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Quanto tenere la mira: tempi del tiro e movimento dell'arco nella ricerca dal 1971

Si insegna che una mira tenuta troppo a lungo fa scadere il tiro. Dal 1971 la ricerca ha cronometrato la mira, prima nel kyudo e poi ai Mondiali, e con i sensori sull'arco ha seguito quanto si muove negli ultimi secondi prima del rilascio. Qui ci sono gli studi in ordine di tempo, fino al risultato del 2025 che spiega perché per trent'anni non sono andati d'accordo.

Studi nel registro
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Su arcieri
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Anni
1971-2026

La domanda

Fra le regole della mira ce n'è una che quasi ogni arciere sente presto: se la mira non è pronta entro pochi secondi si abbassa l'arco e si ricomincia, perché tenere oltre stanca il braccio e fa scadere il tiro. Nel registro l'affermazione che tenere la mira troppo a lungo peggiori il tiro è contestata dal 1994, e la domanda è stata rifatta a ogni decennio con strumenti diversi, dal cronometro agli accelerometri. Con gli stessi strumenti è cresciuta una seconda domanda, quanto si muove l'arco mentre si mira, e le due storie si leggono meglio insieme.

Seguo gli studi in ordine di tempo. Le indicazioni pratiche stanno nell'articolo sul tempo di mira; in questa pagina racconto che cosa è stato misurato, su chi, e quanto pesano i risultati.

1971-1994: i primi cronometri

Il primo dato va nella direzione opposta alla regola. Nel 1971 un gruppo giapponese registrò l'elettromiografia di tre praticanti di kyudo e misurò anche la tenuta in mira, il kai: circa cinque secondi nell'esperto, circa due nel principiante. Erano tre persone e non c'era statistica, ma chi tirava meglio restava in mira più a lungo.

Nel 1990 la misura passò agli arcieri d'élite del tiro alla targa, e con loro arrivò il primo segno che un legame semplice non c'è. In quattro arcieri d'élite australiani, seguiti in due sessioni su 240 frecce a 30 metri, il tempo di mira cresceva con le frecce peggiori in due prestazioni e calava in tre. Lo stesso anno uno studio su sette arcieri d'élite a 70 e 90 metri non trovò nessuna relazione fra tempo di mira, tempo di trazione e precisione, dichiarandolo in una riga senza numeri.

Il primo dato a favore della regola è del 1994. In dodici arcieri italiani di livello intermedio e alto la durata media della mira correlava con il punteggio FITA a r = -0,72: chi mirava più a lungo faceva meno punti. Nello stesso lavoro chi oscillava di più lateralmente con l'arco aveva punteggi più bassi (r = -0,67). Sono confronti fra arcieri diversi, in atti di congresso di quattro pagine, e da qui gli studi cominciano ad andare in direzioni opposte.

2006: dove punta l'arco

Nel 2006 la domanda cambiò strumento. Un sistema ottico fissato al riser seguì dove puntava l'arco di sette juniores di livello internazionale, 66 frecce a testa a 30 metri, e mostrò che l'area percorsa dalla mira si restringe secondo dopo secondo: fra 0,85 e 1,79 punti quadrati da tre a due secondi prima del tiro, fra 0,30 e 0,59 nell'ultimo secondo, che per ogni arciere era il più piccolo. Nell'ultimo secondo l'area era anche più piccola nei 10 che nelle frecce da 8 o meno. Fra arcieri, però, chi teneva l'arco più fermo non aveva la media più alta.

2009: i campioni del mondo cronometrati

Il primo cronometraggio in gara viene dai video del Mondiale di Lipsia del 2007. I due ori individuali del ricurvo e i loro quattordici avversari furono cronometrati fase per fase in sette incontri a testa, e i due vincitori miravano in modo opposto: lui fra 2,65 e 4,37 secondi di media per incontro, lei fra 0,61 e 1,24, con avversarie fra 2,03 e 4,60. Sulla costanza lo studio dà un sì e un no: il campione aveva la mira più costante dell'avversario in sei incontri su sette, la campionessa meno costante in tutti e sette. Il risultato che vale per entrambi è un altro: preparazione e trazione si allungavano e si accorciavano da un turno all'altro, la mira no.

