Chi insegna a tirare prende ogni settimana decisioni che nessun regolamento fissa: da che distanza far cominciare, quanto spiegare a parole e quanto far vedere, quale difetto correggere per primo, che obiettivi dare a un ragazzo al terzo mese. La ricerca ha toccato queste domande più spesso di quanto si pensi, ma in modo sparso, con studi piccoli, lontani decenni l'uno dall'altro e spesso nati per rispondere ad altro. Messi in fila dicono comunque alcune cose utili, e la prima riguarda il punto di partenza di qualunque confronto.

Il principiante migliora comunque

Quasi tutti gli studi che hanno seguito dei principianti li trovano migliorati dopo qualche settimana, anche nei gruppi a cui non è stato dato niente di particolare. Nel 1979, in un corso universitario di dieci settimane, trenta studenti sono passati in media da 33,06 a 38,80 punti per volée di sei frecce fra la sesta e la decima settimana, e il punteggio è salito in entrambi i gruppi dello studio. Nel 2018, in uno studio ucraino su ventidue principianti fra i 18 e i 20 anni, gli undici che facevano soltanto l'allenamento standard sono passati da 247 a 298 punti su 600 in due mesi. Nel 2022 undici adulti che non avevano mai tirato hanno guadagnato più di un punto a freccia in tre sedute da cento frecce, con il salto più grande fra la prima e la seconda.

Per questo nel registro l'affermazione che nei primi mesi un principiante migliora comunque, anche senza un allenamento particolare è riportata. Sono prima e dopo su gruppi fra dieci e trenta persone, e c'è anche un dato contrario: nel 2025 i dodici ragazzi del gruppo di controllo di uno studio su principianti fra 14 e 18 anni non erano migliorati dopo otto settimane, misurati però su nove frecce a 18 metri. Negli undici adulti del 2022, poi, le medie individuali andavano da 4,0 a 8,5 punti per freccia il primo giorno e da 5,3 a 9,1 il terzo, ed è riportato anche che nelle prime sedute il principiante migliora, ma in modo molto diverso da persona a persona.

La conseguenza per chi insegna riguarda il modo di leggere tutto il resto. Se il solo corso vale una cinquantina di punti su 600 in due mesi, un guadagno di quell'ordine attribuito a un esercizio o a un metodo, senza un gruppo che abbia fatto soltanto il corso, non dice niente sull'esercizio. Nei due studi con un gruppo di confronto, il gruppo senza niente in più ha fatto da solo circa metà del miglioramento dell'altro.

FIG · 01 Anche i gruppi di controllo salgono Prima e dopo in due studi su principianti, con e senza qualcosa in più 22 principianti, due mesi punti su 600 30 universitari, 6ª e 10ª settimana punti per volée di 6 frecce a 20 yard 251,6 247,4 340,3 298,2 prima dopo due mesi 33,2 33,0 40,3 36,6 6ª settimana 10ª settimana Con qualcosa in più: esercizi di equilibrio e precisione (sinistra), obiettivi scritti (destra) Senza: solo allenamento standard (sinistra), solo colloquio con l'istruttore (destra)
Fig. 01 A sinistra lo studio ucraino del 2018, undici principianti per gruppo; a destra lo studio universitario del 1979, diciotto studenti con gli obiettivi e dodici con il solo colloquio. Le due scale sono diverse e non partono da zero. Lo studio del 1979 non pubblica i valori del primo test, per cui la figura parte dalla sesta settimana. Dati ridisegnati dalle tabelle degli studi.

Nello studio ucraino il gruppo con gli esercizi di equilibrio e precisione è arrivato a 340 punti partendo da 252: dei quasi novanta punti guadagnati, una cinquantina li ha presi anche il gruppo di controllo.

Un corso sui fondamentali

Che un corso strutturato sui fondamentali alzi il punteggio lo dicono tutti gli studi che ci sono, e nessuno lo dimostra. Uno solo misura proprio il punteggio dopo un corso: trenta universitari principianti, tre incontri in cui i dieci passi della tecnica di base venivano mostrati invece che descritti, e su trentasei frecce a quindici metri la media è salita da 49,1 a 70,8 su cento. È un gruppo unico senza controllo, quindi l'effetto del corso non si separa da quello della semplice ripetizione, e la rivista ha criteri editoriali dubbi: il registro riporta lo studio ma non lo usa per decidere lo stato, e l'affermazione che un corso strutturato sui fondamentali alza il punteggio dei principianti resta non studiata.

