Fa parte della guida completa: Come migliorare il punteggio nel tiro con l'arco

In breve

Uno studio ha trovato gli arcieri europei d'élite a quasi 700 frecce a settimana contro le 274 dei tedeschi di livello nazionale, e con meno infortuni da sovraccarico: 36,4% contro 71,8%. Il volume da solo non spiega il rischio, perché a decidere sono coaching, tecnica e periodizzazione. L'elettromiografia mostra che oltre le 100 frecce infraspinato e trapezio inferiore calano mentre deltoide e trapezio superiore restano attivi, il che rende sotto le 100 frecce a sessione una zona gestibile da quasi tutti.

Quante frecce servono alla settimana per migliorare è una domanda che arriva sempre, prima o poi, e di solito riceve in risposta un numero tondo e sicuro di sé. Quello che dicono i paper è una cosa diversa: preciso in alcuni punti, incerto in altri, ma abbastanza solido da ragionare meglio sulla propria settimana.

Spoiler: al posto di un numero universale la risposta è una cornice, dentro cui il tuo numero ha senso oppure non ce l'ha.

I dati reali: quanto tirano gli arcieri agonisti

Partiamo dai numeri concreti che la letteratura riporta, perché spesso l'impressione di chi si allena in club è lontana da quello che succede ai livelli superiori.

Uno studio ha confrontato due gruppi di arcieri agonisti: i partecipanti al Campionato Nazionale Tedesco indoor 2012 e quelli al Campionato Europeo outdoor 2012. I tedeschi di livello nazionale tiravano in media 108 frecce per sessione su 2,8 sessioni settimanali, per un totale di circa 274 frecce a settimana. Gli arcieri europei di élite invece si allenavano su 5,1 sessioni settimanali, con 160 frecce per sessione, arrivando a quasi 700 frecce a settimana, cioè più del doppio di quello che tiravano i tedeschi.

Una ricerca ha analizzato 200 giovani arcieri élite al Campionato Europeo Youth in Grecia, trovando una media di circa 160-165 frecce per sessione, con circa 5 sessioni giornaliere a settimana e una durata media di allenamento di 14-15 ore settimanali, e parliamo di adolescenti di 16-17 anni che gareggiano da atleti agonisti di alto livello.

Uno studio su arcieri tradizionali allenati riporta invece una media di 111 frecce per sessione su 1,6 giorni di allenamento a settimana: un contesto molto più vicino all'arciere amatoriale o semi-agonista.

Questi numeri non sono prescrizioni ma descrizioni di quello che succede in pratica, e vanno letti sapendo che fotografano abitudini di allenamento, non soglie da raggiungere.

Cosa succede dopo 100 frecce: la fatica muscolare sotto la lente

Un punto dove la ricerca si fa più precisa riguarda la fatica in sessione: uno studio ha misurato i parametri elettromiografici di 20 arcieri allenati a baseline, dopo 50 frecce e dopo 100 frecce in una singola sessione. Quello che è emerso è interessante, e un po' scomodo per chi tira tanto senza pensarci.

I parametri EMG, soprattutto l'ampiezza del segnale muscolare, tendono ad aumentare da baseline fino alle 50 frecce: il sistema si attiva, si scalda, recluta meglio. Dopo le 100 frecce il quadro si divide, con differenze statisticamente significative (p < 0,05). I muscoli motori principali del tiro, deltoide e trapezio superiore, mantengono un'attivazione elevata o in crescita: continuano a spingere per reggere il gesto. Alcuni stabilizzatori della spalla, l'infraspinato e il trapezio inferiore, dopo essere saliti a 50 frecce mostrano invece un calo netto: è la firma della fatica muscolare, il segno che quei muscoli non reggono più la stessa qualità di reclutamento.

La cosa che colpisce è l'altra metà dei risultati: il gruppo che abitualmente tirava più di 100 frecce per sessione non ha mostrato una capacità significativamente migliore di resistere a questa fatica rispetto al gruppo che si fermava a meno di 100. In altre parole, abituarsi a volumi alti non sembra proteggere in modo misurabile dalla caduta di qualità neuromuscolare oltre le 100 frecce.

