Quello che si dice, e che cosa dicono gli studi

Nel tiro con l’arco circolano idee che sembrano ovvie e che gli studi non confermano: alcune sono smentite, altre contraddette da poche prove, altre ancora divise fra studi che dicono cose opposte. Per ognuna c’è la pagina con le evidenze, i numeri e la storia anno per anno.

Smentito

2 affermazioni

Più studi su arcieri, fatti bene, mostrano l’opposto o nessun effetto.

  • Gli arcieri d'élite condividono un'unica tecnica di tiro corretta

    Nei corsi si mostra la posizione degli arcieri di vertice come il modello da raggiungere, e una tecnica che se ne discosta viene corretta prima di chiedersi se funzioni.

    Su questa affermazione la bibliografia è abbondante e insolitamente concorde, e va nella direzione opposta a quella che si sente in piazzola.

  • Il rilascio deve essere passivo: le dita si rilassano, non si aprono

    Nei corsi e sul campo si sente spesso dire di non aprire le dita ma di lasciar andare la corda rilassandole, perché un'apertura attiva sporcherebbe il rilascio.

    Qui l'occhio e l'elettromiografia dicono due cose diverse, e la differenza è il centro della faccenda.

Contraddetto

23 affermazioni

Gli studi che ci sono vanno contro, ma sono pochi o indiretti: la domanda resta da chiudere.

  • Al chiuso a diciotto metri un arciere d'élite del ricurvo sta sopra i nove punti e mezzo per freccia

    Al chiuso si sente dire che un arciere di vertice del ricurvo deve viaggiare sopra il nove e mezzo di media a freccia, e che chi sta sotto non è ancora ad alto livello.

    Fra i pochi dati confrontabili, l'unico che riguarda il solo ricurvo va contro la soglia.

  • Centinaia di migliaia di cicli di vibrazione non cambiano in modo apprezzabile le caratteristiche di una freccia

    Si dice che le frecce non si stancano: finché l'asta è integra resta quella del primo giorno, e si cambia solo quando si rompe o si crepa.

    L'unica prova è del 2019, un preprint di un gruppo di ingegneri che misurava le frecce facendole vibrare con un attuatore e ricavandone rigidità, smorzamento e frequenza propria.

  • Dentro il tiro il tempo si divide quasi a metà fra trazione e mira

    Si sente dire che il tiro ha un suo ritmo fisso e che trazione e mira debbano prendersi più o meno lo stesso tempo, senza che una fase mangi l'altra.

    L'unico studio che separa trazione e mira con confini vicini a quelli dell'affermazione, in una sede senza riserve, va contro la divisione a metà: in 16 giovani arcieri malesi a 70 metri, dal pre-draw all'ancoraggio passano in media 1,48 secondi e dall'ancoraggio al rilascio 3,32, per cui la mira prende più di due terzi del tempo delle due fasi.

  • Durante il rilascio la freccia entra in instabilità a carico di punta

    Si sente dire che al rilascio la corda spinge la freccia di punta e la piega come una colonna caricata, e che una freccia troppo morbida per l'arco per questo si instabilizza.

    Che la spinta della corda comprima la freccia e la faccia flettere di più lo dicono i modelli dal 1997; che la porti oltre la soglia di instabilità, nei calcoli che ci sono, non risulta.

  • Gli arcieri più forti tirano con più libbre

    Si dice che il libbraggio vada scelto sulla forza dell'arciere, e che chi è più forte possa e debba salire di libbre.

    Sembra ovvio, e gli studi non lo confermano.

  • I beta-bloccanti migliorano la precisione nel tiro con l'arco

    Si dice che i beta-bloccanti siano vietati agli arcieri perché rallentano il cuore e fermano il tremore, e quindi migliorano la mira.

    L'idea arriva dal tiro a segno con la pistola, dove due studi avevano trovato un beneficio; nel tiro con l'arco il divieto risale al 1985.

  • Il biofeedback della variabilità cardiaca riduce l'ansia di chi deve esibirsi

    Si consiglia di allenare per qualche settimana la respirazione lenta con una fascia cardio e un'app di biofeedback, perché così si imparerebbe a tenere a bada l'ansia del giorno di gara.

    Sugli arcieri non c'è nessuno studio, e quello che c'è arriva quasi tutto da una revisione sistematica del 2018 sulla respirazione lenta, che fra i suoi quindici lavori ne conta cinque di biofeedback, letti qui solo sui partecipanti sani.

  • Il dialogo interno istruttivo migliora il punteggio

    Sul campo si insegna a darsi una parola chiave per ogni fase del tiro, «spingi», «schiena», «espandi», così la testa resta sul gesto e non sul punteggio.

    Sulla domanda c'è un solo dato in una sede senza riserve, ed è contrario.

  • Il digiuno del Ramadan abbassa il punteggio dell'arciere

    Si dà spesso per scontato che il mese del digiuno sia un mese perso per la prestazione: poca energia, niente acqua durante il giorno, sonno spezzato, e quindi punteggi più bassi da mettere in conto.

    L'unico studio che ha misurato il punteggio va contro l'affermazione.

  • Il neurofeedback EEG migliora il punteggio dell'arciere

    Il neurofeedback viene proposto come una scorciatoia per entrare nello stato mentale giusto prima del rilascio: si impara a riconoscere e a riprodurre le onde cerebrali dei tiri migliori, e il punteggio dovrebbe seguire.

    L'unica prova controllata su arcieri di cui si leggono i dati originali va contro l'affermazione.

  • L'allenamento mentale aumenta l'uso dell'immaginazione cognitiva nell'arciere, ma non quello dell'immaginazione motivazionale

    Si consiglia di ripassare il tiro a occhi chiusi, fase per fase, come allenamento in più: l'idea è che a forza di immaginarlo il gesto diventi più nitido, mentre la motivazione segue altre strade.

    Due studi controllati, usciti nello stesso anno, misurano con un questionario quanto l'arciere usa l'immaginazione prima e dopo un programma, e non si accordano.

  • L'altezza del punto d'incocco va regolata al millimetro

    Nei club il punto d'incocco si regola con la squadretta e si ritocca mezzo millimetro alla volta, con l'idea che anche un millimetro di troppo mandi le frecce alte o basse.

    L'unico lavoro che calcola quanto conti l'altezza del punto d'incocco va contro la frase, ma è il modello di un solo arco.

  • La destrezza fine delle mani è legata al punteggio

    Si dice che il tiro si decide nelle dita, nella sensibilità con cui si tiene la corda e si apre la mano al rilascio, e per questo alcuni allenatori inseriscono esercizi di destrezza per le mani nei programmi dei ragazzi.

    Tre studi, ma solo uno pesa sulla domanda, e va contro.

  • Nel tiro tradizionale la presa dell'arco va scelta in base all'altezza dell'arciere

    Nel tiro tradizionale circola la regola che il modo di impugnare l'arco, con il fusto più verso le dita o più dentro il palmo, vada scelto secondo la statura dell'arciere.

    L'unica prova va contro la regola, ma è piccola.

  • Per l'arciere la resistenza isometrica conta più della forza massima

    Nella preparazione dell'arciere si ripete che conta saper tenere la trazione a lungo più che sollevare carichi alti, e i programmi privilegiano tenute isometriche e carichi moderati.

    Nessuno ha ancora misurato negli stessi arcieri una tenuta in trazione e un massimale, e i due lavori che più si avvicinano vanno entrambi contro l'affermazione, senza bastare a chiuderla.

  • Senza il clicker si perde allungo

    Si dice che il clicker serva a garantire l'allungo e che, togliendolo, l'arciere tenda ad accorciare la trazione e a rilasciare prima di essere arrivato in fondo.

    Un solo studio ha misurato l'allungo degli stessi arcieri con e senza clicker, e va contro l'affermazione.

  • Tenere la corda con tre dita dà una tenuta più stabile che con due

    Si insegna che la presa mediterranea a tre dita distribuisce il carico della corda e tiene la mano più ferma in mira, e la presa a due dita viene vista come una scorciatoia che si paga in stabilità.

    L'unico studio che misura davvero la stabilità della tenuta non è fatto su arcieri e non usa un arco: otto uomini destrimani, che lo studio non presenta come arcieri, tengono una corda simulata su un sensore di forza, con due, tre o quattro dita.

  • Tirare a paglione bianco risolve il target panic

    A chi ha il target panic si consiglia di togliere la visuale e tirare per settimane a paglione bianco, da vicino, finché il tiro non torna a partire da solo, e poi di rimettere la visuale un passo alla volta.

