Scheda studio

Tremore, postura e punteggio nel ricurvo: studio Rose

Biomechanical Predictors of Recurve Archery Performance

Martin H. Rose, Niels Dall, Kaare Seidelin, Bente R. Jensen2011

Citazione

Rose, M. H., Dall, N., Seidelin, K., & Jensen, B. R. (2011). Biomechanical Predictors of Recurve Archery Performance. Congress of the International Society of Biomechanics. https://researchprofiles.ku.dk/da/publications/5f1608bc-008f-4a40-ac2f-0259f77aaed0

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APA

Rose, M. H., Dall, N., Seidelin, K., & Jensen, B. R. (2011). Biomechanical Predictors of Recurve Archery Performance. Congress of the International Society of Biomechanics. https://researchprofiles.ku.dk/da/publications/5f1608bc-008f-4a40-ac2f-0259f77aaed0

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
15
Tipo
Atti di convegno
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Congress of the International Society of Biomechanics

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Quindici arcieri uomini del ricurvo, da sub-élite a élite, di 26,6 ± 9,3 anni, hanno fatto due sessioni: una di tiro al coperto, 150 frecce su una pista FITA da 18 metri, con il punteggio medio per freccia come misura di prestazione; e una in laboratorio, dove sono stati misurati il tremore trasmesso all'arco, l'oscillazione posturale, la fermezza del cingolo scapolare e la forza massima di trazione.

Tre misure si correlano in modo negativo al punteggio. La fermezza del cingolo scapolare è la più forte (r quadro 0,45, p < 0,01), seguita dalla potenza del tremore verticale nella banda fra 3 e 8 Hz (r quadro 0,30, p < 0,05) e dall'ampiezza del tremore verticale (r quadro 0,26, p < 0,05). Combinando linearmente le due misure di tremore verticale si arriva a un r quadro di 0,54 (p < 0,01).

Due misure non si correlano a niente: il tremore orizzontale trasmesso all'arco e la lunghezza del percorso del centro di pressione. Sul tremore orizzontale gli autori notano che la potenza si concentra nella banda sotto 1 Hz e ipotizzano che gli arcieri riescano a compensare un tremore così lento nella fase di rilascio. Sull'oscillazione posturale la loro conclusione è netta: non è un predittore del punteggio.

C'è poi un dato sul libbraggio relativo. La forza massima di trazione media era 532 ± 117 newton e la forza dell'arco 196 ± 16, cioè circa il 37% del massimale (la percentuale è un conto mio sulle due medie). Quando la forza dell'arco superava il 40% del massimale, la prestazione tendeva a scendere, ma con r quadro 0,43 e p = 0,054, quindi senza raggiungere la soglia.

Come è stato misurato

Il punteggio viene da 150 frecce tirate su una pista indoor omologata FITA a 18 metri. Gli autori spiegano la scelta del coperto: serve a togliere il meteo dai fattori di disturbo. La prestazione è il punteggio medio per freccia.

In laboratorio l'arciere stava su una pedana di forza e mirava a un bersaglio posto a 2,5 metri. Dopo riscaldamento e familiarizzazione ha eseguito sei frecce con la fase di mira prolungata a 10 secondi, e i dati vengono dalla fase di mira delle ultime quattro. L'oscillazione posturale è la lunghezza del percorso del centro di pressione rilevata dalla pedana. Il tremore trasmesso all'arco è stato misurato con un accelerometro applicato all'arco: l'ampiezza è la deviazione standard dell'accelerazione verticale e orizzontale, e la potenza è stata calcolata in tre bande, da 0 a 1 Hz, da 3 a 8 e da 8 a 12, normalizzata sulla potenza totale fra 0 e 30 Hz.

Per isolare il tremore del cingolo scapolare è stata usata una prova a parte, nella stessa posizione di mira: l'arciere doveva mantenere costante una forza pari al proprio libbraggio, con un riscontro visivo della forza in tempo reale. La fermezza è il rapporto fra deviazione standard e forza media, cioè un coefficiente di variazione: più è basso, più la forza è costante. Nello stesso assetto è stata misurata la forza massima di trazione.

I dati di forza sono stati campionati a 1 kHz e quelli dell'accelerometro a 0,25 kHz. L'analisi sono correlazioni fra ciascuna misura e il punteggio, più una combinazione lineare delle due misure di tremore verticale.

È un abstract di congresso di due pagine, con revisione tra pari. Nota bibliografica: il portale della ricerca dell'università di Copenaghen elenca tre autori, mentre questo PDF ne porta quattro, con Bente R. Jensen e la sua affiliazione in testa all'articolo. Il documento primario conferma i quattro nomi.

