Scheda studio

Corda di lato al rilascio e punteggio: Horsak 2011

A Three-Dimensional Analysis of Finger and Bow String Movements During the Release in Archery

Brian Horsak, Mario Heller2011

Citazione

Horsak, B., & Heller, M. (2011). A Three-Dimensional Analysis of Finger and Bow String Movements During the Release in Archery. Journal of Applied Biomechanics, 27(2), 151-160. https://doi.org/10.1123/jab.27.2.151

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APA

Horsak, B., & Heller, M. (2011). A Three-Dimensional Analysis of Finger and Bow String Movements During the Release in Archery. Journal of Applied Biomechanics, 27(2), 151-160. https://doi.org/10.1123/jab.27.2.151

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Scheda tecnica

Disegno
Caso singolo
Popolazione
Arcieri
Livello
Élite
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
1
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Applied Biomechanics

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Lo stesso arciere e gli stessi 56 tiri di un lavoro precedente degli autori, questa volta per chiedersi se la corda che scappa di lato dopo il rilascio faccia perdere punti. In campo si dà per scontato che sia così. Qui il legame va nella direzione opposta: la deviazione laterale massima della corda spiega il 18% della variabilità dei punteggi, e con il segno positivo, cioè le frecce con più deviazione sono quelle che hanno segnato di più (F = 11,73; R = 0,426; R quadro = 0,181; p = 0,001). Fra le nove escursioni articolari delle tre dita, l'unica che prevede la deviazione è quella dell'articolazione distale del medio, e la prevede poco: R quadro di 0,109 con p = 0,014, di segno negativo. Un tiro con una deviazione oltre tre deviazioni standard dalla media è stato escluso.

Le escursioni delle dita confermano il quadro dell'altro articolo: 81 gradi complessivi per l'indice, 58 per il medio e 48 per l'anulare, con le nocche quasi immobili fra 6 e 9 gradi e la gran parte del movimento nelle articolazioni prossimale e distale.

La parte nuova è il conto sulla variabilità. Dividendo i tiri in buoni (10 o zona interna, 12 frecce) e scarsi (8 o meno, 18 frecce), allineando le curve del medio sul minimo dell'articolazione prossimale e misurando quanto ogni curva si scosta dalla media del proprio gruppo, la differenza c'è nell'articolazione metacarpo-falangea (t = -2,98; p = 0,006) e non nelle altre due (p = 0,122 e p = 0,545). Gli autori concludono che ridurre al minimo la deviazione laterale non è il problema centrale per un arciere esperto, e che conta piuttosto la capacità di ripetere lo stesso movimento. Fra le spiegazioni possibili mettono due cose che non hanno misurato: una compensazione del braccio dell'arco, che può correggere una deviazione maggiore, e piccole differenze di rigidità fra le frecce.

Come è stato misurato

L'arciere è della squadra B austriaca, 49 anni, sei anni di ricurvo agonistico, con un record indoor di 1131 punti su 1200 e uno all'aperto di 1233 su 1400. Ha tirato in tre sedute, dieci volée da tre frecce ciascuna, a 18 metri su una visuale indoor da 40 centimetri a tre bersagli. Dei 90 tiri ripresi, 56 sono risultati utilizzabili: negli altri un marcatore era nascosto alle telecamere.

Il sistema è un Vicon con otto telecamere a infrarossi, sei da 1,3 e due da 4 megapixel, a 500 hertz, con i calcoli fatti sui dati grezzi; l'accuratezza, provata su due marcatori a distanza nota su un corpo rigido, resta entro 0,2 millimetri. Sulla mano e sull'avambraccio che trazionano sono stati messi venti marcatori semicircolari da 9 millimetri, su polso, metacarpo e articolazioni di indice, medio e anulare, escludendo pollice e mignolo; gli angoli di flessione ed estensione sono calcolati con il metodo di Cheng e Pearcy a partire da un sistema di riferimento costruito sulla mano. Sulla corda, 7 centimetri sotto il punto d'incocco, è stato fissato un marcatore cilindrico da 4 millimetri.

