Scheda studio

Psicobiologia del tiro con l'arco: Landers 1986

A Psychobiological Study of Archery Performance

Daniel M. Landers, Stephen H. Boutcher, Min Q. Wang1986

Citazione

Landers, D. M., Boutcher, S. H., & Wang, M. Q. (1986). A Psychobiological Study of Archery Performance. Research Quarterly for Exercise and Sport, 57(3), 236-244. https://doi.org/10.1080/02701367.1986.10605403

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APA

Landers, D. M., Boutcher, S. H., & Wang, M. Q. (1986). A Psychobiological Study of Archery Performance. Research Quarterly for Exercise and Sport, 57(3), 236-244. https://doi.org/10.1080/02701367.1986.10605403

BibTeX
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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
188
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Research Quarterly for Exercise and Sport

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Fra il 1982 e il 1984, in quattro sedi americane fra raduni di preparazione olimpica e campionati nazionali, 188 arcieri di arco olimpico sono passati per una sessione di prove da due ore e mezza. Erano 102 uomini e 86 donne, dai 12 ai 74 anni, con un'età media di 26,4 anni e un livello che andava dal principiante al campione olimpico. Su ciascuno sono state raccolte 62 variabili fra forza, costituzione corporea, vista, tempi di reazione, attenzione, ansia e abitudini mentali, e messe in relazione con la media dei punteggi ufficiali dell'anno in cui l'arciere era stato misurato.

Delle 62 variabili sette hanno superato la soglia che gli autori si erano dati, una correlazione sopra 0,25 con una probabilità sotto lo 0,005: il pensare agli errori passati, la forza relativa delle gambe, la fiducia in sé, l'endomorfia, la percezione della profondità, il tempo di reazione e l'uso dell'immaginazione visiva. Messe insieme in un modello a blocchi sui 79 arcieri con dati completi, queste sette spiegavano il 53% della varianza del punteggio. Il peso maggiore stava nel primo blocco, quello mentale, con il 26%: gli arcieri migliori rimuginavano meno sugli errori, usavano l'immaginazione visiva con più padronanza e si dichiaravano più fiduciosi. Seguivano forza relativa delle gambe ed endomorfia con il 14%, la percezione della profondità con l'8% e il tempo di reazione con il 5%.

Le correlazioni singole dicono la stessa cosa in modo più grezzo. La forza delle gambe rapportata al peso corporeo era la variabile fisica più legata al punteggio, con una correlazione di 0,48; il recupero dagli errori passati e l'uso dell'immaginazione visiva stavano a 0,33, la fiducia a 0,32, l'endomorfia a meno 0,31. La forza della presa non ha dato niente, con correlazioni di meno 0,03 e meno 0,01 fra le due mani.

Il blocco più ricco di variabili è anche quello che non ha prodotto niente: delle quindici misure di attenzione e ansia, nessuna correlava con il punteggio, e la più alta si fermava a 0,17. L'ansia di tratto stava a meno 0,05, l'ansia da competizione a meno 0,08. Anche la dominanza incrociata mano-occhio non distingueva i gruppi, pur con una tendenza: nessuno dei nove arcieri di livello mondiale era dominante in modo incrociato.

Dividendo i 79 arcieri in quattro fasce di punteggio, le differenze seguono la direzione attesa su quasi tutto: il pensiero sugli errori scende da 9,3 nella fascia più bassa a 3,7 nella più alta, la forza relativa delle gambe sale da 1,24 a 1,72, il tempo di reazione scende da 194,8 a 173,5 millesimi di secondo. L'unica variabile che va nella direzione opposta è la percezione della profondità, che peggiora al crescere del livello, e gli autori lo spiegano in due modi possibili: diversi arcieri di vertice chiudevano o strizzavano l'occhio non mirante, e i gruppi migliori erano in media più vecchi di sei anni rispetto al più debole. Classificando infine ogni arciere sopra o sotto i 1.200 punti, cinque variabili bastavano a collocarlo correttamente nell'81% dei casi.

Un ultimo dato sta in una nota: su un sottogruppo di 34 arcieri, la variabilità del tempo di reazione da una prova all'altra correlava con il punteggio a meno 0,33. Gli autori la segnalano come indicazione da verificare, aggiungendo che la costanza della risposta potrebbe contare quanto la sua rapidità.