Il metodo, spiegato: Posturografia: il centro di pressione

Limiti

I predittori e la prestazione vengono da due compiti diversi. Il punteggio è di 150 frecce tirate a 18 metri; le misure di laboratorio sono prese mirando a 2,5 metri, con la fase di mira allungata a 10 secondi, e la fermezza del cingolo scapolare non si misura tirando ma tenendo una forza costante guardando un riscontro visivo. Sono condizioni scelte per isolare il tremore, e per quello funzionano, ma il legame con il tiro passa per un'inferenza: nessuna di queste misure è stata presa durante le frecce che hanno prodotto il punteggio.

Il campione è di quindici persone e le analisi sono correlazioni. Con quindici punti, la soglia per p < 0,01 sta intorno a un r quadro di 0,41, quindi lo 0,45 della fermezza la supera di poco: è un indizio con un intervallo di incertezza largo, non una stima stabile. Gli autori lo scrivono in modo misurato, definendo la fermezza «un predittore singolo discreto».

La combinazione che porta a r quadro 0,54 va letta con attenzione per due ragioni. È un modello a due predittori stimato su quindici osservazioni, senza r quadro corretto per il numero di predittori né alcuna validazione, e in quelle condizioni il valore grezzo sovrastima quello che si otterrebbe su dati nuovi. E i due predittori combinati, l'ampiezza del tremore verticale e la sua potenza fra 3 e 8 Hz, sono ricavati dallo stesso segnale dello stesso accelerometro, quindi non portano informazione indipendente.

I confronti sono molti e non corretti. Fra le due direzioni del tremore, le tre bande di frequenza per ciascuna, l'ampiezza, la fermezza, la forza massima e l'oscillazione posturale, le correlazioni possibili contro il punteggio sono più di dieci, e sono riportate quelle che risultano. Su quindici arcieri, con un numero così di confronti, qualche risultato al 5% è quello che il caso produce.

Il dato sul 40% del massimale, che è il più citabile, non raggiunge la soglia: p = 0,054, e gli autori lo descrivono come una tendenza. Nelle conclusioni, però, diventa un'indicazione su come scegliere il libbraggio. Lo stesso vale per il consiglio di alzare la forza massima nella posizione di mira: poggia su uno studio esterno sul rapporto fra carico relativo e fermezza, non su un intervento provato qui. In questo lavoro non è stato allenato nulla e non è stato misurato nessun cambiamento nel tempo.

Restano il formato e il campione. Due pagine di atti, senza tabelle descrittive dei predittori, senza intervalli di confidenza e senza dimensioni dell'effetto oltre all'r quadro. Solo uomini. E il livello va da sub-élite a élite, con un punteggio che nella figura si distribuisce fra 7,5 e 10 punti per freccia: un intervallo così ampio aiuta a far emergere una correlazione, e una parte di quello che si vede può essere la differenza fra i livelli più che un rapporto dentro ciascun arciere.

Cosa vuol dire per chi tira

Il risultato più utile è quello che cade, non quello che regge. L'oscillazione del corpo sulla pedana non predice il punteggio, in nessuna forma: gli autori sono espliciti. Quello che predice, per quanto può predire uno studio su quindici persone, è la fermezza con cui il cingolo scapolare tiene una forza costante, e il tremore verticale trasmesso all'arco. Fra le due direzioni del tremore conta solo la verticale: quella orizzontale, che si concentra sotto un hertz, cioè in oscillazioni lente, non si lega al punteggio, e gli autori pensano che gli arcieri riescano a compensarla.

C'è una banda di frequenza indicata: fra 3 e 8 Hz sul piano verticale. È un tremore troppo rapido per essere corretto consapevolmente, perché una correzione volontaria richiede più tempo di un ottavo di secondo, e gli autori lo ricollegano a oscillazioni di origine centrale. Tradotto in pratica: il tremore che pesa non è quello che si vede ondeggiare nel mirino, è quello più rapido che non si vede.

Il numero più maneggiabile riguarda il libbraggio. In questi arcieri la forza dell'arco era in media 196 newton contro un massimale di trazione di 532, cioè circa il 37%; convertendo, sono circa 44 libbre su un massimale di circa 120 (le conversioni e la percentuale sono mie, non dell'articolo). Oltre il 40% del massimale la prestazione tendeva a peggiorare, con p = 0,054: non è un risultato significativo, ed è esattamente il tipo di soglia che conviene non trattare come una regola. Resta però un modo sensato di porsi la domanda sul proprio libbraggio, cioè come percentuale di quanto si riesce a tirare al massimo invece che in libbre assolute.

Un'ultima cosa che vale per chi vuole misurare queste cose in società. La prova di fermezza di questo studio non richiede di tirare: si tiene una forza pari al proprio libbraggio nella posizione di mira, guardando un riscontro visivo, e si guarda quanto varia. È il predittore più forte che lo studio trova, e si costruisce con un dinamometro e uno schermo.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Biomechanical Predictors of Recurve Archery Performance. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/rose-nd-biomechanical-predictors

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