L'inizio e la fine del movimento sono stati fissati sulla velocità del polso che traziona, quando scende a 0,1 metri al secondo in massima trazione e di nuovo nel proseguimento. La deviazione laterale è calcolata così: per ogni fotogramma fra il distacco della corda dalle dita e il distacco della freccia dalla corda, la posizione del marcatore sulla corda viene proiettata sul piano orizzontale e si misura la sua distanza dalla retta che unisce le due posizioni estreme; la deviazione massima è il valore più grande di quelli. Le analisi sono regressioni multiple con selezione passo a passo, prima per spiegare la deviazione con le nove escursioni articolari, poi per spiegare il punteggio. Gli stessi dati, per la parte sulle dita, erano già stati presentati a un convegno nel 2009.

Il metodo, spiegato: Il video ad alta velocità negli studi sul tiro, Motion capture e analisi video della cinematica

Limiti

Un arciere e 56 frecce, con il punteggio della singola freccia come esito: dentro quel punteggio c'è tutto il resto del tiro, dalla mira alla messa a punto, e il 18% di variabilità spiegata vuol dire che l'82% sta altrove. Una regressione su una persona non si trasferisce ad altri arcieri, e la selezione passo a passo di un predittore fra nove, su 56 osservazioni, è una procedura che raccoglie facilmente del caso; il legame con l'articolazione distale del medio, del resto, gli autori lo chiamano debole.

Manca il dato più concreto: la deviazione laterale non è mai riportata in millimetri, né come media né come intervallo. Non si sa quindi se il risultato parli di due millimetri o di due centimetri, e la regressione resta senza unità di misura. L'analisi sulla variabilità trova la differenza soltanto nell'articolazione che si muove meno, la metacarpo-falangea, dove un dato scostamento pesa molto più che nelle altre, e i due gruppi sono di 12 e 18 frecce.

Gli autori segnalano da sé il limite che considerano principale: non ci sono dati sull'orientamento della freccia rispetto al bersaglio e rispetto all'arco lungo il volo, quindi il passaggio dalla corda al punto d'impatto resta scoperto. E le due spiegazioni che propongono per il risultato inatteso, la compensazione del braccio dell'arco e le differenze di rigidità fra le frecce, non sono misurate: restano ipotesi. Va aggiunto che si tira in laboratorio, al coperto, con venti marcatori incollati sulla mano della corda, condizione che non è quella di una gara.

Cosa vuol dire per chi tira

L'idea che la corda debba uscire dalle dita il più possibile sul piano dell'arco, con il minimo spostamento laterale, è fra le più ripetute quando si insegna il rilascio. In questo arciere le frecce con più deviazione hanno segnato un po' di più, non di meno. Questo non rende la deviazione un pregio: il 18% di variabilità in una persona sola è un filo, e gli stessi autori pensano che dietro ci possano essere il braccio dell'arco o la freccia. Quello che il risultato fa è togliere appoggio all'affermazione opposta.

Letto accanto alle riprese ad alta velocità di Park e Logan, dove su sedici arcieri di vertice solo quattro avevano il distacco della cocca sul piano centrale dell'arco, il quadro che ne esce è che lo spostamento laterale della corda sia normale e cambi molto da arciere a arciere, non che sia un difetto da azzerare.

La seconda indicazione riguarda la variabilità. Nelle frecce buone il movimento del medio si ripeteva più simile a se stesso che nelle frecce scarse, e la differenza misurata sta nella nocca, cioè nell'articolazione che si muove meno di tutte e che per questo è anche la più facile da tenere ferma. Resta una misura su un arciere e su trenta frecce in tutto, e non dice niente su come si ottenga quella somiglianza.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: A Three-Dimensional Analysis of Finger and Bow String Movements During the Release in Archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/horsak-2011-finger-string-release

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