Imparando a tirare, il gesto passa sotto meno controllo della corteccia
4 studi · 118 arcieri misurati
La sintesi di oggi
Tre studi coreani con la risonanza magnetica, fra il 2008 e il 2014, confrontano arcieri e principianti mentre simulano o immaginano la mira, e tutti e tre trovano nei principianti un cervello più acceso, soprattutto nelle aree frontali: negli otto esperti del 2008 lavorano le aree visive e negli otto principianti quelle frontali, nei diciotto arcieri d'élite del 2010 resta attiva quasi solo l'area motoria supplementare mentre in chi non ha mai gareggiato si accende una rete ampia. Il terzo studio però si divide: fra le arciere d'élite, medagliate a Olimpiadi e Mondiali, e gli arcieri universitari, che tiravano da dodici anni, sono le arciere d'élite ad attivare di più l'area motoria supplementare e la corteccia frontale media. L'unica misura che segue le stesse persone mentre imparano è del 2025: ventisei matricole in un corso di sette settimane, con elettroencefalogramma ed elettromiografia mentre tirano trenta frecce a dieci metri, mostrano alla fine meno flusso di informazione dalla corteccia prefrontale e centrale verso i muscoli, e un legame con il punteggio che si rovescia (correlazioni da 0,09 a 0,27 prima, da -0,10 a -0,36 dopo). I limiti sono gli stessi in tutti: confronti fatti in un momento solo, su gruppi piccoli e su un gesto simulato o immaginato senza arco, e un prima e dopo senza gruppo di controllo. Nemmeno gli autori leggono sempre il risultato come l'affermazione: nel 2025 attribuiscono il calo a più controllo inibitorio dall'alto, e nel 2014 l'élite usa più corteccia, non meno. La direzione regge per il primo passo dall'ignorare il gesto al saperlo fare; fra arcieri già formati l'unico confronto va nel verso opposto, e per chi il gesto lo perde non c'è ancora niente.
Formulata anche come: automatizzazione del gesto; il tiro che va da solo; togliere la testa dal tiro; controllo cosciente e automatico; apprendimento motorio nel tiro con l'arco
Nella pratica
Si dice che all'inizio si pensa a ogni passaggio del tiro e che con gli anni il gesto vada da solo, e che il lavoro dell'allenamento sia proprio togliere la testa dal tiro.
Evidenze
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2008
A favore Arcieri Pubblicata dopo
8 arcieri esperti, di livello mondiale, e 8 principianti che tiravano da un mese simulano la mira dentro una risonanza magnetica, premendo un pulsante quando si sentono pronti a rilasciare: negli esperti si attivano soprattutto aree visive occipitali e temporali, nei principianti prevalgono le aree frontali superiori, inferiori e mediali, e cingolo posteriore e tonsilla del cervelletto compaiono solo in loro. Soglia statistica non corretta per i confronti multipli (p < 0,01), gruppi diversi anche per età e sesso, e nessun arco in mano.
Neural correlates of pre-performance routines in expert and novice archers · Jingu Kim, Hyoung Mo Lee, Woo Jong Kim, Hye Ju Park, Sung Woon Kim, Doo Hwan Moon, Minjung Woo, Leo Keith Tennant
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2010
A favore Arcieri Pubblicata dopo
18 arcieri d'élite coreani e 18 persone che non avevano mai gareggiato immaginano il tiro dentro una risonanza magnetica: nei non arcieri si accende una rete ampia, corteccia motoria primaria, premotoria, area motoria supplementare, parietale inferiore, frontale inferiore, gangli della base e cervelletto, negli arcieri quasi solo l'area motoria supplementare, e nessuna area è più attiva negli arcieri (FDR p < 0,05). La difficoltà dichiarata dell'immaginazione è la stessa, 2,37 contro 2,45 su 7. Il confronto è con chi il gesto non l'ha mai fatto, e la differenza riguarda anche gangli della base e cervelletto, non solo la corteccia.
