Scheda studio

Tempi del tiro dei campioni mondiali: studio Takai 2009

Characteristics of time spent on each phase during archery shooting: A study of the men's and women's individual gold medalists from the World Outdoor Archery Championships

Hideaki Takai, Yoko Kubo, Masanobu Araki2009

Citazione

Takai, H., Kubo, Y., & Araki, M. (2009). Characteristics of time spent on each phase during archery shooting: A study of the men's and women's individual gold medalists from the World Outdoor Archery Championships. Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences), 54(2), 399-404. https://doi.org/10.5432/jjpehss.a540205

Cita lo studio
APA

Takai, H., Kubo, Y., & Araki, M. (2009). Characteristics of time spent on each phase during archery shooting: A study of the men's and women's individual gold medalists from the World Outdoor Archery Championships. Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences), 54(2), 399-404. https://doi.org/10.5432/jjpehss.a540205

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Scheda tecnica

Disegno
Serie di casi
Popolazione
Arcieri
Livello
Élite
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
16
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Giapponese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences)

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Dai video del Mondiale all'aperto di Lipsia del 2007 gli autori hanno cronometrato quattro fasi del tiro per l'oro individuale maschile e per l'oro individuale femminile del ricurvo e per tutti i loro avversari, dal turno dei 64 alla finale: sette match a testa, 12 frecce per match. Di tutte le fasi, l'unica che distingue i campioni dagli avversari è la mira, cioè il tempo che passa dall'ancoraggio al rilascio.

Il campione maschile ha mirato fra 2,65 e 4,37 secondi a seconda del match, e in sei match su sette la variabilità del suo tempo di mira è stata più bassa di quella dell'avversario. L'eccezione è il turno dei 16, dove non solo la mira ma tutte le fasi hanno avuto una variabilità maggiore di quella dell'avversario: quel match lo ha vinto per un punto, 109 a 108, ed è il suo punteggio più basso del torneo. Nelle altre partite ha segnato 111, 112, 111, 112, 115 e 110 contro avversari fra 102 e 108.

La campionessa femminile ha fatto l'opposto in termini di durata: ha mirato fra 0,61 e 1,24 secondi, mentre le sue avversarie stavano fra 2,03 e 4,60. Proprio per questo la variabilità relativa del suo tempo di mira è risultata più alta di quella delle avversarie in tutti e sette i match: su durate così brevi, uno scarto di un decimo pesa molto. I suoi punteggi sono stati 107, 106, 107, 110, 108, 109 e 108.

Nel confronto di ciascun atleta con se stesso fra un turno e l'altro, il tempo di mira è l'unica fase che non cambia. Nel campione variano la fase dal segnale acustico all'alzata dell'arco e quella dall'alzata all'ancoraggio; nella campionessa quelle due più la fase dal rilascio alla fine del follow through. La mira, in entrambi, resta della stessa durata media dal turno dei 64 alla finale.

Come è stato misurato

È uno studio di casi su due atleti, con i quattordici avversari come confronto. L'evento è il 44esimo Mondiale target, disputato a Lipsia dal 7 al 15 luglio 2007, divisione ricurvo, gare individuali, tutti i match dal turno dei 64 alla finale. In quegli anni un match era di 12 frecce, con 40 secondi per freccia e 30 quando gli atleti tiravano alternati.

Il tiro, che di solito si descrive in otto passi, è stato raggruppato in quattro fasi seguendo la teoria delle fasi del movimento: dal segnale acustico che apre il tempo fino all'alzata dell'arco, cioè alle mani che salgono prima della trazione; dall'alzata all'ancoraggio, definito come l'indice della mano della corda fissato sotto il mento o vicino; dall'ancoraggio al rilascio, che è il tempo di mira, descritto come il tempo in cui si usa il mirino per allineare il punto di mira al centro del bersaglio; dal rilascio alla fine del follow through.

Una videocamera a 30 fotogrammi al secondo, sistemata nel settore centrale della tribuna, ha seguito a figura intera ciascun atleta. I filmati sono stati riprodotti fotogramma per fotogramma e da lì sono stati ricavati i tempi. Per ogni fase sono stati calcolati la durata media e il coefficiente di variazione, cioè quanto il tempo oscilla da freccia a freccia rispetto alla sua media. I confronti fra atleta e avversario, e quelli di ciascun atleta fra un match e l'altro, sono stati fatti con analisi della varianza e confronti successivi col metodo di Ryan, con soglia al 5 per cento. I punteggi dei match vengono dai risultati ufficiali della federazione internazionale.

