Scheda studio

Tecnica di tiro nel ricurvo per livello: Simsek 2014

Kinetic and Kinematic Analysis of Recurve Archery Shooting Technique

Deniz Simsek, Ali Onur Cerrah, Hayri Ertan, A. Ruhi Soylu2014

Citazione

Simsek, D., Cerrah, A. O., Ertan, H., & Soylu, A. R. (2014). Kinetic and Kinematic Analysis of Recurve Archery Shooting Technique. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/6086

Cita lo studio
APA

Simsek, D., Cerrah, A. O., Ertan, H., & Soylu, A. R. (2014). Kinetic and Kinematic Analysis of Recurve Archery Shooting Technique. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/6086

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
27
Tipo
Atti di convegno
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
ISBS - Conference Proceedings Archive

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Ventisette arcieri turchi del ricurvo divisi in tre gruppi da nove, élite, livello intermedio e principianti, con l'elettromiografia di superficie su nove muscoli del lato della trazione e due telecamere ad alta velocità sulla mano che tiene la corda. Lo scatto del clicker fa partire un segnale elettrico registrato insieme al segnale muscolare, e le finestre di analisi sono i quattrocento millesimi di secondo prima dello scatto e gli ottocento dopo.

Sull'attivazione muscolare le differenze fra i gruppi risultano significative, con p sotto 0,05, per estensore comune delle dita, flessore superficiale delle dita, deltoide medio e posteriore, trapezio medio e trapezio inferiore. Deltoide anteriore e grande pettorale lavorano allo stesso modo a tutti i livelli. Il trapezio superiore compare in entrambi gli elenchi, fra i significativi e fra i non significativi, nella stessa frase dell'articolo.

La descrizione nella discussione è più informativa delle sigle. I principianti, nei quattrocento millesimi prima dello scatto, attivano flessori ed estensori dell'avambraccio oltre il proprio valore massimo di riferimento; al rilascio l'attività del flessore scende gradualmente e quella dell'estensore sale. Gli intermedi stanno su percentuali più basse, ma le due attività tendono a crescere appena il clicker scatta. Gli arcieri d'élite hanno percentuali più basse di tutti e due gli altri gruppi e un'attivazione che decresce gradualmente. Sul lato prossimale, nella fase finale della trazione gli élite impegnano più degli altri il deltoide posteriore e il trapezio medio, mentre il trapezio inferiore è più attivo negli intermedi e nei principianti.

Sulla parte cinematica, gli angoli delle articolazioni di dita, polso e gomito e le loro variazioni nel tempo non differiscono fra i tre gruppi, con p sopra 0,05. Gli autori scrivono che una differenza si rileva comunque in senso grafico.

La conclusione è che al crescere del livello il peso della corda viene sostenuto dai muscoli prossimali, mentre chi è all'inizio e chi è a metà strada tendono a trazionare con la muscolatura distale.

Come è stato misurato

Atti della trentaduesima conferenza internazionale di biomeccanica nello sport, quattro pagine, da 268 a 271.

Tre gruppi da nove: élite, livello intermedio, principianti. Consenso informato, procedure conformi alla dichiarazione di Helsinki e approvazione del comitato etico locale. Riscaldamento standardizzato di quindici minuti, cinque di movimento attivo della parte alta, cinque di allungamento e cinque di tiro. Una sola sessione di prova, con sei tiri.

Prima dei tiri è stata rilevata la contrazione volontaria massima isometrica di ciascuno dei nove muscoli, che serve da riferimento per esprimere poi l'attività in percentuale. I nove sono flessore superficiale delle dita, estensore comune delle dita, deltoide anteriore, medio e posteriore, trapezio superiore, medio e inferiore, grande pettorale.

Registrazione con un sistema a sedici canali senza fili, banda passante fra 20 e 500 hertz, campionamento a 2000 hertz, impedenza massima fra elettrodi di 6 kiloohm e reiezione di modo comune di 95 decibel. Lo scatto del clicker innesca un segnale logico a cinque volt registrato insieme al segnale muscolare: dal suo fronte di salita si contano i quattrocento millesimi di secondo prima, come intervallo preclicker, e gli ottocento dopo. I segnali sono stati rettificati a onda intera e filtrati con una media mobile su una finestra di cento millesimi di secondo.

Per la cinematica, due telecamere ad alta velocità a 500 fotogrammi al secondo, disposte a settanta gradi l'una rispetto all'altra a un'altezza di un metro e mezzo, riprendono il pieno allungo, la mira e il rilascio. I tiri riusciti sono stati digitalizzati automaticamente con diciassette marcatori; l'articolo ne nomina otto, fra cui falange distale, articolazione interfalangea distale e prossimale, articolazione metacarpofalangea, stiloide ulnare, epicondilo laterale, inserzione del tricipite e grande trocantere.

L'analisi usa statistica descrittiva per i gruppi, la media dei sei tiri per ciascun partecipante, e l'analisi della varianza a una via per confrontare l'attività fra i gruppi in ciascun intervallo di tempo, seguita dal confronto a coppie di Tukey. Soglia a p minore di 0,05.

Nella descrizione dei dati elettromiografici l'articolo parla di dodici tiri per ciascun partecipante, mentre nel protocollo i tiri sono sei.

