Scheda studio
Arcieri d'élite e regionali a confronto: Jacquot 2026
Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arc
Citazione
Jacquot, R. (2026). Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arc. https://doi.org/10.70675/36877a64zf057z45f7za613z0609cef0f638
DOI: 10.70675/36877a64zf057z45f7za613z0609cef0f638
Cita lo studio
Jacquot, R. (2026). Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arc. https://doi.org/10.70675/36877a64zf057z45f7za613z0609cef0f638
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livelli diversi
- Disciplina
- Arco olimpico
- Numero di soggetti
- 15
- Tipo
- Tesi
- Lingua
- Francese
- Revisione tra pari
- No
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
La tesi di dottorato raccoglie due studi fatti con lo stesso impianto di misura. Il secondo è l'articolo uscito su Frontiers in Sports and Active Living nel 2025, che confronta le frecce buone e quelle meno buone di otto arcieri di vertice. Il primo, inedito, è quello che questa scheda racconta: mette a confronto quegli otto arcieri con sette arcieri di livello regionale.
Il gruppo élite erano quattro donne e quattro uomini, 19,1 anni di media, tutti nei primi venti della classifica francese dell'arco olimpico a 70 metri nel 2024, con un punteggio massimo medio di 654,62 su 720 e circa 21 ore di allenamento a settimana. Il gruppo intermedio erano tre uomini e quattro donne del circuito regionale, 28,8 anni di media, con un massimo medio di 523,3 su 720 e circa 6 ore a settimana. Durante le misure gli élite hanno fatto in media 8,87 punti a freccia contro i 6,94 degli altri.
In mira gli élite usavano meno muscolo quasi dappertutto. Dal lato della corda erano meno attivi il flessore superficiale delle dita, il deltoide medio, il deltoide posteriore e il trapezio superiore, mentre il trapezio medio era più attivo e l'estensore delle dita non differiva. Dal lato dell'arco l'estensore delle dita negli élite era meno della metà che negli intermedi, il 10,3% contro il 22,7% della contrazione massimale, e il flessore non differiva. Tutti e cinque i muscoli del tronco misurati erano meno attivi negli élite. La stessa economia tornava dopo il rilascio, dove gli élite avevano attività più bassa nei muscoli dell'avambraccio, nel deltoide medio e in tutto il tronco, e più alta nei due trapezi del lato corda.
Il controllo posturale dà un risultato a due facce. In mira gli élite oscillavano su una superficie più piccola e con escursioni più corte, ma a velocità più alta su tutti gli assi. Nel follow-through, invece, tutte le misure del centro di pressione erano maggiori negli élite, superficie ed escursioni comprese. L'autore legge la prima cosa come micro-aggiustamenti rapidi dentro un'area ristretta e la seconda come assorbimento attivo dell'energia dopo lo scatto.
Sul resto: in mira gli élite avevano una abduzione di spalla più ampia (121,1 contro 116,8 gradi) e un gomito più flesso (64,4 contro 50,5), nel follow-through una spalla meno abdotta (91,5 contro 102,3) e il gomito ancora più flesso (56,5 contro 45,4). L'escursione del torace in mira era 3,4 unità negli élite contro 5,9 negli intermedi. La mira durava 2,62 secondi contro 3,36, mentre il tempo di reazione al clicker non distingueva i due gruppi.
L'ultimo confronto riguarda la regolarità, misurata come deviazione standard di ciascun arciere sulle sue frecce. Gli élite erano più costanti nel punteggio (0,91 contro 2,02), nell'obliquo esterno del lato corda in mira (1,09 contro 3,16) e nel follow-through (1,97 contro 4,20), nella superficie del centro di pressione (16,16 contro 34,38), nell'escursione antero-posteriore (2,52 contro 3,99) e nell'angolo di spalla (3,63 contro 11,21). Un parametro va nell'altro senso: la velocità massima del centro di pressione dopo il rilascio variava di più negli élite, 47,70 contro 33,84.
Come è stato misurato
Il protocollo è quello della seconda parte della tesi, con una differenza di volume: qui ogni arciere ha tirato quattro volée da nove frecce, cioè 36 in tutto, contro le otto volée dello studio sugli élite. Le misure sono state fatte su un campo all'aperto, con gli arcieri in una cabina a finestre aperte e i bersagli ufficiali da 122 centimetri a 70 metri. Dopo quindici minuti di riscaldamento abituale ciascuno ha tirato con il proprio arco e le proprie frecce, al ritmo consueto, con circa due minuti fra una volée e l'altra per andare a recuperarle.
