Scheda studio
Tirare con l'arco da entrambi i lati: Schmitt 2021
Unilateral and bilateral training competitive archers differ in some potentially unhealthy neck-shoulder region movement behaviour characteristics
Citazione
Schmitt, M., Vogt, L., Wilke, J., & Niederer, D. (2021). Unilateral and bilateral training competitive archers differ in some potentially unhealthy neck-shoulder region movement behaviour characteristics. BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation, 13(1), 44. https://doi.org/10.1186/s13102-021-00272-6
DOI: 10.1186/s13102-021-00272-6Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Schmitt, M., Vogt, L., Wilke, J., & Niederer, D. (2021). Unilateral and bilateral training competitive archers differ in some potentially unhealthy neck-shoulder region movement behaviour characteristics. BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation, 13(1), 44. https://doi.org/10.1186/s13102-021-00272-6
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livello di società
- Disciplina
- Più discipline
- Numero di soggetti
- 75
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Venticinque arcieri agonisti che da almeno un anno si allenano anche tirando dal lato non abituale sono stati confrontati con cinquanta che tirano da un lato solo, appaiati uno a due per età, sesso, ore di allenamento a settimana e anni di pratica. Età media 47,4 ± 13,9 anni, 60 uomini e 15 donne, dieci anni di pratica in media, 2,4 sedute e 4,3 ore a settimana; le discipline erano tiro 3D nel 46,3% dei casi, tiro alla targa nel 39,2% e tiro di campagna nel 14,5%. In una sola visita sono stati misurati l'escursione articolare del collo, la rotazione della spalla, la rotazione verso l'alto della scapola durante l'abduzione del braccio e la mobilità attiva della spalla con le mani dietro la schiena.
Sul collo non si trova nulla: nessuna differenza fra i due gruppi e nessuna differenza fra i due lati, in nessuno dei tre piani di movimento, con eta quadrato sempre sotto 0,03. Gli autori notano che l'escursione del collo di questi arcieri è circa 20 gradi più ampia dei valori di riferimento per la loro età.
Sulla spalla le differenze ci sono. Chi tira da un lato solo ha, sul lato della corda, una rotazione totale maggiore di chi tira da entrambi (148 gradi, intervallo di confidenza 144-152, contro 140, 135-145) e una rotazione interna maggiore (61 gradi, 58-65, contro 56, 51-61). La rotazione della scapola durante l'abduzione è più ampia in chi tira da un lato solo a 45 gradi (12 contro 8), a 90 (34 contro 28) e a 135 (56 contro 49), mentre alla massima elevazione la differenza non raggiunge la significatività. Il rapporto fra movimento del braccio e movimento della scapola differisce fra i due lati solo in chi tira da un lato (2,9 a 1 sul lato della corda contro 4,2 a 1 sul lato dell'arco), non in chi tira da entrambi (6,1 a 1 contro 5,3 a 1). Anche la mobilità con le mani dietro la schiena differisce fra i due lati solo nel primo gruppo (22,0 centimetri sul lato dell'arco contro 18,0 sul lato della corda), e fra i gruppi non differisce su nessuno dei due lati.
Il punteggio di tiro, misurato su nove frecce a 15 metri, non distingue i due gruppi: 15,7 ± 3,7 contro 14,5 ± 4,4.
Come è stato misurato
Il disegno è trasversale con appaiamento, che gli autori definiscono quasi sperimentale. Potevano entrare arcieri sani sopra i 18 anni, agonisti, senza esperienza di tiro bilaterale per il gruppo unilaterale e con almeno un anno di tiro bilaterale per l'altro. Restavano fuori indice di massa corporea sopra 35, gravidanza o allattamento e lesioni acute o non guarite di testa, collo, spalla o torace alto. Il reclutamento è avvenuto per passaparola: sono stati valutati 29 arcieri bilaterali, di cui 25 inclusi, e 760 arcieri unilaterali per trovare i 50 appaiati, con un piano di appaiamento standardizzato su età, sesso, ore settimanali e anni di pratica. Nessuno ha ritirato il consenso e nessuno è stato escluso in seguito; i partecipanti non avevano dolore a riposo né durante le prove. Tutte le misure sono state prese in una visita da un solo esaminatore.
L'escursione del collo è stata misurata con un sistema di analisi del movimento tridimensionale a ultrasuoni (Zebris CMS 70), seduti, mani sulle cosce, piedi a terra, bocca chiusa, con tre marcatori su una piastra fissata al capo da un supporto a casco e un secondo gruppo di marcatori sul braccio destro come riferimento. Per ogni direzione, tre ripetizioni di familiarizzazione e cinque di misura, con una livella a bolla sul supporto per azzerare la posizione di partenza. La rotazione della spalla è stata misurata con lo stesso sistema, con la piastra sul bordo distale dell'ulna, braccio a 90 gradi di abduzione e gomito a 90, guidato passivamente dall'esaminatore, con la scapola bloccata con la manovra di Codman e il rachide controllato a vista; l'ordine fra i due lati era randomizzato.
