Prima o poi ogni arciere si fa filmare e scopre di avere un suo ritmo. C'è chi sale con l'arco e parte quasi subito, e c'è chi resta in mira così a lungo che chi guarda trattiene il fiato con lui. A quel punto la domanda arriva da sola: quanto dovrebbe durare un tiro, dal momento in cui si alza l'arco a quello in cui parte la freccia? Sui campi circola una risposta abbastanza precisa, un secondo per caricare e uno o due per mirare, e con lei l'idea che ogni arciere abbia un tempo suo da rispettare freccia dopo freccia.

Le fasi del tiro sono state cronometrate in gara e in allenamento, con il video, con le pedane di forza e con sensori sull'arco e sul clicker. I numeri si allontanano dalla risposta comune in due punti. Il primo è che la mira dura più di quanto si dica e prende la parte più grande del tiro. Il secondo è quello che mi ha sorpreso di più: nel campione più grande la durata delle fasi non dice quasi niente sul punteggio della singola freccia, mentre i pochi indizi che ci sono, ancora piccoli, guardano più alla costanza dei tempi che alla loro lunghezza.

Il ciclo intero, fase per fase

Il cronometraggio più completo viene da sedici giovani arcieri del ricurvo di una rappresentativa statale malese, sedici anni in media, che hanno tirato 36 frecce a testa a 70 metri davanti a una videocamera piazzata di lato: 576 frecce in tutto. Il tiro era diviso in quattro fasi, cioè dall'alzata dell'arco al pre-draw, dal pre-draw all'ancoraggio, dall'ancoraggio al rilascio, che è la mira, e dal rilascio alla fine del follow-through. In media l'alzata durava 2,85 secondi, la trazione 1,48, la mira 3,32 e la fase dopo il rilascio 2,69, per un ciclo intero di 10,33 secondi, contro i circa 40 che il regolamento concede a ogni freccia.

Le medie coprono intervalli ampi. Il ciclo più breve durava 6,24 secondi e il più lungo 16,68, e la fase che si allargava di più era proprio la mira, da 0,56 a 10,04 secondi fra tutte le frecce. Altri studi danno valori vicini ma non uguali: in un tecnico esperto su una pedana di forza il caricamento durava circa 1,2 secondi e la mira circa 1,6, mentre in sei arcieri adolescenti seguiti in gara con un sensore al polso la grande maggioranza delle azioni, dalla trazione al rilascio, stava dentro quattro secondi.

FIG · 01 Le quattro fasi del tiro e il punteggio 16 giovani arcieri del ricurvo, 576 frecce a 70 m, fasi cronometrate dal video Durata media di ogni fase ciclo intero: 10,33 s Alzata 2,85 s Trazione 1,48 s Mira 3,32 s Dopo il rilascio 2,69 s 0 2 4 6 8 10 s La mira cambiava più di ogni altra fase: da 0,56 a 10,04 s fra tutte le frecce. Legame fra la durata della fase e il punteggio della freccia Correlazione di Spearman su 576 frecce · 0 vuol dire nessun legame Alzata −0,004 Trazione 0,031 Mira 0,016 Dopo il rilascio −0,111 Tiro intero −0,006 −0,2 −0,1 0 0,1 0,2 legame significativo (p = 0,008) nessun legame significativo
Fig. 01 In alto, la durata media delle quattro fasi in sedici giovani arcieri del ricurvo di rappresentativa statale, a 70 metri; la somma delle medie fa 10,34 secondi e il ciclo intero misurato 10,33, per arrotondamento. In basso, la correlazione fra la durata di ciascuna fase e il punteggio della singola freccia: solo la fase dopo il rilascio ha un legame significativo, ed è debole. Dati ridisegnati dalle tabelle dello studio.

Prima di confrontare questi numeri con i propri conviene sapere che ogni studio fissa a modo suo i confini delle fasi. Nello stesso lavoro sul tecnico esperto il tracciato elettromiografico collocava allungo e mira fra 0,7 e 1,4 secondi, quindi in un punto diverso da quello indicato dalla pedana. Nel 1984, su dieci arcieri universitari, fissare soltanto la tenuta a tre secondi lasciava ancora differenze individuali così ampie che gli autori dovettero dare un ritmo a tutto il gesto.

