Scheda studio

Muscoli e rilascio negli arcieri: studio Martin 1990

Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archers

Philip E. Martin, William L. Siler, Dean Hoffman1990

Citazione

Martin, P. E., Siler, W. L., & Hoffman, D. (1990). Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archers. Journal of Sports Sciences, 8(3), 215-221. https://doi.org/10.1080/02640419008732147

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APA

Martin, P. E., Siler, W. L., & Hoffman, D. (1990). Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archers. Journal of Sports Sciences, 8(3), 215-221. https://doi.org/10.1080/02640419008732147

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Numero di soggetti
15
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
Journal of Sports Sciences

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Quindici arcieri della squadra statunitense, otto uomini e sette donne, età media 24,7 anni, con un punteggio FITA medio di stagione di 1211 su 1440 e un massimo di 1248, hanno tirato sei frecce ciascuno con l'elettromiografia di superficie sul flessore superficiale delle dita e sull'estensore delle dita del braccio della corda. Nel gruppo c'erano la medaglia d'oro e quella d'argento dei Giochi di Los Angeles del 1984.

Il principio che si insegna è che la corda si lasci rilassando i flessori, senza aprire le dita. Il flessore si comporta come previsto in tutti e quindici: attività quasi costante per i primi 900 millesimi di secondo della finestra analizzata, poi un calo nel centesimo di secondo che precede il distacco e una discesa che continua dopo. L'estensore divide il gruppo in due. Otto arcieri mostrano un calo anche lì, cioè il rilascio per rilassamento del manuale. Gli altri sette mostrano un picco breve e netto dell'estensore nei due intervalli di cento millesimi che precedono il distacco: le dita si aprono in modo attivo.

Nessuno dei due gruppi tira meglio dell'altro. Il punteggio FITA medio di stagione era 1209 per gli otto del primo schema e 1213 per i sette del secondo. Ogni arciere ripeteva il proprio schema in modo stabile sulle sei frecce: il coefficiente di variazione dentro la stessa persona era 16,2% per il flessore e 14,9% per l'estensore, mentre fra persone diverse saliva a 52,5% e 51,2%. Un altro dato inatteso: in massima trazione tutti e quindici tenevano attivi sia il flessore sia l'estensore, ben sopra i valori di riposo, mentre si attendeva un estensore quasi spento.

Come è stato misurato

Una sola sessione per arciere, nel laboratorio di biomeccanica dell'università. I punti di registrazione sono stati trovati palpando i muscoli mentre l'arciere simulava la posizione di tiro e contraeva al massimo; la pelle è stata rasata, abrasa leggermente e pulita con alcol, poi sono stati applicati elettrodi bipolari di argento e cloruro d'argento da 16 millimetri a circa 2 centimetri di distanza, con la resistenza fra gli elettrodi controllata e la preparazione ripetuta se superava i 5 kiloohm. Gli amplificatori filtravano sotto 1 hertz, sopra 900, con filtro a 60 hertz per la rete; il campionamento era a 800 hertz.

Prima dei tiri ogni arciere ha eseguito contrazioni isometriche massime di flessori ed estensori, campionate per due secondi al picco, che servono da riferimento: tutti i valori di tiro sono espressi come percentuale di quel massimo. Poi, dopo una pausa e qualche freccia di prova, l'attività è stata registrata per cinque secondi su sei tiri, con il campionamento avviato a mano appena raggiunta la massima trazione, in modo che il distacco cadesse più o meno a metà della finestra.

Per sincronizzare, un dispositivo elettromeccanico sull'arco segnava due eventi: la chiusura del clicker contro l'impugnatura e, tramite un interruttore inerziale, l'accelerazione dell'arco al distacco della corda. Fra i due passavano in media 185 millesimi di secondo. L'analisi copre due secondi, da un secondo prima del distacco, divisi in venti intervalli da cento millesimi; il segnale è stato rettificato a onda intera e integrato in ciascun intervallo, e per ogni arciere si è calcolata la media delle sei frecce.

Il metodo, spiegato: Come si cronometrano le fasi del tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge, Il clicker strumentato è la misura dell'allungo

Limiti

Sei frecce per arciere, in laboratorio, e l'articolo non dice a che distanza né su quale bersaglio si tirasse: la qualità dei sei tiri analizzati non è registrata, quindi non si sa se fossero tiri buoni. Il confronto fra i due schemi usa i punteggi FITA della stagione in corso, raccolti altrove e in gara, non le frecce misurate: 1209 contro 1213 sono medie di otto e sette persone, riportate senza nessun test. Con gruppi così piccoli, una differenza reale di qualche punto non si vedrebbe comunque.

L'elettromiografia di superficie sull'avambraccio raccoglie anche l'attività dei muscoli vicini. Gli elettrodi sull'estensore delle dita stanno in mezzo ad altri estensori, e lo studio non discute questo problema di interferenza: il picco attribuito all'estensore delle dita potrebbe venire in parte da muscoli adiacenti.

Soprattutto, il ragionamento che si vuole mettere alla prova riguarda il comportamento della corda, e la corda non è stata misurata. L'argomento del manuale è che aprire le dita devii la corda di lato e renda il tiro meno costante; qui si vede solo l'attività muscolare, senza nessuna misura della deviazione laterale della corda, della cocca o della freccia. Lo studio può dire che i due schemi convivono fra arcieri molto forti, non che diano la stessa corda. Il contesto è del 1990, con l'attrezzatura dell'epoca.

Cosa vuol dire per chi tira

Questa scheda interessa chiunque abbia sentito dire che il rilascio si fa soltanto lasciando andare. Fra quindici arcieri della nazionale americana, compresi i due medagliati olimpici del 1984, metà apriva le dita in modo attivo, con un picco dell'estensore due decimi di secondo prima del distacco, e aveva gli stessi punteggi dell'altra metà. Il precetto, preso come regola generale, non descrive quello che fanno i migliori.

Il dato che gli autori mettono in evidenza è un altro, e vale più del primo: ogni arciere ripeteva il proprio schema in modo molto più costante di quanto i quindici si somigliassero fra loro. La variabilità dentro la stessa persona era circa un terzo di quella fra persone diverse. Quello che distingue un arciere forte, suggeriscono, non è quale meccanismo usa ma quanto lo riproduce uguale.

Resta una cosa che lo studio non ha controllato, e che serve dire: non sono state misurate né la corda né la freccia, quindi la domanda se un'apertura attiva sposti la corda di lato è ancora aperta.

Nel registro

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archers. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/martin-1990-emg-release

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