«In allenamento tiro bene, poi in gara crollo.» È una delle frasi che si sentono più spesso al campo, e di solito arriva con la spiegazione già attaccata: la gara mette pressione, la pressione accende il corpo, e un corpo acceso fa perdere punti. Dentro questa catena ci sono due affermazioni diverse, e la ricerca le ha misurate separatamente. La prima riguarda il corpo, cioè se in gara l'arciere sia più attivato che in allenamento; la seconda riguarda il bersaglio, cioè se in gara la precisione cali.

Le due risposte non vanno nella direzione che ci si aspetta. Che in gara il corpo lavori a un regime più alto lo mostrano più campioni indipendenti, che vanno tutti nello stesso verso. Che la precisione scenda, invece, nessuno l'ha trovato in modo sistematico: i pochi studi che confrontano gli stessi arcieri in allenamento e in gara non mostrano un calo, anche se sono così piccoli che non bastano a escluderlo. Fra le due misure resta lo spazio che separa quello che l'arciere sente da quello che mette a referto, e su quello spazio torno alla fine.

In gara il corpo è più attivato

Il confronto più pulito viene da diciotto arcieri d'élite turchi, con un'età media di poco più di diciotto anni, misurati due volte nello stesso modo: seduti, in una stanza silenziosa, per cinque minuti, mezz'ora prima di un allenamento e mezz'ora prima del campionato nazionale al chiuso. Prima della gara il cuore batteva in media 75,8 volte al minuto, contro 67,7 prima dell'allenamento, e l'intervallo fra un battito e l'altro si accorciava da 902 a 775 millesimi di secondo. La misura è presa da fermi, prima della prima freccia, quindi la differenza non viene dallo sforzo di tirare: a cambiare il regime è la gara, o meglio la sua attesa.

Lo stesso studio contiene un dettaglio che conviene tenere a mente. Gli arcieri hanno compilato anche un questionario sull'ansia di gara, e prima del campionato le loro risposte erano le stesse di prima dell'allenamento: il cuore cambiava, quello che dichiaravano no. Sull'ansia dichiarata il quadro è contestato, perché in quaranta arcieri brasiliani misurati al campionato nazionale l'ansia del primo giorno di qualifica era molto più alta di quella del giorno di prova libera sullo stesso campo. Sul battito, invece, nessuno studio va nel verso opposto.

Accanto a questa misura ce ne sono altre due, fatte con strumenti diversi. In diciannove arciere universitarie coreane seguite attorno a una gara nazionale l'ansia, su una scala da uno a dieci, passava da 5,89 a dieci minuti dalla partenza a 8,15 nell'ultimo minuto. In due arcieri che tiravano a 70 metri con una maglia strumentata, il battito in mira di uno dei due saliva da 94,9-101,8 a 104,7-120,5 battiti al minuto passando dalle frecce di prova a quelle che contano, mentre nell'altro restava uguale. Sono tre campioni indipendenti, e nessuno studio va nel verso opposto: per questo il registro segna come corroborata l'affermazione che in gara l'arciere sia più attivato che in allenamento. Il limite è di taglia, perché i campioni sono piccoli e due studi su tre stanno in riviste a diffusione regionale.

Più la situazione conta, più il corpo sale

L'attivazione, del resto, non è un interruttore che la gara accende tutto in una volta. Lo mostra la misura più ordinata che ci sia su questo tema, fatta su cinque arcieri universitari di kyudo, il tiro con l'arco giapponese, che nel registro conta come tiro con l'arco. A ciascuno è stato registrato il battito di picco a ogni tiro in quattro situazioni: allenamento libero da soli, allenamento libero con la squadra avversaria presente, allenamento formale con il punteggio registrato e gara. In tutti e cinque il battito più basso era quello dell'allenamento libero da soli e il più alto quello di gara, con differenze grandi fra i due; le due situazioni intermedie stavano nel mezzo, ma il loro ordine cambiava da un arciere all'altro.