L'attesa prima di alzare l'arco

Il cronometraggio in gara ha trovato una fase che negli studi di laboratorio quasi non compare. Uno studio giapponese ha rivisto i video del Mondiale all'aperto del 2007 seguendo i due campioni del mondo del ricurvo e tutti i loro avversari, dai sessantaquattresimi alla finale, per sette incontri a testa da 12 frecce. Fra il segnale e l'alzata dell'arco passavano da 6,7 a 21,8 secondi negli incontri maschili e da 4,0 a 25,5 in quelli femminili, e questa attesa era la fase più lunga del tiro in 27 serie su 28; l'unica eccezione era la campionessa in finale, con 4,01 secondi di attesa contro 4,07 di salita e trazione.

Era anche la fase che cambiava di più da un turno all'altro, perché nella media degli incontri andava da 6,7 a 17,9 secondi per il campione e da 4,0 a 15,3 per la campionessa. Per questo nel registro l'affermazione che in gara la fase più lunga del tiro è l'attesa prima di alzare l'arco è riportata: viene da un solo torneo e da scontri diretti, con i tempi di quel formato, e lo studio non dice se un'attesa più lunga aiuti o pesi sul punteggio.

La trazione e la mira

Sulla trazione i numeri sono abbastanza vicini fra loro: nei sedici arcieri malesi andava dal pre-draw all'ancoraggio in 1,48 secondi di media, e nel tecnico su pedana in circa 1,2. Il confronto fra livelli, invece, dipende da chi si mette accanto a chi. Su quindici arcieri esperti e quindici principianti, in uno studio degli anni Novanta, il movimento delle spalle nel passaggio dal set-up alla trazione raggiungeva il suo picco a 0,38 secondi contro 0,63, un dato letto da un grafico e senza test statistici. Fra gli arcieri malesi, tutti già competenti, gli otto migliori impiegavano invece per la trazione 1,46 secondi di mediana e gli otto meno bravi 1,36, una differenza non significativa e semmai nel verso opposto. L'affermazione che gli arcieri di livello più alto completano la trazione più in fretta è quindi contestata.

La mira dura di più. Nei sedici arcieri malesi era la fase più lunga, 3,32 secondi in media, e prendeva circa il 69 per cento del tempo di trazione e mira messi insieme. In quattro arcieri d'élite misurati nel 1990 la mira delle frecce buone durava fra 2,12 e 5,82 secondi nel ricurvo e nell'arco nudo e arrivava a 8,40 nel compound. Che le fasi del tiro durino pochi secondi lo dicono tutte le misure, ma la ripartizione della risposta comune, un secondo per caricare e uno o due per mirare, la conferma un solo arciere, il tecnico su pedana, mentre il piccolo gruppo d'élite del 1990 va contro: lo stato è contestato.

Ha ancora meno appoggio l'idea che trazione e mira si dividano il tempo quasi a metà. L'unico studio che separa le due fasi con confini vicini a quelli dell'affermazione, in una rivista su cui il registro non ha riserve, è quello malese, e trova una mira lunga più del doppio della trazione; con un solo studio, e contrario, lo stato è contraddetto.

Ai Mondiali del 2007 il campione maschile mirava fra 2,65 e 4,37 secondi di media per incontro, e la campionessa fra 0,61 e 1,24, dopo una salita e trazione di circa quattro secondi; gli avversari di lui stavano fra 1,70 e 6,86 secondi, le avversarie di lei fra 2,03 e 4,60. I due ori del torneo, quindi, stavano ai due estremi della mira, e in quei dati una durata dei vincenti non si vede.

Gli ultimi secondi prima del clic

Dentro la mira, nel ricurvo, c'è la trazione finale, il movimento lento che porta la punta oltre il clicker, e due gruppi indipendenti l'hanno misurata con numeri che si somigliano. Su otto arcieri a 90 metri la mano della corda passava da circa 500 millimetri al secondo a fine caricamento a circa un millimetro al secondo in mira, cioè circa 5 millimetri negli ultimi 5 secondi prima del clicker. Un estensimetro sul clicker di sette juniores di livello internazionale ha mostrato in un arciere una trazione finale che partiva fra tre e due secondi prima dello scatto, con circa 5 millimetri di allungo, e in un altro circa 2,5 millimetri nell'ultimo secondo. L'affermazione che la trazione finale dura due o tre secondi e aggiunge solo pochi millimetri di allungo è riportata, perché i campioni sono piccoli e la fase non ha confini fissi: nello stesso arciere il suo inizio cambiava di quasi un secondo da una freccia all'altra.