2010-2016: il tempo del tiro e il tempo della mira

Nel 2010 quattro arciere d'élite turche, 108 frecce con il tracciamento ottico, separarono due cose che la pratica tende a confondere. Il tempo sul bersaglio era 3,6 secondi nelle frecce da 8 e 3,7 in quelle da 9 e da 10, e anche l'ampiezza dell'oscillazione era la stessa; quello che si accorciava nelle frecce migliori era il tempo totale di trazione, da 5,6 a 4,8 secondi. Lo stesso anno un confronto fra tre sistemi su tre arciere della nazionale tedesca fissò un limite di metodo: una videocamera sola dietro l'arciera legge bene l'oscillazione verticale della mira, con correlazioni da 0,69 a 0,97, e non quella orizzontale.

Nel 2011, in gara, diciassette arcieri adolescenti mostrarono il contrario della regola: un tempo per tiro più lungo andava con punteggi più alti, e gli esperti restavano sulla freccia 28,1 secondi contro i 20,2 dei novizi. Quel tempo però partiva dalla presa della freccia nella faretra, e la regressione contava le circa mille frecce come se venissero da mille persone. È la confusione che lo studio del 2010 aveva già indicato, e che rende difficile sommare i risultati di questa pagina: la durata del tiro intero e quella della mira sono misure diverse.

Il 2016 portò due misure in versi opposti. In due arcieri universitari con gli accelerometri sulle braccia la mira durava 2,9 secondi nelle frecce alte e 4,2 in quelle basse, su 36 frecce e senza test. In quindici arcieri di livello misto, 449 tiri a 18 metri, mirare più a lungo andava con frecce un po' più vicine al centro (r = -0,117), e un modello con cinque variabili, quattro tempi e la velocità della freccia, spiegava il 7,7% della distanza dal centro.

2020-2021: i sensori sull'arco

Nel 2020 otto arcieri brasiliani di livello nazionale confrontati sulla freccia migliore e sulla peggiore diedero il risultato più netto a favore della regola: nella peggiore la mira durava 3,55 secondi contro 2,07, e l'arco percorreva 28,8 centimetri contro 17,8. Lo scarto fra arcieri era enorme, perché nella freccia migliore la mira andava da 0,19 a 3,62 secondi.

Nel 2021 un accelerometro sull'arco di undici arcieri universitari giapponesi predisse il punteggio della serie di 36 frecce con R = -0,79, ma non quello della singola freccia: per l'affermazione che un arco più fermo in mira dia un tiro migliore è la misura più forte, e insieme ne mostra il limite.

2022-2026: la media che azzera

Nel 2022 una revisione sistematica di 41 studi concluse che sul legame fra durata della mira e punteggio non c'è accordo, e notò che i cinque studi sul punto avevano quasi tutti da due a otto arcieri. Il campione più grande arrivò l'anno dopo: sedici giovani ricurvisti malesi, 576 frecce a 70 metri. Gli otto migliori miravano più a lungo, 3,38 secondi contro 2,72, e freccia per freccia la durata della mira non si legava al punteggio (r = 0,016). Lo stesso studio dà i tempi del ciclo: 10,33 secondi in tutto, con la mira che prende circa il 69% del tempo di trazione e mira, contro l'idea che le due fasi si dividano a metà.

Il risultato che spiega gli altri è del 2025. In otto arcieri francesi d'élite, 549 frecce a 70 metri, la durata della mira non distingueva le frecce buone dalle cattive nel gruppo; nei singoli arcieri il legame compariva in due casi su otto, in versi opposti: uno mirava 3,7 secondi nei 10 e 2,0 nelle frecce da 8 o meno, un altro 2,2 nelle frecce peggiori e 1,6 nei 9. Una media di gruppo che somma due comportamenti contrari dà zero. La tesi che contiene quello studio aggiunge il confronto fra livelli: gli arcieri d'élite mirano 2,62 secondi, gli intermedi 3,36. Fra arcieri diversi la mira breve va con il livello più alto, dentro il singolo arciere il verso cambia da persona a persona.

