Fa parte della guida completa: Come migliorare il punteggio nel tiro con l'arco

In breve

Questa è una mia ipotesi, non scienza acquisita: il target panic è la de-automatizzazione del rilascio, che regredisce a un controllo cosciente. Il rilascio dura intorno ai dieci millisecondi mentre l'anello di feedback ne chiede oltre cento, quindi la correzione arriva quando la freccia è già partita. È la modalità giusta per imparare un gesto e sbagliata per uno balistico. Spiega perché a saltare sia solo il rilascio e perché il blank bale renda più della forza di volontà; nel saggio ci sono sette predizioni che la farebbero cadere.

Prima una premessa onesta, perché conta: quella che segue è una mia ipotesi, non scienza acquisita. È costruita sulle neuroscienze del movimento, ha delle predizioni che si possono verificare, e ha i suoi punti deboli, che dichiaro. La racconto perché è il modo più chiaro che ho trovato per mettere insieme pezzi che, presi da soli, non tornano.

Dire che è mentale coglie solo una parte

Che c'entri la testa è vero, ma fermarsi qui lascia senza risposta le domande che contano davvero. Perché a saltare è proprio il rilascio, e non la trazione o la mira? Perché arriva spesso di colpo, da un giorno all'altro, invece di peggiorare piano piano? Perché il consiglio di rilassarsi serve a poco? E perché tornare a tirare a corta distanza, senza bersaglio, funziona più della forza di volontà?

Una spiegazione solo mentale non predice niente di tutto questo, e nemmeno una solo fisica: se fosse un muscolo o un nervo che cede, non si accenderebbe e spegnerebbe a seconda di quanto è alta la posta in gioco. Ed è proprio quello che fa: sparisce quando il bersaglio non conta, torna quando la posta si alza. Il fenomeno vive esattamente nel mezzo, tra corpo e testa, ed è lì che va cercato.

Due modi di comandare un gesto

Il punto di partenza è che un movimento si può governare in due modi diversi, e la differenza è tutto. Nel primo il comando è calcolato prima e lanciato senza aspettare che i sensi dicano com'è andata: gli ingegneri lo chiamano controllo ad anello aperto, io lo chiamo automatico. Nel secondo il gesto è sorvegliato mentre accade, confrontato di continuo con quello che occhi e corpo riferiscono, e corretto in corsa: controllo a feedback, ad anello chiuso.

FIG · 01 Due modi di comandare lo stesso gesto AUTOMATICO · ANELLO APERTO comando gesto lanciato e lasciato accadere. Veloce. SORVEGLIATO · A FEEDBACK comando gesto sensi sorvegliato e corretto in corsa. Preciso, ma lento.
Fig. 01 Il controllo a feedback è più preciso, ma ha bisogno di tempo: il gesto deve durare abbastanza da poter essere sorvegliato e corretto. Non tutti i gesti se lo possono permettere.

La mira e la tenuta usano il feedback di continuo, ed è giusto così: durano abbastanza da poter essere corrette. Il rilascio no.

Il rilascio è troppo veloce per essere sorvegliato

Qui il punto di tutto sono i numeri: il rilascio vero e proprio, le dita che si aprono e la corda che scivola via, dura una manciata di millisecondi, intorno ai dieci. L'anello di feedback, cioè il tempo che serve all'occhio per accorgersi che qualcosa non va e mandare una correzione, è più di dieci volte più lento: oltre cento millisecondi. Tradotto: quando la correzione sarebbe pronta la freccia è già partita da un pezzo, il che toglie ogni possibilità di guardare il rilascio mentre accade e aggiustarlo. Ecco perché un buon rilascio non si può pilotare: deve partire da solo. I rilasci migliori sembrano capitare per conto loro, ed è esattamente quello che fanno.

La mia ipotesi: il rilascio si de-automatizza

L'idea è che sotto pressione, e sotto la paura di sbagliare il colpo che conta, il rilascio regredisce: scivola dal controllo automatico e morbido che gli anni di pratica avevano costruito, indietro verso il controllo sorvegliato e rigido che il sistema motorio tira fuori quando qualcosa gli sembra incerto. Ma quel controllo sorvegliato è troppo lento per un gesto di dieci millisecondi, al punto che un gesto balistico costretto a passare sotto la lente della coscienza può soltanto uscirne rovinato: congelato, strappato, spinto via. Il target panic, in questa lettura, è la de-automatizzazione del rilascio.

