Fa parte della guida completa: Come migliorare il punteggio nel tiro con l'arco
Prima una premessa onesta, perché conta: quella che segue è una mia ipotesi, non scienza acquisita. È costruita sulle neuroscienze del movimento, ha delle predizioni che si possono verificare, e ha i suoi punti deboli, che dichiaro. La racconto perché è il modo più chiaro che ho trovato per mettere insieme pezzi che, presi da soli, non tornano.
Dire che è mentale coglie solo una parte
Che c'entri la testa è vero. Ma fermarsi qui lascia senza risposta le domande che contano davvero. Perché a saltare è proprio il rilascio, e non la trazione o la mira? Perché arriva spesso di colpo, da un giorno all'altro, invece di peggiorare piano piano? Perché il consiglio di rilassarsi serve a poco? E perché tornare a tirare a corta distanza, senza bersaglio, funziona più della forza di volontà?
Una spiegazione solo mentale non predice niente di tutto questo. Ma nemmeno una solo fisica: se fosse un muscolo o un nervo che cede, non si accenderebbe e spegnerebbe a seconda di quanto è alta la posta in gioco. Ed è proprio quello che fa: sparisce quando il bersaglio non conta, torna quando la posta si alza. Il fenomeno vive esattamente nel mezzo, tra corpo e testa, ed è lì che va cercato.
Due modi di comandare un gesto
Il punto di partenza è che un movimento si può governare in due modi diversi, e la differenza è tutto. Nel primo il comando è calcolato prima e lanciato senza aspettare che i sensi dicano com'è andata: gli ingegneri lo chiamano controllo ad anello aperto, io lo chiamo automatico. Nel secondo il gesto è sorvegliato mentre accade, confrontato di continuo con quello che occhi e corpo riferiscono, e corretto in corsa: controllo a feedback, ad anello chiuso.
La mira e la tenuta usano il feedback di continuo, ed è giusto così: durano abbastanza da poter essere corrette. Il rilascio no.
Il rilascio è troppo veloce per essere sorvegliato
Qui servono dei numeri, perché sono il punto di tutto. Il rilascio vero e proprio, le dita che si aprono e la corda che scivola via, dura una manciata di millisecondi: intorno ai dieci. L'anello di feedback, cioè il tempo che serve all'occhio per accorgersi che qualcosa non va e mandare una correzione, è più di dieci volte più lento: oltre cento millisecondi. Tradotto: quando la correzione sarebbe pronta, la freccia è già partita da un pezzo. Non c'è proprio il tempo di guardare il rilascio mentre accade e aggiustarlo. Ecco perché un buon rilascio non si può pilotare: deve partire da solo. I rilasci migliori sembrano capitare per conto loro, ed è esattamente quello che fanno.
La mia ipotesi: il rilascio si de-automatizza
L'idea è questa. Sotto pressione, e sotto la paura di sbagliare il colpo che conta, il rilascio regredisce: scivola dal controllo automatico e morbido che gli anni di pratica avevano costruito, indietro verso il controllo sorvegliato e rigido che il sistema motorio tira fuori quando qualcosa gli sembra incerto. Ma quel controllo sorvegliato è troppo lento per un gesto di dieci millisecondi. Un gesto balistico costretto a passare sotto la lente della coscienza può soltanto uscirne rovinato: congelato, strappato, spinto via. Il target panic, in questa lettura, è la de-automatizzazione del rilascio.
La mossa al centro di tutto è semplice, e vale la pena isolarla: il disturbo non è un pezzo rotto. È una modalità di controllo sana in generale, applicata esattamente dove non va bene. È il tipo di controllo con cui impari un gesto nuovo, quello giusto quando sei principiante. Sul rilascio dell'esperto, però, è un veleno.
Non si rompe niente: cambia il modo in cui comandi il gesto.