Neural correlates of motor imagery for elite archers · Yongmin Chang, Jae-Jun Lee, Jee-Hye Seo, Hui-Jin Song, Yang-Tae Kim, Hui Joong Lee, Hye Jung Kim, Jongmin Lee, Woojong Kim, Minjung Woo, Jin Gu Kim
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2014
A favore Arcieri Pubblicata dopo
12 arciere d'élite, medagliate a Olimpiadi, Giochi asiatici e Mondiali, 14 arcieri universitari e 14 persone che non avevano mai tirato immaginano il tiro davanti a un bersaglio simulato a 70 metri, in risonanza magnetica, fino al momento del rilascio: chi non ha mai tirato attiva più degli arcieri le aree frontali superiore e inferiore, la prefrontale ventrale, il cingolo posteriore, i nuclei della base e il cervelletto (p < 0,005 corretto). Gli autori ne concludono che l'attività più circoscritta degli arcieri è più efficiente.
An fMRI Study of Differences in Brain Activity Among Elite, Expert, and Novice Archers at the Moment of Optimal Aiming · Woojong Kim, Yongmin Chang, Jingu Kim, Jeehye Seo, Kwangmin Ryu, Eunkyung Lee, Minjung Woo, Christopher M. Janelle
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2014
Contro Arcieri Pubblicata dopo
Fra i due gruppi di arcieri la differenza va nel verso opposto: le arciere d'élite, 342 su 360, attivano più degli universitari, 320, l'area motoria supplementare destra, il giro frontale medio e il cervelletto, mentre gli universitari attivano di più l'area temporo-parietale e la somatosensoriale primaria destre; gli autori riconoscono che va contro l'idea di efficienza. Gli universitari tiravano da quasi dodici anni: il confronto fra chi il gesto lo conosce da anni e chi lo conosce da di più dice più corteccia, non meno. Le arciere d'élite sono tutte donne e più anziane, ma il risultato non cambia tenendo conto di età e sesso.
An fMRI Study of Differences in Brain Activity Among Elite, Expert, and Novice Archers at the Moment of Optimal Aiming · Woojong Kim, Yongmin Chang, Jingu Kim, Jeehye Seo, Kwangmin Ryu, Eunkyung Lee, Minjung Woo, Christopher M. Janelle
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2014
Contesto Arcieri Pubblicata dopo
Nei 26 arcieri la variazione del segnale nel cervelletto durante la mira cresce con il miglior punteggio (r = 0,544, p = 0,006), che però è quello di una gara nazionale per le arciere d'élite e quello di allenamento per gli universitari: con due gruppi così distanti la correlazione può riflettere la differenza fra gruppi. Gli autori la leggono come un cervelletto che automatizza il gesto con l'esperienza.
An fMRI Study of Differences in Brain Activity Among Elite, Expert, and Novice Archers at the Moment of Optimal Aiming · Woojong Kim, Yongmin Chang, Jingu Kim, Jeehye Seo, Kwangmin Ryu, Eunkyung Lee, Minjung Woo, Christopher M. Janelle
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2025
A favore Arcieri Pubblicata dopo
26 matricole universitarie (7 donne, 19 uomini, 18,7 anni) prima e dopo un corso di sette settimane, una seduta di almeno 100 minuti a settimana, arco ricurvo a 10 metri: l'entropia di trasferimento dall'EEG all'EMG è più bassa dopo il corso nelle regioni prefrontale e centrale (p < 0,05), con effetti per canale da piccoli a medi, e non cambia nelle altre regioni. Nessun gruppo di controllo.
Corticomuscular Coupling Analysis in Archery Based on Transfer Entropy · Yunrui Zhang, Yue Leng, Xiaozhi Li, Wenjing Zhang, Hairong Yu
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2025
Contesto Arcieri Pubblicata dopo
Negli stessi 26 principianti la correlazione di Spearman fra flusso cervello-muscolo e punteggio va da 0,09 a 0,27 prima del corso, significativa solo per alcuni muscoli, e da -0,10 a -0,36 dopo, significativa per cinque muscoli su sei. Gli autori la leggono come una minore necessità di intervento della corteccia una volta stabilizzata la postura; in tabella coefficienti e valori p non sono sempre coerenti fra loro.
Corticomuscular Coupling Analysis in Archery Based on Transfer Entropy · Yunrui Zhang, Yue Leng, Xiaozhi Li, Wenjing Zhang, Hairong Yu
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2025
Contesto Arcieri Pubblicata dopo
Durante la mira il flusso dal cervello ai muscoli è più alto in banda alfa, poi in beta, poi in gamma (p < 0,001; d di Cohen 0,91 fra alfa e beta, 3,26 fra alfa e gamma, 2,74 fra beta e gamma). Il segnale di ritorno, dai muscoli al cervello, non cambia fra regioni né dopo il corso (p > 0,05), e su trenta frecce tutti gli indici di accoppiamento calano man mano che la sessione va avanti, meno dopo il corso (solo in figura, senza valori numerici). Gli autori avvertono che l'entropia di trasferimento non dà con certezza la forza del collegamento.
