Scheda studio

Neurofeedback nel tiro di precisione: Corrado 2024

Improving Mental Skills in Precision Sports by Using Neurofeedback Training: A Narrative Review

Stefano Corrado, Beatrice Tosti, Stefania Mancone, Tommaso Di Libero, Angelo Rodio, Alexandro Andrade, Pierluigi Diotaiuti2024

Citazione

Corrado, S., Tosti, B., Mancone, S., Di Libero, T., Rodio, A., Andrade, A., & Diotaiuti, P. (2024). Improving Mental Skills in Precision Sports by Using Neurofeedback Training: A Narrative Review. Sports, 12(3), 70. https://doi.org/10.3390/sports12030070

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APA

Corrado, S., Tosti, B., Mancone, S., Di Libero, T., Rodio, A., Andrade, A., & Diotaiuti, P. (2024). Improving Mental Skills in Precision Sports by Using Neurofeedback Training: A Narrative Review. Sports, 12(3), 70. https://doi.org/10.3390/sports12030070

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Scheda tecnica

Disegno
Revisione narrativa
Popolazione
Misto
Tipo
Revisione
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
Sports

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

È una rassegna narrativa, cioè una lettura ragionata della letteratura e non una sintesi sistematica, dedicata all'uso del neurofeedback negli sport di precisione: tiro con l'arco, tiro a segno, golf e qualche incursione nelle freccette e nel biathlon. Il neurofeedback è una forma di biofeedback in cui l'atleta vede o sente in tempo reale un segnale ricavato dal proprio elettroencefalogramma e impara, per tentativi, a spostarlo nella direzione desiderata.

Degli studi su arcieri la rassegna riporta soprattutto quelli di Landers. Nel primo, dei primi anni Novanta, ventiquattro arcieri sono stati divisi in tre gruppi: uno riceveva un feedback coerente con l'aumento dell'attività a bassa frequenza nell'emisfero sinistro, uno un feedback associato all'emisfero destro e uno nessun feedback. Confrontando prima e dopo su ventisette tiri, il gruppo con il feedback coerente ha migliorato la prestazione, quello con il feedback associato all'altro emisfero è peggiorato e il gruppo senza feedback non è cambiato. Concentrazione e fiducia, misurate con questionari, non si sono mosse in nessun gruppo. Nel secondo studio, del 1994, su arcieri alle prime armi, dopo quattordici settimane la prestazione era salita del 62 per cento, con rallentamenti del battito cardiaco e asimmetrie elettroencefalografiche fra i tiri migliori e i peggiori.

Del resto della letteratura sul tiro con l'arco la rassegna raccoglie misure descrittive: arcieri d'élite con più attività nell'area motoria supplementare e nel cervelletto rispetto a esperti e principianti, e quattordici arcieri nazionali con un accoppiamento funzionale più forte nelle bande beta rispetto a quattordici arcieri provinciali. C'è poi uno studio su ventotto arcieri universitari sottoposti per quattro settimane a un protocollo che amplifica il ritmo sensomotorio e inibisce il ritmo theta, dopo il quale gli autori riportano una maggiore regolarità e precisione del punteggio, e uno su due soli arcieri in cui otto sedute hanno ridotto i sintomi d'ansia.

I risultati meno favorevoli sono riportati con la stessa attenzione. In ventotto biatleti, tre ore di neurofeedback hanno alzato la potenza theta frontale mediana durante le sedute ma non hanno migliorato il tiro, con solo un piccolo effetto sulla messa a fuoco attentiva. In undici giocatori di bowling, una singola seduta da quindici minuti con un apparecchio di consumo ha prodotto punteggi leggermente più alti e punteggi d'ansia diversi, ma nessuna differenza statisticamente significativa. E la rassegna cita una meta-analisi secondo cui l'effetto del neurofeedback sulla prestazione sportiva resta debole.

Come è stato misurato

Gli autori spiegano di aver scelto la forma narrativa perché il campo è ancora esplorativo e i metodi degli studi disponibili sono troppo diversi fra loro perché una sintesi sistematica abbia senso a questo stadio. Riconoscono apertamente il rischio di selezione che questa scelta comporta e dichiarano di aver cercato un equilibrio fra studi con esito favorevole e studi senza.

