Scheda studio

Stabilità dell'arco e postura: studio Sarro 2020

Relationship between bow stability and postural control in recurve archery

Karine Jacon Sarro, Thaynã de Castro Viana, Ricardo Machado Leite de Barros2020

Citazione

Sarro, K. J., Viana, T. D. C., & de Barros, R. M. L. (2020; fascicolo 2021). Relationship between bow stability and postural control in recurve archery. European Journal of Sport Science, 21(4), 515-520. https://doi.org/10.1080/17461391.2020.1754471

Cita lo studio
APA

Sarro, K. J., Viana, T. D. C., & de Barros, R. M. L. (2020; fascicolo 2021). Relationship between bow stability and postural control in recurve archery. European Journal of Sport Science, 21(4), 515-520. https://doi.org/10.1080/17461391.2020.1754471

BibTeX
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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Numero di soggetti
8
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
European Journal of Sport Science

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Otto arcieri brasiliani hanno tirato sei frecce in laboratorio, in piedi su due pedane di forza e con un marcatore sull'arco, e gli autori hanno confrontato, per ciascun arciere, la freccia con il punteggio più alto e quella con il punteggio più basso. La domanda era doppia: durante la mira l'arco e il corpo si muovono di più nelle frecce peggiori, e i due movimenti vanno insieme?

Nella freccia migliore il corpo oscillava meno. Lo spostamento del centro di pressione nella direzione parallela alla linea di tiro passava da 0,67 centimetri nella freccia peggiore a 0,36 nella migliore, e la lunghezza totale del percorso del centro di pressione da 61,66 a 26,64 centimetri. Anche l'arco si muoveva meno: il percorso totale del marcatore sull'arco scendeva da 28,79 a 17,75 centimetri. La mira, infine, durava meno: 2,07 secondi nella freccia migliore contro 3,55 in quella peggiore. Tutte queste differenze sono risultate statistiche al test di Wilcoxon. Le ampiezze dello spostamento dell'arco nelle tre direzioni, prese una per una, non distinguevano le due frecce, e nemmeno lo spostamento del centro di pressione nell'altra direzione.

La seconda parte del risultato è quella nuova. Nella freccia col punteggio più alto lo spostamento del corpo verso e lontano dal bersaglio andava insieme allo spostamento dell'arco nella stessa direzione (correlazione 0,83) e allo spostamento verticale dell'arco (0,80); nella freccia col punteggio più basso le stesse correlazioni scendevano a 0,46 e non erano statistiche. Gli autori lo leggono come una sincronizzazione fra oscillazione del corpo e oscillazione dell'arco nei tiri più precisi, e ne ricavano l'idea che allenare insieme equilibrio e stabilità dell'arco possa servire alla prestazione.

Come è stato misurato

I partecipanti erano otto arcieri di ricurvo, cinque uomini e tre donne, con 29 anni di età media (deviazione standard 10,75) e 6,56 anni di pratica in media, in gara a livello nazionale e in allenamento almeno quattro volte a settimana. Hanno usato il proprio arco, il proprio abbigliamento e le proprie scarpe da allenamento. In laboratorio, su un bersaglio indoor ufficiale da 400 millimetri a dieci cerchi posto a 13 metri, hanno fatto il riscaldamento con la loro routine, poi dodici tiri con circa trenta secondi di pausa l'uno dall'altro, poi, quando volevano, le sei frecce registrate. La posizione dei piedi è stata mantenuta per tutti i tiri.

La stabilità dell'arco è stata misurata con un marcatore riflettente sulla parte bassa dell'impugnatura, ripreso da due telecamere Basler a 100 hertz e ricostruito in tre dimensioni. La fase di mira è stata delimitata a occhio dallo stesso operatore per tutti i tiri: inizia al primo fotogramma in cui la mano è ancorata alla mascella e il gomito ha smesso di muoversi, finisce al primo fotogramma in cui la corda lascia la mano. Le coordinate sono state filtrate con un passa-basso di Butterworth a 15 hertz, e da esse gli autori hanno ricavato l'escursione dell'arco nelle tre direzioni (verso il bersaglio, di lato, in verticale) e la lunghezza totale del percorso del marcatore.

