Di solito comincia così: a fine allenamento la spalla tira, il giorno dopo un po' meno, e alla seduta successiva il fastidio torna appena si apre l'arco. Prima ancora di chiedersi che cosa sia, viene da chiedersi se capita anche agli altri. A questa seconda domanda gli studi sugli arcieri rispondono abbastanza bene, perché il dolore alla spalla è stato contato in diversi campioni e in paesi diversi; alla prima, cioè che cosa abbia la tua spalla, non possono rispondere, e lo ripeterò più di una volta.

Qui metto in fila quello che è stato misurato: quanti arcieri hanno male, quanto forte e per quanto tempo, da che lato e in quale momento del tiro, e che cosa si trova, o non si trova, quando si confronta chi ha male con chi non ne ha. Quasi tutti i dati vengono da indagini fatte in un momento solo, e per un dolore che non passa il riferimento resta il medico o il fisioterapista, non un articolo.

Quanti arcieri hanno male alla spalla

Il dato più stabile riguarda la sede. Sei campioni indipendenti, raccolti in Giappone, in Florida, due volte in Germania, in Corea e agli Europei giovanili, mettono la spalla al primo posto fra le zone in cui l'arciere si fa male per sovraccarico, spesso dal lato della corda e nella fase di trazione. È l'unica affermazione di questo articolo che nel registro risulta corroborata: le quote vanno dal 51% dei praticanti di kyudo al 70,3% degli arcieri infortunati della Florida, e la direzione regge anche togliendo il kyudo dal conto. Fra sessantadue arcieri del ricurvo di livello nazionale ed europeo, per esempio, la spalla valeva il 52,9% degli infortuni da sovraccarico, e nel 64,7% dei casi era quella della corda.

Sapere che la spalla viene prima non dice ancora quanti arcieri abbiano male. I campioni che lo hanno misurato direttamente sono tre, e concordano nel dire che fra gli agonisti il dolore alla spalla è frequente. Fra centocinquantasei agonisti indiani, intervistati e visitati durante un torneo interuniversitario, il 54,4% aveva male alla spalla il giorno dell'indagine e l'82,7% lo aveva avuto almeno una volta. Fra cinquantotto agonisti coreani del ricurvo, dalle scuole medie alle squadre aziendali, il 69% riferiva dolore alla spalla, mentre fra settantacinque agonisti tedeschi adulti, con un'età media di 47 anni, il 43% riferiva disturbi alla spalla nel passato. Un quarto campione, quello degli Europei giovanili, porta un numero vicino: su duecento arcieri fra i 13 e i 20 anni la spalla faceva male al 49,1%.

FIG · 01 Il dolore alla spalla negli arcieri agonisti Quota di arcieri, campione per campione · ogni studio ha fatto una domanda diversa 0% 25% 50% 75% 100% India 2017 · 156 agonisti dolore il giorno dell'indagine 54,4% India 2017 · 156 agonisti dolore almeno una volta 82,7% Corea 2021 · 58 agonisti dolore alla spalla riferito 69% Germania 2021 · 75 agonisti adulti disturbi alla spalla nel passato 43% Europei giovanili 2024 · 200 arcieri, 13-20 anni dolore alla spalla 49,1%
Fig. 01 Ogni barra è un campione di arcieri agonisti con la domanda che gli è stata fatta: il dolore del giorno dell'indagine, quello avuto almeno una volta, i disturbi del passato, il dolore riferito. Le quote non si confrontano alla lettera. Dati dalle schede del registro.

Messi uno accanto all'altro, i numeri dicono la stessa cosa: fra gli agonisti avere male alla spalla in qualche momento è frequente, non un'eccezione. Alla domanda se capiti a tutti, quindi, i dati rispondono che non capita a tutti, ma a una quota fra il 43 e il 69% degli agonisti, a seconda del campione e della domanda, e, nel campione che lo ha chiesto, a più di quattro su cinque almeno una volta.

Quanto fa male, e quanto spesso torna

La stessa affermazione del registro aggiunge due cose: il dolore è per lo più lieve, e torna. Sulla gravità il campione più dettagliato è quello coreano, che oltre al questionario ha usato scale cliniche, un dinamometro e l'ecografia. Dei cinquantotto arcieri, il 31,0% non aveva dolore, il 51,7% lo aveva lieve, il 13,8% moderato e il 3,5% grave. Fra chi si era fatto male, l'86,7% era tornato ad allenarsi entro una settimana e il 91,5% diceva che il dolore non aveva inciso sui risultati.