    Su questa domanda c'è un solo studio, e va contro l'affermazione.

  • Tirare con l'arco rende più robuste le ossa dei ragazzi

    Fra i genitori e nei corsi per ragazzi si sente dire che il tiro con l'arco, come ogni sport, faccia bene alle ossa che crescono, e che tendere l'arco rinforzi braccia e spalle fino allo scheletro.

    C'è un solo studio, e va contro l'affermazione.

  • Un allenamento al computer che allontana l'attenzione dalle minacce riduce l'attenzione dell'arciere ansioso verso le minacce

    Si sente proporre agli atleti ansiosi qualche esercizio al computer o sul telefono che «allena l'attenzione» a non farsi prendere dai pensieri negativi prima della gara.

    L'unico studio è un pilota taiwanese del 2015, e sul comportamento va contro l'affermazione.

  • Un arco troppo duro per l'arciere favorisce gli yips

    Si dice che salire di libbre troppo presto sia la strada più breve verso il target panic: l'arco che non si riesce a tenere costringe a sganciare appena si arriva all'ancoraggio, e il rimedio è tornare a un arco più leggero.

    L'unico studio che ha guardato il libbraggio di chi ha gli yips viene dal kyudo: cinquantotto studenti universitari giapponesi, quarantuno dei quali li hanno avuti.

  • Una freccia che ondeggia meno in volo raggruppa più stretto

    Nella messa a punto si insegue la freccia che vola pulita, senza scodinzolare, con l'idea che più il volo è pulito più il gruppo è stretto.

    L'unica prova diretta dice di no, almeno con un compound a trentacinque metri.

  • Una sola prova non basta: le misure di forza e di attività muscolare sull'arciere vanno ripetute

    Nei test fisici si consiglia di far ripetere ogni prova due o tre volte e di tenere la migliore o la media, perché una misura sola può ingannare.

    Dipende da che cosa si misura, e l'unico dato che decide lo stato va contro l'affermazione.

Contestato

133 affermazioni

Gli studi su arcieri vanno in direzioni opposte.

  • A pieno allungo il peso sta più sulla gamba davanti

    Nella pratica circolano due indicazioni: c'è chi chiede di dividere il peso a metà fra i due piedi e chi di tenerlo un po' più sulla gamba davanti, verso il bersaglio, per sentirsi più stabili sotto il carico dell'arco.

    Gli studi non vanno nella stessa direzione, e il più recente suggerisce una ragione: la risposta dipende da come si mettono i piedi.

  • Allenare l'equilibrio migliora la precisione del tiro

    Esercizi su Bosu, cuscini instabili e lavoro di core vengono proposti agli arcieri come un modo per rendere la base più ferma e quindi la freccia più precisa.

    Che una postura più ferma si accompagni a frecce migliori è documentato su arcieri; che allenare l'equilibrio faccia salire la precisione è conteso.

  • Allenarsi a tirare anche dal lato non dominante fa migliorare di più il lato dominante

    Si sente dire che qualche freccia tirata dall'altro lato, con un arco per l'altra mano, aiuta a capire il gesto e a sciogliere le abitudini, e che il beneficio torna sul lato da cui si tira di solito.

    L'unico esperimento è su principianti assoluti.

  • Allenarsi alle distanze lunghe migliora la concentrazione più dell'allenamento abituale

    Si dice che tirare sulle distanze lunghe insegni a concentrarsi: a 70 m l'errore si paga di più, la mira chiede più pazienza, e chi si allena lì porta in gara una testa più ferma.

    C'è un solo studio, e le sue tabelle non dicono quello che dicono le sue conclusioni.

  • Allenarsi cambiando distanza fa salire il punteggio più che tirare sempre alla stessa

    Sui campi c'è chi consiglia di non tirare sempre alla stessa distanza, perché cambiarla costringe a ritrovare la mira ogni volta e prepara alle gare in cui le distanze si alternano, e chi invece preferisce consolidare il gesto tirando a lungo alla stessa distanza.

    Due studi indonesiani con lo stesso schema, venti arcieri appaiati sul punteggio di partenza e divisi in due gruppi, e una prova finale di 36 frecce a 30 metri, arrivano a risultati opposti.

  • Allenarsi sulle distanze di gara dà un vantaggio specifico su quelle distanze

    Si dice che bisogna allenarsi soprattutto sulle distanze che si tirano in gara, perché il mirino, il gesto e la lettura del gruppo si tarano su quei metri e non su altri.

    Lo studio più diretto, del 2016, ha fatto tirare trenta frecce da venti distanze a dieci arcieri internazionali polacchi e da diciotto distanze a otto arciere della nazionale, comprese distanze che non allenano mai.

  • Allenarsi sulle distanze lunghe migliora la resistenza alla fatica

    Si dice che la tenuta si costruisce sulle distanze lunghe: tirare a 70 m stanca di più, abitua il fisico a reggere l'arco più a lungo e prepara alla fatica della gara meglio delle volée a distanza corta.

    C'è un solo studio, e quello che mostra riguarda il modo di tirare più che la distanza.

  • Allineare il gomito che traziona alla linea di forza migliora il punteggio

    Si insegna a portare il gomito della corda dietro la freccia, in linea con la spalla dell'arco, perché è quella geometria a scaricare il peso sulla schiena e a tenere il tiro uguale a sé stesso.

    L'allineamento del gomito alla linea di forza è stato misurato più volte, ma di rado accanto al punteggio, e quando è successo i risultati si sono divisi.

  • Anche gli arcieri di vertice mettono qualche freccia lontana dal centro

    Si sente dire che a un certo livello le frecce fuori non capitano più, e che una freccia lontana dal centro è il segno che qualcosa nella tecnica si è rotto.

    Quasi tutti gli studi che riportano le singole frecce di arcieri di alto livello trovano qualche freccia lontana dal centro.

  • Arcieri e arciere hanno un profilo mentale diverso

    Si sente dire che le arciere siano più ansiose e più perfezioniste e gli arcieri più impulsivi, e che per questo vadano preparati sul piano mentale in modo diverso.

    Una decina di studi su arcieri ha confrontato uomini e donne con questionari e test, e il risultato cambia da uno studio all'altro.

  • Chi ha avuto gli yips riferisce più ansia sociale e più bisogno di non mostrare i propri difetti

    Si dice che il target panic colpisca chi ha paura del giudizio degli altri, l'arciere che in gara sente gli occhi addosso e non vuole far vedere un errore.

    C'è un solo studio, britannico, su 155 agonisti: 69 arcieri e 86 golfisti, con il target panic degli arcieri e gli yips dei golfisti messi nella stessa domanda.

  • Chi parte più in basso guadagna più punti dall'allenamento

    Si dice che all'inizio si migliora in fretta e che più si sale più ogni punto costa fatica, per cui un programma nuovo fa recuperare terreno a chi è indietro e dopo qualche mese di lavoro comune il gruppo si livella.

    Nessuno studio su arcieri è stato disegnato per rispondere, e le risposte che ci sono si ricavano dalle tabelle di piccoli programmi senza gruppo di controllo, quasi sempre attraverso la dispersione dei punteggi prima e dopo.

  • Chi tira col ricurvo è in media più alto e più pesante di chi usa il compound o l'arco tradizionale indiano

    Si sente dire che il ricurvo premia chi è alto e ha le braccia lunghe, mentre il compound andrebbe bene a qualunque fisico.

    I dati sono due, entrambi piccoli, e non arrivano alla stessa conclusione.

  • Chi tira con il ricurvo si infortuna più di chi tira con il compound

    Si sente dire che il compound sia più clemente con il corpo, perché grazie alle carrucole in mira si tiene una frazione del libbraggio, mentre nel ricurvo il peso pieno resta sulle dita e sulla spalla per tutta la mira.

    Il confronto diretto è uno solo: fra 239 arcieri della Florida, intervistati in gara e nei club, ha riferito un infortunio legato al tiro il 53,9% di chi usa il ricurvo contro il 35,3% di chi usa il compound, e la quota più alta è quella delle donne del ricurvo, 70,7% contro il 30,4-45,5% di uomini e donne del compound.

  • Chi va in crisi in gara e chi ha gli yips risulta meno coscienzioso

    Del target panic si dice che colpisce chi è troppo preciso e perfezionista, quello che vuole ogni freccia al centro, e che chi crolla in gara è semplicemente troppo ansioso.