Il controllo posturale è stato misurato con due pedane di forza Kistler da 600 per 400 millimetri incassate nel pavimento, una sotto ciascun piede, sincronizzate con le telecamere e campionate a 100 hertz. Il centro di pressione globale è stato calcolato combinando le due pedane, filtrato a 10 hertz, e riassunto nell'ampiezza dello spostamento nelle due direzioni orizzontali e nella lunghezza del percorso. Il confronto fra la freccia migliore e quella peggiore è stato fatto con il test dei segni per ranghi di Wilcoxon, le relazioni fra variabili dell'arco e variabili del corpo con la correlazione di Pearson.

Il metodo, spiegato: Posturografia: il centro di pressione

Limiti

Otto arcieri e sei frecce a testa: la correlazione di 0,83 fra oscillazione del corpo e oscillazione dell'arco poggia su otto punti, uno per arciere, e con numeri così un valore alto si sposta facilmente togliendo un partecipante. Il confronto, poi, è fra la migliore e la peggiore di sei frecce, cioè fra due estremi di un campione piccolo: le due frecce differiscono per punteggio per costruzione, e una parte della differenza nelle oscillazioni può venire dal fatto che si sono scelti gli estremi.

Gli autori segnalano due limiti: il laboratorio, con il bersaglio a 13 metri perché era la distanza massima disponibile, cinque metri meno dei 18 di gara, e il numero piccolo di tiri, scelto per evitare l'affaticamento. Ne aggiungono un terzo nella discussione, cioè che il legame fra corpo e arco potrebbe essere una caratteristica degli arcieri non d'élite, e che resta da verificare sugli atleti di vertice. La fase di mira è stata delimitata a occhio, e la stabilità dell'arco viene da un solo marcatore sulla parte bassa dell'impugnatura, quindi rotazione e traslazione dell'arco non sono separate.

C'è anche un'incoerenza nelle etichette: nel testo dei metodi lo spostamento del centro di pressione chiamato COPY è quello trasversale alla linea di tiro e COPX quello verso e lontano dal bersaglio, mentre la didascalia della tabella 1 li descrive al contrario, anteroposteriore il primo e mediolaterale il secondo. Questa scheda segue i metodi. Nessun risultato riguarda il nesso di causa: nelle frecce migliori corpo e arco si muovevano insieme, e non si sa se la sincronizzazione produca il tiro buono o lo accompagni. La proposta di allenare insieme equilibrio e stabilità dell'arco è una conclusione degli autori, non una cosa che lo studio abbia provato. Il file disponibile è la versione accettata dagli autori, diffusa nell'aprile 2020; il fascicolo a stampa è del 2021.

Cosa vuol dire per chi tira

L'idea che un arciere debba stare fermo è ovvia e questo studio la precisa: nelle frecce migliori non era l'ampiezza del movimento dell'arco in una direzione a fare la differenza, ma la quantità totale di strada percorsa, dall'arco e dal corpo, nel tempo della mira. Il percorso del centro di pressione nei tiri peggiori era più del doppio di quello nei tiri migliori, e il percorso dell'arco circa una volta e mezza.

La parte che aggiunge qualcosa riguarda il rapporto fra i due. Nelle frecce migliori l'arco si muoveva avanti e indietro insieme al corpo; in quelle peggiori l'arco andava per conto suo. Detto diversamente: un arco che resta allineato con il corpo che oscilla sotto di esso si comporta in modo diverso da un braccio che si corregge per conto proprio. Lo studio non spiega come si ottenga, e nemmeno se chi spara meglio lo faccia perché lo ottiene.

Due numeri vanno presi con cura. Il primo è la durata della mira, più breve nei tiri migliori (2,07 contro 3,55 secondi): è una differenza fra la migliore e la peggiore di sei frecce in otto arcieri, e altri studi su arcieri di livello più alto danno risultati diversi, quindi non c'è un tempo di mira da seguire. Il secondo è la distanza: 13 metri in laboratorio, non 18 al chiuso e non 70 all'aperto. Nel registro vale come evidenza su arcieri di livello nazionale per le affermazioni sulla stabilità in mira, con un campione di otto persone.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Lo citano 27 studi del registro, dal 2021 al 2026. Qui sotto i più recenti.

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Cita questa scheda
APA

Campagna, M. (2026). Scheda studio: Relationship between bow stability and postural control in recurve archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/sarro-2020-bow-stability-posture

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