianti indonesiani, infine, il braccio della corda aveva più massa muscolare già prima di cominciare: una parte dell'asimmetria che si trova negli arcieri, quindi, c'era prima dell'arco.

Anche la disciplina sembra contare, ma su tutti e due i lati. In 37 arcieri taiwanesi pre-élite, 19 del ricurvo e 18 del compound, i ricurvisti avevano abduttori orizzontali della spalla più forti da entrambe le parti, 19,0 contro 15,4 chilogrammi forza dal lato della corda e 19,1 contro 15,4 dal lato dell'arco, mentre il trapezio superiore era praticamente uguale nelle due discipline. L'affermazione che gli arcieri del ricurvo hanno spalle più forti degli arcieri compound è riportata, con due freni: il gruppo del ricurvo contava più uomini e pesava di più, e un confronto fatto in un solo momento non dice se la differenza la crei l'attrezzo o la porti chi lo sceglie. Per la domanda di questo articolo conta un dettaglio: le differenze stavano da tutte e due le parti, non da una sola.

Tronco e colonna

Sul tronco le misure vanno nell'altra direzione. In quindici giovani arcieri d'élite israeliani, 17 anni di media e almeno sette sedute da tre ore a settimana, l'ecografia ha misurato lo spessore dei muscoli profondi: il multifido nella schiena, il trasverso e l'obliquo interno nell'addome. Sul lato dominante e su quello non dominante era lo stesso, a riposo e in contrazione, e le differenze fra i lati, del 5-8 per cento nel multifido e del 15-19 per cento negli addominali, non arrivavano alla significatività. Il ponte laterale, invece, cambiava molto da un atleta all'altro, con una differenza media fra i due fianchi del 44,8 per cento, calcolata senza guardare quale dei due fosse il più forte. Nei tredici arcieri turchi, poi, il ponte laterale reggeva 63,1 secondi sul lato della corda e 59,4 su quello dell'arco, una differenza che la statistica non distingue dal caso.

La prova più vecchia viene dal kyudo. All'inizio degli anni Settanta un'indagine ortopedica giapponese ha visitato e radiografato i trenta praticanti con i disturbi più marcati, su 122 che avevano risposto a un questionario, e nonostante la postura di tiro asimmetrica non ha trovato nessuna scoliosi, né cervicale né lombare. È una misura della colonna e non dei muscoli, fatta su persone che avevano dei disturbi, ma va nella stessa direzione degli studi recenti.

Un tronco simmetrico, del resto, non vuol dire un tronco molto sviluppato. L'unico studio che ha misurato i muscoli del tronco degli arcieri accanto a quelli di altri atleti lo ha fatto con la risonanza magnetica su 352 atleti giapponesi di livello nazionale e internazionale, 88 dei quali arcieri: a parità di statura gli arcieri adulti avevano psoas, erettori spinali e addominali laterali più piccoli dei lottatori, e le arciere addominali laterali più piccoli di pongiste e ginnaste. Rispetto ai coetanei che non fanno sport, però, i giovani atleti dello stesso studio, arcieri compresi, avevano sezioni più grandi del 50-66 per cento negli addominali laterali, nello psoas e negli erettori, anche se quel confronto si fa con valori pubblicati altrove. L'affermazione che il tiro con l'arco non sviluppa i muscoli del tronco come gli altri sport è riportata: uno studio solo, trasversale, con sottogruppi piccoli.

Il tiro allarga la differenza?

Quasi tutti questi studi fotografano gli arcieri in un momento solo, e per sapere se è il tiro a creare l'asimmetria bisogna guardare le stesse persone prima e dopo. Il dato più vicino a un esperimento viene da uno studio randomizzato malese: trentaquattro giovani uomini sedentari, metà dei quali ha tirato tre volte a settimana per dodici settimane, 42 frecce a seduta con un arco da 35-40 libbre a 10 metri. Nel gruppo che tirava la presa è salita in tutte e due le mani, e di quantità simili; la mano dell'arco, che partiva più debole, ha anzi recuperato un poco. In dodici settimane il tiro ha reso più forti, e nel registro l'affermazione che tirare con l'arco aumenta la forza di chi parte da sedentario è riportata, ma non ha allargato la differenza fra i lati.