Lieve, però, non vuol dire trascurato. Nello stesso campione tre arcieri su quattro, il 75,9%, avevano fatto un trattamento non chirurgico nell'ultimo anno, e il 5,2% era stato operato. Fra gli indiani con dolore, quattro su cinque lo sentivano solo tirando e lo vedevano sparire fra una seduta e l'altra, ma il 20% se lo portava dietro ed era limitato nel tiro, e quattro su dieci pensavano che il dolore costasse loro punti, una quota molto più alta dell'8,5% dei coreani. Sul ritorno del dolore i due campioni che l'hanno misurato vanno nella stessa direzione: era un dolore ricorrente per il 64,74% degli indiani e per il 56,1% dei coreani.

Il campione coreano mostra anche dove la quota sale. Nella squadra universitaria nove arcieri su dieci riferivano un infortunio alla spalla, e lì stava anche uno dei due casi gravi: su dieci arcieri uno senza dolore, sette con dolore lieve, uno con dolore moderato e uno con dolore grave. Dieci persone sono troppo poche per pesare la differenza con le altre fasce d'età, e lo studio non registra le frecce tirate da ciascuno, per cui non dice se la quota salga con il carico.

FIG · 02 Il dolore è per lo più lieve Gravità del dolore alla spalla · 58 arcieri agonisti coreani del ricurvo tutti i 58 arcieri squadra universitaria, 10 arcieri 0% 25% 50% 75% Nessun dolore 31,0% 10% Lieve 51,7% 70% Moderato 13,8% 10% Grave 3,5% 10%
Fig. 02 Gravità del dolore alla spalla in cinquantotto arcieri agonisti coreani, in oro, e nella sola squadra universitaria, in grigio. Sul totale prevale il dolore lieve; nella squadra universitaria quasi nessuno è senza dolore. Con dieci arcieri ogni barra grigia corrisponde a una sola persona, tranne quella del dolore lieve. Dati dalla scheda del registro.

Nel registro questa affermazione è riportata, e il motivo sta nel modo in cui i dati sono stati raccolti: indagini trasversali e questionari in cui gli arcieri ricordano. Sulla frequenza tre campioni indipendenti vanno d'accordo, mentre su gravità e recidive i campioni sono due, e nessuno ha seguito gli stessi arcieri lungo una stagione contando ogni episodio.

Quando il dolore dura mesi

Accanto al dolore lieve che rientra in pochi giorni c'è un secondo quadro, e viene dai più giovani. Agli Europei giovanili duecento arcieri fra i 13 e i 20 anni, di trentaquattro nazioni, hanno risposto a un questionario somministrato da fisioterapisti: il 50,5% riferiva un dolore legato all'allenamento che durava da più di tre mesi, con una durata media di 3,9 mesi e un'intensità media di 5,94 su dieci. È il dato su cui poggia l'affermazione che metà dei giovani arcieri d'élite tira con un dolore che dura da mesi, riportata perché lo studio è uno solo, anche se è l'unico che abbia fatto questa domanda a questi arcieri.

Il dolore di cui parlano non riguarda solo la spalla, anche se la spalla è la sede più frequente, e in quasi un arciere su tre fra quelli con dolore sta in più punti insieme. Colpisce quanto entri nel tiro: solo il 32% diceva di eseguire la sequenza di tiro senza alcun fastidio, il 45% faticava a eseguire la tecnica proprio a causa del dolore, il 31,8% aveva sospeso l'allenamento per un infortunio e il 52,3% era passato dalla fisioterapia. Fra il 30 e il 31% usava farmaci per riuscire ad allenarsi, e metà di loro riferiva effetti negativi. È una fotografia dei migliori giovani d'Europa, e non dice se quel dolore poi passi, resti o li porti a smettere.

Messi insieme, i due quadri spiegano perché la domanda «è normale?» non ha una risposta unica. Nel campione coreano il dolore tipico era lieve e rientrava entro una settimana; nei giovani europei metà del campione conviveva da più di tre mesi con un dolore di media intensità, e quasi metà diceva che il dolore rendeva difficile eseguire la tecnica. Nessuno studio, però, ha indicato una soglia che separi un quadro dall'altro.

Quale spalla e in quale momento del tiro

Due campioni dicono anche da che parte fa male e quando. Fra i coreani con dolore, l'80,5% lo aveva sul braccio della corda e il 12,2% su quello dell'arco, e il dolore compariva durante la trazione nel 48,8% dei casi, a piena trazione nel 36,6% e al rilascio nel 14,6%. Fra gli ottantacinque indiani con dolore la spalla della corda era la più colpita, con il 41,2% contro il 36% di quella dell'arco e il 22% di entrambe, e anche qui il gesto che faceva male più spesso era la trazione, nel 45,9% dei casi. Alla visita, i segni clinici di quegli arcieri indicavano un sovraccarico del sovraspinato, del capo lungo del bicipite e del sottoscapolare.

