Scheda studio

Battito cardiaco e rilascio nel tiro: Keast 1990

Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery

David Keast, Bruce Elliott1990

Citazione

Keast, D., & Elliott, B. (1990). Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery. Journal of Sports Sciences, 8(3), 203-213. https://doi.org/10.1080/02640419008732146

Cita lo studio
APA

Keast, D., & Elliott, B. (1990). Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery. Journal of Sports Sciences, 8(3), 203-213. https://doi.org/10.1080/02640419008732146

BibTeX
@article{keast1990cardiaccycle,
  author = {Keast, David and Elliott, Bruce},
  title = {Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery},
  year = {1990},
  journal = {Journal of Sports Sciences},
  volume = {8},
  number = {3},
  pages = {203--213},
  doi = {10.1080/02640419008732146}
}

Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Numero di soggetti
4
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
Journal of Sports Sciences

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Quattro arcieri australiani di alto livello, due uomini e due donne, hanno tirato 240 frecce su una pedana di forza, con l'elettrocardiogramma collegato e una telecamera ad alta velocità sulle dita. Ogni freccia è stata classificata buona, media o scarsa combinando il punteggio con il giudizio dell'arciere e quello dell'allenatore: 164 buone, 45 medie, 31 scarse.

Il risultato più solido riguarda il momento del rilascio dentro il ciclo cardiaco. Tutti e quattro, indipendentemente da sesso, età e tipo di arco, facevano partire il primo movimento delle dita delle frecce buone nella fase ST o nella fase di mezzo ciclo dell'elettrocardiogramma, cioè vicino alla contrazione massima o alla pausa fra due battiti; con le frecce medie e scarse il movimento si distribuiva senza ordine lungo tutto il ciclo. Nello stesso senso va la durata del battito: prima delle frecce buone il ciclo cardiaco si allungava in modo statisticamente apprezzabile, e l'allungamento cominciava almeno sei battiti prima del rilascio. Nelle frecce medie e scarse questo non succedeva, e a volte il ciclo si accorciava avvicinandosi al rilascio.

L'oscillazione posturale va nella direzione attesa ma in modo meno ordinato: l'area percorsa dal centro di pressione tendeva a crescere al peggiorare della freccia, dai 75 millimetri quadrati di una freccia buona ai 3326 di una scarsa, ma frecce di ogni qualità cadevano in tutto questo intervallo. Con le frecce scarse l'oscillazione superava spesso quella misurata nello stesso arciere in piedi rilassato davanti al bersaglio, con le braccia lungo i fianchi. Il movimento che contribuiva più all'oscillazione era quello laterale, attraverso la faccia del bersaglio. La frequenza cardiaca media, invece, non cambiava con la qualità della freccia: saliva per il fatto di tirare, di 3 battiti al minuto nell'arciere compound e da 6 a 25 nei ricurvisti, in proporzione al libbraggio tenuto in massima trazione.

I tempi di mira delle frecce buone stavano fra 2,12 e 5,82 secondi per i ricurvi e arrivavano a 8,40 per il compound; non c'è un verso comune, perché in due casi il tempo di mira si allungava quando la freccia peggiorava e in tre si accorciava.

Come è stato misurato

Gli arcieri erano un uomo con il compound (22 anni, libbraggio massimo 60 che scende a 30 in massima trazione), un uomo con il ricurvo (17 anni, 36 libbre), una donna con il ricurvo (21 anni, 35 libbre) e una donna di 51 anni che ha tirato sia il ricurvo con mirino e stabilizzatori (30 libbre) sia il ricurvo nudo (34 libbre), quindi cinque configurazioni per quattro persone. Tutti avevano rappresentato l'Australia a livello nazionale o internazionale.

Si tirava dall'interno del laboratorio di biomeccanica dell'università, attraverso un'apertura, su un bersaglio a 30 metri con visuale da 60 centimetri a dieci zone: così il vento non entrava nell'oscillazione. L'arciere stava a piedi nudi su una pedana di forza, con la posizione dei piedi segnata e mantenuta per tutta la sessione. Prima si registrava l'oscillazione naturale per dieci periodi di 30 secondi, in piedi rilassato davanti al bersaglio con le mani lungo i fianchi, con 30 secondi di pausa fra un periodo e l'altro. Poi fino a due volée da sei frecce per regolare il mirino, e infine 24 frecce consecutive a punteggio in volée da sei.

