Scheda studio

Movimento delle dita al rilascio: Horsak 2009

A Kinematic Analysis of Finger Motion in Archery

B. Horsak, M. Heller, A. Baca2009

Citazione

Horsak, B., Heller, M., & Baca, A. (2009). A Kinematic Analysis of Finger Motion in Archery. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/3413

Cita lo studio
APA

Horsak, B., Heller, M., & Baca, A. (2009). A Kinematic Analysis of Finger Motion in Archery. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/3413

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Scheda tecnica

Disegno
Caso singolo
Popolazione
Arcieri
Livello
Livello nazionale
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
1
Tipo
Atti di convegno
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
ISBS - Conference Proceedings Archive

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Otto telecamere a infrarossi hanno ripreso le dita di un arciere ricurvo della squadra B austriaca, 49 anni, con un record indoor di 1131 punti su 1200, mentre rilasciava la corda. Dei 90 tiri a 18 metri, 56 sono risultati utilizzabili. La domanda era se la velocità con cui si apre il medio distingua le frecce migliori dalle peggiori, e la risposta è no: la velocità angolare massima e minima dell'articolazione interfalangea prossimale del medio non separa le frecce nella zona più interna da quelle da 8 punti o meno (p = 0,870 e p = 0,221), e nemmeno le correlazioni calcolate in aggiunta risultano significative.

Il quadro delle escursioni articolari è più solido. Il dito che si muove di più è l'indice, con 81 gradi complessivi (deviazione standard 5), seguito dal medio con 58 e dall'anulare con 48. Le nocche, cioè le articolazioni metacarpo-falangee, restano quasi ferme, fra 6 e 9 gradi, e il movimento sta tutto nelle due articolazioni più esterne: per indice e anulare la parte maggiore spetta a quella distale (il 52% e il 57% dell'escursione del dito), per il medio a quella prossimale (il 55%).

C'è infine un'osservazione a occhio. Prendendo tre frecce a caso per gruppo e allineando le curve sul minimo dell'articolazione prossimale del medio, la forma prima e dopo quel minimo è quasi la stessa nelle frecce buone e varia visibilmente in quelle scarse. Da qui gli autori suppongono che quello che conta sia la ripetibilità, e la collegano all'idea che il programma motorio del rilascio sia già avviato prima della caduta del clicker. Nella tabella la media della velocità massima nelle frecce scarse è stampata come 687 gradi al secondo, mentre il minimo e il massimo dello stesso gruppo sono 5675 e 7895: manca una cifra, e il confronto va letto sul valore delle frecce buone, 6923.

Come è stato misurato

L'arciere ha tirato in tre sedute da 30 frecce, dieci volée da tre, nel laboratorio di biomeccanica dell'Università di Vienna, a 18 metri su una visuale indoor da 40 centimetri a tre bersagli verticali. Il sistema è un Vicon con otto telecamere a infrarossi, sei da 1,3 e due da 4 megapixel, con acquisizione a 500 hertz. L'accuratezza è stata controllata inseguendo due marcatori montati su un corpo rigido, con differenze di lunghezza sotto i 0,2 millimetri. I dati sono stati interpolati e derivati con una approssimazione spline a 2000 hertz. I marcatori, semicircolari da 9 millimetri, sono stati messi sui punti ossei della mano destra secondo il modello Vicon della mano, che calcola flessione, estensione, abduzione e adduzione di tutte le dita; l'analisi riguarda indice, medio e anulare, cioè le tre dita della presa più usata in gara.

Dei 90 tiri ne sono rimasti 56, perché negli altri qualche marcatore era nascosto alle telecamere. I tiri sono stati divisi in due gruppi seguendo un criterio già usato in letteratura: frecce molto buone, quelle nella zona più interna, e frecce scarse, da 8 punti o meno, mentre i 9 e i 10 sono stati esclusi. Il confronto è un test di Mann-Whitney. Le due variabili sono la velocità angolare massima e minima dell'articolazione prossimale del medio durante il rilascio; a parte sono state calcolate le escursioni di ogni articolazione, la somma per ciascun dito e la quota di ogni articolazione su quella somma. Gli stessi 90 tiri, e gli stessi 56 analizzati, tornano due anni dopo in un articolo di Horsak e Heller su rivista, che vi aggiunge la deviazione laterale della corda.

Il metodo, spiegato: Il video ad alta velocità negli studi sul tiro, Motion capture e analisi video della cinematica

Limiti

Un arciere solo, quindi niente si può dire sulle differenze fra arcieri, e nemmeno su quanto questa mano somigli a un'altra. Il numero di frecce in ciascuno dei due gruppi non è indicato, e senza quello un p di 0,87 non si può pesare: non si sa se il confronto fosse fra venti frecce e venti o fra sei e otto. Un terzo dei tiri è andato perso perché un marcatore era coperto, e l'articolo non dice se le perdite fossero distribuite allo stesso modo fra frecce buone e scarse.

Escludere i 9 e i 10 mette a confronto gli estremi, cosa che allarga qualunque differenza: non averne trovata nessuna, in quelle condizioni, è un risultato che vale, ma resta un risultato su una persona. L'esito è il punteggio della singola freccia, che dipende anche dalla mira e dalla messa a punto dell'attrezzo, e gli autori stessi ammettono che l'assenza di differenze può venire dalla scarsa accuratezza delle derivate con cui si ricava la velocità angolare. La cinematica delle dita viene da marcatori sulla pelle di articolazioni piccole che stringono una corda in tensione, che è la condizione più difficile per un modello di questo tipo, e l'articolo non riporta un errore specifico per le dita. L'osservazione sulla variabilità, infine, poggia su tre frecce per gruppo scelte come esempio e non è quantificata in nessun modo: è il motivo per cui gli stessi autori la ripresero due anni dopo con un'analisi quantificata. Il testo è un atto di convegno.

Cosa vuol dire per chi tira

La misura più utile è quella delle escursioni. Il rilascio è un movimento delle due articolazioni esterne delle dita, mentre le nocche restano quasi immobili: la corda esce dalle falangi che si srotolano, non da una mano che si apre. Chi insegna il rilascio parlando di dita che si rilassano sta descrivendo bene quello che si vede qui, ed è utile sapere che l'indice si muove più del doppio dell'anulare.

Sul resto lo studio non sostiene niente. In questo arciere la velocità con cui si apre il medio non distingueva le frecce al centro da quelle fuori, e la differenza che si vedeva, guardando le curve, era nella somiglianza di un tiro all'altro: un'osservazione fatta su tre frecce per gruppo, non una misura. Quello che resta, quindi, è che la velocità del dito non è un parametro su cui lavorare, almeno su questa base.

Per chi si riprende in video c'è un dato di realtà: queste cose non si vedono con una telecamera normale. Il movimento delle dita dura qualche decina di millesimi di secondo, qui sono servite otto telecamere a infrarossi a 500 fotogrammi al secondo in laboratorio, e anche così un terzo dei tiri è andato perso perché un marcatore era coperto dalla mano.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: A Kinematic Analysis of Finger Motion in Archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/horsak-2009-kinematic-finger

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