Che cosa si trova in chi ha male

Quando la spalla fa male, la domanda successiva è se manchi qualcosa: forza, mobilità, controllo della scapola. Su questo gli studi sono pochi, quasi sempre uno per domanda, e alcuni escono in sedi con criteri editoriali dubbi, per cui li riporto ciascuno con il peso che ha.

La forza, per cominciare, non sembra mancare. Lo studio coreano ha misurato con un miometro la forza in abduzione del braccio della corda, e i quaranta arcieri con dolore avevano la stessa forza dei diciotto senza dolore: 14,56 contro 14,20, anzi un poco di più. Il dolore si vedeva invece nelle scale di funzione della spalla, con 82,97 contro 99,71 su una e 83,81 contro 85,25 sull'altra. Lo stato è riportato perché il confronto è uno solo, trasversale, e misura un solo movimento; gli autori stessi notano che servirebbe misurare anche gli altri muscoli che il tiro usa.

La mobilità, al contrario, sembra calare, ma la misura è fragile. L'unico studio che abbia misurato la mobilità di arcieri con la spalla dolente riguarda quindici arcieri di un club indonesiano, con un dolore medio di 6,4 su dieci, misurati con il goniometro prima e dopo una seduta di massaggio e stretching. Prima della seduta avevano 154 gradi di flessione, 149 di abduzione, 52 di estensione, 56 di rotazione interna e 71 di rotazione esterna; dopo, con gli stessi esaminatori, 177 di flessione e di abduzione, 70 di estensione, 83 di rotazione interna e 86 di esterna. Se si prende come riferimento la spalla dopo il trattamento, quella dolente perdeva in tutte le direzioni, fra 24 e 29 gradi in flessione, abduzione e rotazione interna. Il dato va preso con molta cautela: quindici persone, nessun gruppo di controllo, una sede con criteri editoriali dubbi e almeno un dato incoerente nelle tabelle. Il confronto con arcieri senza dolore misurati in altri studi non aiuta, perché esaminatori turchi trovano in spalle sane una flessione di 157 gradi, venti meno di quella misurata in Indonesia dopo il trattamento.

Il controllo della scapola è stato osservato in cento arcieri indiani del ricurvo fra i 15 e i 25 anni, metà di livello distrettuale, statale o nazionale e metà principianti. Al test di discinesia scapolare, che è un giudizio a occhio del movimento, la scapola del braccio della corda si muoveva in modo normale nel 30% dei più esperti contro il 58% dei principianti, e quella del braccio dell'arco nel 40% contro il 54%. Ne viene l'affermazione che gli arcieri più esperti hanno una discinesia della scapola più spesso dei principianti, riportata e pubblicata in una rivista con criteri editoriali dubbi. A chi ha male alla spalla il dato dice poco, perché lo studio non ha misurato il dolore e non sa se quel movimento sia un rischio o un adattamento agli anni di tiro; livello e anni di pratica, del resto, vanno insieme, 4,3 anni contro 1,9, e non si possono separare.

Restano le immagini. Nel campione coreano l'ecografia trovava una tendinosi del capo lungo del bicipite nel 22,4% degli arcieri e una borsite subacromiale nel 10,3%. In uno studio turco su dodici arcieri d'élite, confrontati con quarantanove sedentari, l'ecografia delle entesi, i punti in cui i tendini si inseriscono sull'osso, dava all'arto superiore un punteggio di infiammazione con mediana 3 contro 0 e uno di danno di 1 contro 0, con un sovraspinato più spesso e con più erosioni, mentre all'arto inferiore gli arcieri erano come i sedentari. È l'affermazione che nelle entesi del braccio dell'arciere d'élite l'ecografia trova più alterazioni che nei sedentari, riportata e appoggiata a un preprint non revisionato. Gli stessi autori notano che molti atleti con alterazioni marcate non hanno sintomi: un'immagine diversa da quella di un sedentario non è una diagnosi, e lo studio non dice se quei segni siano l'inizio di un problema o la traccia normale di un braccio che lavora.