Poi scatta il clicker, e da lì alla partenza della freccia passa l'intervallo più regolare di tutto il tiro. Dal 1987 a oggi sei gruppi di ricerca, con strumenti diversi e a distanze da 8 a 90 metri, l'hanno misurato fra 120 e 240 millesimi di secondo, e nel campione più grande, trentanove arcieri d'élite misurati prima di una tappa di Coppa del Mondo, la media era di 163 millesimi, con una dispersione del 10,4 per cento su tutto il gruppo. È uno dei pochi punti di questo articolo su cui il registro dà un'affermazione corroborata: fra lo scatto del clicker e la partenza della freccia passano fra un decimo e mezzo e due decimi di secondo. Di quell'intervallo e di che cosa lo riempie parlo nell'articolo sul clicker.

Dopo il rilascio

L'ultima fase, dal rilascio alla fine del follow-through, nei sedici arcieri malesi durava 2,69 secondi in media. È l'unica la cui durata fosse legata al punteggio della singola freccia, con una correlazione negativa debole, r = -0,111 su 576 frecce, e gli otto arcieri migliori la chiudevano più in fretta degli altri, 2,40 secondi di mediana contro 2,72. Un altro studio, su otto arcieri universitari coreani, aveva trovato però nei tiri migliori una spalla del braccio della corda che ruotava più lentamente durante il follow-through, per cui l'affermazione che un rilascio e un follow-through più rapidi si accompagnano a punteggi più alti resta contestata. I due studi, del resto, misurano cose diverse, e una fase finale più breve può voler dire un follow-through più pulito come un braccio dell'arco che si abbassa prima.

Il tempo e il punteggio della freccia

Arrivo alla parte che non mi aspettavo quando ho cominciato a leggere questi studi. Nei sedici arcieri malesi la correlazione fra il tempo totale del tiro e il punteggio della freccia era di -0,006, nessun legame, e lo stesso valeva per l'alzata (-0,004), per la trazione (0,031) e per la mira (0,016). Già nel 1990 un esperimento su sette arcieri d'élite a 70 e 90 metri non aveva trovato nessuna relazione fra tempo di mira, tempo di trazione e precisione, anche se lo scriveva in una riga e senza riportare i numeri.

Il quadro però non è pulito, e l'affermazione che il tempo che si impiega nelle fasi del tiro non predice il punteggio della freccia è contestata. Oltre alla fase dopo il rilascio c'è uno studio su quattro arciere d'élite turche, 108 frecce a 18 metri, in cui la trazione completa, dalla prima attivazione del trapezio allo scatto del clicker, durava 5,6 secondi nelle frecce da 8, 5,0 nelle 9 e 4,8 nelle 10, con una correlazione debole (r = -0,280), mentre il tempo passato a pieno allungo non cambiava. Sono effetti piccoli, uno dei due su un campione minimo, e stanno in fasi diverse da quella su cui si discute di più.

Quella fase è la mira, e la domanda se tenere la mira troppo a lungo peggiori il tiro è la più contestata del gruppo. L'unico esperimento con i numeri, una tesi di master su otto arcieri d'élite della squadra britannica, ha trovato che tenendo la mira il triplo del tempo abituale il punteggio medio a 70 metri scendeva da 8,60 a 7,75 punti per freccia; le condizioni però venivano sempre nello stesso ordine, e la fatica non si separava dalla durata. Dall'altra parte, gli otto arcieri malesi migliori miravano più a lungo dei meno bravi, 3,38 secondi di mediana contro 2,72, e completavano ogni freccia in 10,46 secondi contro 9,74. In otto arcieri francesi d'élite, infine, la durata della mira si legava al punteggio della freccia soltanto in due casi su otto, e in direzioni opposte, il che aiuta a capire perché le medie di gruppo si azzerino: mettono insieme arcieri che si comportano in modo contrario.

