Chi guarda il tiro con l'arco da fuori quasi non lo nota, ma per l'arciere ricurvo il clicker è al centro di tutto. È una sottile lamina, di metallo o di carbonio, fissata sul riser davanti alla punta della freccia. Durante la trazione la freccia scorre sotto di essa, e nel momento in cui la punta la supera la lamina scatta contro il riser e produce un click nitido. Un oggetto banale, verrebbe da dire, se non fosse che attorno a quel piccolo scatto ruota tutta la meccanica fine del tiro.
Le misure su quello scatto sono più numerose di quanto si immagini, e non confermano tutto quello che si insegna sul campo. Fra il click e la partenza della corda, in un arciere formato, passano fra un decimo e mezzo e due decimi di secondo, e gli esperti ci mettono meno dei principianti; fra arcieri già forti, però, la durata di quell'intervallo pesa poco sul punteggio, mentre sembra contare di più che resti uguale da una freccia all'altra. Che il rilascio sia una reazione al suono, poi, è meno sicuro di quanto si dica, perché in uno studio su arcieri delle nazionali il gesto sembrava già avviato quando arrivava lo scatto. E sulla domanda che molti si fanno quando il clicker comincia a dare problemi, cioè se togliendolo si perda l'allungo, l'unico esperimento su arcieri esperti non ha visto l'allungo cambiare. Sono i punti su cui lavoro con i miei atleti ogni volta che un tiro parte in ritardo o strappato.
Cos'è il clicker e a che cosa serve
Il clicker nasce per risolvere un problema semplice ma decisivo: la costanza dell'allungo. Se un arciere tira una freccia con qualche millimetro di trazione in più o in meno rispetto alla precedente, cambia l'energia che l'arco cede alla freccia, e con essa la velocità, la traiettoria e il punto d'impatto in altezza. Il clicker dà a quei millimetri un riferimento fisso: quando la punta lo supera e la lamina scatta, l'allungo è quello stabilito, tiro dopo tiro. Per questo nel ricurvo olimpico lo usano praticamente tutti.
Il clicker ha poi una seconda funzione, ed è quella su cui si è concentrata la ricerca: il suo scatto fa anche da segnale del rilascio. Come lo si insegna di solito, l'arciere non decide a tavolino quando lasciare la corda, ma continua a espandere finché sente il click e lascia partire il tiro a quel punto. In un solo gesto, quindi, il clicker mette insieme due cose che altrimenti sarebbero separate, il controllo della distanza di trazione e il momento del rilascio.
Quanto tempo passa fra il click e il rilascio
L'intervallo fra lo scatto e il rilascio si chiama clicker reaction time, tempo di reazione al clicker, ed è uno dei pochi punti del tiro con l'arco su cui laboratori indipendenti danno numeri vicini. Misurato sulla partenza della corda, con un microfono, un sensore sull'arco o le riprese ad alta velocità, negli arcieri formati sta fra un decimo e mezzo e due decimi di secondo: attorno ai 180 millisecondi nelle misure degli anni Ottanta e Novanta, fra 140 e 165 in quelle successive al 2010. Nel campione più grande, trentanove arcieri d'élite misurati prima di una tappa di Coppa del Mondo, la media era di 163 millisecondi, e da un arciere all'altro variava appena del 10 per cento.
Con l'elettromiografia, che registra l'attività elettrica dei muscoli, si può guardare un po' prima, al momento in cui entra in azione il muscolo dell'avambraccio che apre le dita. Uno studio turco ha confrontato così dieci arcieri della nazionale, dieci principianti di club e dieci persone che non avevano mai tirato: l'estensore delle dita arrivava al massimo circa 100 millisecondi dopo lo scatto negli arcieri d'élite, circa 200 nei principianti e circa 300 nei non arcieri. Il segnale era mediato su finestre di 100 millisecondi, quindi i valori sono arrotondati a quel passo e dicono l'ordine di grandezza della differenza.
Che gli esperti reagiscano prima dei principianti lo trovano anche altri gruppi: in ventisette ricurvisti misurati su una pedana di forza l'intervallo era di 112 millisecondi negli élite, 140 negli intermedi e 167 nei principianti, anche se lo studio non ha messo alla prova la differenza con un test statistico. Fra arcieri già forti, invece, la differenza sparisce: in sette arcieri delle nazionali tedesche il tempo medio non si legava al punteggio, e in quindici arcieri francesi del ricurvo non distingueva gli élite dagli intermedi. Per questo l'affermazione che gli arcieri migliori hanno tempi di reazione più brevi e più costanti nel registro è contestata: regge nel salto dal principiante all'esperto e si perde quando si confrontano agonisti.
