Scheda studio

Torsione dell'arco e scelta delle aste: Pekalski 1990

Experimental and theoretical research in archery

Roman Pekalski1990

Citazione

Pekalski, R. (1990). Experimental and theoretical research in archery. Journal of Sports Sciences, 8(3), 259-279. https://doi.org/10.1080/02640419008732150

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APA

Pekalski, R. (1990). Experimental and theoretical research in archery. Journal of Sports Sciences, 8(3), 259-279. https://doi.org/10.1080/02640419008732150

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Scheda tecnica

Disegno
Simulazione
Popolazione
Modello, senza partecipanti
Oggetto della prova
Modello, senza partecipanti
Livello
Non pertinente
Disciplina
Arco olimpico
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Sports Sciences

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Lo studio costruisce tre strumenti per studiare il sistema arciere-arco-freccia e li usa per rispondere a due domande pratiche: quanto conta la torsione dell'arco e come si scelgono le aste per un dato arco. Gli strumenti sono un modello matematico del moto della freccia mentre è ancora in contatto con arco e corda, una macchina che lascia la corda al posto dell'arciere, e tre serie di riprese cinematografiche ad alta velocità, fra 1.000 e 2.500 fotogrammi al secondo.

L'autore divide il tiro in due fasi: la fase 1 va dal rilascio della corda al momento in cui la freccia perde contatto con arco e corda, la fase 2 è il volo balistico. La fase 1 è quella su cui tutto il lavoro si concentra, perché è l'unica in cui il sottosistema arciere-arco agisce sulla freccia e perché determina le condizioni iniziali della fase 2.

Il primo risultato quantitativo riguarda la torsione dell'arco attorno all'asse verticale. Misurata con la macchina a 30 metri, la sensibilità del punto d'impatto a quell'angolo è di 15,8 centimetri per grado quando la torsione è negativa e di 21,9 centimetri per grado quando è positiva: una direzione costa il 30% in più dell'altra. Da qui l'autore ricava che, per mettere tutte le frecce nel dieci a 30 metri, l'angolo di torsione va ripetuto entro 0,2 gradi.

Il secondo risultato viene dalla simulazione, confrontando tre aste Easton X7 di diametro diverso, la 15/14, la 17/14 presa come riferimento e la 21/14. Con l'asta adatta la cocca lascia la corda con velocità laterale praticamente nulla, nell'istante in cui anche la forza trasversale dell'arco è nulla, e resta entro il 2% dello spostamento laterale di riferimento per 2 millesimi di secondo prima del distacco, cioè per il 15% della durata della fase 1, durante i quali la freccia compie il 20% del suo avanzamento. Le aste troppo morbide e troppo rigide lasciano la corda con una velocità laterale: la troppo morbida per posizione e segno della velocità va a toccare l'arco con le penne, la troppo rigida flette poco, allunga la fase 1, esce più lenta e alla macchina si vede scivolare di lato.

Da questi criteri l'autore costruisce un nomogramma che, per le aste Easton X7, ricava diametro esterno e spessore della parete dalla lunghezza della freccia e dal libbraggio, su 800 combinazioni. Confrontandolo con l'attrezzatura dei 22 migliori arcieri polacchi, solo quattro stavano fuori dalla fascia prevista, e due arciere con medaglie europee e mondiali usavano aste vicine a quelle proposte.

Come è stato misurato

Il modello matematico descrive tre cose della fase 1: la traslazione della freccia lungo l'asse del tiro, le sue vibrazioni trasversali nel piano orizzontale e l'interazione con il bordo dell'appoggiafreccia. L'asta è modellata come una trave prismatica, con le vibrazioni trasversali date da un'equazione differenziale alle derivate parziali risolta con il metodo di Fourier su base di funzioni di Krilov; la traslazione è approssimata con una massa puntiforme pari alla massa della freccia e una molla che rappresenta l'elasticità longitudinale dell'arco. Fra le condizioni iniziali compare un parametro proporzionale all'angolo di torsione dell'arco attorno all'asse verticale, che scala l'ampiezza delle vibrazioni trasversali: è il parametro che lega la tecnica dell'arciere al comportamento della freccia.

