«Nella seconda metà della qualifica perdo punti: è la stanchezza?» La domanda arriva quasi sempre dopo una gara lunga, quando le ultime volée sono pesate più delle prime e il referto sembra confermarlo. Al campo la risposta è data per scontata: le ultime volée sono le peggiori, e la resistenza si allena proprio per tenere il punteggio fino alla fine. Dentro questa idea ci sono però due affermazioni diverse. La prima riguarda il corpo, cioè se una gara stanchi l'arciere; la seconda riguarda il bersaglio, cioè se la stanchezza si veda nei punti.

Gli studi le hanno misurate quasi sempre separatamente, e le due risposte non coincidono. Che nel corso di una gara la stanchezza cresca lo dicono gli arcieri stessi, negli studi che gliel'hanno chiesto. Che il punteggio della seconda metà scenda, invece, gli studi che l'hanno letto non lo trovano: la seconda metà vale in media quanto la prima. Sono studi piccoli, quasi tutti su gare simulate, e per questo il quadro è indicativo, non definitivo.

Quanto pesa una gara sul fisico

Le misure fisiologiche prese dentro una gara simulata dicono che per un arciere allenato il costo è basso, ma non nullo. In un arciere d'élite di sedici anni, su 72 frecce a 70 metri, il lattato nel sangue è rimasto fra 1,6 e 1,9 millimoli per litro, lo sforzo percepito è salito appena, da 1 a 3 sulla scala da 0 a 10, e la forza di presa non è calata. Nel principiante della stessa età, con nove mesi di pratica, il lattato è arrivato a 2,9, lo sforzo a 5, e la presa della mano dominante ha perso il 10,8%. Sono due persone, ma la differenza va nella direzione che ci si aspetta: lo stesso formato di gara pesa di più su chi tira da meno tempo.

Otto arcieri della nazionale brasiliana hanno poi tirato una gara simulata di 144 frecce, confrontata con un giorno di riposo. Chiesto a fine giornata, lo sforzo complessivo era lo stesso dei due giorni, la forza di presa non cambiava a nessuna distanza e il lattato, pur salendo, restava sotto le 3 millimoli. Lo stesso studio, però, trova che ogni serie di tiro, valutata subito dopo, veniva sentita più faticosa del momento corrispondente del giorno di riposo, che la glicemia scendeva dopo i 70 metri e che il cortisolo nella saliva saliva dopo ogni distanza, senza che si possa dire quanto per lo sforzo e quanto per la tensione di essere valutati. Per questo l'affermazione che tirare una gara intera pesa poco sul fisico dell'arciere allenato è contestata: la giornata nel suo insieme pesa poco, le singole serie si sentono.

La giornata di torneo, del resto, non è una gara simulata. A una tappa di Coppa del Mondo otto arcieri della nazionale turca hanno tirato il primo giorno 178 frecce in circa due ore di gara, camminando più di cinque chilometri fra la linea e il bersaglio; a un Grand Prix europeo, nel giorno più pieno, sei arcieri della stessa nazionale sono arrivati a 180 frecce e a 335 minuti fra l'inizio ufficiale e la fine della propria gara, attese comprese. Sono numeri grandi, ma nessuno li ha messi accanto a una giornata di allenamento degli stessi arcieri, per cui la domanda se una giornata di gara carichi più di una di allenamento è non studiata.

Il punteggio metà per metà

La domanda dell'arciere, però, non è quanto si stanca: è se la stanchezza costa punti. Per rispondere bisogna prendere il punteggio di una gara e dividerlo, metà per metà o volée per volée, e gli studi che l'hanno fatto sono cinque, con disegni molto diversi fra loro.

Il disegno più vicino a una gara reale viene dal Brasile. Dieci arcieri con esperienza agonistica hanno tirato due volte una gara indoor simulata secondo il formato di World Archery, sessanta frecce a 18 metri divise in due metà da trenta con dieci minuti di pausa in mezzo. Su tutte e venti le prove, le prime trenta frecce valevano in media 218,8 punti e le seconde 216,0. Lo studio era nato per un'altra domanda, l'effetto dei social prima di tirare, e i suoi test confrontano le due condizioni, non le due metà: lo scarto di meno di tre punti su trecento è una lettura delle medie, senza un test che lo metta alla prova.