Una revisione sistematica riporta un risultato simile su un'altra misura: in 36 principianti di arco tradizionale, 84 sedute in dodici settimane hanno migliorato la precisione di un movimento del braccio in misura simile nei due lati, e la differenza fra il lato dominante e l'altro è rimasta quella di prima. Misura il controllo del movimento, non i muscoli. L'unico dato prima e dopo che va nell'altra direzione viene dai diciassette principianti indonesiani: otto settimane di allenamento con l'arco, fra trazioni con un attrezzo da circa 10 chili, elastici e l'arco da gara, hanno aumentato la massa muscolare di tutte e due le braccia, e nelle ragazze lo scarto si è un poco allargato, da 0,98 contro 0,87 chili a 1,12 contro 0,94, mentre nei ragazzi è rimasto quello di partenza. Non c'era un gruppo di confronto e nessuno ha messo alla prova statistica quello scarto. Sono comunque poche settimane rispetto agli anni di un agonista, e nessuno ha seguito gli stessi arcieri per anni misurando i due lati.

Chi tira da un lato solo e chi da tutti e due

Sulla domanda se allenare anche l'altro lato c'è uno studio fatto apposta, tedesco. Settantacinque arcieri agonisti adulti, 47 anni di età media e una decina di anni di pratica: 25 che da almeno un anno, in media da 4,6, si allenavano anche dal lato non dominante, e 50 che tiravano da un lato solo, appaiati due a uno per età, sesso, ore di allenamento e anni di pratica. Collo e spalle sono stati misurati con un sistema di analisi del movimento a ultrasuoni, con un inclinometro sulla scapola e con una prova semplice: portare i pugni uno verso l'altro dietro la schiena e misurare quanto restano lontani.

Solo chi tirava da un lato mostrava differenze fra le due spalle: nella rotazione del braccio, nella rotazione della scapola quando il braccio si alza di lato e nella prova dei pugni. In quest'ultima il lato della corda risultava il più mobile, con i pugni a 18,0 centimetri contro 22,0 dal lato dell'arco, mentre in chi si allenava da tutti e due i lati i valori erano vicini, 19,3 e 20,9. Il collo, invece, non cambiava: nessuna differenza fra i gruppi né fra i lati, in nessuno dei tre piani di movimento, e un'escursione di circa 20 gradi sopra la soglia di riferimento per l'età. Per questo l'affermazione che negli arcieri agonisti la mobilità del collo resta buona, anche in chi tira sempre dallo stesso lato è riportata.

FIG · 02 Le due spalle differivano solo in chi tira da un lato Distanza fra i pugni dietro la schiena · 75 arcieri agonisti, media e intervallo al 95% Tirano da un lato solo · 50 Lato dell'arco Lato dell'arco, un lato solo: 22,0 cm (19,9-24,1) 22,0 Lato della corda Lato della corda, un lato solo: 18,0 cm (15,9-20,1) 18,0 Anche dall'altro lato · 25 Lato dell'arco Lato dell'arco, due lati: 20,9 cm (18,4-23,5) 20,9 Lato della corda Lato della corda, due lati: 19,3 cm (16,4-22,3) 19,3 14 16 18 20 22 24 26 cm meno centimetri: pugni più vicini, spalla più mobile lato dell'arco lato della corda Differenza fra i lati significativa solo in chi tira da un lato solo (p < 0,05).
Fig. 02 Ogni riga è un lato del corpo: il punto è la media, il segmento l'intervallo di confidenza al 95% riportato dallo studio. Meno centimetri vogliono dire pugni più vicini dietro la schiena, cioè una spalla più mobile. La differenza fra i due lati è significativa solo in chi tira da un lato solo; confrontati lato per lato, i due gruppi non si distinguono. Dati ridisegnati dal testo dello studio.

Sulle spalle, l'affermazione che allenare entrambi i lati riduce le asimmetrie causate dal tiro è riportata, e non di più. Il confronto è fatto in un solo momento: non si sa se chi si allena da tutti e due i lati abbia ridotto un'asimmetria o non l'abbia mai sviluppata, né se chi sceglie di farlo sia diverso dagli altri in qualcos'altro. Gli autori stessi propongono una spiegazione più semplice, cioè che chi tira dai due lati passi meno tempo, con ciascuna spalla, nelle posizioni estreme del tiro. E nessuno ha provato se esercizi di compenso in palestra, quelli a cui si pensa di solito quando si parla di riequilibrare, riducano le differenze fra i due lati di un arciere.

Tirare dall'altro lato aiuta il lato buono?

