Scheda studio

Diario di autoriflessione e tiro: studio Tan 2016

The perception of elite athletes’ guided self-reflection and performance in archery

Si Lie Tan, Koon Teck Koh, Marja Kokkonen2016

Citazione

Tan, S. L., Koh, K. T., & Kokkonen, M. (2016). The perception of elite athletes’ guided self-reflection and performance in archery. Reflective Practice, 17(2), 207-220. https://doi.org/10.1080/14623943.2016.1146582

Cita lo studio
APA

Tan, S. L., Koh, K. T., & Kokkonen, M. (2016). The perception of elite athletes’ guided self-reflection and performance in archery. Reflective Practice, 17(2), 207-220. https://doi.org/10.1080/14623943.2016.1146582

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Scheda tecnica

Disegno
Prima e dopo, senza gruppo di controllo
Popolazione
Arcieri
Livello
Livello nazionale
Disciplina
Più discipline
Numero di soggetti
8
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Reflective Practice

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Otto arcieri della nazionale di Singapore hanno tenuto per cinque settimane un diario di autoriflessione guidata, prima e dopo ogni allenamento, e alla fine hanno tirato peggio di prima. Erano quattro uomini e quattro donne, due per ciascuna delle quattro categorie (ricurvo uomini, ricurvo donne, compound uomini, compound donne), dai 20 ai 24 anni, e si stavano preparando per i Giochi del Sud-est asiatico di Singapore del giugno 2015.

Il confronto è fatto sulla media di sei serie da 36 frecce prima e dopo: a 70 metri per i ricurvo e a 50 per i compound, con un massimo di 360 punti. Due arcieri sono migliorati, di 0,83 e di 1,5 punti; gli altri sei sono peggiorati, da mezzo punto a 6,83. In percentuale si va da più 0,45% a meno 2,31%, con cinque degli otto che partivano già fra 320 e 342 punti su 360. Nessun test statistico è stato fatto: gli autori confrontano i numeri a vista.

La seconda metà dello studio è un'intervista a ciascun arciere, e lì il quadro è diverso. Gli arcieri hanno valutato il diario 7,63 su 10 come utilità, e hanno nominato più cose a favore che contro. Fra le prime, l'uso come promemoria dei propri obiettivi e dei punti su cui lavorare (il tema più ricorrente, 35 citazioni), la possibilità di descrivere le sensazioni di tiro (31) e l'effetto sulla motivazione (27), seguiti dalla pianificazione, dal tenere un archivio, dal descrivere i pensieri e dall'avere uno strumento da usare subito dopo l'allenamento. Fra le seconde, tre soltanto: che portava via tempo (35), che aveva troppe domande (29) e che le domande erano ripetitive (19).

Gli autori spiegano il calo dei punteggi con quello che è emerso dalle interviste: durante le cinque settimane era arrivato un nuovo allenatore nazionale, e tutti e quattro i ricurvo stavano modificando tecnica e attrezzatura, come anche due dei quattro compound, mentre un altro si stava rimettendo da un infortunio. L'arciera con il calo più grosso ha detto di aver badato alla forma di tiro e non ai punti.

Come è stato misurato

Il diario è stato progettato per il tiro con l'arco, con riferimenti a studi analoghi in altri sport e con il contributo di arcieri e allenatori. È un quaderno in formato A5 con trenta sedute, e ciascuna seduta ha cinque sezioni: gli obiettivi (a lungo termine, settimanali, giornalieri e quelli dati dall'allenatore), una valutazione di come è andata la giornata su tecnica, testa e condizione fisica, una descrizione dettagliata di movimento e pensieri, le indicazioni dell'allenatore, e infine la riflessione sul risultato e su cosa fare dopo. Gli arcieri dovevano compilarle ogni giorno, con la libertà di decidere quanto scrivere.

Prima di cominciare c'è stato un laboratorio di circa due ore sulla pianificazione e sull'uso dell'autoriflessione, e il primo autore ha seguito i partecipanti nei primi giorni per verificare che avessero capito. Il permesso è venuto dal comitato di alto livello della federazione di Singapore.

La prestazione iniziale è la media delle sei serie da 36 frecce più recenti di ciascun arciere; quella finale sono sei serie che i partecipanti hanno consegnato nell'ultima settimana di intervento. I punteggi sono di allenamento, riferiti dagli arcieri stessi, e il confronto è fatto in Excel con differenze medie e percentuali, senza nessun test.