Il rilascio automatico e morbido regredisce a un controllo cosciente e rigido, che per un gesto balistico è troppo lento. Da qui il blocco, lo strappo, la mira che scappa. La chiamo de-automatizzazione, ed è un'ipotesi mia, da mettere alla prova.
Perché questa lettura torna
Questa lettura scioglie le domande di prima, una a una. Perché solo il rilascio: perché è l'unico gesto davvero balistico, l'unico che non sopravvive a essere sorvegliato. Perché di colpo: perché una rigidità che sale piano può superare una soglia e ribaltare un rilascio pulito in blocco da un momento all'altro; il crollo è brusco anche se, sotto, la causa cresce in modo liscio. Perché dire di rilassarsi non serve: è un consiglio debole, perché al massimo cala un po' la tensione, ma non rimette in piedi l'automatismo, che è proprio la cosa che si è rotta. Perché il blank bale funziona: tirare vicino, senza bersaglio e senza punteggio, toglie l'esito che accende la sorveglianza, e ridà al gesto lo spazio per ri-automatizzarsi.
E soprattutto mette pace nella vecchia lite tra chi dice che è il corpo e chi dice che è la testa. Nella mia lettura non sono rivali: la pressione (la testa) fa regredire il controllo, e il gesto irrigidito (il corpo) è la conseguenza. Causa ed effetto, non due squadre avversarie.
Dove posso avere torto
La tengo per un'ipotesi, non per una sentenza, ed è importante dirlo. Nel saggio metto sette predizioni che, se venissero smentite, la farebbero cadere. Per esempio: la co-contrazione dei muscoli antagonisti durante il rilascio dovrebbe crescere con la posta in gioco, in modo graduale, e restare specifica del rilascio; e la fisiologia sotto dovrebbe cambiare in modo liscio mentre il gesto visibile si ribalta di scatto a una soglia. Se non è così, l'idea è sbagliata, e lo scrivo. È esattamente per questo che vale la pena metterla nero su bianco: perché si possa provare a demolirla.
L'argomento completo è un saggio.
Qui hai l'ipotesi in breve. Nel Laboratorio la trovi per esteso: le spiegazioni classiche e cosa lasciano fuori, come è fatto davvero il gesto, le sette predizioni verificabili e i punti in cui l'ipotesi può cadere. Se l'idea ti ha incuriosito, è lì che si gioca sul serio.
Le domande che mi fanno più spesso
Il target panic è mentale o fisico?
Nella mia lettura tutti e due, in quest'ordine: la pressione (mente) fa regredire il controllo del gesto, e il gesto irrigidito (corpo) è la conseguenza. Non sono in gara, sono causa ed effetto.
Perché viene tutto d'un tratto?
Perché una rigidità che sale piano può superare una soglia e ribaltare un rilascio pulito in blocco da un momento all'altro. Il crollo è brusco anche se, sotto, la causa cresce in modo liscio.
Si può guarire?
Sì. La strada è ri-automatizzare il gesto togliendo la posta: corta distanza, niente bersaglio, niente punteggio (il blank bale). Per la parte pratica, passo per passo, ho un articolo dedicato al target panic e come si gestisce.
Cosa vuol dire de-automatizzazione?
È quando un gesto diventato automatico torna sotto controllo cosciente. Serve per imparare qualcosa di nuovo; diventa un problema su un gesto balistico, che è troppo veloce per essere sorvegliato mentre accade.
Per approfondire. Questa è la versione breve. La versione con tutte le fonti, la meccanica del gesto e le predizioni verificabili è il saggio nel Laboratorio. La bibliografia scientifica generale del sito, oltre 120 tra studi e testi, è nella pagina dedicata.
Vai alla bibliografiaLa stessa lettura, ma sul tuo tiro.
Quello che hai letto qui è la teoria. L'analisi video la porta sul tuo gesto: cosa succede davvero nel tuo rilascio, dove il gesto si irrigidisce, e da dove conviene partire. Mi mandi un video, te lo restituisco letto a fondo.