Che cosa è stato provato contro il dolore

Gli studi che hanno provato a ridurre il dolore alla spalla in arcieri che già ne soffrivano sono pochi. Il più solido è uno studio coreano randomizzato su trentuno arcieri del ricurvo d'élite con dolore alla spalla, sedici dei quali hanno lavorato sul trapezio inferiore tre volte a settimana per otto settimane. Nel gruppo che si allenava il dolore è sceso da 4,56 a 2,88 su dieci, in quello di controllo è salito da 3,20 a 3,67, e anche l'instabilità percepita della spalla è diminuita. Il dato va nella direzione giusta, ma riguarda arcieri che avevano già male, cioè un trattamento del dolore, e il registro non usa i trattamenti come evidenza: per questo l'affermazione che rinforzare il trapezio inferiore riduce il dolore alla spalla dell'arciere risulta non studiata. Lo studio, del resto, è uno, il campione è di trentuno persone, la rivista è regionale e gli esercizi non erano valutati in cieco.

Sul massaggio ci sono tre lavori indonesiani del 2025, con un autore in comune, e in tutti il dolore cala dopo il trattamento: da 5,5 a 2,4 su dieci in ventiquattro arcieri dopo massaggio e stretching, da 6,4 a 3,2 in quindici dopo una sola seduta. Nessuno dei tre ha un gruppo non trattato o trattato in modo finto, e con dolori che in parte rientrano da soli il calo misurato somma il massaggio, il tempo che passa e l'attesa di stare meglio. Sono anche questi trattamenti del dolore, e per la stessa ragione il registro non ne ricava un'affermazione. Sulla prevenzione, invece, il vuoto è completo. Nessuno studio su arcieri ha contato gli infortuni dopo un programma di rinforzo, e l'idea che il rinforzo della cuffia dei rotatori prevenga gli infortuni alla spalla resta non studiata: l'ultima revisione sistematica sugli esercizi per arcieri nota che nessuno dei quindici studi che ha raccolto riporta quanti infortuni ci siano stati, e chiede prove controllate che li contino.

Dove si fermano gli studi

Tutto quello che c'è sopra viene da fotografie. Gli studi sulla frequenza sono trasversali, si basano su quello che gli arcieri ricordano e definiscono il dolore in modi diversi; i confronti fra chi ha male e chi no sono quasi sempre uno per domanda, e le prove sugli interventi contano qualche decina di arcieri. Manca soprattutto uno studio che segua gli stessi arcieri lungo una stagione, registrando ogni episodio di dolore, le sedute perse e le frecce tirate. Senza, non si sa quanti dei dolori lievi diventino dolori che durano, né che cosa li distingua all'inizio, né quanto conti il volume di frecce rispetto alla tecnica o al libbraggio.

C'è poi un limite che riguarda la domanda stessa. Gli studi dicono quanti arcieri hanno male e che cosa hanno in media, non che cosa abbia una spalla in particolare. Il dolore alla spalla di un arciere può avere cause diverse, e distinguerle è il lavoro di una visita, non di una statistica.

Che cosa ne ricavo per la linea di tiro

Da arciere, la prima cosa che ne ricavo è che un fastidio alla spalla non è un'eccezione: nei campioni misurati lo riferisce fra il 43 e il 69% degli agonisti, e nel campione coreano, il più dettagliato sulla gravità, nella maggior parte dei casi era lieve e rientrava entro una settimana. Lo stesso campione, però, mostra anche l'altra faccia, perché tre arcieri su quattro avevano fatto un trattamento nell'ultimo anno e il dolore tornava in più della metà dei casi. Frequente e lieve, quindi, non vuol dire da ignorare.

La seconda riguarda il quadro dei giovani europei, quello del dolore che dura mesi, ha un'intensità media vicina a sei su dieci e, per quasi metà di quei ragazzi, rende difficile eseguire la tecnica. Gli studi non danno un criterio per capire da soli quando si passa da un quadro all'altro, e non dicono che cosa fare: per un dolore che non rientra in qualche giorno, che torna a ogni seduta o che costringe a cambiare il gesto, il riferimento resta il medico o il fisioterapista. Alla visita si può portare quello che gli studi hanno usato per descrivere il dolore degli arcieri, cioè quale braccio, in quale fase del tiro, da quanto tempo e con quale intensità.

L'ultima riguarda il carico. Nessuno di questi studi ha misurato il rapporto fra volume e dolore freccia per freccia, e fra i giovani europei quasi uno su due faticava a portare a termine le sedute abituali; il carico, però, è la parte del quadro su cui arciere e allenatore decidono ogni settimana: quante frecce, con quale libbraggio, con quali pause. Di come si distribuisce e di che cosa dicono gli studi sulla prevenzione parlo nell'articolo sugli infortuni nel tiro con l'arco.