Gli altri lavori giudicano la tecnica e non le frecce sul bersaglio, e guardano anche le differenze fra gli allievi. In trentadue liceali turchi, dodici settimane di lezione hanno portato un test di esecuzione da 5,6 a 78,9 su cento, ma la deviazione standard è quasi triplicata: tutti hanno imparato, e le distanze fra loro si sono allargate. In ventiquattro bambini di scuola primaria, al contrario, un circuito a stazioni ha avvicinato i punteggi alla media del gruppo. Sono prima e dopo senza controllo, e dicono soltanto che un corso può allargare il gruppo oppure stringerlo, cosa che la media da sola non fa vedere.

Da che distanza cominciare

L'abitudine di far cominciare da vicino ha alle spalle un solo studio controllato, del 1966. Cinquantotto universitari principianti, in tre classi che cominciavano a dieci, venticinque e quaranta yard, hanno chiuso il corso con medie di 315,3, 292,4 e 315,6 punti su un round completo, senza differenze significative. Le classi non erano assegnate a caso e, prima delle prove alle singole distanze, avevano fatto un numero diverso di lezioni; in sessant'anni, poi, nessuno ha ripetuto il confronto. Il registro scrive quindi l'affermazione nella direzione del risultato, per un principiante cominciare da vicino e allontanarsi poco alla volta non dà risultati migliori che cominciare da lontano, ed è riportata. Il bersaglio vicino può avere ragioni che con il punteggio non c'entrano; in quell'unico confronto, però, la distanza di partenza non ha lasciato traccia sul punteggio finale.

Far vedere il gesto

La domanda se guardare un esperto aiuti chi comincia ha un esperimento suo. Nel 2014 venti bambini arcieri di 9-11 anni sono stati divisi, dopo una prima valutazione, in due gruppi simili: dieci guardavano video di tiri di atleti della nazionale italiana, dieci si allenavano soltanto. I tecnici li hanno ripresi e giudicati su tre fasi del tiro con una griglia a quattro livelli.

FIG · 02 I due gruppi a fine programma 20 bambini di 9-11 anni, giudizio dei tecnici su tre fasi, un quadrato per bambino buoni o ottimi Posizionamento con i video 3 su 10 controllo 2 su 10 Trazione e mira con i video 6 su 10 controllo 2 su 10 Rilascio e follow-through con i video 5 su 10 controllo 1 su 10 scarso medio buono ottimo All'inizio, in entrambi i gruppi, 1 bambino su 10 era buono in ogni fase e nessuno ottimo.
Fig. 02 Ogni quadrato è un bambino, ordinato dal giudizio più basso al più alto; a destra quanti bambini su dieci erano giudicati buoni o ottimi in quella fase. Lo studio non riporta nessun test statistico, i gruppi non erano sorteggiati e il punteggio al bersaglio non è stato misurato. Dati ridisegnati dalle tabelle dello studio.

All'inizio, in tutti e due i gruppi, un solo bambino su dieci era giudicato buono in ciascuna fase. Alla fine trazione e mira erano buone o ottime in sei bambini su dieci con i video, contro due su dieci nei controlli; nel rilascio con il follow-through il gruppo con i video ne aveva cinque contro uno, ma anche quattro bambini ancora scarsi, e restava la fase più difficile. Uno studio del 2024 su universitari va nella stessa direzione, ma in una sede dubbia e con numeri che non stanno insieme. L'affermazione che guardare video di arcieri esperti fa migliorare la tecnica dei ragazzi che cominciano più del solo allenamento è quindi riportata.

Far vedere su più canali, invece, non ha dato sempre un vantaggio. In un'università cinese due classi di dodici principianti assoluti, non sorteggiate, hanno seguito lo stesso corso, una con le sole lezioni e una anche con una piattaforma online. Alla seconda settimana la classe che studiava anche online ha impiegato 96,8 secondi contro 82,9 a montare e smontare l'arco, anche se a fine corso tirava meglio. Il registro scrive che studiare anche online non rende i principianti più rapidi a montare e smontare l'arco, riportato, e ne tiene un dato pratico: alla seconda settimana un principiante monta e smonta un arco in circa un minuto e mezzo.

Che cosa guardare in chi comincia

Per sapere che cosa aspettarsi conviene partire dallo studio più vecchio sulla postura del principiante, giapponese, del 1976, che ha confrontato con fotografie, elettromiografia e radiografie quattro arcieri universitari esperti e sei ragazzi che non avevano mai tenuto un arco. Nei principianti la spalla dell'arco si sollevava, busto e collo si inclinavano indietro, l'arco restava lontano dal corpo e il collo si piegava in avanti per mirare come con un fucile. Gli autori legavano alcuni difetti fra loro con un ragionamento, ma senza numeri e senza seguire nessuno nel tempo: l'affermazione che nel principiante i difetti di postura arrivano insieme è riportata, mentre che correggendone uno si sistemino anche gli altri nessuno l'ha misurato.