Il passaggio centrale di questa lettura è che il disturbo non nasce da un pezzo rotto, ma da una modalità di controllo sana in sé, applicata dove non serve: è lo stesso controllo con cui si impara un gesto nuovo, quello giusto per un principiante, che sul rilascio di un esperto diventa però un ostacolo.

In una riga

Non si rompe niente: cambia il modo in cui comandi il gesto.

Il rilascio automatico e morbido regredisce a un controllo cosciente e rigido, che per un gesto balistico è troppo lento, e da lì arrivano il blocco, lo strappo, la mira che scappa. La chiamo de-automatizzazione, ed è un'ipotesi mia, da mettere alla prova.

Perché questa lettura torna

Questa lettura scioglie le domande di prima, una a una. Perché solo il rilascio: perché è l'unico gesto davvero balistico, l'unico che non sopravvive a essere sorvegliato. Perché di colpo: perché una rigidità che sale piano può superare una soglia e ribaltare un rilascio pulito in blocco da un momento all'altro; il crollo è brusco anche se, sotto, la causa cresce in modo liscio. Perché dire di rilassarsi non serve: è un consiglio debole, perché al massimo cala un po' la tensione, ma non rimette in piedi l'automatismo, che è proprio la cosa che si è rotta. Perché il blank bale funziona: tirare vicino, senza bersaglio e senza punteggio, toglie l'esito che accende la sorveglianza, e ridà al gesto lo spazio per ri-automatizzarsi.

E soprattutto mette pace nella vecchia lite tra chi dice che è il corpo e chi dice che è la testa. Nella mia lettura non sono rivali: la pressione (la testa) fa regredire il controllo, e il gesto irrigidito (il corpo) ne è la conseguenza diretta, in una catena di causa ed effetto.

Dove posso avere torto

La tengo per un'ipotesi, non per una sentenza, ed è importante dirlo. Nel saggio metto sette predizioni che, se venissero smentite, la farebbero cadere. Per esempio: la co-contrazione dei muscoli antagonisti durante il rilascio dovrebbe crescere con la posta in gioco, in modo graduale, e restare specifica del rilascio; e la fisiologia sotto dovrebbe cambiare in modo liscio mentre il gesto visibile si ribalta di scatto a una soglia. Se non è così, l'idea è sbagliata, e lo scrivo. È esattamente per questo che vale la pena metterla nero su bianco: perché si possa provare a demolirla.

Dal Laboratorio

L'argomento completo è un saggio.

Qui hai l'ipotesi in breve. Nel Laboratorio la trovi per esteso: le spiegazioni classiche e cosa lasciano fuori, come è fatto davvero il gesto, le sette predizioni verificabili e i punti in cui l'ipotesi può cadere. Se l'idea ti ha incuriosito, è lì che si gioca sul serio.

Le domande che mi fanno più spesso

Il target panic è mentale o fisico?
Nella mia lettura tutti e due, in quest'ordine: la pressione (mente) fa regredire il controllo del gesto, e il gesto irrigidito (corpo) è la conseguenza, il che li rende causa ed effetto invece che rivali.

Perché viene tutto d'un tratto?
Perché una rigidità che sale piano può superare una soglia e ribaltare un rilascio pulito in blocco da un momento all'altro. Il crollo è brusco anche se, sotto, la causa cresce in modo liscio.

Si può guarire?
Sì. La strada è ri-automatizzare il gesto togliendo la posta: corta distanza, niente bersaglio, niente punteggio (il blank bale). Per la parte pratica, passo per passo, ho un articolo dedicato al target panic e come si gestisce.

Cosa vuol dire de-automatizzazione?
È quando un gesto diventato automatico torna sotto controllo cosciente. Serve per imparare qualcosa di nuovo; diventa un problema su un gesto balistico, che è troppo veloce per essere sorvegliato mentre accade.

Per approfondire. Questa è la versione breve. La versione con tutte le fonti, la meccanica del gesto e le predizioni verificabili è il saggio nel Laboratorio. La bibliografia scientifica generale del sito, oltre 120 tra studi e testi, è nella pagina dedicata.

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