    C'è un solo studio, britannico, su 155 agonisti: 69 arcieri e 86 golfisti.

  • Col compound i muscoli lavorano meno che col ricurvo durante la trazione

    Si dice che il compound sia più leggero da tirare del ricurvo: grazie alle camme e al let-off la fatica della trazione si sente meno, soprattutto nella parte finale.

    Il confronto c'è, ma è piccolo e viene da un solo laboratorio: due tesi di laurea magistrale dell'Università del North Dakota, del 2000 e del 2001, con l'elettromiografia di sette e poi sei arcieri esperti di entrambi gli archi, che tirano un compound regolato a 55 libbre con il 75 per cento di let-off e un ricurvo da 55 libbre.

  • Con un arco più duro cambiano gli angoli di tronco, spalla e gomito in tiro

    Si dice che salire di libbraggio troppo in fretta rovina la tecnica: con un arco troppo duro l'arciere si inarca all'indietro, alza la spalla dell'arco e perde l'allineamento, quindi le libbre vanno aggiunte poco alla volta.

    Tutto quello che si sa viene da un solo gruppo di tredici studenti universitari, sette uomini e sei donne, fra cui quattro esperti, quattro intermedi e cinque principianti, misurati con sensori inerziali mentre tirano cinque frecce per combinazione con archi da 20, 25 e 32 libbre, e raccontati in tre articoli.

  • Dopo cento frecce i muscoli della spalla di uomini e donne reagiscono allo stesso modo

    Si dà per scontato che la fatica di una lunga seduta sia la stessa per tutti, e che a parità di frecce un'arciera e un arciere arrivino in fondo con le spalle nelle stesse condizioni.

    La risposta viene da un solo studio, e quello studio dice due cose diverse.

  • Dopo il rilascio gli arcieri d'élite si muovono più degli intermedi

    Si sente dire che i migliori, dopo il rilascio, lasciano andare il corpo con la reazione dell'arco, mentre chi è meno esperto resta bloccato nella posizione di mira.

    Fra élite e intermedi il movimento del corpo dopo il rilascio è stato confrontato tre volte, e i risultati non si accordano.

  • Dopo una buona serie è più facile farne un'altra buona

    Si dice che i punti chiamano punti: dopo una serie buona l'arciere è sciolto e fiducioso e la serie dopo viene quasi da sola, mentre una serie storta tende a trascinarsene dietro un'altra.

    Le due misure che ci sono guardano la stessa idea da distanze diverse e non si accordano.

  • Durante il tiro la frequenza cardiaca dell'arciere sta attorno ai cento battiti al minuto

    Si sente dire che mentre si tira il cuore viaggia sui cento battiti al minuto, poco sopra il riposo, e che in gara sale.

    Le misure prese mentre si tira non vanno d'accordo, e la differenza la fanno la situazione e il livello.

  • Durante una gara la glicemia dell'arciere resta stabile

    Si dice che nel tiro con l'arco si consumi così poco che la glicemia non sia un problema, e che basti la colazione per arrivare in fondo alla giornata di gara.

    Gli studi non vanno nella stessa direzione, e sono tutti piccolissimi.

  • Fra l'inizio del rilascio e il distacco della freccia dalla corda passano circa quindici millesimi di secondo

    Si dice che il rilascio sia troppo rapido per essere corretto mentre avviene, che fra il rilascio e la partenza della freccia passino pochi centesimi di secondo, e che quello che conta si decida prima, nella tenuta e nella trazione.

    La misura più precisa è una sola, ed è netta.

  • Fra le abilità mentali, la concentrazione è quella in cui gli arcieri vanno peggio

    Si sente dire che all'arciere la tecnica non manca, manca la testa: si distrae, perde il filo a metà gara, e la concentrazione è la prima cosa su cui lavorare.

    Due piccoli studi del 2020, in due paesi diversi e con due questionari diversi, non dicono la stessa cosa.

  • Gli allenatori di tiro con l'arco usano internet per ritrovare quello che sanno già, non per imparare

    Si dà per scontato che oggi gli allenatori si aggiornino in rete, fra video, webinar e corsi federali online, e che la pandemia abbia spostato lì gran parte della loro formazione.

    La domanda è stata posta una sola volta, in una tesi di ricerca britannica del 2023: 63 allenatori qualificati della federazione britannica hanno risposto a un questionario e sei sono stati poi intervistati.

  • Gli anni di pratica dicono quanto è bravo un arciere

    Si dà per scontato che chi tira da più anni tiri meglio, e l'anzianità di pratica viene spesso usata come misura del livello di un arciere.

    Gli studi che hanno messo gli anni di pratica accanto al livello vanno in direzioni opposte, e nessuno è costruito per rispondere.

  • Gli anni di pratica, da soli, non dicono il livello dell'arciere

    Si sente dire che nel tiro con l'arco servono dieci anni per arrivare in alto, e allo stesso tempo che c'è chi in tre anni passa davanti a chi tira da venti, perché conta come ci si allena e non da quanto.

    Quando gli studi confrontano arcieri di livello diverso, i più forti hanno quasi sempre qualche anno di pratica in più, ma la differenza a volte è netta e a volte sparisce dentro la variabilità.

  • Gli arcieri che rimuginano sugli errori passati fanno punteggi più bassi

    Nella pratica comune si dice di lasciare andare la freccia appena partita e di non portarsi dietro l'errore, perché il pensiero che resta sulla freccia precedente rovina quella dopo.

    Gli studi sono due e non vanno nella stessa direzione.

  • Gli arcieri che tengono meglio la concentrazione fanno punteggi più alti

    Si ripete che a parità di tecnica vince chi resta concentrato più a lungo, e che la concentrazione si può misurare e allenare anche fuori dal campo, con griglie di numeri e tabelle da completare in fretta.

    Gli studi su arcieri si dividono, e il disaccordo segue lo strumento con cui si misura la concentrazione.

  • Gli arcieri con le braccia più lunghe sono più precisi

    Si dice che le braccia lunghe siano un vantaggio naturale nel tiro: più allungo, più libbre sfruttate e una freccia più veloce, e nelle selezioni giovanili l'apertura delle braccia viene guardata come un indizio di talento.

    Gli studi su arcieri si dividono, e si dividono in un modo che ha una logica.

  • Gli arcieri di alto livello hanno braccia lunghe rispetto alla statura e torace stretto

    Nella selezione dei ragazzi si sente dire che l'arciere ideale ha braccia lunghe, mani grandi e un torace stretto che lascia passare la corda senza toccarlo.

    Il profilo delle braccia lunghe e del torace stretto si ritrova negli arcieri di alto livello, ma non distingue chi tira meglio.

  • Gli arcieri di alto livello nominano respirazione e visualizzazione fra le ultime delle loro strategie di tiro

    Nei corsi e sulle riviste la respirazione controllata e la visualizzazione vengono presentate come gli attrezzi mentali di base di ogni arciere di vertice.

    Due studi hanno chiesto ad arcieri di vertice come affrontano il tiro, e sulla respirazione vanno d'accordo, sulla visualizzazione meno.

  • Gli arcieri di livello più alto completano la trazione più in fretta

    Si dice che una trazione decisa e senza esitazioni sia il segno dell'arciere evoluto, e che chi impiega troppo ad arrivare all'ancoraggio si stanchi e perda la sequenza del tiro.

    Dipende da chi si mette a confronto.

  • Gli arcieri di livello più alto distribuiscono meglio l'attenzione

    Si dice che l'arciere esperto sappia dove mettere l'attenzione in ogni fase del tiro, larga mentre legge il vento e stretta sul centro in mira, mentre il principiante la disperde o la stringe troppo presto.

    A favore ci sono soprattutto i confronti fatti con uno strumento.

  • Gli arcieri di livello più alto sono più alti e più pesanti dei principianti

    Si dice che il tiro con l'arco premi i fisici alti e longilinei, e nella scelta dei ragazzi la statura viene spesso guardata come un vantaggio di partenza.

    Gli studi che confrontano arcieri di livello diverso si dividono a metà, e quelli che trovano la differenza hanno spesso un'altra spiegazione a portata di mano.

  • Gli arcieri di livello più alto tirano con qualche libbra in più degli altri

    Si dà per scontato che salendo di livello si salga anche di libbre, e che un arciere d'élite tiri qualche libbra in più di un arciere di società.

    Quattro campioni, e non vanno nella stessa direzione.

