Il punteggio dice cosa è successo. Quasi mai perché.

Per anni ho cercato quel perché da solo, affidandomi alle sensazioni. Non lo trovavo. Poi ho smesso di indovinare e ho cominciato a misurare.

Il talento spiega il primo punteggio. La scienza spiega il centesimo.

Quando un arciere mi racconta perché ha tirato male, mi descrive sempre le stesse cose: ero teso, c'era vento, non sentivo il tiro. Quasi mai cose misurabili. Eppure la differenza tra una sessione buona e una scarsa, alla fine, sta lì: nella durata del quiet eye, nell'attivazione del trapezio inferiore, nell'oscillazione del braccio dell'arco nei due secondi prima dello sgancio. Sono dettagli che a occhio non vedi. Con gli strumenti giusti diventano numeri. E i numeri, a differenza delle sensazioni, si allenano.

Credo in poche cose, ma ci credo davvero:

  • Le opinioni stanno bene al bar del poligono. Le decisioni di allenamento meritano dati.
  • Un arciere non è il suo punteggio: è come costruisce il gesto, come tiene quando arriva la stanchezza, come cambia il giorno della gara.
  • Quello che non riesci a osservare e misurare, difficilmente lo migliori.
  • La scienza, da sola, non fa tirare meglio nessuno: va tradotta, alleggerita, riportata sulla linea di tiro.
  • Non sono il sostituto del tuo tecnico. Lavoro accanto a lui, con strumenti diversi.
  • Si lavora meglio con poche persone, sul serio, che con tante di corsa.

In fondo il punto non è tirare di più. È capire cosa, esattamente, sta limitando il tuo tiro.

Matteo Campagna · MCPerformance