Il metodo, spiegato: Che cosa misura, e che cosa non misura, un punteggio di gara, Come si cronometrano le fasi del tiro

Limiti

Sono due atleti. Lo studio è dichiarato come studio di casi e non pretende di generalizzare, ma chi lo cita spesso lo fa: dal tempo di mira di un oro maschile e di un oro femminile non si ricava un intervallo valido per gli arcieri d'élite, e i due casi vanno in direzioni opposte sulla durata.

Il disegno confonde due cose. I quattordici avversari non sono un gruppo di controllo scelto per somigliare ai campioni: sono quelli che i campioni hanno incontrato, uno per turno, e nel turno dei 64 si incontra chi si è qualificato peggio. Che i campioni abbiano una mira più costante può dipendere dal fatto di essere campioni oppure dal fatto di essere stati sorteggiati contro avversari più deboli nei primi turni. I tempi degli avversari del campione maschile, fra l'altro, non seguono un andamento: nei turni finali due di loro hanno mirato meno di lui, 1,70 e 2,11 secondi contro i suoi 4,37 e 3,95.

Il cronometro è un video a 30 fotogrammi al secondo, cioè un'immagine ogni 33 millesimi, e le fasi sono individuate a occhio su quel video; l'articolo non dice chi abbia fatto la lettura, se sia stata ripetuta e quanto due letture indipendenti coincidano. Su una fase che per la campionessa dura sei decimi di secondo, l'errore di lettura è una frazione non trascurabile della misura.

La lettura del turno dei 16 come effetto dello stress è un'interpretazione: gli autori propongono la teoria dell'efficienza di elaborazione e ammettono subito dopo che valutare lo stress psicologico in un match reale è difficile e che servono altri casi. Nessuna misura di ansia, di battito o di altro è stata raccolta. Allo stesso modo, l'idea che una mira breve esponga meno al vento e alla pioggia è un ragionamento, non un dato di questo studio: le condizioni meteo dei singoli match non sono registrate.

Infine, non ci sono i punti delle singole frecce, solo il totale del match: non si può collegare una freccia con mira lunga al suo punteggio. E il tempo di mira che il manuale citato dagli autori indica come ideale, da uno a tre secondi, è contraddetto dal caso maschile, che mira sopra i tre secondi in cinque match su sette e vince il torneo.

Cosa vuol dire per chi tira

È uno dei pochi lavori che misura il tiro in gara reale, ai Mondiali, su chi ha vinto. Quello che ne esce è che la durata della mira non ha un valore giusto. Due campioni del mondo nello stesso torneo stanno su scale diverse: lui fra 2,65 e 4,37 secondi, lei fra 0,61 e 1,24. Chi cerca il proprio tempo di mira in letteratura trova qui due risposte incompatibili, e questa è l'informazione.

La cosa che i due hanno in comune è un'altra: il tempo di mira non è cambiato dal turno dei 64 alla finale, mentre le altre fasi sì. Le fasi che nei due campioni variavano da un match all'altro sono quelle prima dell'ancoraggio, cioè la parte del tiro in cui si prende tempo o lo si perde; la parte dall'ancoraggio al rilascio è rimasta la stessa a ogni turno. È un'osservazione su due persone, non una regola, ma dice dove gli autori hanno visto la stabilità.

L'altro episodio utile è il turno dei 16 del campione maschile: il match vinto per un punto è anche quello con il punteggio più basso e con il tiro più irregolare in tutte le fasi. Gli autori non possono dire se l'irregolarità venga dalla pressione o viceversa, e lo scrivono.

Chi tira non ricava da qui una durata da adottare né un consiglio su cosa correggere. Ricava che il tempo di mira è una misura che si può prendere da un video e che, almeno in questi due casi, chi vince lo ripete uguale di turno in turno, qualunque sia la sua durata.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Characteristics of time spent on each phase during archery shooting: A study of the men's and women's individual gold medalists from the World Outdoor Archery Championships. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/takai-2009-time-spent

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