Come è stato misurato

Gli arcieri sono stati misurati a Tempe in Arizona, a Colorado Springs, a Long Beach in California e a Oxford in Ohio, in sessioni singole da circa due ore e mezza, con gli sperimentatori addestrati prima della raccolta per uniformare le istruzioni. Il criterio di prestazione non è un punteggio raccolto sul posto ma la media di tutti i punteggi ufficiali dell'arciere nell'anno in cui è stato misurato.

Le 62 variabili sono raggruppate in quattro famiglie. Quella cognitiva viene da un questionario di 31 domande su strategie di allenamento e di gara, di cui 19 sono state usate, con risposte libere, a scelta multipla e su scale da 0 a 10. Quella fisica comprende diciannove misure: forza di quadricipiti e ischiocrurali su macchina isocinetica a 60 gradi al secondo, in tre tentativi per gamba, con la forza relativa ottenuta dividendo la forza della gamba più forte per il peso corporeo; forza di presa con dinamometro, tre tentativi per mano; somatotipo con il metodo Heath-Carter, che misura pliche, circonferenze ossee e muscolari, altezza e peso per ricavare endomorfia, mesomorfia ed ectomorfia; percentuale di grasso con pliche in tre punti; tempo di reazione e tempo di anticipazione.

Il tempo di reazione è stato misurato con un timer modificato: l'arciere sedeva a 1,8 metri da una pista di diodi luminosi, con un pulsante nella mano dominante, e doveva premere al comparire di una luce rossa che si accendeva fra 1,0 e 2,5 secondi dopo una luce gialla di preavviso, con il ritardo scelto a caso fra quattro valori. Venti prove ciascuno, con il risultato comunicato ogni volta; le prove sotto i 120 o sopra i 300 millesimi venivano scartate e rifatte. Subito dopo ogni reazione le luci si accendevano in sequenza simulando un movimento a 6,44 chilometri l'ora e l'arciere doveva premere di nuovo quando pensava che l'ultima luce si sarebbe accesa: questo è il tempo di anticipazione.

La parte visiva usa un apparecchio di screening standard per acuità da vicino e da lontano, forie, percezione della profondità e visione dei colori, più il test del cono di Miles per la dominanza oculare, incrociata con la mano usata per lanciare e per trazionare la corda. La parte su attenzione e ansia raccoglie cinque questionari già in uso, fra cui le sei scale attentive del test di Nideffer, un questionario sull'ansia cognitiva e somatica, uno sulla percezione dei segnali autonomici, la scala di ansia di tratto dello State-Trait Anxiety Inventory e un questionario attentivo nato per il tiro con la carabina.

Per l'analisi, le variabili molto correlate fra loro sono state ridotte in due modi: eliminando quelle equivalenti e tenendo solo la più correlata con il punteggio, come fra le sette misure di forza delle gambe, e sommando quelle concettualmente vicine, come le due domande sugli errori passati. Le sette superstiti sono state inserite in una regressione gerarchica a quattro blocchi, con l'ordine deciso in anticipo dagli autori secondo la logica della ricerca e non dalla statistica. Alla fine un'analisi discriminante a passi ha cercato le variabili che collocano un arciere sopra o sotto i 1.200 punti.

Il metodo, spiegato: Che cosa misura, e che cosa non misura, un punteggio di gara, Questionari psicologici, Test cognitivi e di attenzione

Limiti

È uno studio trasversale e correlazionale: tutto è stato misurato una volta sola e messo in relazione con il punteggio dell'anno. Nessuna delle sette variabili è stata manipolata, quindi niente in questo lavoro dice che allenare le gambe o l'immaginazione visiva faccia salire il punteggio. Gli autori lo scrivono in chiusura: i risultati vanno replicati su altri gruppi prima di usarli per selezionare atleti o per costruire programmi. Osservano anche che la forza relativa delle gambe potrebbe segnalare non la stabilità ma il tipo di persona, cioè chi si tiene in forma e magari cura di più anche l'attrezzatura e l'allenamento.

Il modello è stato costruito su 79 dei 188 arcieri, quelli con dati completi su tutte le variabili scelte, e chi è rimasto fuori non è descritto. Le variabili sono state selezionate guardando prima quali correlavano con il punteggio nello stesso campione in cui poi è stato stimato il modello: con 62 candidate e nessuna verifica su dati nuovi, la quota di varianza spiegata è con ogni probabilità più alta di quella che si otterrebbe su un altro gruppo di arcieri. Gli autori segnalano quel problema a proposito di studi precedenti, criticandone il rapporto fra soggetti e variabili, e nel descrivere il proprio scrivono «un rapporto di soggetti su variabili predittive di 1 a 11», dove il rapporto è di 11 a 1.