C'è poi un argomento diverso per tirare anche con l'altro lato, che riguarda l'apprendimento più che il corpo. Un gruppo dell'Università di Oldenburg ha diviso a caso quaranta principianti destrimani in quattro gruppi, che hanno tirato sessanta frecce in tre giorni a un bersaglio a 10 metri con proporzioni diverse fra i due lati. Misurato con il lato dominante, il punteggio è salito di quasi il 20 per cento in chi aveva diviso le frecce a metà, del 15 con tre quarti delle frecce sul lato dominante, del 9 con tre quarti sull'altro e di poco meno dell'8 in chi aveva tirato soltanto con il lato dominante. A una distanza nuova, 15 metri, chi si era allenato da un lato solo ha tirato il 9 per cento peggio del test iniziale, i gruppi bilaterali il 4 per cento meglio.

Per chi comincia, l'affermazione che allenarsi anche con il lato non dominante fa migliorare il lato con cui si tira è riportata, ed è l'evidenza più limitata che si possa chiamare così: il lavoro è uscito in due pagine sulla rivista della federazione tedesca, con test di tre frecce per lato, senza il numero di arcieri per gruppo né un test statistico fra i gruppi. Detta in generale, senza limitarla a chi comincia, la stessa idea è contestata, perché nello studio tedesco sugli agonisti i 25 arcieri che si allenavano anche dall'altro lato non tiravano meglio degli altri: 14,5 punti contro 15,7, una differenza non significativa, in una prova di nove frecce a 15 metri che non ha la precisione per vedere differenze piccole.

Dove si fermano gli studi

Quasi tutti gli studi confrontano il lato destro con il sinistro in persone destrimani, e mettono così in un unico numero l'effetto della mano dominante e quello del tiro. I campioni sono piccoli, tredici, quindici, venti arcieri, quasi sempre giovani, e di un'asimmetria che compare a 15 anni, dopo due anni di tiro, i dati che abbiamo non permettono di dire se a 30 anni sarà cresciuta, rimasta uguale o ridotta. Nessuno, poi, ha messo l'asimmetria di un arciere accanto al suo punteggio, per cui non si sa se una differenza fra i lati costi qualcosa sul bersaglio, né se correggerla porti qualcosa.

Cosa ne ricavo per il campo

Con i dati che ci sono, la risposta alla domanda iniziale è più tranquilla di quanto la paura faccia pensare. Il tiro carica i due lati in modo diverso, e negli arcieri misurati le braccia e soprattutto le dita differiscono fra destra e sinistra; ma nel tronco, dove di solito si concentra la preoccupazione, le misure non trovano differenze fra i lati, e nell'unico esperimento con un gruppo che non tirava dodici settimane di tiro non hanno allargato la distanza fra le due mani. Ne ricavo tre indicazioni, tenendo presente che nessuna viene da un esperimento su arcieri esperti.

La prima riguarda le mani. Una differenza di forza fra la mano della corda e quella dell'arco non è di per sé un segnale d'allarme: una parte l'avrebbe chiunque abbia una mano dominante, e la parte più marcata sta nelle dita, cioè dove il tiro chiede di più alla mano della corda. Nessuno studio ha legato quella differenza a un tiro peggiore.

La seconda riguarda la preparazione fisica. Allenare tutti e due i lati in palestra ha buone ragioni generali, perché un programma di forza si costruisce comunque su entrambi, ma l'idea che serva a correggere un'asimmetria creata dal tiro non è stata messa alla prova. Chi vuole sapere com'è messo può misurarsi e ripetere le stesse prove ogni qualche mese: la presa con le due mani, il ponte laterale sui due fianchi, la distanza fra i pugni dietro la schiena da una parte e dall'altra. Sono le prove usate negli studi qui sopra, e il confronto che conta è con i propri numeri di qualche mese prima, non con quelli di un altro arciere. Il resto del lavoro in palestra è nell'articolo sulla forza specifica per arcieri, mentre il dolore è un'altra questione, che sta in quello sugli infortuni.

La terza riguarda l'arco nella mano opposta. Per chi comincia, tirare una parte delle frecce con l'altro lato costa poco, e l'unico esperimento, per quanto debole, suggerisce che non tolga niente al lato con cui si tira. Per un arciere con una tecnica formata nessuno studio ha trovato un vantaggio nel punteggio, e il confronto fra chi si allena dai due lati e chi da uno solo non vede differenze sul bersaglio; ne vede, semmai, nelle spalle. Lo considero quindi una variante di allenamento, utile per sentire il gesto da un'altra parte, e non un obbligo, tenendo conto che richiede un secondo arco adatto alla mano opposta e il tempo per metterlo a punto.