La costanza dei tempi

Se la durata dice poco, resta da guardare la costanza, cioè quanto il tempo di una fase cambia da una freccia all'altra dello stesso arciere. Gli indizi sono pochi e piccoli, ma vanno quasi tutti nella stessa direzione. Due arcieri universitari, con 18 frecce a testa a 70 metri e accelerometri sulle braccia, miravano 4,2 secondi nelle frecce basse, 3,0 nelle medie e 2,9 nelle alte, e fra le medie e le alte cambiava solo la dispersione, con una deviazione standard di 1,4 secondi contro 0,4; lo studio non fa nessun test statistico. Sette arcieri delle squadre nazionale e juniores tedesche, con un microfono che registrava lo scatto del clicker e il rilascio, avevano un intervallo medio fra 144 e 176 millesimi, e nessuno lo ripeteva uguale: anche negli arcieri d'élite il tempo fra lo scatto del clicker e il rilascio cambia da una freccia all'altra. In quel gruppo chi variava meno aveva la media più alta, e per questo è riportata anche l'affermazione che fra gli arcieri d'élite chi ha il tempo di rilascio più costante fa punteggi più alti, con il limite che su sette persone una relazione anche forte può nascere dal caso.

Lo studio sul Mondiale del 2007, il più citato su questo punto, è anche quello che lo complica. Il campione maschile aveva la mira più costante del suo avversario in sei incontri su sette; la campionessa, che mirava un secondo o poco più, l'aveva meno costante delle avversarie in tutti e sette. I due ori avevano in comune un'altra cosa: la mira era l'unica fase che il turno di gara non spostava, mentre l'attesa prima di alzare l'arco e la trazione si allungavano e si accorciavano da un incontro all'altro. L'affermazione che i campioni hanno tempi di mira più costanti dei loro avversari è riportata, e non va oltre perché il risultato a favore e quello contro vengono dallo stesso studio.

Cosa ne ricavo per il campo

Questi studi non consegnano un tempo di tiro da copiare. Dicono che un ciclo dura intorno ai dieci secondi, che la mira ne prende la parte più grande e che la durata della singola freccia ne predice poco il punteggio. Nessuno studio con numeri controllabili ha misurato che cosa succeda al punteggio quando un gruppo di arcieri cambia per qualche settimana il proprio ritmo, quindi le tre indicazioni che ne ricavo vanno lette per quello che sono.

La prima è misurare il proprio tiro prima di giudicarlo. Un telefono su un treppiede, di lato all'arciere, e qualche volée filmata in allenamento bastano a cronometrare le quattro fasi fotogramma per fotogramma: lo studio malese ha fatto proprio così, con una videocamera a 30 fotogrammi al secondo, a un metro e mezzo dall'arciere. Più della media conta quanto il tempo si allarga da una freccia all'altra e in quale fase: se la mira passa da due a sei secondi mentre l'alzata resta uguale, è lì che il tiro sta cambiando. Una guida pratica alle riprese sta nell'articolo sulla video analisi.

La seconda è non inseguire la durata di un altro arciere. I due campioni del mondo del 2007 miravano in modo opposto, e fra gli arcieri malesi i migliori miravano più a lungo dei meno bravi. Una mira lunga o corta, da sola, non è un difetto da correggere, e accorciarla o allungarla a comando significa cambiare il gesto senza sapere se ne valga la pena. Del tempo di mira e della finestra in cui ciascuno rilascia parlo più a fondo nell'articolo sul tempo di mira.

La terza riguarda la costanza, ed è quella su cui vado più cauto. Gli indizi dicono che conta più ripetere il proprio tempo che avere un tempo particolare, ma vengono da due arcieri, da sette arcieri e dai due campioni di un solo torneo, in cui la campionessa era la meno costante di tutte. Io la uso così: conosco il mio intervallo di mira, e quando una freccia ne esce di molto la tratto come un'informazione da guardare nel video più che come un errore da punire. Vale anche per l'attesa prima dell'alzata, la fase più lunga in gara, a cui di solito si dà una forma con una routine pre-tiro: il video mostra anche quanto quella si ripeta.