Corticomuscular Coupling Analysis in Archery Based on Transfer Entropy · Yunrui Zhang, Yue Leng, Xiaozhi Li, Wenjing Zhang, Hairong Yu
Storia dello stato
- 2008 Riportato Il primo confronto viene da una risonanza magnetica funzionale su otto arcieri esperti di livello mondiale e otto principianti che tiravano da un mese, sdraiati a simulare la mira con un pulsante al posto del rilascio. Negli esperti lavorano soprattutto le aree visive, nei principianti prevalgono le aree frontali, quelle che gli autori legano al controllo e alla decisione. È la direzione dell'affermazione, ma è un confronto fra due gruppi in un momento solo, di otto persone l'uno, con una soglia statistica non corretta per le decine di migliaia di punti confrontati: riportato.
- 2010 Riportato Lo stesso gruppo coreano confronta diciotto arcieri d'élite con diciotto persone che non avevano mai gareggiato, mentre immaginano il tiro: nei non arcieri si accende una rete ampia, dalla corteccia motoria ai gangli della base e al cervelletto, negli arcieri quasi solo l'area motoria supplementare, e nessuna area è più attiva in loro. Due studi nella stessa direzione, ma sono ancora confronti trasversali, il secondo su un gesto immaginato e con persone che il gesto non l'avevano mai fatto, e la rete che si restringe non è solo corticale: riportato.
- 2014 Contestato Il terzo studio coreano mette in scanner tre livelli, arciere d'élite medagliate a Olimpiadi, Giochi asiatici e Mondiali, arcieri universitari e persone che non avevano mai tirato, nell'istante in cui immaginano il rilascio. Chi non ha mai tirato attiva più degli arcieri molte aree frontali, come negli studi precedenti; ma fra i due gruppi di arcieri la differenza si rovescia, perché le arciere d'élite attivano più degli universitari l'area motoria supplementare e la corteccia frontale media, e gli autori riconoscono che va contro l'idea di efficienza. Lo stesso studio sta quindi da tutte e due le parti: fra chi non sa tirare e chi sa, meno corteccia; fra chi tira da dodici anni e chi è arrivato alle medaglie internazionali, di più. Per la prima volta un risultato su arcieri va contro l'affermazione: fra chi non sa tirare e chi sa la direzione tiene, ma imparare a tirare continua anche dopo i primi anni, e lì il dato va nel verso opposto. Tre studi a favore e uno contro: contestato.
- 2025 Contestato Ventisei principianti universitari seguiti per sette settimane di corso, con elettroencefalografia a 32 canali, elettromiografia su sei muscoli e trenta frecce a seduta, danno la prima misura presa seguendo le stesse persone mentre imparano, e non confrontando gruppi diversi. Durante il tiro il flusso di informazione dal cervello ai muscoli passa soprattutto per la banda alfa e poi per la beta; dopo il corso quello che parte dalle aree prefrontali e centrali diminuisce, mentre il segnale di ritorno dai muscoli non cambia; e il legame fra questo flusso e il punteggio si rovescia, da positivo a negativo. È un prima e dopo senza gruppo di controllo, su principianti e in sole sette sedute, e gli autori leggono il calo come più controllo inibitorio dall'alto, non come una corteccia che si fa da parte: è un quarto studio a favore, ma sul primo passo dell'apprendimento, e non tocca il contrario del 2014 fra arcieri già formati: lo stato resta contestato.
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Filoni di ricerca
Cita
Campagna, M. (2026). Imparando a tirare, il gesto passa sotto meno controllo della corteccia (Versione 3). In Registro delle evidenze. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/registro/mente/automatismo-controllo-corteccia
@misc{campagna2026_automatismocontrollocorticale,
author = {Campagna, Matteo},
title = {Imparando a tirare, il gesto passa sotto meno controllo della corteccia},
year = {2026},
howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
url = {https://matteocampagna.com/registro/mente/automatismo-controllo-corteccia},
note = {Versione 3; consultato il 2026-10-16}
}
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