Attenzione: lo studio ha un campione piccolo (20 arcieri tradizionali) e un disegno trasversale, non è un esperimento longitudinale, quindi le conclusioni vanno prese con la giusta cautela. Ma il dato di partenza è solido: oltre le 100 frecce in una singola sessione, il quadro di attivazione muscolare cambia in modo misurabile e in alcuni stabilizzatori compaiono segni chiari di fatica.

Volume e infortuni: la relazione è più complessa di quello che sembra

Qui viene la parte che scompiglia le certezze: nello studio che ha confrontato arcieri nazionali e arcieri europei di élite, gli élite tiravano più del doppio dei colleghi tedeschi di livello nazionale, eppure avevano significativamente meno infortuni da sovraccarico: 36,4% contro 71,8% (P = 0,007). Chi tirava di più si infortunava di meno.

La spiegazione, secondo i ricercatori, non sta nel volume da solo ma nel contesto: coaching più professionale, tecnica più solida, periodizzazione più strutturata, maggiore attenzione alla forza dei muscoli stabilizzatori. Lo stesso volume alto, insomma, diventa un rischio quando è gestito male e resta sostenibile dentro un sistema che lo supporta.

Il rischio, quindi, non sta soltanto nel numero di frecce ma nel sistema che lo regge, cioè tecnica, periodizzazione e recupero, ed è esattamente quello che i dati di quello studio mostrano.

Detto questo, la correlazione tra volume e rischio non sparisce: la letteratura cita ripetutamente il numero di frecce tirate come uno dei fattori di rischio per gli infortuni da sovraccarico, soprattutto alla spalla. Il punto è che non si può valutare il volume in isolamento, staccato da tutto il resto.

Dato chiave

Il volume è un fattore di rischio, non il fattore di rischio.

Gli arcieri europei élite del 2012 tiravano circa 700 frecce a settimana e si infortunavano meno dei colleghi nazionali tedeschi a 274 frecce. Il volume si valuta sempre dentro un sistema, mai da solo.

Il caso particolare degli adolescenti: quando il volume pesa di più

La ricerca sulla popolazione giovanile offre un quadro preoccupante: tra 200 giovani arcieri élite con una media di 16,9 anni, il 43,5% riferiva dolore alla spalla durante l'allenamento, il 30% usava farmaci per continuare ad allenarsi, il 31,8% aveva dovuto interrompere l'attività a causa di infortuni e il 52,3% faceva fisioterapia.

Queste percentuali sono alte, e lo studio evidenzia come la combinazione di volume elevato (circa 160 frecce per sessione, 5 volte a settimana), cartilagini di accrescimento ancora in maturazione e, spesso, insufficiente lavoro di condizionamento specifico crei una condizione di rischio cumulativo.

Per i giovani, dunque, la risposta alla domanda quante frecce è: meno di quanto pensi, con più attenzione alla tecnica di quanto ti aspetti, e con un aumento del carico graduale e monitorato.

La progressione del carico: una guida operativa senza numeri magici

La letteratura sportiva in generale converge su un principio di progressione del carico che vale anche per le frecce: non aumentare il volume settimanale di molto rispetto alla settimana precedente. Un riferimento prudente, ripreso spesso nelle raccomandazioni pratiche, è non superare un incremento intorno al 10% a settimana.

Nelle mie slide sul carico di lavoro ho tradotto questo in strumenti operativi: il diario delle frecce al giorno, il carico percepito della sessione (la fatica percepita moltiplicata per la durata), e il rapporto tra carico acuto e carico cronico su finestre di 7 e 28 giorni. Quando il carico recente cresce molto più rapidamente di quello a cui il corpo si è adattato nelle settimane precedenti, il rischio aumenta, ed è un segnale da prendere sul serio anche nel tiro con l'arco.

Non è uno strumento validato in modo specifico per gli arcieri con studi dedicati, ma il principio è robusto: il corpo tollera aumenti graduali molto meglio di salti improvvisi. Una settimana di 300 frecce dopo tre settimane a 150 è più rischiosa di una progressione lenta che arrivi allo stesso totale in un mese.

Qualità contro quantità: una falsa opposizione

Spesso il discorso sul volume si trasforma in un dibattito tra qualità e quantità, come se fossero in antitesi: non lo sono, ma tra le due esiste un ordine di priorità.