La macchina, chiamata dall'autore DMLA, è fatta di tre parti: un telaio molto rigido fissato nel calcestruzzo; una morsa che fissa l'impugnatura dell'arco al telaio con due ganasce montate su tre cuscinetti a sfera, così che l'arco possa ruotare quasi senza attrito attorno a due assi perpendicolari e possa essere bloccato a qualunque angolo scelto; e un meccanismo di rilascio che permette di fissare la corda a qualunque allungo, di lasciarla in modo fluido e praticamente senza attrito, e di spostare il punto di presa della corda nelle tre direzioni.

Le riprese ad alta velocità sono state fatte su pellicola 16 mm fra 1.000 e 2.500 fotogrammi al secondo. La prima serie riprende un'arciera della nazionale polacca in condizioni di laboratorio, con attrezzatura preparata per rendere più precisa l'analisi dei fotogrammi e con tutte le caratteristiche meccaniche misurate; la seconda riprende un gruppo di medagliati olimpici e mondiali.

Le verifiche sono tre. Il modello è stato confrontato con il moto della freccia ricostruito per interpolazione polinomiale dalle riprese fatte con la telecamera a picco sull'arciera. Il moto della freccia lasciata dalla macchina è stato confrontato, su pellicola a 1.000 fotogrammi al secondo, con quello della freccia lasciata da un'arciera della nazionale. E la precisione della macchina è stata misurata a 30 metri.

Per il nomogramma, l'ipotesi di lavoro è che un abbinamento arco-freccia sia ben scelto quando i parametri adimensionali del modello coincidono con quelli del sistema preso come riferimento: riscalando le coordinate e il tempo, il moto deve essere identico a quello dell'asta di riferimento. Il riferimento è l'attrezzatura di un arciere polacco di vertice. Il nomogramma copre le 10 aste X7 del catalogo, con il diametro esterno in sessantaquattresimi di pollice e lo spessore della parete in millesimi, e assume per tutti gli archi lo stesso rapporto fra elasticità trasversale e longitudinale, 1,3, e lo stesso rendimento, 0,75, dove il rendimento è il rapporto fra l'energia cinetica della freccia all'inizio del volo e il lavoro fatto per tendere l'arco. Le combinazioni considerate sono 800: 40 valori di libbraggio a passi di 5 newton e 20 valori di allungo a passi di 1 centimetro.

Il metodo, spiegato: Il video ad alta velocità negli studi sul tiro, Macchine lanciafrecce e robot negli studi sul tiro, Modelli matematici e simulazioni negli studi sull'arco

Limiti

La catena di questo studio ha un anello debole dichiarato: la macchina sostituisce l'arciere, e la prova che possa farlo è qualitativa. L'autore scrive che fra il moto della freccia lasciata dalla macchina e quello della freccia lasciata da un'arciera della nazionale «non c'erano differenze qualitative» sulla pellicola. Non ci sono numeri a sostegno di quel confronto, e su quella frase poggiano tutti i risultati ottenuti con la macchina, compresa la sensibilità alla torsione.

Anche la verifica del modello è giudicata dall'autore stesso in modo soggettivo: si confrontano due figure, il moto ricostruito dalla pellicola e quello simulato, e si osserva che le differenze sono maggiori ai bordi degli intervalli di tempo e di spazio. Nessuna misura dell'errore, nessuna statistica. L'autore indica anche cosa manca al modello: l'elasticità del bordo dell'appoggiafreccia, da aggiungere in una prossima approssimazione.

Quello che il modello copre è solo la fase 1, e solo nel piano orizzontale. Le vibrazioni nel piano verticale, l'aerodinamica, il distacco delle dita e il volo balistico non ci sono: per la fase 2, scrive l'autore, un modello non è stato sviluppato. Perciò l'effetto dell'asta troppo morbida che tocca l'arco con le penne è «verificato solo sperimentalmente», perché accade quando il modello non arriva più.

