Scheda studio

Distanza di tiro e concentrazione: Handayani 2024

The Impact of Training Distances (20 m, 50 m, and 70 m) on Concentration and Anaerobic Endurance in Archery Sub-Elite Athletes

Lilies Handayani, Nurhasan, Hari Setijono, Oce Wiriawan, Dwi Cahyo Kartiko, Mochamad Purnomo, et al.2024

Citazione

Handayani, L., Nurhasan, Setijono, H., Wiriawan, O., Kartiko, D. C., Purnomo, M., et al. (2024; fascicolo 2025). The Impact of Training Distances (20 m, 50 m, and 70 m) on Concentration and Anaerobic Endurance in Archery Sub-Elite Athletes. Retos, 62, 1276-1281. https://doi.org/10.47197/retos.v62.109737

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APA

Handayani, L., Nurhasan, Setijono, H., Wiriawan, O., Kartiko, D. C., Purnomo, M., et al. (2024; fascicolo 2025). The Impact of Training Distances (20 m, 50 m, and 70 m) on Concentration and Anaerobic Endurance in Archery Sub-Elite Athletes. Retos, 62, 1276-1281. https://doi.org/10.47197/retos.v62.109737

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Scheda tecnica

Disegno
Studio randomizzato
Popolazione
Arcieri
Livello
Giovani
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
40
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Retos

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Quaranta arcieri di ricurvo fra i 14 e i 20 anni del centro provinciale di Giava Orientale hanno seguito per dodici settimane quattro programmi che si distinguevano per la distanza di tiro: venti, cinquanta e settanta metri, più un gruppo di controllo che continuava l'allenamento abituale a settanta metri. Il volume era lo stesso per tutti, tre serie da 36 frecce per seduta, tre sedute a settimana, e per i tre gruppi sperimentali ogni freccia doveva partire entro dieci secondi. Gli esiti misurati sono due, e nessuno dei due è la precisione.

Sulla resistenza anaerobica, misurata come indice di affaticamento al RAST, il valore scende in modo significativo nel gruppo a cinquanta metri (da 3,29 a 1,68) e in quello a settanta (da 4,84 a 2,95); non cambia a venti metri (da 3,58 a 3,07) né nel controllo (da 3,47 a 3,71). Un indice più basso vuol dire perdere meno potenza fra uno sprint e il successivo. Al confronto fra gruppi, la differenza è significativa fra il controllo e il gruppo a cinquanta metri e fra il controllo e quello a settanta.

Sulla concentrazione, misurata con il tempo di esecuzione di un disegno allo specchio, tutti e quattro i gruppi migliorano: da 74,10 a 62,20 secondi a venti metri, da 73,20 a 60,10 a cinquanta, da 74,00 a 54,80 a settanta e da 74,50 a 47,00 nel controllo. Il miglioramento più grande è quindi quello del gruppo di controllo. Gli errori nel disegno calano in tutti i gruppi, con un calo significativo solo a venti metri (da 5,80 a 2,50) e nel controllo (da 5,30 a 1,70), e il confronto fra i quattro gruppi su questo esito non dà differenze.

Gli autori concludono che le distanze maggiori migliorano la concentrazione più delle altre. Il confronto fra gruppi sul tempo risulta significativo fra controllo e settanta metri e fra venti e settanta metri, ma le medie vanno nella direzione opposta a quella della conclusione, perché il tempo più breve alla fine è quello del controllo.

Come è stato misurato

I partecipanti sono stati reclutati con criteri precisi: allenamento attivo, età fra i 14 e i 20 anni, almeno cinque anni di esperienza di gara, residenza in Giava Orientale, nessun infortunio in corso e disponibilità ad arrivare alla fine. Gli autori definiscono sub-elite i giovani con risultati a livello nazionale entrati nel centro provinciale. Venti maschi e venti femmine, dieci per gruppo. All'inizio i quattro gruppi erano simili per età (fra 17,40 e 17,70 anni), anni di pratica (fra 9,30 e 9,60), anni di gara (fra 7,40 e 7,80), statura, peso, indice di massa corporea e lunghezza delle braccia. La distribuzione fra maschi e femmine, invece, è squilibrata: sette maschi e tre femmine a venti metri, due e otto a cinquanta, cinque e cinque a settanta, sei e quattro nel controllo.

Il programma durava dodici settimane, con tre sedute a settimana di tre serie da 36 frecce con l'arco ricurvo. Nei tre gruppi sperimentali il ciclo del tiro, dal set-up al rilascio, doveva stare in dieci secondi; se la freccia partiva più tardi si annotava il tempo in eccesso, se partiva prima l'anticipo veniva segnato a favore. Il gruppo di controllo tirava a settanta metri come di consueto, senza il vincolo di tempo.