La lettura più diffusa di questi numeri è che una reazione breve sia il segno di un rilascio automatico, costruito con migliaia di ripetizioni, e che un tempo lungo tradisca un'elaborazione cosciente, un arciere che sta ancora decidendo. È una lettura plausibile, ma resta una lettura, perché sono tutti confronti fra persone in un solo momento e nessuno ha seguito gli stessi arcieri negli anni per veder accorciare l'intervallo mentre il gesto si automatizza.
Che cosa riempie quel decimo di secondo
Sul campo si dà per scontato che il rilascio sia una risposta al suono del clicker. Un gruppo tedesco l'ha messo alla prova con un confronto semplice: in nove arcieri del ricurvo delle squadre nazionali ha misurato l'intervallo fra lo scatto e il rilascio e, a parte, il tempo di reazione di ciascuno a un segnale acustico. Se il rilascio fosse una reazione al click, i due tempi dovrebbero somigliarsi; l'intervallo del tiro, invece, era più breve, in tutti e nove gli arcieri quando il compito di reazione somigliava al tiro, premere e lasciare un tasto tenendo un punto laser sul giallo, e in sette su nove con il compito più semplice. Gli autori ne ricavano che negli arcieri esperti il rilascio non è una reazione allo scatto: quando il click arriva, il movimento è già avviato.
Nel registro l'affermazione è riportata e niente di più, perché lo studio è uno solo e il suo punto debole sta proprio nel compito più semplice, dove due arcieri su nove non risultavano più rapidi. Gli altri numeri tirano da due parti. Intervalli fra 140 e 180 millisecondi, così uniformi da un arciere all'altro, sono vicini a un tempo di reazione uditiva semplice e si accordano bene con la lettura classica; d'altra parte otto persone che non avevano mai tirato, con una trazione simulata, impiegavano in media 318 millisecondi a rilasciare dopo un segnale visivo, circa il doppio. Il confronto che deciderebbe, sugli stessi arcieri e con il suono del click, nessuno l'ha ancora rifatto, e per ora i dati sono compatibili sia con una reazione sia con la coda di un gesto già partito.
Il cervello, intanto, lo scatto lo registra. Un laboratorio turco ha fatto tirare quindici arcieri del ricurvo di alto livello, con un miglior punteggio sui 70 metri fra 602 e 661, per 1.070 frecce a 18 metri, con l'elettroencefalogramma e un interruttore sotto il clicker che segnava l'istante esatto dello scatto. Il click provoca la classica risposta uditiva, con due onde chiamate N1 e P2, e la prima è risultata più ampia nelle frecce finite vicino al centro del gruppo dell'arciere che in quelle finite più lontano. Il risultato regge però solo quando la zona buona è disegnata stretta, nei primi quattro dei dieci modi in cui gli autori l'hanno definita, e sparisce appena la si allarga; la seconda onda e i tempi della risposta non distinguono mai le frecce buone dalle altre. L'affermazione che la risposta del cervello allo scatto è più ampia nelle frecce che vanno al centro nel registro è quindi contestata, e anche il suo significato resta aperto: non si sa se una N1 più ampia voglia dire più attenzione allo scatto o sia soltanto il segno di un tiro che stava già andando bene. Per chi tira, il risultato dice al massimo che lo scatto non passa inosservato al cervello, e che la sua risposta potrebbe avere a che fare con la freccia che parte.
Che cosa fanno i muscoli dell'avambraccio
Lo studio turco che ha cronometrato la reazione con l'elettromiografia ha guardato anche come si apre la mano della corda, e il quadro che ne esce è diverso da quello che si insegna di solito. In tutti e tre i gruppi, compresi quelli che non avevano mai tirato, dopo lo scatto l'estensore delle dita, il muscolo che le apre, si contraeva attivamente, mentre il flessore, quello che teneva la corda, cedeva in modo graduale. La differenza stava nei tempi: negli arcieri d'élite il flessore si rilassava più in fretta, e a 200 millisecondi dallo scatto il suo rilassamento separava élite e principianti. Chi non aveva mai tirato mostrava invece, prima del rilascio, una fase di preparazione con molta attività dell'estensore, che negli arcieri non c'era.
Nemmeno fra gli arcieri più forti esiste un solo modo di aprire la mano. In quindici arcieri della nazionale statunitense il rilascio si divideva in due schemi stabili, otto in cui flessore ed estensore calavano insieme subito prima del rilascio e sette con un breve picco degli estensori, e ciascuno ripeteva sempre il proprio; i punteggi medi dell'anno dei due gruppi erano 1.209 e 1.213 su 1.440. Per questo la regola che vuole un rilascio passivo, con le dita che si rilassano invece di aprirsi, nel registro è smentita: descrive la forma che si vede da fuori, con le dita che restano flesse mentre la corda scivola via, non quello che fanno i muscoli, e non distingue chi tira meglio.