I due numeri sulla torsione, 15,8 e 21,9 centimetri per grado, vengono da un solo arco con una sola attrezzatura di riferimento, a una sola distanza. Non è riportato quante frecce siano state tirate per ricavarli, non ci sono intervalli di confidenza e non c'è nessuna ripetizione: l'asimmetria del 30% fra le due direzioni poggia su due valori senza incertezza dichiarata. La soglia di 0,2 gradi è calcolata da quei numeri, non misurata su arcieri, e lo stesso autore osserva che fino a quel momento i competitori non avevano modo di controllare quell'angolo: che un arciere possa ripeterlo entro due decimi di grado non è stato provato.

La validazione del nomogramma è più debole di quanto sembri. Diciotto arcieri su ventidue dentro la fascia prevista non è un controllo indipendente: la larghezza della fascia non è dichiarata, e il criterio stesso è ancorato all'attrezzatura di un singolo arciere polacco di vertice, presa come approssimazione dell'ottimo. Il nomogramma e le scelte degli arcieri derivano in parte dalla stessa origine, quindi l'accordo è in parte circolare. In più il nomogramma assume per tutti gli archi lo stesso rapporto di elasticità e lo stesso rendimento, misurati sull'arco di riferimento.

Resta l'età del lavoro. Il catalogo su cui è costruito il nomogramma è quello delle aste di alluminio Easton X7, che l'autore descrive come usate da quasi tutti i migliori: oggi il ricurvo di vertice tira aste in carbonio e alluminio, quindi la tabella specifica non si applica più, anche se il metodo con cui è costruita resta. Le figure 8 e 9, dove stanno le curve e il nomogramma, non sono leggibili nella copia digitalizzata: i valori di questa scheda vengono dal testo. Il libbraggio è dato in chilogrammi forza in un punto e in newton in un altro, e le aste sono indicate come «15/14 in» o «17/14 in» come se fossero pollici, mentre sono il codice Easton, sessantaquattresimi di pollice per il diametro e millesimi per la parete. L'abstract parla di tre serie di riprese, i metodi ne descrivono due.

Cosa vuol dire per chi tira

È il primo lavoro che mette un numero sul costo di torcere l'arco, e il numero è grosso: a 30 metri, un grado di torsione attorno all'asse verticale sposta l'impatto di 15,8 centimetri in una direzione e di 21,9 nell'altra. Su una visuale da 122 centimetri, un grado porta la freccia dal centro fuori dal giallo. È il contenuto quantitativo dell'indicazione, altrimenti generica, di non torcere l'impugnatura.

Da lì viene la soglia che si cita più spesso: perché tutte le frecce finiscano nel dieci a 30 metri, l'angolo di torsione va ripetuto entro 0,2 gradi. Vale la pena sapere com'è nata: è un conto fatto sulla sensibilità misurata alla macchina, non una misura su arcieri che tirano. Dice quanto il sistema è intollerante, non quanto un arciere sia capace di esserlo.

La parte sullo spine è quella che spiega un meccanismo, e spiega perché l'accordatura ha una tolleranza invece di un punto solo. Con l'asta adatta la cocca lascia la corda nell'istante in cui la forza trasversale dell'arco è nulla, quindi con velocità laterale praticamente zero, e quella condizione dura 2 millesimi di secondo, il 15% della fase di contatto, durante i quali la freccia percorre il 20% del suo tragitto. È una finestra, non un istante: dentro quella finestra piccole differenze fra una freccia e l'altra o fra un rilascio e l'altro contano poco. Con un'asta troppo morbida o troppo rigida quella finestra non c'è, e la cocca parte con una spinta laterale.

Le due direzioni dell'errore non sono simmetriche. Una freccia troppo morbida esce e va a toccare l'arco con le penne; una troppo rigida flette poco, resta in contatto più a lungo, esce più lenta e scivola di lato. Perdere velocità non è un dettaglio: l'autore osserva che una freccia più veloce sta in aria meno tempo e subisce meno l'aria che cambia.

Un ultimo numero utile come riferimento. La macchina, senza arciere, con la stessa attrezzatura, raggruppava a 30 metri con una deviazione standard di 0,9 centimetri, cioè praticamente tutto nel dieci. È una misura di quanto del gruppo dipenda dall'arco e dalle frecce e quanto da chi tira: con attrezzatura normale, il materiale da solo tira meglio del migliore arciere del mondo.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Experimental and theoretical research in archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/pekalski-1990-experimental-theoretical

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