Un gruppo turco ha usato lo stesso formato corto. Dodici arcieri universitari del ricurvo, con in media sei anni e mezzo di pratica, hanno tirato trenta frecce a 18 metri in dieci volée da tre, due volte, con e senza caffeina: qui il test sulle volée c'è, e il punteggio non cambia dalla prima all'ultima, in nessuna delle due condizioni. In Malesia, poi, un solo arciere universitario del ricurvo ha tirato settantadue frecce a 30 metri all'aperto, in due serie da sei volée come in una qualifica, con gli elettrodi sull'estensore delle dita del braccio dell'arco e sul sovraspinato. L'elettromiografia mostrava la fatica che si accumulava verso la fine, eppure la seconda serie ha chiuso a 318 punti contro i 307 della prima.

Gli altri due studi allargano il campione e cambiano popolazione. In quarantadue ragazzi di 9-12 anni, trenta frecce a 18 metri con quindici minuti di pausa dopo le prime quindici, la seconda parte non era più bassa della prima: 110,3 e poi 111,4 punti nei maschi, 117,3 e poi 124,7 nelle femmine, senza un test sul confronto e con una pausa che potrebbe bastare da sola a spiegare l'assenza di calo. L'unico dato da una gara disputata viene dal Campionato Arabo del 2023 a Riad: sulla tabella dei risultati dei 42 arcieri maschi, ventuno peggiorano dalla prima alla seconda serie da 70 metri, con cali da 1 a 18 punti sia fra i primi sia fra gli ultimi in classifica, diciotto migliorano, fino a 33 punti in più, e tre fanno gli stessi punti.

FIG · 01 La seconda metà contro la prima Punti medi per freccia in ciascuna metà, dai totali riportati dagli studi prima metà seconda metà Punti totali Gara indoor simulata, 18 m 10 arcieri · 30 + 30 frecce 218,8 → 216,0 Ragazzi di 9-12 anni, 18 m 31 maschi · 15 + 15 frecce 110,3 → 111,4 Ragazze di 9-12 anni, 18 m 11 femmine · 15 + 15 frecce 117,3 → 124,7 Un arciere universitario, 30 m 36 + 36 frecce 307 → 318 7,0 7,5 8,0 8,5 9,0 punti per freccia Campionato Arabo 2023 · 42 arcieri, due serie da 70 m 21 calano, da 1 a 18 punti 18 salgono, 3 uguali Lettura della tabella dei risultati, senza test statistico.
Fig. 01 In alto, ogni riga è un gruppo, e i due punti sono la media per freccia della prima e della seconda metà, ottenuta dividendo il totale riportato dallo studio per il numero di frecce di quella metà; i totali sono a destra. Le righe non si confrontano fra loro, perché distanze, visuali e livelli sono diversi: conta la distanza fra i due punti della stessa riga. Nella gara indoor i valori sono la media di venti prove, dieci arcieri per due condizioni; nei ragazzi c'era una pausa di quindici minuti fra le due metà. In basso, ogni quadrato è un arciere del Campionato Arabo, ordinato per esito e non per classifica. Dati ridisegnati dal testo e dalle tabelle degli studi.

Messi in fila, i cinque studi vanno nella stessa direzione, e per questo nel registro l'affermazione che nella seconda metà di una gara il punteggio non cala, anche se la stanchezza cresce è riportata. Non sale oltre perché i limiti sono tanti: i campioni vanno da un arciere a quarantadue, le gare sono quasi tutte simulate e corte, e quasi tutti i confronti fra le due metà, compreso quello sull'unica gara disputata, sono letture delle medie senza un test. Al Campionato Arabo, poi, fra la prima e la seconda serie cambiavano anche la luce e il vento, e la tabella non permette di separarli dalla stanchezza.