La ricerca mostra che dopo le 100 frecce il quadro EMG cambia e la fatica inizia a farsi vedere. Questo non vuol dire che tirare più di 100 frecce sia sbagliato: vuol dire che le frecce oltre quella soglia vengono eseguite con un sistema neuromuscolare già sotto stress. Se l'obiettivo è la qualità del gesto, le ultime frecce di una sessione lunga sono quelle in cui la qualità è più difficile da mantenere.

  • Fase di apprendimento o correzione tecnica: sessioni più corte, qualità massima su ogni freccia, stop quando la qualità cala in modo evidente.
  • Fase di costruzione del volume: aumento graduale, monitoraggio della fatica, mai superare soglie che producono compensazioni tecniche visibili.
  • Fase precompetitiva: il volume si riduce, sale l'intensità di concentrazione e la simulazione gara. Le frecce diminuiscono, la qualità aumenta.

Quello che la ricerca non dice ancora

Devo essere onesto su un punto: la letteratura specifica sul volume ottimale di allenamento nel tiro con l'arco è ancora limitata. Non esistono studi randomizzati controllati che confrontino, per esempio, 150 frecce a settimana contro 300 contro 500 misurando performance, adattamento e rischio infortuni su un campione ampio e su un periodo lungo. Gli studi disponibili sono in gran parte trasversali, descrittivi, su campioni piccoli o su popolazioni specifiche.

Quello che abbiamo sono fotografie della situazione, cioè chi tira quanto e chi si infortuna di più, e qualche finestra fisiologica su cosa succede in sessione, come i dati EMG sul calo di reclutamento muscolare oltre le 100 frecce. Non abbiamo ancora gli studi di dose-risposta che esistono, per esempio, nel running o nel sollevamento pesi.

Questo significa che qualsiasi prescrizione di volume "scientifica" va presa con beneficio di inventario: si tratta di inferenze ragionevoli, non di protocolli validati. Chi ti dice con certezza assoluta che devi tirare un numero preciso di frecce a settimana sta semplificando più del dovuto.

Quello che puoi fare con questi dati

Mettendo insieme i pezzi, emerge una cornice pratica che vale per la maggior parte degli arcieri.

  • Sotto le 100 frecce per sessione sei in una zona fisiologicamente gestibile per quasi tutti, anche per gli arcieri meno allenati. Puoi concentrarti sulla qualità tecnica.
  • Tra 100 e 200 frecce per sessione stai lavorando in un range da agonista: la fatica muscolare inizia a incidere, il recupero diventa parte del progetto di allenamento.
  • Oltre le 200 frecce per sessione sei in un territorio che richiede una base fisica solida, un sistema tecnico consolidato e una pianificazione del recupero. Non è impossibile, ma non è per tutti, e non è per le fasi in cui si sta correggendo tecnica.
  • Per il volume settimanale: aumenta in modo graduale rispetto alla settimana precedente, tieni un diario delle frecce, presta attenzione al dolore residuo. Un dolore alla spalla che non passa in 24 ore è un segnale da non ignorare.
  • Per gli adolescenti la soglia di attenzione si abbassa: tecnica e gradualità vengono prima del volume, sempre.

Il numero giusto per te dipende dal tuo livello tecnico, dalla tua base fisica, dal libbraggio dell'arco, dalla fase della stagione in cui sei, e da quante sessioni settimanali riesci a fare senza togliere recupero al sistema. Più che un'equazione con una soluzione unica, è un equilibrio che va trovato nel tempo, con attenzione e con dati alla mano, e non per imitazione di chi tira più di te.

Per approfondire. Quello che leggi qui poggia sulla letteratura scientifica. Per non appesantire il testo non cito i singoli studi, ma trovi la bibliografia di riferimento completa, oltre 120 tra studi e testi, nella pagina dedicata.

Vai alla bibliografia
Scrivimi

Alcune cose le seguo direttamente.

Mi occupo di allenamento e di rieducazione funzionale, di prevenzione e recupero degli infortuni, e di ricerca. Se hai in mente un progetto o una collaborazione, oppure ti è rimasta una domanda da quello che hai letto qui, scrivimi pure: rispondo io.