Diversi numeri non tornano fra una parte e l'altra. Il riassunto parla di 44 uomini e 35 donne, cioè i 79 del modello, con prove fra il 1982 e il 1984, mentre il metodo descrive 188 arcieri raccolti «in due anni». Le quattro fasce di punteggio sommano 81 arcieri nel testo dei risultati e 80 nella tabella, dove il modello ne usa 79, e l'analisi sulla dominanza mano-occhio ne conta 81. Il tempo di anticipazione compare nella tabella con una correlazione di meno 0,26 contrassegnata come significativa, cioè sopra la soglia dichiarata, ma non entra fra le sette variabili e la discussione lo descrive come non correlato. I valori di endomorfia riportati nelle tabelle vanno da 38 a 54, numeri che non stanno sulla scala del metodo Heath-Carter e che l'articolo non spiega; la discussione, inoltre, descrive gli arcieri migliori come più magri, mentre la percentuale di grasso misurata direttamente non correlava con il punteggio, fermandosi a meno 0,06.

Sul tempo di reazione va tenuto presente che le prove sotto i 120 e sopra i 300 millesimi venivano buttate e rifatte, quindi la distribuzione è tagliata ai due estremi, e che la misura non è fatta sull'arco ma su un pulsante premuto da seduti, in risposta a una luce. La differenza di 22 millesimi fra arcieri migliori e peggiori è quella fra la fascia più alta e la più bassa delle quattro; fra il gruppo sopra i 1.200 punti e quello sotto la differenza è di circa 7 millesimi.

Resta l'età del lavoro. È del 1986, gli archi e le frecce sono quelli di allora, il punteggio di riferimento è il doppio FITA su 1.440 e i questionari psicologici usati sono quelli degli anni settanta. La misura del punteggio, infine, è una media annuale di gare diverse, con condizioni meteorologiche e campi diversi, e non è controllata per niente di tutto questo.

Cosa vuol dire per chi tira

La cosa che questo studio dice più chiaramente riguarda il peso relativo delle cose misurate. Fra le sette variabili che restavano in piedi, il blocco mentale, cioè rimuginare meno sugli errori, usare l'immaginazione visiva e sentirsi fiduciosi, pesava il doppio del blocco fisico, 26% contro 14%, e la percezione della profondità e il tempo di reazione contribuivano insieme un altro 13%. È una fotografia di associazioni, non una gerarchia di cause: in un gruppo che va dal principiante al campione olimpico, chi tira meglio ha anche un rapporto diverso con i propri errori.

Dalla parte fisica arrivano due numeri utili in senso opposto. La forza delle gambe rapportata al peso era la variabile fisica più correlata con il punteggio, a 0,48, e cresceva ordinatamente dalla fascia più debole alla più forte. La forza della presa, invece, non correlava per niente; gli autori lo spiegano con il fatto che l'arco è tenuto da due punti di contatto, la mano dell'arco e l'ancoraggio della corda al viso, e non da uno solo.

Una serie di risultati negativi vale quanto quelli positivi. Nessuna delle quindici misure di attenzione e ansia distingueva gli arcieri, ansia di tratto compresa: un dato che vale ancora oggi quando si attribuisce il punteggio al carattere ansioso. La dominanza incrociata mano-occhio non separava i gruppi, pur con la curiosità che nessuno dei nove arcieri di livello mondiale era incrociato. E la percezione della profondità andava al contrario delle attese, peggiorando al crescere del livello, con due spiegazioni possibili offerte dagli autori: l'occhio non mirante chiuso o strizzato, e l'età media più alta nei gruppi migliori.

Sul tempo di reazione il dato è più fragile di quanto sembri. Fra la fascia più bassa e la più alta ci sono 22 millesimi di secondo, ma fra chi stava sopra i 1.200 punti e chi stava sotto la differenza scende a circa 7, e la misura viene da un pulsante premuto da seduti, non dal clicker. Più interessante è la nota a margine: su 34 arcieri, la costanza del tempo di reazione da una prova all'altra correlava con il punteggio quasi come la sua rapidità. Gli autori lo segnalano come pista da verificare, ed è la stessa direzione che la letteratura successiva ha preso.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: A Psychobiological Study of Archery Performance. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/landers-1986-psychobiological

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