La rotazione della scapola verso l'alto è stata misurata con un inclinometro digitale applicato sulla spina della scapola, a 45 e 90 gradi di abduzione, a 135 gradi di elevazione e all'angolo massimo, con la posizione del braccio controllata dal sistema a ultrasuoni; il rapporto fra movimento del braccio e della scapola si ottiene dividendo il valore di abduzione per quello di rotazione scapolare. La mobilità attiva della spalla è la distanza fra i due pugni portati dietro la schiena, in piedi, con la posizione tenuta almeno cinque secondi e il movimento fluido, misurata con un calibro elettronico; tre prove per lato, e per ogni misura cinematica è stato tenuto il valore migliore.
Il tiro è stato misurato su un bersaglio a terra a 15 metri, scelto per non favorire chi tira alla targa, dato che nel campione c'erano anche arcieri di 3D e di campagna. Il bersaglio era un disco di un metro per uno con una visuale a cinque colori da 40 per 40 centimetri e dieci zone di punteggio. Dopo il riscaldamento e sei frecce per prendere la distanza, nove frecce sono state conteggiate in tre volée da tre, con l'attrezzatura abituale di ciascuno; per rendere confrontabili archi diversi, i punteggi sono stati moltiplicati per un fattore di conversione preso dalla letteratura, da 0,65 per il compound con mirino a 1,0 per l'arco di legno o primitivo.
L'analisi è in SPSS 24, con analisi della varianza a misure ripetute due per due (gruppo per lato), effetti principali e di interazione, e confronti post hoc appaiati o non appaiati dove gli effetti risultavano significativi. La soglia è il 5%.
Il metodo, spiegato: Come si contano gli infortuni: questionari e registri, Come si misurano dolore e mobilità: scale e goniometri, Motion capture e analisi video della cinematica
Limiti
Il disegno non permette di dire che il tiro da un lato solo produca le asimmetrie. È trasversale: chi si allena da entrambi i lati può averlo scelto per ragioni che hanno a che fare con la propria spalla, o può essere diverso in partenza. Gli autori lo scrivono, e aggiungono due cose che pesano. L'appaiamento ha usato gli anni totali di tiro, in media 11,2 nel gruppo bilaterale, ma quegli arcieri tiravano da entrambi i lati solo da 4,6 anni in media: per anni avevano caricato un lato come gli altri. E le asimmetrie potrebbero essere l'effetto diretto della posizione tenuta durante il tiro, che chi alterna i lati assume meno a lungo.
C'è una variabile su cui i due gruppi non coincidono, e non è secondaria: la dominanza del lato di trazione differisce in modo significativo (p < 0,01). Nel gruppo unilaterale il 90% tira da destra, nel bilaterale il 64%, con una quota diversa di dominanza incrociata. È la sola variabile di appaiamento che non ha tenuto, e tocca proprio l'assetto della spalla.
Due dei risultati portati nell'abstract non passano il filtro dell'analisi complessiva. Per la rotazione interna della spalla l'analisi della varianza non trova né effetto di gruppo (p = 0,2) né interazione (p = 0,4), e anche l'effetto del lato resta sopra soglia (p = 0,07); per la rotazione totale non c'è effetto di gruppo (p = 0,1). I valori 61 contro 56 gradi e 148 contro 140 gradi vengono da confronti post hoc fatti comunque, dopo un test complessivo che non li autorizzava. Le differenze sulla scapola, invece, hanno effetti di gruppo pieni a 45, 90 e 135 gradi, con eta quadrato da 0,07 a 0,2, e sono il risultato più solido dello studio; alla massima elevazione, però, la differenza si fermava a p = 0,06.
Quanto conti tutto questo per la salute della spalla resta aperto, e gli autori lo dicono: non si sa se queste asimmetrie siano ancora fisiologiche o già patologiche. Le soglie che citano, perdita di rotazione interna sopra i 18 gradi e perdita di rotazione totale sopra i 5, sono prese da altri sport; nel loro campione la rotazione interna differisce di 4 gradi fra i due lati e la rotazione totale di più di 9, quindi una soglia è superata e l'altra no. L'argomento con cui concludono, cioè che l'asimmetria non possa essere utile alla prestazione perché i punteggi non differiscono, non regge: la prova di tiro era di nove frecce e non ha la precisione per distinguere due gruppi. Il meccanismo proposto, uno squilibrio fra gran dentato e trapezio superiore, è dichiarato dagli autori stessi come un'ipotesi, perché l'attività muscolare non è stata misurata.