Dopo l'intervento ciascun arciere ha fatto un'intervista semistrutturata con una guida comune, registrata, in cui raccontava la propria esperienza con il diario, dava un voto da 1 a 10 all'utilità dello strumento, proponeva modifiche e diceva se intendeva continuare a usarlo. Le registrazioni sono state trascritte (56 pagine A4 a interlinea singola), rimandate ai partecipanti per conferma e analizzate con un metodo tematico: il testo è stato diviso in unità di significato, etichettate e raggruppate in temi, con una revisione da parte di un collega esperto di ricerca qualitativa e una seconda revisione indipendente del secondo autore.

Limiti

Otto arcieri, nessun gruppo di controllo, cinque settimane e nessun test statistico: gli autori stessi scrivono che il campione è piccolo e il metodo di analisi molto semplice. Il dato più compromesso è però quello del punteggio, perché sette degli otto arcieri stavano cambiando qualcosa durante le cinque settimane. Un nuovo allenatore nazionale era arrivato all'inizio dell'intervento, i quattro ricurvo stavano modificando forma e attrezzatura, due dei compound anche, e uno era in rientro da un infortunio. In quel contesto un calo di uno o due punti su 360 non si può attribuire al diario.

La misura è fragile anche nei suoi stessi termini. I punteggi vengono dall'allenamento, li hanno riferiti gli arcieri, e sei serie da 36 frecce non bastano a separare differenze di questo ordine: le due variazioni positive sono di 0,83 e 1,5 punti su 360, cioè sotto il mezzo centesimo di punto per freccia. Non è detto se le serie prima e dopo siano state tirate nelle stesse condizioni, né a quale intervallo di tempo.

Anche l'adesione è un problema. Il diario aveva trenta sedute, e i partecipanti ne hanno compilate da nove a ventitré: nessuno lo ha usato come previsto, e gli autori riconoscono che l'impegno messo nella riflessione non era uguale fra gli arcieri. Le cinque settimane, scrivono, potrebbero non essere abbastanza, e indicano sei o otto settimane come durata preferibile.

Sul versante qualitativo va considerato chi ha fatto le interviste. Il primo autore è lui stesso un arciere di ricurvo che rappresenta Singapore, con nove anni di pratica ed ex vicepresidente del club universitario, ha progettato il diario e ha intervistato i partecipanti: le valutazioni positive sullo strumento vanno lette sapendo questo.

Nell'articolo ci sono poi tre cose che non tornano. L'abstract parla di tre fattori favorevoli, mentre i risultati ne elencano sette. La discussione dice che i due arcieri migliorati hanno guadagnato l'1%, mentre la tabella dà 0,28% e 0,45%, e dice che sia gli uomini sia le donne sono peggiorati, mentre a migliorare sono stati un uomo e una donna. Dei partecipanti si legge che avevano più di cinque anni di gare ad alto livello, ma l'intervallo riportato fra parentesi parte da 2,5 anni; e la durata media delle interviste è data come 30 minuti con un intervallo da 31 a 36.

Cosa vuol dire per chi tira

Chi tiene un diario di allenamento trova qui due cose che vale la pena di sapere, e nessuna delle due è un risultato forte. La prima è che in cinque settimane, su otto arcieri di nazionale, un diario strutturato non ha prodotto punti: sei arcieri su otto hanno abbassato la media, due l'hanno alzata di poco più di un punto su 360. La seconda è che il motivo probabile non è il diario, perché in quelle stesse cinque settimane sette degli otto stavano cambiando tecnica, attrezzatura o rientrando da un infortunio. Lo studio non permette di dire che il diario abbia peggiorato niente, e non permette di dire che abbia migliorato niente.

Quello che resta è il giudizio degli arcieri sullo strumento, che è interessante perché è specifico. Lo hanno trovato utile principalmente come promemoria, per riprendere gli obiettivi fissati e i punti su cui stavano lavorando, e come posto dove mettere in parole le sensazioni di tiro. Un arciere ha detto che il diario gli serviva per non dipendere dall'allenatore nei giorni in cui l'allenatore non c'è; un altro che la sezione sui pensieri gli serviva soprattutto in gara.

I motivi per cui hanno smesso di compilarlo sono altrettanto concreti: era lungo, aveva troppe domande e le domande si ripetevano. Nessuno ha completato più di ventitré sedute su trenta, e una delle arciere ha detto che quando si irrita compilandolo lo strumento perde efficacia; un'altra ha detto che alcune domande la portavano a pensare troppo ai propri problemi di tiro. Sono osservazioni di otto persone, non una regola di progettazione, ma sono il tipo di cosa che un arciere riconosce subito nel proprio quaderno.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: The perception of elite athletes’ guided self-reflection and performance in archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/tan-2016-perception-guided

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