FIG · 01 In gara il battito sale in tutti e cinque Battito di picco a ogni tiro, media · 5 arcieri universitari di kyudo allenamento libero, da soli gara 80 100 120 140 160 Arciere 1 Arciere 2 Arciere 3 Arciere 4 Arciere 5 battiti al minuto
Fig. 01 Ogni riga è un arciere. Il cerchio vuoto è la media del battito di picco a ogni tiro nell'allenamento libero da soli, il punto pieno la stessa media in gara. Il kyudo si tira a 28 metri e queste sono le punte di ogni tiro, non il battito medio. Dati ridisegnati dal testo dello studio.

Lo stesso andamento compare altrove. Un arciere olimpico, registrato in gara con un apparato portatile, mostrava una tensione fisiologica più alta ai campionati nazionali statunitensi che a una gara provinciale; e in una gara indoor reale su arco ricurvo, a 18 metri, i marcatori dell'attività parasimpatica, la parte del sistema nervoso che rallenta il cuore, calavano volée dopo volée lungo venti volée da tre frecce in dieci arcieri adolescenti esperti, mentre in sette novizi restavano stabili. L'effetto statistico è piccolo, ma aggiunge un pezzo: l'attivazione continua a salire dentro la gara, e nei novizi questa salita non compariva. Con tre campioni indipendenti nella stessa direzione, anche l'affermazione che l'attivazione cresce col peso della situazione è corroborata. Quello che questi studi misurano è il corpo, però, non il punteggio.

Quanto batte il cuore mentre si tira

Al campo circola un numero, cento battiti al minuto, come se fosse il regime normale del tiro. Le misure prese mentre si tira si dividono. Molte cadono fra 95 e 108: 95 in undici universitari di livello nazionale durante una gara simulata, con 82 a riposo, e 102 negli uomini e 108 nelle donne in quarantacinque arcieri tradizionali turchi su cinque frecce a 18 metri. Altre stanno molto più in alto, come i 128 e 142 battiti in mira di dieci universitari indonesiani in una gara simulata a tiri alternati, o le medie dei picchi di gara fra 138 e 162 dei kyudoka della figura. Il centinaio descrive bene il tiro in allenamento o con poca posta, non ogni gara, e per questo il registro segna come contestata l'idea che mentre si tira il cuore stia attorno ai cento battiti.

La domanda che interessa di più all'arciere viene subito dopo: chi si attiva di più perde punti? Anche qui il quadro è contestato. Negli studi osservazionali chi tira con il battito più basso, o lo vede rallentare negli ultimi cicli prima del rilascio, tende a fare punteggi più alti; quando però un intervento ha spostato la frequenza, il punteggio non l'ha seguita, e alzarla con la corsa non ha tolto punti. La lettura più prudente è che un cuore che rallenta accompagni un buon tiro senza esserne la causa. Nessuno studio, poi, ha ancora messo l'attivazione accanto al punteggio della stessa gara ufficiale, freccia per freccia.

La precisione misurata non cala

Veniamo al bersaglio. Gli studi che hanno confrontato la precisione degli stessi arcieri in allenamento e in gara sono pochissimi, e il primo riguarda di nuovo i cinque kyudoka della figura, quelli con il battito che in gara arrivava fra 138 e 162. Nei cinque giorni prima della gara centravano fra il 46 e il 59% dei tiri, un margine largo in cui un calo si sarebbe visto, e in gara la probabilità di centrare non è scesa: in quattro su cinque non è peggiorata. L'unico in calo era anche quello con il battito più alto già in allenamento, fra 140 e 153, salito a 162 in gara. Su un arciere solo non si costruisce niente, ma il resto del gruppo ha tirato almeno come in allenamento con il cuore molto più alto.

Un secondo gruppo di sei kyudoka universitari dà un quadro simile. Il tasso di centri della settimana di allenamento e quello di gara non vanno in una direzione comune: quattro arcieri salgono, uno resta fermo e uno scende di molto, dal 67,6 al 44,4%. Il dato viene da un abstract di congresso, e i tassi di allenamento sono quelli della settimana precedente, non delle stesse sedute.