Il rilascio era rilevato da una clip leggera sulla corda che chiudeva un circuito elettrico al distacco; l'elettrocardiogramma arrivava da tre elettrodi sul torace. I dati venivano registrati dal momento in cui l'arciere si stabilizzava nella mira fino a subito dopo il rilascio, per intervalli fra 4 e 25 secondi, in media 15. Il movimento delle dita è stato filmato a parte, con una camera a 400 fotogrammi al secondo e un cronometro elettronico nell'inquadratura, e da quel film si è ricavato il tempo del primo movimento percettibile delle dita, riportato a ritroso sul tracciato cardiaco. La posizione del rilascio è stata poi assegnata a una delle cinque fasi classiche dell'elettrocardiogramma e confrontata, con il chi quadro, con una distribuzione casuale dello stesso numero di frecce. Ogni arciere è tornato più volte: i dati riportati vengono dalla prima e dalla terza sessione, a distanza fra 32 e 100 giorni.

Il metodo, spiegato: Come si cronometrano le fasi del tiro, Come si misurano frequenza cardiaca e HRV negli arcieri, Posturografia: il centro di pressione

Limiti

Quattro arcieri, uno dei quali conta per due perché ha tirato in due stili, e 240 frecce: la consistenza nel tempo è il punto di forza del lavoro, l'ampiezza del campione il suo limite più evidente. Niente di quanto si legge qui dice quanto sia diffuso il fenomeno fra gli arcieri in generale.

La classificazione delle frecce è in parte circolare. Una freccia buona deve avere un punteggio da 8 a 10 e due giudizi favorevoli; una scarsa un punteggio da 5 a 7 e due giudizi negativi. Fra le tre categorie il punteggio si sovrappone, e il giudizio dell'arciere e quello dell'allenatore sono stati dati sapendo dove era finita la freccia. Quello che si confronta, quindi, non è il tiro buono contro il tiro cattivo secondo un criterio indipendente, ma una categoria costruita in parte sul risultato.

Sul confronto statistico delle fasi cardiache c'è un problema di impianto. Le cinque fasi dell'elettrocardiogramma non hanno la stessa durata: la fase di mezzo ciclo è lunga, il complesso QRS è brevissimo. Confrontare il numero di rilasci in ciascuna fase con una distribuzione uniforme fa risultare addensate per costruzione le fasi più lunghe, e due delle quattro fasi considerate nel conteggio sono proprio quelle estese. Il risultato resta interessante perché il disordine compare solo nelle frecce medie e scarse, ma la soglia di significatività dichiarata va letta con questa riserva.

Il tempo del primo movimento delle dita non è stato misurato insieme all'elettrocardiogramma: il film è stato girato in un'altra occasione e il dato riportato a ritroso, cioè con una correzione media applicata ai tracciati. L'oscillazione posturale varia tanto fra le sessioni dello stesso arciere quanto fra le qualità di freccia, e per un arciere l'area delle frecce buone nella prima sessione era otto volte quella della terza. Il tiro avveniva in laboratorio, a piedi nudi, con i sensori addosso, su una distanza unica. Gli autori chiudono dicendo che il biofeedback potrebbe essere sviluppato come allenamento: è una proposta, non una cosa che hanno provato.

Cosa vuol dire per chi tira

Questo è lo studio che sta sotto una delle idee più ripetute nel tiro di precisione: che i tiri migliori partano in un punto costante del battito. Sui quattro arcieri misurati il dato c'è, ed è coerente a distanza di tre mesi, con le frecce buone che partono nella fase di contrazione piena o nella pausa fra due battiti e quelle peggiori distribuite senza regola.

Quello che non dice è altrettanto utile. Il battito non va cercato: nessuno di questi arcieri sapeva di tirare in una fase precisa, e il fenomeno è stato trovato nei tracciati, non insegnato. Non è stato provato che allenarsi a sincronizzarsi con il battito faccia salire il punteggio, e la frequenza cardiaca media, quella che si vede su un orologio, non distingueva le frecce buone dalle scarse: saliva solo in proporzione alle libbre tenute in trazione.

Sull'oscillazione il messaggio è più misurato di come viene spesso riportato. Muoversi di più accompagna le frecce peggiori, ma con una sovrapposizione larga, e una freccia buona può partire con un'oscillazione maggiore di quella che l'arciere ha in piedi rilassato. Il movimento che pesa è quello laterale, lungo la faccia del bersaglio.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

Articoli che lo usano

Filone di ricerca

Popolazione e disciplina

Dossier: come lo ha ripreso la ricerca

Lo citano 24 studi del registro, dal 1998 al 2026. Qui sotto i più recenti.

e altri 12 studi: li trovi nel filone Il battito e il tiro: frequenza cardiaca e HRV dal 1981.

Stesso filone

Cita questa scheda
APA

Campagna, M. (2026). Scheda studio: Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/keast-1990-cardiac-cycle

BibTeX
@misc{campagna2026_evidencekeast1990cardiaccycle,
  author = {Campagna, Matteo},
  title = {Scheda studio: Fine Body Movements and the Cardiac Cycle in Archery},
  year = {2026},
  howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
  url = {https://matteocampagna.com/evidence/keast-1990-cardiac-cycle},
  note = {consultato il 2026-10-16}
}