  • Gli arcieri di vertice tirano libbraggi moderati, fra le trenta e le quaranta libbre

    Circolano due cifre: c'è chi dice che i campioni non tirino archi pesanti e che bastino trenta o quaranta libbre ben governate, spesso per frenare chi vuole salire di libbre troppo presto, e chi dice che al vertice del ricurvo si tiri fra le quaranta e le cinquanta, una cifra che diventa spesso un traguardo.

    Dipende da quando e da chi si guarda, e i numeri si dividono.

  • Gli arcieri dormono a sufficienza

    Si dà per scontato che gli arcieri dormano bene, perché il tiro non sfianca il fisico come altri sport, e del sonno si parla solo la notte prima della gara.

    I quattro studi che lo misurano non vanno d'accordo, e la differenza sembra seguire il contesto e lo strumento più che il tiro con l'arco.

  • Gli arcieri esperti giudicano lo spazio con più precisione di chi non tira

    Si dice che il tiro con l'arco alleni l'occhio a giudicare distanze e simmetrie, e che chi tira da anni abbia un colpo d'occhio più preciso anche fuori dal campo.

    Gli studi sono due, guardano due sensi diversi e arrivano a conclusioni opposte.

  • Gli arcieri migliori hanno tempi di reazione un po' più brevi e soprattutto più costanti

    Si dice che l'arciere esperto reagisca al clicker sempre allo stesso modo, e che la costanza della reazione conti più della sua velocità.

    Le due metà dell'affermazione hanno sorte diversa, e su entrambe ci sono risultati contrari.

  • Gli arcieri più ansiosi in gara fanno punteggi più bassi

    Si dà per scontato che l'arciere che si agita perda punti, e su questo si costruisce quasi tutto il lavoro mentale proposto in piazzola.

    Gli studi su arcieri si dividono, e per anni si sono divisi in modo ordinato: dove l'ansia viene misurata poco prima di una gara con una scala di ansia competitiva il legame compare, dove si misura l'ansia di tratto, l'umore dei giorni di allenamento o l'attività corticale prima del rilascio non compare niente.

  • Gli arcieri più preoccupati dell'immagine che danno agli altri vanno più spesso in crisi in gara

    Si sente dire che chi in gara pensa a cosa diranno gli altri, i compagni di squadra, l'allenatore, il pubblico sulla linea, è quello che poi perde il tiro.

    I due studi che hanno misurato la cosa con la stessa scala non dicono la stessa cosa.

  • Gli esercizi con gli elastici migliorano il punteggio

    L'elastico è l'attrezzo che si trova in ogni borsa da campo: si usa per scaldare la spalla, per ripetere il gesto di trazione senza frecce e per aggiungere lavoro quando l'arco non si può tirare, con l'idea che quel lavoro torni indietro come punti.

    Il primo studio, nel 2008, era già randomizzato: quarantacinque arcieri indiani di livello nazionale divisi a sorte in tre gruppi, e dopo quattro settimane chi aveva aggiunto esercizi con la thera-band e lavoro sui muscoli respiratori tirava meglio degli altri due gruppi su dodici frecce a dieci e venti iarde, anche se l'articolo non riporta le medie e non separa gli elastici dalla respirazione.

  • Gli esercizi di stabilizzazione scapolare migliorano il punteggio

    Nel lavoro a secco gli esercizi per il trapezio inferiore e per la stabilità della scapola sono dati per utili al punteggio e non solo alla spalla, e stanno in quasi tutti i programmi di preparazione.

    Quattro studi hanno provato a cambiare il punteggio lavorando sui muscoli che tengono la scapola, e non vanno d'accordo.

  • Gli esercizi per il core migliorano l'equilibrio dell'arciere

    Nella preparazione fisica degli arcieri plank, Pilates ed esercizi per il tronco vengono proposti come lavoro per l'equilibrio, con l'idea che un centro più solido tenga l'arciere più fermo sulla linea di tiro.

    Tre studi hanno allenato il tronco di arcieri e poi misurato l'equilibrio, e due vanno nella direzione dell'affermazione.

  • Gli infortuni acuti del tiro con l'arco colpiscono soprattutto dita e mano

    Si dice che nel tiro con l'arco ci si faccia male all'improvviso soprattutto alle dita, con le punte delle frecce o con la corda, mentre il resto del corpo rischia solo il sovraccarico.

    Dipende da dove si contano.

  • I questionari brevi di psicologia dello sport non distinguono gli arcieri fra loro

    Nei gruppi sportivi si fanno compilare questionari sulla motivazione, sulla fiducia o sulla robustezza mentale, e il profilo che ne esce viene spesso preso come una fotografia della testa dell'arciere, da confrontare con i compagni e da seguire nel tempo.

    Il problema si vede bene in due studi indonesiani.

  • Il corpo si muove allo stesso modo nel ricurvo e nel compound

    In molte società ricurvo e compound si allenano insieme, con la stessa preparazione e gli stessi esercizi di postura, perché si dà per scontato che dal bacino in su il lavoro del corpo sia lo stesso e cambi solo l'arco.

    Il confronto diretto è uno solo, del 2025: 19 arcieri del ricurvo e 18 del compound pre-élite, misurati a Taiwan su un campo regolamentare a 70 e a 50 metri, e dice due cose insieme.

  • Il cuore dell'arciere rallenta nei secondi che precedono il rilascio

    Si racconta che nei secondi di mira il cuore dell'arciere esperto rallenti, e che sentire il battito calare sia il segno di un tiro pronto a partire.

    Il rallentamento del battito prima del rilascio è una delle osservazioni più vecchie sulla fisiologia del tiro, ma gli studi non si accordano su quando succeda e in chi.

  • Il freddo moderato non abbassa il punteggio in gara

    Si dice che con il freddo le dita perdano sensibilità e il rilascio peggiori, e nelle gare d'inverno si tengono le mani al caldo fra una volée e l'altra.

    L'unico dato viene dallo studio sul caldo che ha seguito 3.196 arcieri professionisti cinesi in 35.954 prestazioni di qualifica fra il 2010 e il 2016, confrontando ogni arciere con sé stesso, e lo stesso studio va in due direzioni.

  • Il gesto asimmetrico del tiro crea asimmetrie muscolari

    Si dice che tirare sempre con la stessa mano sviluppi un lato del corpo più dell'altro, con una spalla più forte, la schiena storta e il rischio di dolori, e per questo si consiglia di compensare con esercizi per il lato opposto o tirando ogni tanto con l'altra mano.

    Che il carico del tiro sia asimmetrico lo mostra l'elettromiografia: in trazione il braccio della corda usa più gran dorsale e bicipite, quello dell'arco più deltoide laterale e tricipite.

  • Il giorno della gara l'arciere arriva più teso che in allenamento

    Si dice che la gara vada preparata come un allenamento qualsiasi, perché l'arciere arriva il giorno della gara più teso del solito e per tenerlo calmo non bisogna cambiargli niente, dalla colazione al riscaldamento.

    I due studi che hanno misurato gli stessi arcieri in allenamento e in gara vanno in direzioni opposte.

  • Il kinesio tape migliora il senso di posizione della spalla dell'arciere

    Il kinesio tape sulla spalla si usa in gara e in allenamento con l'idea che, oltre a sostenere, «faccia sentire» la posizione del braccio e aiuti a ripetere lo stesso allineamento freccia dopo freccia.

    Due studi su arcieri trovano che con il tape la spalla ritrova meglio una posizione, ma nessuno dei due ha un gruppo senza tape o con un tape finto.

  • Il libbraggio segnato sull'arco è diverso da quello che l'arciere tira al suo allungo

    Si ripete che le libbre scritte sui flettenti valgono a 28 pollici e che ognuno, al proprio allungo, tira di più o di meno di quel numero.

    I due studi che l'hanno misurato sembrano dirsi il contrario, e in realtà raccontano la stessa regola: il numero inciso vale all'allungo di riferimento, e se ne allontana man mano che l'allungo dell'arciere è diverso.

  • Il modello matematico dell'arco prevede bene il libbraggio, meno bene l'efficienza

    Fra chi costruisce archi e chi studia l'attrezzatura si dà per scontato che i programmi di simulazione dell'arco siano affidabili, e i loro numeri su energia ed efficienza circolano come se fossero misure.

    I confronti fra modello e arco reale sono pochi, quasi tutti raccontati a parole o in un grafico, e sul libbraggio non vanno nella stessa direzione.