FIG · 02 Fra allenamento e gara, nessuna direzione comune Percentuale di centri · 6 arcieri universitari di kyudo settimana di allenamento gara 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Arciere 1 Arciere 2 Arciere 3 Arciere 4 Arciere 5 Arciere 6 ← meno centri più centri →
Fig. 02 Ogni riga è un arciere di kyudo: il cerchio vuoto è la percentuale di centri nella settimana di allenamento, il punto pieno quella in gara. Quattro salgono, uno resta fermo, uno scende. Dati da un abstract di congresso.

Il dato contrario è uno solo, ed è circoscritto. Tre arciere coreane candidate alla nazionale, seguite per una stagione su round da 1440, hanno tirato sotto il loro livello di allenamento alla prima gara nazionale dell'anno: 1320, 1303 e 1295, contro i 1338, 1335 e 1320 dell'allenamento di fine marzo. Nei due tornei successivi, a fine luglio e a inizio agosto, sono andate tutte e tre sopra. Sono tre casi senza gruppo di controllo, con un programma di controllo dell'attivazione in corso che si mescola all'effetto della gara, ma mostrano che la risposta può dipendere da quale gara si guarda.

FIG · 03 Sotto l'allenamento solo alla prima gara Punteggio su round da 1440 · 3 arciere coreane, una stagione 1300 1320 1340 1360 1380 metà feb. allenamento fine mar. allenamento fine apr. 1ª gara naz. fine lug. coppa inizio ago. torneo Arciera 1 Arciera 2 Arciera 3 punti
Fig. 03 Le tre arciere dello studio coreano, con i punteggi su round da 1440 di due allenamenti e tre gare della stessa stagione. La banda chiara segna la prima gara nazionale, l'unico punto in cui tutte e tre stanno sotto l'allenamento. Nel frattempo seguivano un programma di controllo dell'attivazione.

Messi insieme, questi studi danno un'indicazione chiara e debole nello stesso tempo. È chiara perché nessuno ha trovato un calo sistematico della precisione in gara; è debole perché due delle tre misure vengono dal kyudo, dove il tiro si conta come centro colpito o mancato e non su dieci zone, e perché tutti i campioni stanno fra tre e sei persone. Il registro segna come riportata l'affermazione che in gara la precisione non cali rispetto all'allenamento: nessuno ha trovato il calo, ma nessuno l'ha cercato su un campione che permetta di escluderlo.

Un dato vicino va nello stesso verso e riguarda il punteggio dentro la gara. Negli studi che l'hanno letto, la seconda metà di una gara vale quanto la prima anche quando la stanchezza dichiarata cresce, e il registro lo segna come riportato; sono però quasi tutte gare simulate, con campioni piccoli.

Perché sembra di crollare

Che le misure non mostrino un calo non toglie niente alla sensazione, che è diffusa. Fra sessantanove arcieri agonisti britannici il 75,4% dice di aver avuto almeno una volta un calo drastico della prestazione fuori dal proprio controllo, e fra centoquindici agonisti italiani la media è di tre episodi negli ultimi sei mesi. Nessuno dei due sondaggi, però, confronta il racconto con i punteggi di gara, per cui il registro segna come riportato che le crisi in gara siano diffuse, senza dire quanto pesino sul referto.

C'è poi una ragione molto concreta per cui il confronto che ciascuno fa a memoria regge poco: il punteggio di allenamento e quello di gara raramente vengono dallo stesso tiro. Cambiano il numero di frecce, la distanza, la visuale, il tempo a disposizione. In uno studio su nove agonisti coreani di sedici e diciassette anni, a 50 metri, la sola dimensione della visuale spostava la media per freccia da 7,7 punti sui sessanta centimetri a 8,93 sui cento: più di un punto a freccia per una sola condizione cambiata, più di qualunque effetto della gara misurato finora. E l'unico dato contrario riguarda una gara precisa, la prima della stagione: nessuno ha verificato se un calo esista solo lì.

La giornata di gara pesa di più?