L'elettromiografia di superficie senza fili campionava a 2.000 Hz quattordici muscoli: dal lato corda estensore delle dita, flessore superficiale delle dita, deltoide medio e posteriore, trapezio medio e superiore; dal lato arco flessore superficiale delle dita, estensore delle dita e deltoide medio; e cinque muscoli del tronco, trasverso dell'addome, multifido e obliquo esterno dai due lati. La pelle è stata rasata, abrasa e pulita fino a scendere sotto i 5 kΩ, gli elettrodi sono stati posizionati da un solo sperimentatore e ogni muscolo è stato riportato in percentuale della propria contrazione volontaria massimale, misurata prima della prima volée con un protocollo descritto posizione per posizione.
Una pedana di forza registrava il centro di pressione, da cui superficie, escursioni e velocità sui due assi più la velocità massima; due sensori inerziali, sull'avambraccio e sulla settima vertebra cervicale, davano abduzione di spalla e flessione di gomito del braccio che traziona; una fascia toracica misurava l'escursione del torace. Due telecamere a 240 fotogrammi al secondo servivano a delimitare le fasi e a misurare, con il software Kinovea, il tempo fra lo scatto del clicker e il rilascio. Qui la mira è definita dal momento in cui il braccio della corda è immobile fino al distacco della corda, e il follow-through come i 0,5 secondi successivi al rilascio.
La regolarità di ciascun arciere è stata quantificata come deviazione standard di ogni parametro su tutte le sue frecce; per confrontare i gruppi si è poi presa la mediana di queste deviazioni standard. I dati non seguivano la distribuzione normale al test di Shapiro-Wilk, quindi tutti i confronti usano il test U di Mann-Whitney, con soglia a p < 0,05: un test per le mediane dei parametri e un secondo per le deviazioni standard. Lo studio è stato approvato dal comitato etico CER STAPS e condotto secondo la dichiarazione di Helsinki.
Il metodo, spiegato: Che cosa misura, e che cosa non misura, un punteggio di gara, Come si misura la mira negli studi sul tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge
Limiti
Quindici arcieri in tutto, otto da una parte e sette dall'altra. L'autore mette la numerosità per prima fra i limiti, insieme al fatto che tutti gli élite sono allenati dallo stesso tecnico, cosa che può avere prodotto abitudini comuni, e che le condizioni sperimentali non riproducono la pressione di una gara né la fatica accumulata in una giornata di match.
I due gruppi non differiscono solo per livello. Gli élite hanno in media 19,1 anni e si allenano 21 ore a settimana, gli intermedi 28,8 anni e 6 ore; pesano in media 63,6 contro 78,4 chili. Quello che lo studio chiama differenza fra livelli porta quindi dentro anche età, corporatura e volume di allenamento, che qui non si possono separare.
Resta aperto un punto statistico. La tesi dice che per ogni variabile un primo test confronta le mediane dei due gruppi, ma non dichiara se l'unità di analisi sia l'arciere o la singola freccia. Quasi tutti i confronti sui parametri danno p < 0,001, un risultato difficile da ottenere con otto soggetti contro sette, mentre i confronti dove l'unità è certamente l'arciere, cioè quelli sulle deviazioni standard e sui punteggi, sono molti meno. Se le frecce sono trattate come osservazioni indipendenti, i valori di p sono più piccoli di quanto il numero di arcieri giustifichi. Non c'è nessuna correzione per la mole di confronti: ventisei parametri, due fasi, due tipi di test.
Nel testo i risultati e la discussione non sempre concordano. Per il trapezio medio del lato corda la sezione dei risultati dice che gli élite lo attivano di più, la discussione riporta 38,1% negli élite contro 41,8% negli intermedi, cioè il contrario; per il trapezio superiore le direzioni sono scambiate allo stesso modo; per il deltoide medio del lato arco i risultati dicono che è più attivo negli intermedi e la discussione riporta 56,1% negli élite contro 51,3%. In un passaggio sul braccio dell'arco la parola «al contrario» introduce due risultati che vanno nella stessa direzione. Questa scheda riporta i numeri della sezione dei risultati e segnala le discordanze dove ci sono.
Infine la portata. È un confronto trasversale in una sessione: dice in che cosa quindici arcieri differivano quel giorno, non che cambiare uno di quei parametri faccia salire il punteggio. Alcune conclusioni che l'autore mette in risalto, come la respirazione trattenuta o l'accorciamento del tempo di mira, sono sue proposte per l'allenamento, non cose provate qui, perché nessun intervento è stato messo alla prova. La tesi è un lavoro di dottorato discusso davanti a una commissione e non ha la revisione tra pari di una rivista, a differenza del secondo dei suoi due studi.
Cosa vuol dire per chi tira
La fotografia che esce è quella di un gesto più economico. A parità di compito, gli otto arcieri di vertice tenevano i muscoli meno accesi degli arcieri regionali quasi ovunque: avambraccio, deltoidi, tronco, sia in mira sia dopo il rilascio. Il caso più netto è la mano dell'arco, dove l'estensore delle dita negli élite stava al 10,3% della contrazione massimale contro il 22,7% degli altri, cioè una presa molto più morbida. Meno muscolo, però, non vuol dire meno lavoro: il trapezio medio del lato corda, che avvicina la scapola alla colonna, andava nella direzione opposta.