  • Il punteggio di un arciere si prevede meglio dall'esperienza e dai risultati passati che dai dati del momento

    Si dice che il risultato di domani si legge nei numeri di ieri, e che i dati raccolti in giornata, dal battito al tempo di tiro, servono a capire una freccia più che a prevedere una gara.

    I due studi che mettono le cose a confronto non danno una risposta netta, e sono pochi e indiretti.

  • Il punteggio è la misura più ripetibile che abbiamo di un arciere

    Si dice che alla fine conti solo il punteggio, e che sensori, video e test di forza servano a capire il perché ma non a dire se un arciere sta migliorando.

    C'è un solo studio che mette accanto, sugli stessi arcieri, la stabilità del punteggio e quella delle misure di laboratorio, e lo fa di passaggio: quattordici arcieri universitari del ricurvo, misurati prima e dopo dodici settimane di allenamento.

  • Il punteggio si può assegnare in automatico dalle immagini del bersaglio

    Si dà per scontato che le app e le telecamere sul paglione possano sostituire il segnapunti, e che il problema sia solo di prezzo e non di affidabilità.

    In laboratorio sì, sul campo non ancora.

  • Il tempo che si impiega nelle fasi del tiro non predice il punteggio della freccia

    Si dice che ogni arciere abbia un suo ritmo di tiro e che, se una freccia dura troppo o troppo poco rispetto a quel ritmo, sia meglio abbassare l'arco e ricominciare, perché il tempo fuori ritmo costa punti.

    Il campione più grande dice che, freccia per freccia, il tempo spiega quasi niente: in 16 giovani ricurvisti e 576 frecce a 70 m il tempo totale del tiro ha una correlazione con il punteggio di -0,006, e lo stesso vale per l'alzata dell'arco, la trazione e la mira.

  • Il tempo di tenuta in trazione con le dita è legato al punteggio

    Si sente dire che un arciere deve saper reggere l'arco in trazione a lungo senza cedere e che chi tiene di più tira meglio, e per questo nell'allenamento entrano tenute prolungate e cronometrate con l'arco o con l'elastico.

    Tre studi hanno cronometrato quanto un arciere regge la corda in trazione e lo hanno messo accanto al punteggio, e non vanno nella stessa direzione.

  • Il tiro con l'arco è uno sport a basso rischio di infortuni

    Il tiro con l'arco viene presentato come uno sport sicuro, adatto a tutte le età, in cui farsi male è un'eccezione.

    La risposta cambia con il modo in cui si misura il rischio, e cambia da sempre.

  • Il tricipite del braccio che traziona è il muscolo più caricato del tiro

    Nei materiali tecnici circolano classifiche dei muscoli del tiro, e il tricipite del braccio della corda compare spesso in testa, come il muscolo che tiene il gomito in linea dietro la freccia mentre la schiena chiude.

    Sugli arcieri, gli studi che hanno misurato il tricipite del braccio della corda danno risposte che non stanno insieme.

  • Imparando a tirare, il gesto passa sotto meno controllo della corteccia

    Si dice che all'inizio si pensa a ogni passaggio del tiro e che con gli anni il gesto vada da solo, e che il lavoro dell'allenamento sia proprio togliere la testa dal tiro.

    Tre studi coreani con la risonanza magnetica, fra il 2008 e il 2014, confrontano arcieri e principianti mentre simulano o immaginano la mira, e tutti e tre trovano nei principianti un cervello più acceso, soprattutto nelle aree frontali: negli otto esperti del 2008 lavorano le aree visive e negli otto principianti quelle frontali, nei diciotto arcieri d'élite del 2010 resta attiva quasi solo l'area motoria supplementare mentre in chi non ha mai gareggiato si accende una rete ampia.

  • In gara gli arcieri d'élite preferiscono un allenatore che interviene poco e su richiesta

    Sul campo si dice che in gara l'allenatore deve stare un passo indietro: niente correzioni tecniche, poche parole e solo quando l'arciere le chiede.

    Due studi qualitativi su squadre di vertice concordano sul danno delle correzioni a metà gara, ma non sul resto.

  • In mira gli arcieri d'élite attivano i muscoli meno degli arcieri intermedi

    Si dice che l'arciere esperto tira con lo sforzo minimo indispensabile, rilassando tutto quello che non serve a tenere l'arco, mentre il principiante stringe e irrigidisce tutto.

    Quando si confrontano gli élite con arcieri meno forti durante la mira, i muscoli delle dita, delle braccia e del tronco lavorano quasi sempre meno negli élite, mentre una parte del trapezio che tiene la scapola lavora di più.

  • In mira i muscoli del braccio della corda lavorano oltre l'80 per cento del massimo, e al rilascio si spengono quasi tutti tranne il trapezio

    Si insegna che in mira il braccio della corda deve essere solo un gancio e che il lavoro lo fa la schiena; al rilascio la mano si apre da sola e la schiena continua a tirare.

    I numeri vengono da un solo esperimento, su quattro arcieri d'élite turchi e 108 frecce a 18 metri, pubblicato due volte.

  • In mira il corpo oscilla più di lato, rispetto al bersaglio, che avanti e indietro verso il bersaglio

    Si dice che il corpo dell'arciere oscilla soprattutto di lato, perché la base è stretta in quella direzione, e che per questo i piedi vanno aperti alla larghezza delle spalle e il peso tenuto sull'avampiede.

    Gli studi su arcieri vanno in direzioni opposte, e la prima cosa da sapere è che parlano di assi diversi con le stesse parole: per un arciere di fianco al bersaglio, «laterale» rispetto al bersaglio vuol dire fra punte e talloni, mentre «laterale» rispetto al corpo vuol dire lungo la linea dei piedi, verso il bersaglio.

  • In mira le arciere hanno la frequenza cardiaca più alta degli arcieri

    Con la diffusione dei cardiofrequenzimetri si guarda sempre più il battito in mira, e capita di confrontare i valori di arcieri e arciere come se stessero sulla stessa scala.

    Due studi piccoli, usciti lo stesso anno, rispondono in modo opposto, e nessuno dei due è costruito per questa domanda.

  • L'allenamento delle abilità mentali migliora il punteggio

    Circola l'idea che lo scalino tra il punteggio di allenamento e quello di gara si riduca allenando la testa, con respirazione, visualizzazione, routine e mindfulness.

    Gli studi su arcieri con un gruppo di confronto sono pochi e vanno due a due.

  • L'allenamento mentale abbassa l'ansia prima della gara

    Si dà per scontato che un po' di lavoro mentale, respirazione, visualizzazione, qualche frase da ripetersi, serva soprattutto a tenere giù la tensione nei minuti che precedono la prima volée.

    Gli studi su arcieri non concordano, e a dividerli è il disegno più che la tecnica.

  • L'attività elettrica del cervello in mira è diversa prima delle frecce migliori

    Si dice che prima del tiro buono la testa si svuota, e che quando la freccia va al centro il cervello dell'arciere in mira lavora in modo più quieto.

    La domanda va fatta freccia per freccia: dentro lo stesso arciere, il cervello lavora in modo diverso prima di un dieci e prima di un sette?

  • L'equilibrio statico su una gamba è legato al punteggio

    Il test di equilibrio su una gamba è una delle prove che si fanno ai raduni per capire chi ha i mezzi per tirare bene, perché la posizione di tiro si tiene con le gambe e un arciere che oscilla meno dovrebbe tenere più ferma la mira.

    Nove campioni di arcieri hanno messo una prova di equilibrio su una gamba accanto al punteggio, e sette non hanno trovato niente.

  • La caffeina migliora la precisione nel tiro con l'arco

    Si sente dire che un caffè prima della volée aiuti a tenere il centro e a reggere la concentrazione, e insieme che vada evitato perché fa tremare.

    Gli studi su arcieri sono due e non vanno d'accordo.

  • La coordinazione occhio-mano è legata al punteggio

    Nell'avviamento al tiro si propongono spesso esercizi di coordinazione occhio-mano, lanci, prese, giochi con la palla, con l'idea che un bambino più coordinato diventi un arciere più preciso.

    Sulla domanda ci sono due studi, entrambi su bambini, e dicono cose opposte.

  • La dominanza crociata tra occhio e mano peggiora la precisione

    Si sente dire che chi ha l'occhio dominante opposto alla mano debba passare all'arco dell'altra mano o chiudere un occhio, perché altrimenti la mira non sarà mai precisa.

    Le misure dirette sono poche e cambiano segno a seconda di chi tira.

