Scheda studio

Allenamento con immagini per il tiro: Hatayama 2005

A study of image training assist system for motor skill learning

Junichi Hatayama, Kazuhiko Seki, Katsunori Ishi, Hideki Murakoshi, Toru Yamaguchi, Hiroshi Hashimoto2005

Citazione

Hatayama, J., Seki, K., Ishi, K., Murakoshi, H., Yamaguchi, T., & Hashimoto, H. (2005). A study of image training assist system for motor skill learning. Journal of Japan Society for Fuzzy Theory and Intelligent Informatics, 17(5), 547-557. https://doi.org/10.3156/jsoft.17.547

Cita lo studio
APA

Hatayama, J., Seki, K., Ishi, K., Murakoshi, H., Yamaguchi, T., & Hashimoto, H. (2005). A study of image training assist system for motor skill learning. Journal of Japan Society for Fuzzy Theory and Intelligent Informatics, 17(5), 547-557. https://doi.org/10.3156/jsoft.17.547

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Scheda tecnica

Disegno
Studio controllato
Popolazione
Non sportivi
Livello
Principianti
Disciplina
Kyudo
Numero di soggetti
5
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Giapponese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Japan Society for Fuzzy Theory and Intelligent Informatics

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Gli autori hanno costruito un sistema di apprendimento del movimento che, oltre a valutare la forma e i tempi del gesto, permette all'allievo di registrare le proprie sensazioni. Su un avatar tridimensionale l'allievo segna delle sfere nel punto e nell'istante in cui ha sentito qualcosa, per esempio una tensione in una spalla, e segna allo stesso modo l'immagine mentale del movimento che vuole ottenere; poi può rivedere il proprio gesto accanto alle sfere di quello di prima e confrontarli. Il banco di prova scelto è il kyudo, perché il gesto è prescritto nei suoi otto passaggi e non cambia da una prova all'altra.

La verifica è stata fatta su cinque persone senza nessuna esperienza di kyudo, divise in due gruppi: due usavano solo la parte del sistema che valuta il movimento e lo ripropone, tre usavano anche la registrazione delle sensazioni e il confronto con le prove passate. Quindici prove a testa. Il punteggio di forma calcolato dal sistema, su 100, è salito in tutti e cinque, ma l'aumento medio dalla prima all'ultima prova differiva di 25 punti fra i due gruppi, a favore di chi registrava le sensazioni. Il numero di sfere segnate cresceva nelle prime prove e calava verso la fine: gli autori leggono la crescita come la capacità di badare a più punti insieme e il calo come il movimento che comincia a venire senza pensarci.

L'altro risultato è un problema. A parità di numero di prove, chi usava il sistema completo impiegava più tempo, perché registrare le sensazioni ne richiede, e perché un'immagine già segnata andava segnata di nuovo per tornarci sopra nella prova successiva. Nel questionario finale, compilato dai tre che hanno usato il sistema completo, le risposte alle sei domande stanno fra 4,0 e 4,7 su una scala di cinque punti; nei commenti liberi i partecipanti dicono che è difficile segnare nel momento giusto mentre si rivede il gesto, e che le sfere da sole non bastano a rappresentare quello che hanno sentito.

Come è stato misurato

Il movimento è stato ripreso con una telecamera USB e un programma di elaborazione delle immagini che individua la posizione di oggetti di un colore scelto: all'allievo sono stati messi marcatori di colori diversi sulle articolazioni, e le coordinate sul piano dell'immagine sono state portate in tre dimensioni con il metodo DLT. Per le parti che si muovono più in fretta e chiedono più precisione, cioè testa, spalle e mani, si sono usati invece un sensore ottico HiBall-3100 e un sensore InterTrax2. I punti misurati sono testa, spalle, gomiti, mani, i due lati del bacino, le punte dei piedi e i talloni.

La valutazione della forma poggia sulle norme del kyudo. Il sanjū-jūmonji chiede che la linea delle spalle, quella dei fianchi e quella che unisce le punte dei piedi siano parallele e sullo stesso piano, e che la linea mediana del torace le incroci a novanta gradi; il gojū-jūmonji chiede altri incroci a novanta gradi fra arco e freccia, arco e mano sinistra, pollice destro e corda, linea del torace e spalle, incavo del collo e freccia. Di questi incroci il sistema ne misura sei: quello fra collo e freccia è escluso perché, secondo il manuale della federazione, il giusto orientamento del viso cambia da arciere a arciere, e l'incrocio fra torace e spalle è contato una volta sola. Il punteggio è calcolato a sottrazione, su 100 punti per ciascuno degli otto passaggi, misurando ogni 10 millesimi di secondo gli scarti angolari degli incroci e gli scarti di posizione di spalle, gomiti e mani rispetto al gesto di riferimento registrato in precedenza, con una correzione per la corporatura. I tempi sono valutati a parte, confrontando con il riferimento l'istante in cui l'allievo comincia a muoversi e quello in cui si ferma, giudicati dalle coordinate delle due mani, e mostrati come due grafici sovrapposti.

Il metodo, spiegato: Questionari psicologici

Limiti

Cinque persone in tutto, due contro tre, senza sorteggio dichiarato e senza nessuno in cieco: la differenza di 25 punti è una media di guadagni, data senza dispersione, senza test e senza valore di probabilità. Il punteggio che misura il risultato è prodotto dallo stesso sistema che fa da insegnante, e per sottrazione rispetto a un gesto di riferimento registrato prima: non è una misura esterna, e migliorare in quel punteggio vuol dire avvicinarsi a quel riferimento. I due gruppi non hanno nemmeno lavorato per lo stesso tempo, perché il sistema completo ne chiedeva di più a parità di prove.

Non si tira a un bersaglio. Non ci sono frecce a segno, punteggi, distanze: lo studio riguarda la forma del gesto nei primi passaggi dello hassetsu, in persone che non avevano mai preso un arco in mano, e non dice niente su che cosa succeda quando si comincia a mirare. Il questionario riguarda tre persone. L'articolo non riporta l'accuratezza del tracciamento, che qui nasce dalla somma di una telecamera a colori, un sensore ottico e un sensore inerziale, e non c'è nessun controllo a distanza di tempo. È un lavoro di ingegneria del 2005, scritto per presentare un sistema: la prova sui cinque allievi serve a mostrare che il sistema funziona, non a stabilire quanto valga quel modo di insegnare.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira oggi il risultato interessante non è il numero, ma l'idea. Un allievo che impara un gesto prescritto riceve di solito indicazioni sulla forma e sui tempi, cioè su quello che si vede da fuori; qui si prova a tenere traccia anche di quello che sente, e a rimetterlo accanto alla forma per confrontare le prove riuscite con quelle no. È l'intenzione che sta dietro al diario di allenamento e alle note a voce dopo una seduta, portata dentro uno strumento che le mostra nel punto e nell'istante in cui sono state sentite.

Quello che lo studio può sostenere è poco: cinque principianti di kyudo, quindici prove a testa, un punteggio di forma calcolato dallo stesso sistema, e chi registrava le sensazioni è migliorato di più. Non c'è niente sul bersaglio, niente sul tiro con l'arco olimpico e niente che duri oltre la sessione. Resta l'osservazione degli autori sul numero di sfere, che prima cresce e poi cala, perché è il genere di andamento che un arciere riconosce quando un gesto passa dall'essere seguito pezzo per pezzo a venire da solo; nello studio, però, quel calo è descritto in tre persone e non è messo in relazione con nessun risultato di tiro.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: A study of image training assist system for motor skill learning. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/hatayama-2005-image-assist

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