Lo scarto fra quello che si sente e quello che si segna

La parte più interessante di questi studi è quello che succede accanto al punteggio. Nella gara indoor brasiliana gli arcieri segnavano anche quanto si sentivano stanchi, su una scala da 0 a 10: 2,3 prima di tirare, 3,8 a metà e 5,8 alla fine. La stanchezza dichiarata più che raddoppiava, mentre le due metà restavano a meno di tre punti di distanza. Nello stesso studio la tensione, misurata con una scala dell'umore, restava bassa e ferma, fra 2,2 e 3,1 dall'inizio alla fine, e il registro tiene come riportato che la tensione che gli arcieri riferiscono non cresce nel corso di una gara. In quella gara, quindi, cresceva la stanchezza e non l'agitazione, e nessuna delle due si vedeva sul referto.

Lo stesso scarto torna in un esperimento sul caldo. Dieci arcieri ciprioti di prima divisione hanno tirato due gare simulate da settantadue frecce a 70 metri, con 36-37 gradi, una volta idratati e una volta dopo un giorno con pochi liquidi: in entrambe le condizioni la stanchezza dichiarata cresceva nel corso della gara, e da disidratati si sentivano più stanchi, ma il totale non cambiava, 550 punti contro 562. Lo studio dà il punteggio solo per intero, quindi non dice niente sulle due metà; dice però che arrivare disidratati a una gara al caldo non ha abbassato il punteggio, in un solo esperimento, che il registro tiene come riportato.

Una spiegazione possibile viene dagli studi che hanno provocato la fatica in laboratorio. Dodici arcieri italiani hanno fatto sessanta tenute da venti secondi a pieno allungo e poi hanno tirato dieci frecce a 12 metri: l'oscillazione laterale dell'arco in mira cresceva in tutti, dal 6 al 39%, in media del 20%, e il punteggio non cambiava in nessuno. Che la fatica muscolare aumenti l'oscillazione dell'arco in mira è riportato; quanto di quell'oscillazione arrivi al bersaglio, a distanze di gara, nessuno l'ha misurato. La fatica, insomma, si vede nel gesto prima che nei punti, e un arciere allenato sembra avere margine per assorbirla.

Dentro la serie e dentro il gruppo

Una media che non scende non vuol dire che nessuno cali, e due dati lo ricordano. Il primo viene dall'arciere malese: la seconda serie nel suo insieme era più alta della prima, ma dentro ciascuna serie le volée più basse cadevano verso la fine, 47 su 60 alla quinta volée della prima serie e 49 alla quarta della seconda, che si era aperta a 55 e ha chiuso a 51. Sono pochi punti, su un arciere solo e senza un test, e gli autori lo leggono come un possibile segno di fatica. Nello stesso studio l'arciere indicava la mira come la fase più difficile, e verso la fine delle serie più volte non riusciva a tenerla e doveva scaricare e ripetere il tiro.

Il secondo dato riguarda il livello. Al Campionato Arabo tre dei quattro arcieri della nazionale egiziana sono saliti nella seconda serie, da 307 a 321, da 314 a 320 e da 306 a 319, e il quarto è sceso di 2 punti; nella gara simulata a 70 metri il principiante perdeva forza di presa e l'arciere d'élite no. Tre studi su arcieri vanno nella direzione per cui gli arcieri di livello più alto resistono meglio alla fatica del tiro, che è riportata, ma nessuno ha mostrato che la fatica costi più punti ai meno forti. Il calo che il campo si aspetta, se c'è, andrebbe cercato lì, in chi tira da meno tempo, e nessuno studio l'ha cercato con un campione adatto.