La ricerca è stata fatta su PubMed, Scopus e Web of Science, con parole chiave fra cui neurofeedback, sport di precisione, tiro a segno e tiro con l'arco, limitandosi agli studi pubblicati fra il 1990 e il 2023. Il criterio di inclusione era l'applicazione del neurofeedback alla prestazione sportiva, quello di esclusione la mancanza di attinenza con il neurofeedback o con gli sport di precisione. Oltre alle discipline di tiro, la ricerca ha coperto sei aree tematiche: neurofeedback e prestazione cognitiva, aspetti fisiologici della prestazione sportiva, abilità mentali e aspetti psicologici, progressi tecnologici degli apparecchi, considerazioni etiche e metodologiche, e neurofeedback applicato a singoli sport.

Gli studi selezionati sono riassunti in una tabella che per ciascuno riporta autori, anno, argomento, sport, campione, tipo di protocollo e risultato. Il testo richiama le bande di frequenza su cui questi protocolli lavorano, dal delta al gamma, e distingue il neurofeedback basato sull'elettroencefalogramma dalle forme di biofeedback che usano la variabilità della frequenza cardiaca, l'elettromiografia o la risposta della pelle.

Il metodo, spiegato: EEG, potenziali evocati e neuroimmagini

Limiti

La rassegna è narrativa e lo dichiara. Non c'è un protocollo registrato, non c'è un diagramma di flusso della selezione, non è detto quanti lavori siano stati esaminati e quanti inclusi, non c'è nessuna valutazione del rischio di distorsione dei singoli studi e non c'è nessuna sintesi quantitativa. Chi legge deve fidarsi della scelta degli autori, che la segnalano come il limite principale.

Il materiale sul tiro con l'arco è poco e vecchio. I due studi di riferimento sono di Landers e hanno più di trent'anni; quelli recenti sono o descrittivi, cioè confrontano l'attività cerebrale di gruppi diversi senza intervenire, oppure hanno campioni molto piccoli, fino al caso di due soli arcieri. Diversi dei risultati più citati nel testo vengono da altre discipline, freccette, golf, biathlon e bowling, e non si possono trasferire al tiro con l'arco senza dirlo.

Il livello di dettaglio è disuguale: dello studio sui ventotto arcieri universitari non sono riportati né il gruppo di controllo né le dimensioni dell'effetto, e la citazione che lo accompagna rimanda allo stesso riferimento usato poco prima per uno studio su tiratori, il che lascia il dubbio di uno scambio di riferimenti.

Nel testo compare anche un'affermazione che circola spesso e che la rassegna riprende da una fonte terza senza verificarla: che negli arcieri professionisti solo il 20 per cento della prestazione dipenda da fattori biomeccanici e l'80 per cento da fattori psicologici. Non è una misura di nessuno studio presentato qui, ed è il tipo di numero che conviene non riportare come dato.

Infine, le conclusioni degli autori sono più nette dei materiali che le sostengono. La rassegna parla di efficacia del neurofeedback mentre cita, nel corpo, una meta-analisi che definisce debole l'effetto sulla prestazione, uno studio su biatleti che non trova miglioramenti nel tiro e uno su giocatori di bowling senza differenze significative. Gli stessi autori, nell'ultima pagina, scrivono che servono studi controllati e randomizzati per arrivare a conclusioni definite.

Cosa vuol dire per chi tira

Per un arciere questa rassegna serve a inquadrare un argomento, non a decidere qualcosa. Il neurofeedback esiste, si applica da trent'anni al tiro con l'arco e produce studi che vanno in direzioni diverse: qualcuno trova miglioramenti nel punteggio, qualcuno trova cambiamenti nell'elettroencefalogramma senza che la prestazione cambi, e una meta-analisi citata nel testo stesso considera ancora debole l'effetto sulla prestazione sportiva.

Quello che il materiale non permette di dire è quanto si guadagni, con quale protocollo e dopo quante sedute. I protocolli descritti sono diversi fra loro, le bande da amplificare o inibire cambiano da uno studio all'altro, e i campioni vanno da ventotto persone a due. Niente di tutto questo è un programma applicabile.

Un punto onesto da tenere riguarda la differenza fra misurare e allenare. Buona parte di ciò che si sa sugli arcieri è descrittivo: arcieri più forti mostrano certi andamenti dell'attività cerebrale rispetto ad arcieri meno forti. Che spingere un principiante verso quegli andamenti lo renda più forte è un'altra affermazione, e quella richiede studi di intervento controllati che oggi sono pochi.

Resta infine una cautela sugli apparecchi. Le fasce elettroencefalografiche di consumo sono vendute per rilassamento e concentrazione e non sono strumenti clinici né da ricerca, come osserva la rassegna stessa citando la letteratura: l'unico studio qui riportato che ne usa una non ha trovato differenze significative.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Improving Mental Skills in Precision Sports by Using Neurofeedback Training: A Narrative Review. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/corrado-2024-neurofeedback

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