Il tempo di reazione al clicker e il punteggio
Se la reazione al clicker distingue il principiante dall'esperto, resta da capire quanto pesi sul punteggio di chi tira già bene. Nel campione più grande, i trentanove arcieri d'élite misurati in Coppa del Mondo con dieci frecce a 70 metri, le variabili legate al punteggio della singola freccia sono risultate tre, che insieme spiegavano circa il 40 per cento delle differenze fra una freccia e l'altra.
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Stabilità posturale
Quanto si muove il corpo attorno al rilascio: nello studio contava la velocità massima di oscillazione subito dopo il rilascio, che si annuncia già in quella dell'istante del tiro, mentre l'oscillazione nel secondo prima non entrava nel modello. Nel registro l'affermazione che meno il corpo oscilla in mira, migliore è il tiro è riportata, e la stabilità posturale ha un articolo a sé.
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Tempo di reazione al clicker
Una reazione più breve andava con frecce migliori, ma la dispersione fra gli arcieri era di soli 17 millisecondi, per cui fra il più rapido e il più lento del gruppo la differenza valeva circa mezzo punto.
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Libbraggio
Quello dichiarato dagli arcieri, in media 24,55 chili, circa 54 libbre. Archi più carichi andavano con frecce dal punteggio un po' più alto, ma l'effetto era piccolo, anche qui circa mezzo punto, e gli autori stessi giudicano troppo semplice ricavarne un invito ad alzare il libbraggio, anche per il rischio di infortuni alla spalla. Nel registro l'affermazione che un libbraggio più alto porta a punteggi più alti è riportata.
Gli altri studi vanno in direzioni diverse. In quattro atleti d'élite della nazionale turca, su 108 frecce a 18 metri, il tempo era praticamente identico nelle frecce da 8, da 9 e da 10, attorno ai 143 millisecondi, e in sette arcieri delle nazionali tedesche il tempo medio non spiegava il punteggio. In otto arcieri francesi di alto livello, su 549 frecce a 70 metri, la reazione era più lunga nelle frecce da 8 o meno che in quelle da 10, ma la differenza compariva solo guardando il gruppo, e in nessuno degli otto arcieri preso da solo. Messo tutto insieme, l'affermazione che una reazione più rapida al clicker porta a tiri migliori è riportata, con un peso piccolo, e nessuno ha provato ad accorciare quel tempo con l'allenamento per vedere che cosa succede ai punti. Gli autori dello studio di Coppa del Mondo, anzi, sconsigliano di inseguire tempi più brevi del minimo osservato negli arcieri, circa un decimo di secondo, perché valori così bassi potrebbero voler dire che l'arciere anticipa il click invece di sentirlo.
Fra arcieri forti sembra pesare di più un altro aspetto, cioè quanto la reazione resta uguale. Nei sette arcieri tedeschi, misurati con un microfono su trenta frecce a 18 metri, l'intervallo cambiava da una freccia all'altra con un coefficiente di variazione fra il 3,94 e il 7,25 per cento, cioè di circa 6-12 millisecondi, e nessuno dei sette ripeteva lo stesso tempo a ogni freccia. Proprio quella variazione, e non il tempo medio, spiegava il 66 per cento delle differenze di punteggio medio: chi variava meno segnava di più. Con sette persone è un indizio più che una misura, ed è un'associazione fra arcieri diversi, ma è la stessa lettura a cui arriva una revisione sistematica degli studi sulla prestazione.
Che cosa succede se si toglie il clicker
Quando il clicker diventa un problema, perché il rilascio non parte o parte prima dello scatto, viene spontaneo chiedersi se valga la pena toglierlo per un po', e la paura più comune è di perdere allungo e costanza. Su arcieri esperti c'è un esperimento che ha misurato proprio questo. Nove arciere coreane del ricurvo, con più di dieci anni di pratica e alcune della squadra nazionale, hanno tirato quaranta frecce a 8 metri con il proprio arco, venti con il clicker e venti senza, in ordine casuale; senza clicker dovevano rilasciare quando sentivano da sé che il momento era arrivato. La lunghezza di trazione, misurata un attimo prima del rilascio, non è cambiata fra le due condizioni, e per questo l'affermazione che senza il clicker si perde allungo nel registro è contraddetta.