Il metodo, spiegato: Come si misura la mira negli studi sul tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge, Il video ad alta velocità negli studi sul tiro

Limiti

Tutte le differenze di questo studio sono percentuali della contrazione massima di ciascuno, e una riga della discussione dice che quel riferimento non ha tenuto: i principianti attivano flessori ed estensori oltre il proprio valore massimo durante la mira. Un'attivazione sopra il cento per cento del massimo misurato vuol dire che il massimo era stato misurato troppo basso, cosa che capita proprio in chi non è abituato a produrre uno sforzo massimale su richiesta. Siccome il confronto fra i gruppi passa tutto per quella normalizzazione, una parte del risultato principale, cioè che i principianti usino di più la muscolatura distale, può venire dal riferimento e non dal gesto. Nulla nell'articolo permette di stimare quanto.

Nell'articolo non c'è un solo numero oltre alle soglie. Nessuna ampiezza, nessuna media, nessun valore di F, nessuna misura dell'effetto, nessun intervallo: ci sono due elenchi di sigle, uno con p sotto 0,05 e uno con p sopra. Nove muscoli confrontati in più intervalli con un'analisi della varianza e nessun accenno a una correzione per il numero dei confronti.

E i due elenchi non stanno in piedi insieme. Il trapezio superiore compare in entrambi nella stessa frase, fra i muscoli con differenze significative e fra quelli senza. L'elenco dei muscoli confrontati ne nomina otto e omette il trapezio inferiore, che poi però risulta fra i significativi. Il numero dei tiri è sei nel protocollo e dodici nella descrizione dei dati. Sono incoerenze di stesura che in quattro pagine di atti non vengono sciolte, e lasciano un lettore senza modo di sapere quale versione sia quella usata.

Anche la parte cinematica va presa per quello che dice. Gli angoli di dita, polso e gomito non differiscono fra i gruppi, con p sopra 0,05, e l'articolo aggiunge che una differenza si rileva in senso grafico. Un risultato non significativo non diventa un risultato perché una curva sembra diversa, quindi la cinematica va letta come un nullo. Come nullo, del resto, è interessante.

La spiegazione che gli autori danno della parte prossimale non è stata misurata. Scrivono che gli élite avvicinano la scapola alla colonna formando un angolo di quarantacinque gradi grazie alla forza orizzontale del trapezio medio e dei romboidi: i romboidi non erano fra i nove muscoli, stanno sotto il trapezio e con elettrodi di superficie non si raggiungono, e nessun angolo scapolare è stato rilevato. Quella frase è una ricostruzione teorica, non un dato. Allo stesso modo, separare trapezio superiore, medio e inferiore con elettrodi di superficie espone a diafonia fra porzioni vicine, e l'articolo non la discute.

La conclusione, poi, è più netta di quello che i suoi stessi dati sostengono. Il peso della corda che passa ai muscoli prossimali vale per deltoide posteriore e trapezio medio, ma il trapezio inferiore è anch'esso prossimale e va nella direzione opposta, perché è più attivo negli intermedi e nei principianti. Il quadro è quindi uno spostamento fra muscoli prossimali diversi, non un semplice più prossimale negli esperti.

Dei partecipanti non si sa nulla: niente età, niente sesso, niente anni di pratica, niente libbraggio, e la parola élite non è definita. Non c'è nessun punteggio, quindi niente collega l'attivazione alla precisione. Una sola sessione, sei tiri, nove persone per gruppo.

Resta infine un'ipotesi annunciata e non riportata: l'introduzione dice che il tempo di reazione è atteso più breve al crescere del livello, e nei risultati il tempo di reazione non compare.

Cosa vuol dire per chi tira

Il quadro che questo studio descrive è quello che un allenatore riconosce subito, e vale la pena tenerlo anche se i numeri non ci sono. Il principiante tira con le dita e con l'avambraccio, al punto di superare il proprio massimo di riferimento mentre è in mira; l'arciere intermedio sta più basso ma al momento del clicker si irrigidisce ancora di più; l'arciere d'élite sta più basso di entrambi e la sua attività, invece di crescere, scende gradualmente. Detto in termini di sala di tiro: nei forti la mano non fa la fatica, e al rilascio lascia andare invece di aggiungere.

Sul lato della schiena la lettura è più fine di «tirare con la schiena». Nella parte finale della trazione gli élite impegnano più degli altri il deltoide posteriore e il trapezio medio, cioè portano la scapola verso la colonna in orizzontale; gli altri due gruppi usano più il trapezio inferiore, che la porta verso il basso. Non è dunque più schiena contro meno schiena, è una parte della schiena invece di un'altra. La spiegazione geometrica che gli autori ne danno, con i quarantacinque gradi e i romboidi, non è stata misurata e resta un ragionamento.

C'è poi un risultato nullo che val la pena conoscere: fra i tre livelli gli angoli di dita, polso e gomito al rilascio non differiscono in modo rilevabile. Se esistesse una geometria del rilascio propria dei più forti, su ventisette arcieri sarebbe stato il posto per vederla. Quello che distingue i livelli, in questi dati, è quanto e quando i muscoli si accendono, non la forma del movimento.

Quello che la scheda non ricava è alcun esercizio e alcuna soglia. Non ci sono percentuali da raggiungere, perché i valori non sono pubblicati e perché il riferimento su cui erano calcolati non ha tenuto nei principianti. Il registro tiene questo lavoro come un confronto trasversale fra tre livelli, con strumentazione buona e rendicontazione scarna, utile per la direzione dello spostamento dal distale al prossimale e per il nullo sulla cinematica, e non per nessuna misura.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Kinetic and Kinematic Analysis of Recurve Archery Shooting Technique. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/simsek-2014-kinetic-kinematic

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