  • La flessione della freccia in volo ne aumenta la resistenza

    Si dice che una freccia con lo spine non adatto si flette troppo, perde velocità per strada e arriva bassa sul bersaglio.

    Tutte le prove vengono da un solo laboratorio giapponese, che fra il 2011 e il 2017 ha misurato la resistenza delle frecce in una galleria del vento a sospensione magnetica e in volo libero, ripreso ad alta velocità.

  • La forza delle braccia è legata alla precisione del tiro

    Nella pratica comune si dà per scontato che braccia più forti tengano meglio l'arco e quindi tirino più preciso, e la forza viene spesso testata quando si valutano gli arcieri giovani.

    Per quasi trent'anni le uniche misure su arcieri non trovavano nessun legame, poi dal 2014 sono arrivati i risultati a favore e da allora gli studi si contraddicono.

  • La freccia da gara del ricurvo pesa una quindicina di grammi, è lunga una sessantina di centimetri e parte intorno ai sessanta metri al secondo

    Nei corsi e nelle chiacchiere di campo i numeri della freccia del ricurvo si danno a memoria, una quindicina di grammi, una sessantina di centimetri, una sessantina di metri al secondo, come se valessero per qualunque asta.

    Due numeri su tre reggono, il peso dipende dall'asta.

  • La posizione di tiro è molto più instabile della normale posizione eretta

    Si dice che la posizione di tiro, di lato al bersaglio e con l'arco in mano, sia di per sé instabile, e che per questo l'equilibrio vada allenato a parte.

    Dipende da chi tira e da quale freccia si guarda.

  • La risposta del cervello allo scatto del clicker è più ampia nelle frecce che vanno al centro

    Si insegna che il clicker deve sorprendere, che lo scatto deve arrivare mentre l'attenzione è tutta sulla mira e sulla trazione, e che una reazione pronta e pulita al clicker è il segno di un tiro ben costruito.

    C'è un solo studio, e dice sì e no insieme.

  • La variabilità della frequenza cardiaca dice quanto l'arciere è teso in gara

    Si dice che l'HRV presa con la fascia o con l'orologio prima di una gara dica quanto l'arciere è teso, e che un valore basso sia il segnale di una giornata in cui la tensione prenderà il sopravvento.

    Che la variabilità del battito possa leggere la tensione di un arciere in gara lo suggerisce un solo caso, ed è vecchio: un arciere olimpico giapponese registrato nel 1987 fra le volée delle gare di selezione e dello US Open.

  • La visualizzazione migliora il punteggio

    Si insegna a rivedere il tiro con la mente prima di eseguirlo, e a passare la sera prima della gara immaginando le frecce che vanno al centro.

    Qui l'associazione e la prova controllata dicono cose diverse, e lo dicono da quarant'anni.

  • Le alette elicoidali fanno perdere alla freccia più velocità in volo di quelle dritte

    Si dice che l'elica stabilizzi meglio la freccia ma la freni, e che chi cerca velocità debba montare le alette dritte o quasi.

    C'è una misura sola, lontana dal tiro di oggi, e i suoi casi vanno in due direzioni.

  • Le fasi del tiro durano pochi secondi: il caricamento circa un secondo, la mira uno o due

    Si insegna che il caricamento è un movimento unico di circa un secondo e che, arrivati all'ancoraggio, bastano uno o due secondi di mira prima di far partire la freccia.

    Che il tiro si consumi in pochi secondi lo dicono tutte le misure; la ripartizione dell'affermazione, un secondo per caricare e uno o due per mirare, la conferma invece un solo arciere.

  • Materiale e numero di trefoli della corda cambiano la velocità della freccia

    Si dice che una corda con meno trefoli, o di un materiale più leggero e moderno, renda la freccia più veloce, e c'è chi toglie un paio di fili per guadagnare qualche piede al secondo.

    Il meccanismo è noto dal 1937: per calcolare la velocità, alla massa della freccia si aggiunge circa un terzo di quella della corda, quindi una corda più leggera lascia all'asta una quota maggiore dell'energia dell'arco; un modello del 1969 ritrova la stessa regola e nota che, con una corda molto più leggera della freccia, il termine pesa poco.

  • Meno l'arco si muove in mira, migliore è il tiro

    In piazzola si insegna a cercare la mira più ferma possibile, e il mirino che balla viene letto come il segnale che il tiro non va lasciato partire.

    Gli studi si dividono, e non per caso: ognuno misura una cosa diversa e la chiama stabilità dell'arco.

  • Meno lavorano i muscoli dell'avambraccio della mano della corda, migliore è il tiro

    Si insegna che la mano della corda deve restare un gancio: le dita tengono la corda senza stringere, polso e avambraccio restano morbidi, e il lavoro lo fa la schiena.

    Fra arcieri di livello diverso il legame c'è e va nella direzione dell'affermazione: in venti giovani arcieri svedesi, più l'estensore delle dita è teso nell'istante prima del rilascio, più basso è il punteggio (r = -0,48), e in ventitré persone misurate in Turchia l'attività dell'avambraccio attorno al clicker si lega al punteggio FITA con correlazioni fino a -0,74.

  • Mirare con un occhio chiuso dà gruppi più stretti che con entrambi gli occhi aperti

    Nei corsi si sente dire che chiudere l'occhio non dominante toglie la seconda immagine e aiuta a centrare il mirino, e anche l'opposto, che tenere i due occhi aperti fa vedere meglio il bersaglio e stanca meno.

    Due soli studi hanno confrontato le due condizioni, e dicono il contrario l'uno dell'altro.

  • Molti arcieri agonisti hanno un peso sopra la norma per la loro altezza

    Si dice che il tiro con l'arco sia uno sport in cui il fisico conta poco, tanto che sulla linea di tiro si vedono arcieri di ogni corporatura, e c'è chi sostiene che qualche chilo in più dia stabilità in mira.

    Dipende da chi si misura, ed è per questo che lo stato è contestato.

  • Molti arcieri arrivano all'allenamento già disidratati e bevono meno di quanto servirebbe

    Si dice che l'arciere, che non corre e suda meno che in altri sport, si dimentichi di bere, e che la sete arrivi quando la concentrazione ha già cominciato a calare.

    Le misure sugli arcieri comuni, non sulle squadre nazionali, arrivano nel 2026 dall'Indonesia, e solo una misura lo stato di idratazione.

  • Negli arcieri l'età non si associa a più infortuni da sovraccarico

    Si sente dire che il tiro con l'arco si può fare a ogni età senza pagare dazio alle articolazioni, e che gli acciacchi dipendono dal libbraggio e dalla tecnica più che dagli anni.

    I due studi che lo guardano non vanno d'accordo, e nessuno dei due è costruito per rispondere.

  • Negli scontri diretti le sorprese arrivano quando i due arcieri sono di livello simile

    In gara si dice che il tabellone è una lotteria solo fra pari: contro un arciere molto più forte serve una giornata storta sua, contro uno del proprio livello basta una volée venuta male per uscire.

    Che le sorprese si concentrino fra arcieri vicini è più una conseguenza attesa del formato che un risultato misurato.

  • Nel compound i punteggi di vertice sono così vicini al massimo che le differenze fra arcieri quasi scompaiono

    Fra chi tira compound si sente dire che ad alto livello ormai fanno tutti dieci, e che una gara si decide sulle due o tre frecce che escono.

    Il dato più chiaro viene dall'analisi dei punteggi di due grandi gare internazionali del 2013.

  • Nel kyudo chi ha avuto gli yips riferisce più infortuni degli altri arcieri

    Fra gli arcieri si racconta che gli yips arrivino spesso dopo un infortunio, quando il corpo ha imparato a proteggersi e il rilascio non torna più quello di prima, oppure che un rilascio disturbato finisca per caricare male spalla e gomito.

    C'è un solo studio, su studenti di medicina giapponesi che praticano kyudo nelle università di Gifu e di Kumamoto.

  • Nel tiro il lato che traziona lavora più del lato dell'arco

    Si dice spesso che il tiro sia un gesto asimmetrico in cui quasi tutto il lavoro lo fa il lato della corda, mentre il braccio dell'arco deve solo restare fermo e sostenere, e da qui viene il consiglio di compensare in palestra il lato che traziona.

    Gli studi che hanno misurato i due lati del corpo non sono d'accordo, e la risposta dipende da quali muscoli e da quale fase si guardano.

  • Nell'arciere le arterie non si allargano come negli atleti di resistenza

    Si dice spesso che il tiro con l'arco non alleni cuore e circolazione: si sta fermi sulla linea, si tira, si cammina fino al paglione, e il lavoro aerobico va cercato in un altro sport.