Senza clicker sono cambiate invece altre due cose: la trazione si chiudeva prima, e la mira al momento del rilascio era più raccolta. Nella stessa direzione va un esperimento di laboratorio su otto uomini che non avevano mai tirato, con un arco simulato: rilasciando quando decidevano da sé, i colpi virtuali erano più raggruppati che rilasciando su un segnale, e aspettando il segnale la caviglia si irrigidiva e il corpo oscillava di più avanti e indietro. Nel registro l'affermazione che rilasciare quando si decide da sé raggruppa meglio che rilasciare su un segnale esterno è riportata, con limiti precisi: nelle arciere coreane la precisione era calcolata dall'orientamento dell'arco al rilascio e non dagli impatti sul bersaglio, e il punteggio delle frecce non è stato misurato.
Gli stessi autori dello studio coreano scrivono che il loro risultato non dice che tirare senza clicker sia meglio, e vedono il valore del clicker nel togliere all'arciere una delle tante cose da controllare durante il tiro. Il loro esperimento ha anche limiti chiari: una sola sessione, al chiuso e da vicino, con arciere che usano il clicker da anni e ne conoscono lo scatto quasi a memoria, pubblicata in una rivista regionale. Chi rischierebbe davvero di perdere allungo, cioè chi sta ancora imparando o chi tira senza clicker per settimane, non è stato misurato, per cui il risultato vale per arcieri esperti e per una seduta.
Quando il clicker si anticipa o si forza
Sul campo i problemi del clicker che vedo più spesso sono due. Il primo è l'anticipo: l'arciere smette di espandere verso lo scatto e comincia a prevederlo, e lascia partire il tiro nell'istante in cui crede che il click arriverà. A volte la corda parte prima dello scatto, e allora la freccia esce con un allungo più corto di quello stabilito, che è proprio l'errore che il clicker doveva impedire; altre volte il rilascio si sovrappone al click e il tempo fra i due scende sotto quello abituale, il caso a cui pensavano gli autori dello studio di Coppa del Mondo. Ne risente anche il ritmo, perché un rilascio che cerca di indovinare il momento non parte mai con lo stesso tempo, e nei sette arcieri tedeschi era proprio la regolarità di quel tempo ad andare con le medie più alte.
Il secondo è forzarlo, quando invece andrebbe attraversato con l'espansione. Anziché continuare ad aprire con la schiena per portare la punta oltre il bordo, l'arciere tira con la mano e con il braccio della corda, oppure lascia rientrare la freccia di qualche millimetro e poi strappa per recuperarli. Nel primo caso il tiro parte teso, con la tensione spostata sulle dita; nel secondo la punta va avanti e indietro sotto la lamina, e l'allungo che il clicker doveva rendere uguale a ogni freccia ci arriva ogni volta per una strada diversa.
Come si allena il rilascio sul clicker
Che il tempo del rilascio si possa allenare lo dice un solo esperimento, ucraino, su arcieri di livello medio. Un gruppo si è allenato con un apparecchio che misura il tempo fra lo scatto e l'uscita della corda, confrontando dopo ogni freccia la propria sensazione con il numero, e alla fine quel tempo era diventato più regolare, mentre la media non si era mossa e il punteggio era salito appena sopra la soglia statistica. L'articolo non dice quanti fossero gli arcieri, quindi è un indizio, ma va nella stessa direzione degli studi sul punteggio, che premiano la costanza più della velocità. Gli esercizi che seguono sono quelli che uso più spesso, e lavorano tutti sulla regolarità.
Il primo è il lavoro sul paglione da vicino, senza bersaglio, a occhi chiusi o quasi, per staccare il rilascio dalla preoccupazione del punteggio. Senza il bersaglio a distrarre, l'arciere può concentrarsi solo sulla sequenza: espandere, sentire il click, lasciare andare. È il modo più diretto che conosco per rendere il gesto ripetibile.
Il secondo è il ritmo. Un tiro con un tempo costante, senza indugi e senza fretta nella fase finale, crea le condizioni perché il rilascio si stabilizzi, mentre le lunghe attese in mira, con la punta ferma sotto il clicker per secondi interi, sono il terreno su cui cresce l'anticipo: più a lungo si aspetta, più tempo ha la mente per mettersi a indovinare.
Il terzo è tenere l'attenzione sull'espansione e non sullo scatto. Nella mia esperienza l'arciere che pensa meno al clicker e più a continuare ad aprire con la schiena è quello che lo gestisce meglio, perché il click gli arriva come una sorpresa attesa e non come un traguardo cercato. È coerente con quello che si è visto nelle arciere coreane senza clicker, dove il rilascio deciso da sé dava una mira più raccolta, anche se un esercizio di attenzione e un tiro senza clicker restano due cose diverse.