Che cosa resta aperto

Dopo più di cinquant'anni il quadro ha due punti fermi. Il primo è che in mira l'arco si raccoglie verso il rilascio. Quanto quel movimento dica del punteggio dipende da che cosa si confronta: nel 2006 distingueva le frecce dello stesso arciere e non gli arcieri fra loro, nel 2021 la serie e non la singola freccia. E gli studi misurano cose diverse sotto lo stesso nome: l'area percorsa dalla mira, l'ampiezza dell'oscillazione, l'accelerazione dell'arco. Il secondo è che la durata della mira non ha un valore dei vincenti. Lo studio francese del 2025 tiene insieme le tre condizioni che la domanda chiede: separa la mira dal tiro intero, guarda la singola freccia alla distanza di gara e confronta ogni arciere con sé stesso. È anche quello che mostra perché la media del gruppo nasconde la differenza che si cerca; ma gli arcieri sono otto, e il legame compare solo in due di loro. Del movimento del braccio e del corpo in mira si occupano la traccia sul tremore e l'oscillazione e la pagina sulla variabilità del gesto.

Come si è arrivati a saperlo

  1. 1971OrigineKamei et al. 1971 An Electromyographic Analysis of Japanese ArcheryTre praticanti di kyudo con l'elettromiografia: la tenuta in mira, il kai, dura circa cinque secondi nell'esperto e circa due nel principiante. Chi tira meglio resta in mira più a lungo, su tre persone e senza statistica.
  2. 1990EstensioneKeast et al. 1990 Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in ArcheryQuattro arcieri d'élite australiani, 240 frecce a 30 m in due sessioni: in due prestazioni il tempo di mira cresce con le frecce peggiori, in tre cala. Lo stesso studio dà le due direzioni.
  3. 1990ContraddizioneClarys et al. 1990 Muscular Activity of Different Shooting Distances, Different Release Techniques, and Different Performance Levels, with and without Stabilizers, in Target ArcherySette arcieri d'élite a 70 e 90 m: nessuna relazione fra attività muscolare, tempo di mira, tempo di trazione e precisione. Il risultato è dichiarato senza coefficienti.
  4. 1994ContraddizioneSquadrone et al. 1994 Multifactorial analysis of shooting archeryIl primo dato a favore della mira breve: in dodici arcieri italiani la durata media della mira correla con il punteggio FITA a r = -0,72, e l'oscillazione laterale dell'arco a r = -0,67. È un confronto fra arcieri, in atti di congresso.
  5. 2006EstensioneEdelmann‐Nusser et al. 2006 On‐target trajectories and the final pull in archerySette juniores di livello internazionale, 66 frecce a testa con un sistema ottico sul riser: l'area percorsa dalla mira si restringe secondo dopo secondo, fino a 0,30-0,59 punti quadrati nell'ultimo, ed è più piccola nei 10 che nelle frecce da 8 o meno. Fra arcieri, però, un'area più piccola non dà una media più alta.
  6. 2009EstensioneTakai et al. 2009 Characteristics of time spent on each phase during archery shooting: A study of the men's and women's individual gold medalists from the World Outdoor Archery ChampionshipsI due ori individuali del ricurvo ai Mondiali 2007 cronometrati in tutti gli incontri: lui mirava da 2,65 a 4,37 secondi, lei da 0,61 a 1,24. Non esiste una durata dei vincenti, e la mira è l'unica fase che il turno di gara non sposta.
  7. 2010EstensioneErkek et al. 2010 Shooting Dynamics in ArcheryQuattro arciere d'élite turche, 108 frecce: il tempo sul bersaglio è 3,6-3,7 secondi nelle frecce da 8, 9 e 10, e anche l'ampiezza dell'oscillazione non cambia. Si accorcia il tempo totale di trazione, da 5,6 a 4,8 secondi: tiro intero e mira sono due misure diverse.
  8. 2010MetodoGanter et al. 2010 Comparing three methods for measuring the movement of the bow in the aiming phase of Olympic archeryTre sistemi a confronto su tre arciere della nazionale tedesca: una sola videocamera dietro l'arciera legge bene l'oscillazione verticale della mira (r da 0,69 a 0,97) e non quella orizzontale.
  9. 2011ContraddizioneCarrillo et al. 2011 Autonomic nervous system modulation during an archery competition in novice and experienced adolescent archersIn gara, diciassette arcieri adolescenti: un tempo per tiro più lungo va con punteggi più alti, e gli esperti stanno sulla freccia 28,1 secondi contro 20,2. Quel tempo però comprende tutta la sequenza, dalla faretra al rilascio.