Due studi recenti guardano dettagli più precisi. In 104 studenti malesi al primo tiro, con un arco giocattolo a 3 metri, chi ha fatto almeno 10 punti su 90 teneva al rilascio la spalla del braccio della corda a 75,4 gradi, chi è rimasto sotto a 86,1; sono medie senza test statistico, in parte confuse dalla differenza fra uomini e donne. L'affermazione che nei principianti chi fa più punti tiene la spalla della corda a un angolo più piccolo è riportata, e riguarda il primo approccio. In un club indonesiano, poi, quattordici arcieri adolescenti giudicati su video avevano più giudizi insufficienti nella fase che precede il rilascio, sei ragazzi su sette e tutte e sette le ragazze, contro cinque su sette nelle fasi successive, e l'errore descritto più spesso era stringere la corda con le dita durante la trazione. La differenza è di uno o due atleti per gruppo, e un secondo club ha trovato la fase iniziale debole quanto il rilascio; l'affermazione che nei giovani arcieri di club gli errori di tecnica si concentrano nella fase che precede il rilascio è riportata.

Resta da capire quanto valga l'occhio di chi giudica. Nel 1999 quattro allenatori nazionali svedesi hanno valutato venti giovani arcieri in modo molto concorde, con una correlazione multipla di 0,90, ma giudicavano l'abilità complessiva, e lo studio non dice che lo facessero senza conoscere i risultati degli arcieri. Sulla tecnica in senso stretto ci sono due associazioni con il punteggio, in arcieri indonesiani e thailandesi, una con un metodo di valutazione non descritto e l'altra in una rivista con criteri editoriali dubbi. L'affermazione che il giudizio di un esperto sulla tecnica di un arciere prevede il suo punteggio è riportata, e nessuno l'ha messa alla prova con un giudice che non conoscesse i punteggi.

Gli obiettivi e il lavoro mentale

Sul lato mentale il dato più vecchio è anche il più solido. Nello studio universitario del 1979 i quaranta studenti erano stati assegnati a caso a due gruppi: per dieci settimane i primi fissavano ogni settimana, per iscritto, obiettivi di punteggio e di tecnica, gli altri avevano soltanto un colloquio di gruppo con l'istruttore. Fra i trenta arrivati in fondo, a parità di livello di partenza, la media dei test di metà e di fine corso era di 37,1 punti per volée nel primo gruppo contro 32,0 nel secondo. A metà corso però il vantaggio non c'era ancora, 33,0 contro 33,2, e gli esclusi dall'analisi erano due su venti fra chi si dava obiettivi contro otto su venti nell'altro gruppo, un'esclusione così sbilanciata da poter spostare una media anche da sola. Nessuno ha ripetuto l'esperimento, per cui l'affermazione che fissare obiettivi specifici fa migliorare più in fretta i principianti è riportata.

Due proposte più recenti non hanno mostrato un effetto sul punteggio. Una tesi di dottorato del 2018 ha insegnato la mentalità di crescita a cinquanta alunni di prima media principianti, e il loro punteggio a 10 metri è salito da 69 a 92, senza un gruppo di confronto; chi aveva cambiato di più il modo di pensare, però, non era migliorato più degli altri, con correlazioni vicine a zero, -0,18 e 0,08. Lo stesso lavoro contiene un confronto di segno opposto, fatto dopo aver guardato i numeri e senza test: i ventotto ragazzi con una mentalità di crescita a fine corso erano migliorati di 36 punti, i ventidue con una mentalità fissa di 6,5. Per questo l'affermazione che nei principianti imparare la mentalità di crescita non va di pari passo con un punteggio migliore è contestata, e il secondo dato può voler dire semplicemente che chi migliora finisce anche per pensarla così.

Il diario di autoriflessione ha un solo studio, su otto arcieri della nazionale di Singapore che l'hanno tenuto per cinque settimane: alla fine sei avevano la media leggermente più bassa e due leggermente più alta, senza test statistici, e nessuno l'aveva compilato per intero. L'affermazione che tenere un diario di autoriflessione non migliora il punteggio è riportata, e dice una cosa precisa: in cinque settimane, con un diario compilato solo in parte, il punteggio non si è mosso. In quarantacinque giovani arcieri malesi chi aveva allenato solo il dialogo interno era migliorato anche nella visualizzazione, e viceversa, ma con sole autovalutazioni, senza un gruppo di controllo e in una rivista con criteri editoriali dubbi. Il registro riporta lo studio senza usarlo per decidere lo stato, per cui l'affermazione che allenare una sola abilità mentale migliora anche le altre resta non studiata.