Due numeri smentiscono idee diffuse. Il tempo di reazione al clicker non distingueva i due gruppi, pur separandoli di oltre centotrenta punti su 720: in questo campione non è quel millisecondo a fare la differenza fra regionale ed élite, e l'autore stesso suggerisce che sia una competenza già acquisita a livello intermedio. E gli angoli: gli élite tiravano con la spalla più aperta e il gomito più flesso degli intermedi, l'opposto di quanto riportano altri studi su esperti e principianti, cosa che l'autore stesso invita a prendere con prudenza.
Sull'oscillazione il quadro è più sottile di «stare fermi». In mira gli élite stavano dentro un'area più piccola, ma il loro centro di pressione si muoveva più in fretta; dopo il rilascio oscillavano di più su tutte le misure. Chi guarda una pedana di forza, quindi, non trova un numero unico da far scendere: una stessa misura cambia segno a seconda della fase.
La parte sulla regolarità è quella che parla più direttamente a chi tira. Sulle stesse 36 frecce, la deviazione standard del punteggio era 0,91 negli élite e 2,02 negli intermedi, e la stessa costanza maggiore si ritrovava nell'area del centro di pressione, nell'escursione avanti-indietro e nell'angolo di spalla. Un dettaglio però complica la regola: la velocità massima del centro di pressione dopo il rilascio variava di più negli élite, non di meno. La costanza, in questo campione, non riguarda tutto allo stesso modo.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- CorroboratoAnche in gara ai massimi livelli la maggior parte delle frecce non è un dieci (a favore)
- ContestatoIn mira gli arcieri d'élite attivano i muscoli meno degli arcieri intermedi (a favore, contro, contesto)
- ContestatoDopo il rilascio gli arcieri d'élite si muovono più degli intermedi (a favore, contesto)
- RiportatoGli arcieri esperti ripetono il gesto con meno variabilità dei principianti (a favore)
- ContestatoNelle frecce migliori i flessori delle dita lavorano meno prima dello scatto del clicker (contro, contesto)
- ContestatoTenere attivi i muscoli della spalla nel follow-through si associa a frecce migliori (a favore, contesto)
- RiportatoNel follow-through la spalla dell'arciere ruota di una trentina di gradi (contesto)
- ContestatoAllineare il gomito che traziona alla linea di forza migliora il punteggio (contro, contesto)
- ContestatoNelle frecce migliori la mano dell'arco è più rilassata (a favore, contro)
- ContestatoTenere la mira troppo a lungo peggiora il tiro (a favore, contro)
- RiportatoDopo il rilascio il corpo si muove molto più che durante la mira (contesto)
- RiportatoLe ore di allenamento alla settimana non si accompagnano a punteggi più alti (contro)
- RiportatoMeno il corpo oscilla in mira, migliore è il tiro (a favore, contesto)
- RiportatoI parametri del movimento misurati durante il tiro spiegano solo una parte del punteggio della freccia (contesto)
- CorroboratoNegli studi su arcieri agonisti il punteggio medio per freccia sta intorno a sette punti, non a nove (contesto)
- RiportatoPiù la reazione al clicker è rapida, migliore è il tiro (contesto, a favore)
- RiportatoNegli arcieri più esperti il trasverso dell'addome conta di più nello stabilizzare il tronco (contesto)
- SmentitoGli arcieri d'élite condividono un'unica tecnica di tiro corretta (contro)
- ContestatoGli arcieri migliori hanno tempi di reazione un po' più brevi e soprattutto più costanti (contro)
- RiportatoGli arcieri esperti reggono la trazione con spalla e schiena più che con l'avambraccio (a favore)
- RiportatoGli arcieri di livello più alto si allenano più degli altri (a favore)
Articoli che lo usano
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- Il clicker: la scienza di uno scatto da un decimo di secondo
- Quali muscoli lavorano nel tiro con l'arco, e a che percentuale del loro massimo
- Quante frecce alla settimana: quello che la ricerca dice sul volume di allenamento
Filone di ricerca
- Dal totale sul referto alle coordinate della freccia
- Il rilascio passivo: cinquant'anni per smontare un'idea
- Stabilità dell'arco e tempi di mira: la ricerca dal 1971
- Variabilità e tecnica individuale: la ricerca dal 1971
- Che cosa predice il punteggio, e come si è provato a scegliere i talenti
- L'EMG del tiro dal 1971 a oggi
- La stabilità posturale degli arcieri dal 1990
- Pressione e torsione dell'impugnatura: dal 1971 a oggi
- Volume e carico di allenamento: dal 1966 a oggi
Popolazione e disciplina
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arc. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/jacquot-2026-analyse-multidimensionnelle
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author = {Campagna, Matteo},
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howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
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note = {consultato il 2026-10-16}
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