  10. 2016ReplicaTaha et al. 2016 Correlation between Archer's Hands Movement While Shooting and its ScoreDue arcieri universitari con accelerometri sulle braccia: la mira dura 2,9 secondi nelle frecce alte e 4,2 in quelle basse. Trentasei frecce in tutto, senza test statistici.
  11. 2016ContraddizioneCallaway et al. 2016 Identification of temporal factors related to shot performance for indoor recurve archeryQuindici arcieri, 449 tiri a 18 m: una mira più lunga va con frecce un po' più vicine al centro (r = -0,117). Un modello con cinque variabili, quattro tempi e la velocità della freccia, spiega il 7,7% della distanza dal centro.
  12. 2016EstensioneQuan et al. 2016 Relationship between Aiming Patterns and Scores in Archery ShootingQuattro ragazze coreane con nove sensori inerziali: per ciascuna un modello dei due secondi prima del rilascio prevede il punteggio, ma con variabili diverse e una quota spiegata dal 27,9 al 72,0%.
  13. 2020ReplicaSarro et al. 2020 Relationship between bow stability and postural control in recurve archeryOtto arcieri di livello nazionale, freccia migliore contro peggiore: nella peggiore la mira dura 3,55 secondi contro 2,07 e l'arco percorre 28,8 centimetri contro 17,8. È un test di gruppo, con scarti enormi fra un arciere e l'altro.
  14. 2020EstensioneKawaguchi et al. 2020 Archery shots visualization by clustering and comparing from angular velocities of bowsUn giroscopio sull'arco di cinque ricurvisti e un programma che raggruppa i tiri simili: in un arciere la mira durava circa 4 secondi in un gruppo e 2,5 nell'altro, e il gruppo più breve tremava di più.
  15. 2021EstensioneOgasawara et al. 2021 Archery Skill Assessment Using an Acceleration SensorUndici arcieri universitari giapponesi con un accelerometro sull'arco: la variabilità dell'accelerazione nel secondo prima del rilascio predice il punteggio della serie (R = -0,79) ma non quello della singola freccia. La mira più breve di tutti i tiri dura 1,8 secondi.
  16. 2022RevisioneVendrame et al. 2022 Performance assessment in archery: a systematic reviewUna revisione sistematica di 41 studi: sul legame fra durata della mira e punteggio non c'è accordo, e i cinque studi sul punto hanno quasi tutti da due a otto arcieri.
  17. 2023ContraddizioneLau et al. 2023 Comparison of Shooting Time Characteristics and Shooting Posture Between High- and Low- Performance ArchersSedici giovani ricurvisti malesi, 576 frecce a 70 m: il gruppo migliore mira più a lungo, 3,38 secondi contro 2,72, e freccia per freccia la durata della mira non si lega al punteggio (r = 0,016). La mira prende circa il 69% del tempo di trazione e mira.
  18. 2024MetodoLee et al. 2024 AI-Based Analysis of Archery Shooting Time from Anchoring to Release Using Pose Estimation and Computer VisionUn programma misura da un video di gara il tempo fra ancoraggio e rilascio: su 58 tiri delle trasmissioni olimpiche sbaglia in media di 0,34 secondi rispetto alla misura a mano.
  19. 2025EstensioneJacquot et al. 2025 A multi-parameter investigation of elite archery: distinguishing individual and shared performance strategies during the aiming and follow-through phasesOtto arcieri d'élite francesi, 549 frecce a 70 m: nel gruppo la durata della mira non distingue le frecce, e nei singoli il legame compare in due arcieri su otto, in versi opposti. Un arciere mira 3,7 secondi nei 10 contro 2,0 nelle frecce peggiori, un altro 2,2 nelle peggiori contro 1,6 nei 9.
  20. 2026EstensioneJacquot 2026 Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arcLa tesi che contiene quello studio confronta i livelli su 15 arcieri: gli élite mirano 2,62 secondi, gli intermedi 3,36. Fra arcieri la mira breve va con il livello più alto, dentro l'arciere il verso cambia da persona a persona.

Gli studi del filone

Le affermazioni collegate

Le affermazioni del registro che hanno almeno uno di questi studi tra le evidenze.

162 affermazioni · 90% con evidenza su arcieri

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Campagna, M. (2026). Stabilità dell'arco e tempi di mira: la ricerca dal 1971. In Ricerca. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/ricerca/stabilita-arco-tempi-mira

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