In allenamento la domanda cambia

Chi si fa la domanda in allenamento, dopo cento o duecento frecce, sta guardando un'altra situazione. Lì l'unico calo misurato lungo una sequenza di frecce viene da sedici adulti che non avevano mai tirato: nelle ottanta frecce, lette in tre blocchi, il punteggio scendeva in media dell'8% da un blocco al successivo, prima e di più con la presa più faticosa. Per molti era la prima sessione della vita, e la stanchezza si mescola con l'apprendimento; per questo il registro tiene come trasferito che il punteggio cali man mano che la sessione va avanti, perché sugli arcieri allenati una misura del genere non c'è.

Sulla fine della seduta c'è anche la voce degli arcieri. Fra 59 universitari che praticano kyudo, il 58% dice che a fine allenamento potrebbe ancora tirare, ma non con una buona forma, e il registro lo tiene come riportato: alla fine di una seduta l'arciere può ancora tirare, ma non con una buona forma. È un'impressione raccolta con un questionario, non una misura della forma. Di fatica in allenamento, di cento frecce e di spalla parla l'articolo sulla fatica nel tiro con l'arco.

Dove si ferma la ricerca

Le misure che ci sono coprono una mezza giornata al massimo. La gara più lunga letta metà per metà è una qualifica a 70 metri; nessuno ha seguito una giornata intera con la qualifica al mattino e gli scontri diretti nel pomeriggio, né il secondo giorno di un torneo. L'unico dato su molte ore di gara viene dal tiro a volo, dove sette tiratori d'élite di double trap non calavano in quattro serie da cinquanta piattelli, le ultime due fra quattro e cinque ore dopo una dose di caffeina presa prima di cominciare; ma lì non c'è un arco da tendere a ogni colpo, e il registro lo tiene come contesto.

Anche dentro la mezza giornata restano fuori due domande che il campo si fa spesso: quanto di un calo, quando c'è, dipenda dalle condizioni che cambiano fra mattina e pomeriggio più che dalla stanchezza, e se allenare la resistenza cambi l'andamento del punteggio dentro la gara. Nessuno le ha messe alla prova, per cui l'idea del campo non è esclusa: nei pochi dati disponibili il calo semplicemente non compare.

Che cosa ne ricavo sulla linea di tiro

Da questi studi non ricavo una regola, ma un modo di guardare i propri numeri. La prima cosa è che la sensazione di stanchezza, da sola, non dice che il punteggio stia scendendo: negli studi che l'hanno chiesta la stanchezza dichiarata cresceva, e il punteggio no. Per questo, prima di attribuire alla stanchezza una seconda metà più bassa, guarderei i referti di più gare, non di una sola. Al Campionato Arabo metà degli arcieri calava e l'altra metà no, con cali fino a 18 punti e salite fino a 33: una singola gara con la seconda metà più bassa sta dentro quello che succede a chiunque. Per capire se lo scarto fra due metà è più grande della variazione normale si può usare lo strumento che confronta due round, mettendo le due metà al posto dei due round.

La seconda riguarda il punto in cui il calo compare, quando si ripete. Una seconda metà sempre più bassa è una cosa, le ultime volée di ogni serie più basse delle prime sono un'altra, ed è il disegno che si vedeva nell'arciere malese. Nel primo caso, all'aperto, conviene chiedersi che cosa cambia fra le due metà oltre alla stanchezza, cioè luce, vento e temperatura; nel secondo ha più senso guardare la mira, che è la fase in cui gli arcieri dicono di sentire la fatica e quella in cui l'oscillazione dell'arco cresce.

La terza riguarda chi tira da poco. I pochi dati che confrontano i livelli dicono che lo stesso formato di gara pesa di più sul principiante, e per lui la domanda potrebbe avere un'altra risposta, che con i dati di oggi nessuno è in grado di dare. Sulle giornate lunghe, infine, i dati sul carico dicono quante frecce e quanti chilometri si fanno, e che cosa sappiamo su acqua e cibo nei giorni di gara sta nell'articolo su idratazione e alimentazione in gara. Il confronto fra il punteggio di gara e quello di allenamento, che è un'altra delle domande che ci si fa dopo una gara andata male, ha una pagina a parte: in gara si tira peggio che in allenamento?