    C'è un solo studio, del 2002, che misura con l'ecografia doppler le arterie di 51 universitari giapponesi di sei sport, sette dei quali arcieri.

  • Nella volée la prima freccia fa più punti delle successive

    Si dice che la prima freccia della volée sia la più pulita, perché si tira con calma e senza il peso di quelle già a bersaglio, e che le ultime risentano della fretta.

    La misura che va in questa direzione è una sola, e piccola: dieci arcieri adolescenti esperti, seguiti in una gara indoor a 18 metri con volée da tre frecce in due minuti, fanno meno punti alla seconda freccia (p < 0,05) e ancora meno alla terza (p < 0,001) che alla prima.

  • Nelle frecce migliori i flessori delle dita lavorano meno prima dello scatto del clicker

    Si insegna che le dita della corda devono restare il più possibile passive, come ganci, con la trazione portata dalla schiena: più le dita stringono prima del clicker, più il rilascio disturba la freccia.

    La domanda ha due risposte, e vengono da due laboratori che hanno misurato cose simili in condizioni molto diverse.

  • Nelle frecce migliori l'attività parasimpatica in mira è più alta

    Si dice che la freccia buona parta da un corpo calmo, con il battito che rallenta e il sistema nervoso in modalità di riposo, e che chi riesce a portarsi lì in mira tira meglio.

    L'idea ha un solo sostegno diretto, un riassunto di congresso del 2008: in sedici arcieri pre-élite taiwanesi, confrontando per ciascuno le tre frecce migliori con le tre peggiori di una gara simulata da 24 frecce, nelle migliori la banda ad alta frequenza della variabilità del battito era più alta, la bassa più bassa e il rapporto fra le due spostato verso il parasimpatico.

  • Nelle frecce migliori la mano dell'arco è più rilassata

    Si insegna che la mano dell'arco non deve stringere l'impugnatura: le dita restano morbide, l'arco spinge sulla parte carnosa alla base del pollice e dopo il rilascio cade in avanti trattenuto solo dalla dragona.

    Una sola misura guarda la mano dell'arco freccia per freccia, e la risposta è a metà.

  • Nelle urine dell'arciere il lattato segue soprattutto il carico fisico, molto meno la tensione della gara

    Si dice spesso che il tiro con l'arco stanca la testa più del corpo, e che per capire quanto pesa una gara bisogna guardare la tensione, non i muscoli: i controlli biochimici, dove si fanno, vengono letti come una misura della fatica fisica.

    Su questa domanda c'è un solo gruppo di ricerca, a Leopoli, e di fatto un solo campione: sedici arcieri ucraini fra i diciannove e i ventidue anni, maestri e candidati maestri dello sport, con lattato e urea misurati nelle urine prima e dopo il tiro, in allenamento e in gara.

  • Oltre le 100 frecce per sessione i muscoli della spalla vanno in fatica

    Le 100 frecce per sessione vengono spesso indicate come la soglia oltre la quale la qualità del gesto cala e il recupero richiede più attenzione.

    Per trent'anni la domanda è rimasta senza risposta perché nessuno misurava la spalla a cento frecce: si misuravano settantadue frecce con una pausa in mezzo, quindici tiri, dieci tiri, la forza di presa dopo centoquarantaquattro o duecento frecce, e i segni di fatica erano quasi sempre assenti o confusi.

  • Per la forza specifica con l'arco i piegamenti rendono più delle trazioni alla sbarra

    Nella preparazione fisica si discute se all'arciere servano di più gli esercizi di spinta, per il braccio dell'arco, o quelli di tirata come le trazioni, per il braccio della corda.

    Il confronto è stato fatto una volta sola, su venti arcieri indonesiani di 16-18 anni divisi in quattro gruppi da cinque secondo l'esercizio e la resistenza delle braccia di partenza, con 18 sedute e la forza misurata in chili con un test di tenuta dell'arco a strumento digitale.

  • Pioggia, umidità e temperatura non cambiano il punteggio in modo misurabile

    Si dice che con la pioggia, l'aria umida o il freddo le frecce volino diverse e i punteggi calino, e chi tira all'aperto mette in conto qualche punto in meno nelle giornate brutte.

    La risposta si divide in due, e viene quasi tutta da un solo studio grande: 35.954 prestazioni di 3.196 arcieri professionisti cinesi nelle qualifiche all'aperto fra il 2010 e il 2016, ciascuno confrontato con sé stesso, con il meteo della giornata abbinato al luogo di gara.

  • Più giorni di allenamento a settimana si associano a più infortuni da sovraccarico

    Si dice che tirare tutti i giorni consumi la spalla e che i giorni di riposo siano la prima difesa contro tendiniti e infiammazioni da sovraccarico.

    L'unico dato a favore è un riassunto di congresso del 2016: fra 239 arcieri della Florida, chi si allena più giorni a settimana e più mesi all'anno riferisce un po' più spesso un infortunio, ma la correlazione è debole (r fra 0,15 e 0,17) e il tipo di arco pesa altrettanto.

  • Più grasso corporeo si accompagna a punteggi più bassi

    Si sente dire che un arciere asciutto tiene meglio la posizione e che i chili in più si pagano sul bersaglio, soprattutto nelle gare lunghe.

    Dipende da come si misura il grasso, e già questo dice quanto sia debole il legame.

  • Più la gara è importante, peggio si tira la freccia decisiva

    Si dice che nelle gare che contano la freccia decisiva pesa di più e si tira peggio, e che per questo i grandi eventi premiano chi regge la pressione.

    Due studi su dati ufficiali di gara rispondono in modo opposto, e misurano cose diverse.

  • Pochi arcieri fanno riscaldamento o esercizi complementari

    Si dice spesso che gli arcieri arrivano in campo, montano l'arco e cominciano a tirare, e che il lavoro fuori dal tiro, dalla forza della spalla al defaticamento, è la parte che quasi tutti saltano.

    L'affermazione tiene due cose insieme, e gli studi le separano.

  • Praticare il tiro con l'arco migliora attenzione e concentrazione

    Il tiro con l'arco viene proposto nelle scuole e ai ragazzi come lo sport che insegna a stare fermi e a concentrarsi, e si dà per scontato che l'attenzione allenata in piazzola resti anche fuori.

    È la domanda in cui il risultato segue il disegno dello studio, e si vede a occhio nudo.

  • Qualche settimana di esercizi per il core cambia forza e stabilità misurate dell'arciere

    Nella preparazione degli arcieri si dà per scontato che bastino poche settimane di plank, ponti e Pilates per rendere il tronco più forte e stabile, e quindi la posizione di tiro più solida.

    Quattro studi hanno allenato il core di arcieri per sei-otto settimane e misurato che cosa cambia nel corpo, e non vanno nella stessa direzione.

  • Qualche settimana di tiro cambia la variabilità cardiaca di chi è sedentario

    Il tiro con l'arco viene proposto come attività dolce per chi non fa sport, un modo per muoversi senza affanno che rilassa e fa bene al cuore.

    C'è un solo studio, malese, del 2019: trentaquattro giovani uomini sedentari divisi a caso fra otto settimane di tiro con l'arco tradizionale, tre sedute a settimana da 42 frecce con un arco da 40 libbre a 10 metri, e nessun cambiamento di abitudini.

  • Quando immagina il tiro, il cervello dell'arciere d'élite attiva meno aree di quello di chi non tira

    Si dice che nel campione il tiro sia così automatico da richiedere pochissimo cervello, e che anche immaginarlo gli costi meno fatica che a un principiante.

    Due studi coreani dello stesso gruppo di ricerca hanno messo arcieri d'élite e persone che non hanno mai tirato dentro una risonanza magnetica a immaginare il tiro, e arrivano a quadri diversi.

  • Rinforzare il trapezio inferiore avvicina la trazione alla linea di forza

    Nella preparazione degli arcieri si consiglia di rinforzare il trapezio inferiore perché tiene giù la spalla della corda e aiuta a portare il gomito dietro la freccia, sulla linea di forza.

    Due programmi per il trapezio inferiore sono stati provati su arcieri, e non vanno nella stessa direzione.

  • Tenere attivi i muscoli della spalla nel follow-through si associa a frecce migliori

    Si insegna che il tiro non finisce con il rilascio: la schiena deve continuare a lavorare mentre la mano arretra da sola, e un braccio che si spegne appena la freccia parte è il segno di una trazione che era già morta prima.