La concentrazione è stata misurata con un apparecchio per il disegno allo specchio: l'arciere, seduto, deve seguire con la matita il contorno di una stella guardandone soltanto il riflesso, e chi somministra la prova registra il tempo impiegato e gli errori di tracciato. La resistenza anaerobica è stata misurata con il RAST, sei sprint massimali da 35 metri con dieci secondi di recupero, da cui si ricavano potenza massima, potenza media e indice di affaticamento. Tutte le misure sono state ripetute prima e dopo le dodici settimane. L'analisi usa test t a campioni appaiati, analisi della varianza e confronti post hoc con il metodo LSD, in SPSS 25 e in Excel.

Limiti

Non c'è una sezione di limiti nell'articolo, e la prima cosa che manca è l'esito che un arciere si aspetterebbe: in dodici settimane di allenamento a distanze diverse nessuno ha misurato la precisione, il punteggio o la dispersione delle frecce. Gli esiti sono un disegno allo specchio e sei sprint di corsa, e non è provato in questo studio che i due dicano qualcosa di come si tira.

Il confronto non isola la distanza. Il gruppo a settanta metri e il gruppo di controllo tiravano alla stessa distanza, e la sola differenza fra loro era il limite di dieci secondi per freccia: ogni differenza fra questi due gruppi riguarda quindi il vincolo di tempo, non la distanza. E poiché i due gruppi che calavano di più nell'indice di affaticamento erano quelli a cinquanta e settanta metri, cioè quelli che camminavano di più per andare a recuperare le frecce, una parte dell'effetto può venire dal cammino e non dal tiro.

Sulla concentrazione i conti non quadrano con la conclusione. Il testo afferma che le distanze maggiori migliorano la concentrazione più del controllo, ma il gruppo di controllo è quello che migliora di più, passando da 74,50 a 47,00 secondi contro i 74,00 e 54,80 del gruppo a settanta metri. Non è indicato su che cosa sia stata fatta l'analisi della varianza, se sui valori finali o sulle differenze, e la direzione della differenza significativa non viene detta: così come è scritto, il confronto fra controllo e settanta metri potrebbe andare a favore del controllo. Vale la pena aggiungere che il disegno allo specchio è una prova che migliora molto se la si ripete, e che tutti i partecipanti l'avevano già fatta una volta.

Restano fuori l'intensità dell'allenamento, i libbraggi usati, che cosa facesse il gruppo di controllo nelle sue sedute, se chi somministrava le prove conoscesse i gruppi, e qualunque controllo a distanza di tempo. I gruppi sono di dieci persone ciascuno e la distribuzione fra maschi e femmine è molto diversa da un gruppo all'altro, con il gruppo a cinquanta metri composto per otto decimi da ragazze: su una misura come il RAST, che dipende dalla potenza di sprint, questo conta. Il testo descrive l'assegnazione come casuale e come campionamento intenzionale nella stessa pagina, quindi non è chiaro come i quattro gruppi siano stati formati.

Cosa vuol dire per chi tira

Chi tira trova qui una domanda interessante e una risposta che non arriva. La domanda è se allenarsi lontano, dove ogni errore si vede ingrandito e ogni freccia costa più fatica, prepari meglio che allenarsi vicino. La risposta avrebbe richiesto di contare i punti, e in questo studio i punti non sono stati contati: quello che si misura è la fatica in una corsa a navetta e il tempo di un disegno allo specchio.

Su quei due esiti il risultato più solido è che dodici settimane di tiro a cinquanta o settanta metri, con un tempo massimo di dieci secondi per freccia, lasciano l'arciere meno affaticato in una prova di sprint ripetuti, mentre tirare a venti metri non lo fa. Sul resto il quadro è meno pulito di quanto dica la conclusione dell'articolo, perché nel disegno allo specchio il gruppo che è migliorato di più è quello che si allenava come sempre.

Per il registro conta anche il dettaglio del vincolo di tempo. Tutto l'allenamento sperimentale aveva un tetto di dieci secondi per freccia, che è una condizione precisa e diversa dal tirare con calma: quello che questo studio confronta non sono tre distanze, ma tre distanze con il cronometro contro l'allenamento abituale senza cronometro.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: The Impact of Training Distances (20 m, 50 m, and 70 m) on Concentration and Anaerobic Endurance in Archery Sub-Elite Athletes. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/rusdiawan-2025-distances-concentration

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