Sull'attenzione, l'unico confronto fra guardare il mirino e sentire il proprio corpo fatto negli stessi arcieri riguarda sedici ragazzi d'élite cinesi, non principianti, e sul punteggio non ha trovato differenze con sei frecce per condizione: uno studio ha trovato che guardare il mirino invece di sentire il proprio corpo non cambia il punteggio, riportato, e con così poche frecce una differenza piccola non si sarebbe vista comunque. Ne parlo nell'articolo sul focus attentivo. Infine, in 65 arcieri russi fra 13 e 19 anni i più grandi andavano peggio in una prova di memoria, da 0,91 a 0,83 su una scala da zero a uno, ma le prove erano sempre nello stesso ordine e un confronto fra fasce d'età in un momento solo non distingue la crescita da chi nel frattempo ha smesso. L'affermazione che fra i giovani arcieri i più grandi d'età vanno peggio nelle prove di memoria e attenzione è riportata, e da sola non basta per dire che a diciassette anni si impari peggio che a tredici.

La sensazione e la misura

Ogni istruttore conosce l'allievo convinto di aver rilasciato bene una freccia finita lontano dal gruppo. Un lavoro ucraino del 1998 ha costruito un metodo proprio su questo scarto: un dispositivo sul clicker e sul mirino misurava il tempo del rilascio, e l'arciere, dopo ogni freccia, dava la propria stima e la confrontava con la misura. Dopo sette-dieci sedute l'errore di stima indicato era di 5-8 millesimi di secondo, e nel gruppo sperimentale il rilascio diventava più regolare e il risultato saliva. Il numero degli arcieri non è dichiarato e non è chiaro se quei millesimi siano una media osservata o un traguardo del metodo, per cui l'affermazione che confrontare la sensazione del tiro con la misura strumentale insegna all'arciere a riconoscere il proprio tempo di rilascio è riportata. In un caso giapponese del 2016, del resto, un arciere di livello avanzato giudicava cattivi alcuni tiri che il sensore sull'arco registrava come buoni.

Sul senso del tempo c'è un dato su arcieri lontani da un corso per principianti: in venti arcieri paralimpici ucraini di alto livello la riproduzione a memoria di un intervallo di cinque secondi si è accorciata nel corso di dodici settimane nel gruppo rimasto sull'allenamento abituale, mentre nel gruppo con il lavoro aggiuntivo, secondo gli autori, migliorava. I gruppi non erano sorteggiati e nessuno ha verificato che stimare bene cinque secondi conti per il punteggio: l'affermazione che con il solo allenamento abituale la percezione del tempo dell'arciere paralimpico peggiora nel corso della preparazione è riportata.

Cosa ne ricavo per chi insegna

Questi studi non consegnano un metodo: quasi tutti sono piccoli, senza sorteggio o senza gruppo di controllo, e misurano chi il punteggio e chi il giudizio di un tecnico. Ne ricavo tre indicazioni, che nessuno ha messo alla prova in un corso con un gruppo di confronto.

La prima riguarda il modo di giudicare un corso. Nei primi mesi chi comincia sale comunque, e con velocità molto diverse da persona a persona, per cui prima di attribuire un progresso a un esercizio o a una scelta di metodo conviene chiedersi quanto sarebbe salito l'allievo con le sole lezioni. Lo stesso vale per gli studi che si leggono: un prima e dopo senza controllo, su principianti, misura soprattutto il corso.

La seconda riguarda il far vedere. Gli studi che mostravano il gesto, con i video di atleti della nazionale o con la dimostrazione dei passi, vanno tutti nella stessa direzione, con prove deboli; nei bambini, però, il rilascio restava la fase più difficile anche con i video. Mostrare il gesto mi sembra una scelta ragionevole, a patto di non aspettarsi che basti per il rilascio e di guardare prima la fase che lo precede, dove nei giovani di club si concentrano i giudizi insufficienti. Sull'uso del video con chi tira ho scritto nell'articolo sulla video analisi.

La terza riguarda gli obiettivi. Fra le proposte sul lavoro mentale, gli obiettivi scritti, specifici e rivisti ogni settimana sono gli unici con un esperimento ad assegnazione casuale a favore, uno solo e con esclusioni sbilanciate, mentre la mentalità di crescita insegnata non è andata di pari passo con il punteggio e un diario di cinque settimane non l'ha mosso. Con un principiante comincerei quindi dagli obiettivi di punteggio e di tecnica, scritti e rivisti insieme all'allievo, e lascerei il resto a quando le basi ci sono. I difetti più frequenti di chi comincia hanno un articolo loro, e il modo in cui il gesto diventa automatico è raccontato in quello sull'apprendimento motorio.