    Che negli arcieri migliori i muscoli della spalla e della schiena restino accesi dopo il rilascio si vede dal 1976, con tracciati elettromiografici che negli esperti continuano e nei principianti si interrompono, e nel 1987 qualcuno ci mette una durata, un secondo e mezzo nei due arcieri di livello mondiale misurati.

  • Tenere la mira troppo a lungo peggiora il tiro

    Si insegna che se la mira non è pronta entro pochi secondi conviene abbassare l'arco e ricominciare, perché tenere oltre stanca il braccio e fa scadere il tiro.

    Questa è la domanda su cui i dati litigano di più, e si capisce perché.

  • Tirare dalla pedana rialzata delle finali aumenta l'oscillazione del corpo

    Si dice che la pedana delle finali tolga stabilità sotto i piedi e che per questo vada provata in allenamento prima di trovarsela in gara.

    Un solo lavoro l'ha misurato, un poster preparato con arcieri d'élite australiani in vista di Rio 2016: dodici frecce a 70 metri da terra e dodici da una pedana costruita per riprodurre quella delle finali olimpiche, con una piattaforma di pressione sotto i piedi.

  • Tirare una gara intera pesa poco sul fisico dell'arciere allenato

    Sul campo si sente dire che il tiro con l'arco non stanca il fisico e che a fine gara si è stanchi di testa, non di braccia.

    Le misure prese durante una gara simulata dicono che per un arciere allenato il costo fisico è basso, ma non nullo.

  • Tra i bambini che iniziano a tirare, maschi e femmine fanno punteggi simili

    Nei corsi per bambini si sente dire che all'inizio maschi e femmine vanno di pari passo e che le differenze arrivano con lo sviluppo, quando cambiano la forza e il libbraggio.

    Lo studio più vecchio, e l'unico che abbia messo alla prova la differenza con un test, va contro l'affermazione: nel 1989, in 96 alunni del Kansas di 12-14 anni, quasi tutti con poca esperienza e con gli archi della scuola, i maschi fanno 40,6 punti su 100 e le femmine 23,8 (F = 27,17, p < 0,01).

  • Un bite che alza il morso riduce l'oscillazione del corpo in mira

    Fra paradenti, bite e denti stretti in mira, si sente dire che tenere la mandibola in una posizione fissa aiuti a restare fermi mentre si mira.

    Tutto quello che c'è viene da un solo arciere, un ragazzo di ventidue anni titolare della sua squadra, misurato nel 1992 da un gruppo di odontoiatri su una pedana stabilometrica in posizione di mira.

  • Un integratore di carotenoidi della macula con omega-3 alza il punteggio negli sport di precisione

    Negli sport di mira si parla sempre più spesso di integratori per la vista, con l'idea che luteina, zeaxantina e omega-3 aiutino a vedere meglio il bersaglio con il sole forte o con poca luce, e che questo si traduca in punti.

    Esiste un solo studio, ed è costruito bene: randomizzato, in doppio cieco, con placebo, nove mesi di integrazione su arcieri e tiratori a segno agonisti di Singapore.

  • Un programma di educazione al sonno fa dormire meglio i giovani arcieri

    Nei centri dove i ragazzi si allenano e vanno a scuola si ripete che basta spiegare loro come si dorme, far spegnere il telefono la sera e mandarli a letto presto perché riposino meglio.

    Sulla domanda c'è un solo studio: un pilota indiano su quindici arcieri adolescenti che vivevano e si allenavano in un istituto sportivo dell'esercito, seguiti per un anno di educazione al sonno senza un gruppo di controllo.

  • Un programma di mindfulness migliora il controllo dell'attenzione dell'arciere

    Si dice che la mindfulness alleni a tenere l'attenzione sul tiro e a riportarla lì quando scappa, e molti programmi di preparazione mentale per arcieri la presentano proprio come un allenamento dell'attenzione.

    Sei studi su arcieri in quattro anni, e due risposte che non si conciliano.

  • Un programma di rilassamento abbassa l'attivazione a riposo dell'arciere

    Si consiglia all'arciere di inserire il rilassamento progressivo nella settimana di allenamento, con l'idea che un corpo abituato a scaricare la tensione arrivi in gara meno attivato.

    C'è un solo studio, su tredici arciere universitarie coreane di buon livello che per dodici settimane fanno il rilassamento muscolare progressivo, tre sedute a settimana da quindici-venti minuti, senza un gruppo di confronto.

  • Un rilascio e un follow-through più rapidi si accompagnano a punteggi più alti

    Si insegna che il rilascio deve essere secco e che dopo il rilascio il corpo deve restare dov'è, con il follow-through che accompagna la freccia senza fretta e senza crolli.

    I tre studi che legano la fase dopo il rilascio al punteggio non vanno d'accordo, e in parte perché misurano cose diverse.

  • Un segnale sonoro che avvisa dei cedimenti della trazione rende la trazione più regolare

    Si consiglia di imparare a sentire la trazione che si spegne prima del rilascio, e per farlo si usano clicker, elastici e oggi anche sensori che vibrano o suonano quando la tensione cala.

    C'è un solo esperimento, del 1993, e risponde sì per cinque arcieri su sei e no per il sesto.

  • Un senso più fine della posizione della spalla si accompagna a punteggi migliori

    Si dice che l'arciere bravo sente la posizione senza bisogno di guardarsi, e che allenare la propriocezione della spalla, a occhi chiusi o su superfici instabili, renda il tiro più ripetibile.

    Due studi su arcieri hanno messo il senso di posizione della spalla accanto al punteggio, e quasi tutto quello che trovano è un'assenza di legame.

  • Un'asta più dritta dà impatti più raccolti

    La rettilineità è il primo numero che si guarda sulla scatola, e si dà per inteso che una tolleranza più stretta valga il prezzo in termini di gruppo.

    Dipende da quanto sono diverse fra loro le aste che si confrontano, e le tre prove dirette, tutte a macchina, lo dicono bene.

  • Una frequenza cardiaca più bassa al momento del tiro migliora il punteggio

    Nella didattica comune si insegna a calmare il battito prima di tirare, perché un cuore che batte forte farebbe muovere la mira.

    Trentacinque anni di misure e il quadro non si è chiuso: le osservazioni dicono che sì, gli esperimenti dicono che no.

  • Una macchina lanciafrecce riproduce il comportamento della freccia di un arciere

    Si dà per scontato che una macchina lanciafrecce tolga di mezzo l'arciere e lasci intatto il resto, per cui ciò che si vede con la macchina, nell'accordatura o nella scelta delle frecce, vale anche quando a tirare è una persona.

    In parte, e quanto dipende da come è costruita.

  • Una migliore capacità aerobica si accompagna a punteggi più alti

    Nella preparazione degli arcieri si sente dire che il lavoro aerobico abbassa la frequenza cardiaca in mira, aiuta a reggere le giornate lunghe di gara e quindi porta punti, anche se il tiro non fa mai venire il fiatone.

    Quattro studi su arcieri hanno messo accanto capacità aerobica e punteggio, e si dividono a metà.

  • Una seduta in vasca di galleggiamento prima di tirare abbassa la tensione dell'avambraccio durante il tiro

    Si dice che sulla linea bisogna arrivare sciolti, e che una seduta di rilassamento profondo prima di tirare toglie tensione alle braccia e rende lo sgancio più pulito.

    C'è un solo studio, svedese, e i suoi risultati vanno in due direzioni.

  • Uno studio ha trovato che, nei principianti, imparare la mentalità di crescita non va di pari passo con un punteggio migliore

    Si sente dire che chi crede di poter migliorare con il lavoro, invece di pensare di avere o non avere talento, impara più in fretta, e nei corsi per ragazzi l'idea viene spesso proposta insieme alla tecnica.

    Sulla domanda c'è un solo studio, una tesi di dottorato del 2018 su cinquanta alunni di prima media principianti che, dopo dieci giorni di lezioni di tiro a scuola, seguono un programma sulla mentalità di crescita di quindici lezioni, in parte online.

  • Uomini e donne tirano con angoli diversi

    Nella didattica le correzioni di postura e di linea si danno di solito uguali per tutti; una differenza che si sente nominare è il gomito del braccio dell'arco, che in molte arciere tende a iperestendersi e viene ruotato per tenerlo fuori dalla corda.

    Le misure ci sono, ma sono poche, piccole e non dicono la stessa cosa.

Come assegniamo gli stati