Restano alcuni dettagli. Il campione ha 47 anni di media, dieci di pratica, 2,4 sedute a settimana: sono agonisti di società, non atleti di vertice, e il 43% ha una storia di disturbi di spalla, senza differenza fra i gruppi. Il reclutamento è per passaparola, con 760 arcieri unilaterali vagliati per trovarne 50. Le misure sono state prese da un solo esaminatore, che conosceva il gruppo di ciascuno, e non c'è nessuna cecità. La frequenza di campionamento del sistema a ultrasuoni è indicata come 30 Hz in un punto e 100 Hz in un altro. Il punteggio di tiro, 15,7 contro 14,5, non ha una scala dichiarata in modo chiaro: nove frecce su dieci zone darebbero un massimo di 90, e il fattore di conversione che abbassa i punteggi del compound è una correzione non standard, presa da un'altra pubblicazione. Il testo ha diversi errori di stampa, anche nelle conclusioni dell'abstract.
Cosa vuol dire per chi tira
Il risultato più chiaro riguarda il collo, e va nella direzione opposta a quella che molti si aspettano. Nonostante il tiro carichi i due lati in modo diverso, l'escursione del collo di questi arcieri non mostra nessuna asimmetria, in nessun piano di movimento, e risulta più ampia dei valori di riferimento per la loro età. Chi tira da un lato solo non ha un collo più rigido o più sbilanciato di chi alterna.
La spalla è un'altra storia, e il punto su cui lo studio è più solido è la scapola. In chi tira da un lato solo, i due lati si muovono in modo diverso: a 45 gradi di abduzione la scapola ruota di 12 gradi sul lato della corda contro 8 di chi alterna, e il rapporto fra movimento del braccio e movimento della scapola è 2,9 a 1 sul lato della corda contro 4,2 a 1 sul lato dell'arco, mentre in chi alterna i due lati stanno insieme. Tradotto: nel braccio della corda la scapola partecipa relativamente più del braccio, e quella differenza fra i due lati scompare in chi tira anche dall'altra parte.
Quanto questo conti per la spalla non lo dice questo studio. Nessuno degli arcieri aveva dolore durante le prove, e il 43% di tutto il campione aveva una storia di disturbi di spalla, in misura uguale nei due gruppi: la differenza di movimento c'è, il legame con il dolore o con l'infortunio non è stato misurato. Gli autori scrivono che non sanno se queste asimmetrie siano ancora normali o già un problema, e quando propongono di inserire qualche freccia dal lato non abituale lo presentano come una scelta prudente, non come una terapia.
Sul piano pratico, una cosa è utile sapere: il tiro dal lato non abituale non ha fatto scendere i punteggi. I due gruppi tiravano uguale nella prova di questo studio, e quelli che alternavano avevano in media 4,6 anni di pratica bilaterale alle spalle. È un'informazione tranquillizzante per chi teme di rovinarsi il gesto provando dall'altra parte, con il limite che la prova era di nove frecce a 15 metri e non distinguerebbe differenze piccole.
Un numero dall'introduzione, utile per capire di che carichi si parla: in una giornata di gara si tirano circa 144 frecce, e sommando le trazioni un arciere tira oltre 2,7 tonnellate in un giorno, sempre dallo stesso lato. Non è una misura di questo studio, ma di una fonte che cita.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- RiportatoAllenare entrambi i lati riduce le asimmetrie causate dal tiro (a favore)
- RiportatoNegli arcieri agonisti la mobilità del collo resta buona, anche in chi tira sempre dallo stesso lato (a favore, contesto)
- RiportatoNegli arcieri agonisti il dolore alla spalla è frequente ma quasi sempre lieve, e torna (a favore)
- ContestatoLa dominanza crociata tra occhio e mano peggiora la precisione (contesto)
- ContestatoAllenarsi a tirare anche dal lato non dominante fa migliorare di più il lato dominante (contro)
- RiportatoNella seduta dell'arciere la preparazione fisica occupa una quota minima del tempo (a favore)
- ContestatoPochi arcieri fanno riscaldamento o esercizi complementari (a favore)
- RiportatoNel tiro con l'arco la spalla è la sede più frequente degli infortuni da sovraccarico (a favore)
- RiportatoIl volume di allenamento degli arcieri agonisti cambia enormemente da un ambiente all'altro (a favore)
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Unilateral and bilateral training competitive archers differ in some potentially unhealthy neck-shoulder region movement behaviour characteristics. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/schmitt-2021-neck-shoulder
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author = {Campagna, Matteo},
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year = {2026},
howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
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