A chi esce stremato da un torneo sembra ovvio che la gara stanchi più dell'allenamento, ma il confronto non è ancora stato fatto. Le descrizioni del carico ci sono, e sono grandi: otto arcieri di vertice a una tappa di Coppa del Mondo hanno tirato 178 frecce in circa due ore il primo giorno e hanno camminato più di cinque chilometri fra la linea e il bersaglio, con un carico che poi scendeva di giorno in giorno fino a 97 frecce. Nessuno ha messo questi numeri accanto a una giornata di allenamento degli stessi arcieri, e l'unico studio che misura gli stessi arcieri nelle due situazioni, con il lattato nelle urine, non arriva a una risposta, perché nei risultati e nella discussione dice due cose diverse. Per il registro la domanda se una giornata di gara carichi più di una di allenamento è non studiata.

Allenarsi in condizioni di gara

Il consiglio classico è portare la gara in allenamento, con il cronometro, gli avversari accanto e un po' di pubblico o di rumore. Sotto un'idea così diffusa c'è pochissimo. Il resoconto più diretto viene dal lavoro di un gruppo di psicologi dello sport con i sei arcieri della squadra olimpica di Taiwan prima di Atene 2004: una gara simulata con il rumore del pubblico, gli annunci in inglese, persone care sugli spalti, il trasferimento in autobus dal campo di riscaldamento a quello di gara e il vento. La maggior parte degli arcieri ha sentito pressione, e ha riferito che l'esperienza aveva insegnato loro a gestirla nelle gare successive.

È la loro impressione, raccolta dagli stessi autori che conducevano il programma, senza misure di ansia o di punteggio e senza un gruppo di confronto. La simulazione, inoltre, era una parte di un lavoro più ampio, con respirazione, immagini mentali e altro, per cui il miglior risultato olimpico della squadra non si può attribuire a lei. Più di recente tre allenatori della nazionale coreana hanno raccontato che allenarsi negli stadi di baseball, per abituarsi al rumore del pubblico, ha funzionato; anche questa è una testimonianza, e il registro lascia come riportata l'idea che la gara simulata abitui alla pressione.

Cosa ne ricavo per il campo

La prima cosa è aspettarsi che il corpo in gara cambi. Un battito più alto mezz'ora prima di tirare è quello che gli studi trovano anche negli arcieri d'élite, e più la gara conta, più sale. Se questo costi punti è ancora contestato, e gli studi che hanno spostato la frequenza non hanno visto il punteggio seguirla: un cuore più veloce, da solo, non permette di prevedere che la gara andrà male.

La seconda riguarda il confronto. Per sapere se in gara si perdono punti, il confronto va fatto a parità di condizioni: lo stesso round, la stessa distanza, la stessa visuale, lo stesso numero di frecce, e la media di molte sedute di allenamento invece delle migliori. Tenere i punteggi di allenamento completi, round per round, è il modo più semplice per avere un riferimento che regga. Se la differenza resta anche così, è un dato personale da guardare con l'allenatore; se si riduce, una parte della sensazione di crollare veniva dal confronto.

La terza riguarda il calendario. L'unico dato contrario cade alla prima gara della stagione, e l'attivazione cresce con il peso della situazione: arrivare alla gara importante dopo qualche gara minore è una scelta ragionevole, che però nessuno studio ha messo alla prova. Lo stesso vale per la gara simulata in allenamento, che costa poco e per ora ha dalla sua solo testimonianze.

Che cosa manca

Manca prima di tutto il confronto sull'arco ricurvo olimpico: molti arcieri, lo stesso numero di frecce alla stessa distanza in allenamento e in gara, più gare della stessa stagione, per vedere se un calo esiste e se compare solo alla prima. Manca il legame fra attivazione e punteggio letto freccia per freccia nella stessa gara ufficiale, su campioni più ampi e in entrambi i sessi. E manca una prova con due gruppi in cui la gara simulata sia l'unica differenza, con l'ansia e il punteggio in gara ufficiale come esiti. Fino ad allora si può dire questo: in gara il corpo è più attivato, e nei pochi dati che esistono la precisione non cala.