Prima di comprare un arco nuovo, dei flettenti migliori o un set di frecce da gara, quasi ogni arciere si fa la stessa domanda: con l'attrezzatura più costosa tirerò meglio, o il limite sono io? Al campo circolano due risposte opposte. Per alcuni, con l'attrezzatura giusta i punti arrivano quasi da soli; per altri, un campione farebbe gli stessi punti con un arco da scuola. Nessuno studio ha messo alla prova la domanda nella forma in cui ce la poniamo, cioè dando a un gruppo di arcieri un'attrezzatura di fascia più alta e guardando il punteggio qualche mese dopo, ma la ricerca ci arriva vicino da tre lati.
Il primo lato è la macchina lanciafrecce, che toglie l'arciere dal tiro e mostra quanto raggruppa l'attrezzatura da sola. Il secondo è l'arciere esperto a cui si mette in mano un arco che non è il suo. Il terzo è la sensazione, cioè quali cambi dell'attrezzatura un arciere avverte e quali no. Messi insieme, i risultati dicono qualcosa di abbastanza preciso su dove nasce la dispersione, anche se ciascuno, preso da solo, poggia su pochi studi e su pochi tiri.
Quanto raggruppa l'attrezzatura senza l'arciere
Le macchine lanciafrecce sono nate per collaudare archi e frecce, e proprio per questo dicono quale rosata è possibile quando a tirare non c'è una persona. I numeri sono piccoli. Nel 1990 una macchina per il rilascio meccanico, a 30 metri, disperdeva le frecce con una deviazione standard di 0,9 centimetri, abbastanza perché il 99,6 per cento fosse atteso dentro il dieci. Nel 2020 una macchina da 114 chili con un ricurvo da 40 libbre ha messo dieci frecce su dieci nel dieci da 122 millimetri a 70 metri, in una giornata senza vento. Nel 2025, sempre a 70 metri ma al chiuso, la stessa freccia tirata trenta volte cadeva a una distanza mediana di 1,3 centimetri dal centro del gruppo, con il 95 per cento degli impatti entro 3,5 centimetri: un cerchio di sette centimetri, appena più largo della X.
Sono risultati che chiedono molta cura. La prima versione della macchina del 2020 pesava 24 chili, vibrava quando tendeva la corda e perdeva precisione, tanto che è stata rifatta quasi cinque volte più pesante; un robot prototipo con un arco da allenamento, a 18 metri, metteva la stessa freccia in un cerchio di 16 centimetri. Anche con una macchina ben costruita, poi, la rosata risente dei dettagli della freccia: a 25 metri, con un compound su una macchina imbullonata al suolo, cambiare soltanto la cocca faceva passare il gruppo di un modello di freccia da 44 a 27 millimetri. È la prova su cui il registro riporta che il tipo di cocca cambia la larghezza del gruppo, e ricorda che, tolto l'arciere, a decidere la rosata restano la costruzione dell'arco e la preparazione delle frecce.
Il confronto che interessa a chi tira, però, è quello fra la macchina e una persona nello stesso impianto, e ce n'è uno solo. Nel 2022 un gruppo giapponese ha ripreso i tiri a 55 metri con telecamere a 3.000 fotogrammi al secondo, in un campo al chiuso, con l'aria condizionata spenta per tenere l'aria ferma. Un arciere ha tirato due frecce 18 volte ciascuna, con una dispersione verticale, misurata come deviazione standard, di 107 e 108 millimetri; il robot, con frecce diverse, si fermava a 34, e la sua versione migliorata a 9, abbastanza secondo gli autori per stare nella X a 70 metri al chiuso. Per questo l'affermazione che una macchina lanciafrecce ben costruita raggruppa più stretto di un arciere è riportata: molte prove concordi sulla macchina e un solo confronto diretto, con un arciere di cui lo studio non indica il livello e che tirava frecce diverse da quelle del robot. Con i migliori arcieri sulla stessa attrezzatura il confronto non è stato fatto.
La stessa differenza di scala spiega perché la macchina serve a scegliere le frecce. Nel 2020 la macchina da 114 chili ha tirato a 70 metri sei frecce, due delle quali difettose: le quattro integre restavano dentro un cerchio di raggio pari a due deviazioni standard, le due difettose finivano fuori, e sempre dalla stessa parte, in basso quella con un'aletta mancante e a destra l'altra. L'affermazione che una macchina lanciafrecce a 70 metri riconosce le frecce difettose è riportata, perché la prova è una sola e riguarda sei frecce. Il senso pratico sta nei numeri della figura: un difetto che sposta l'impatto di pochi centimetri, dentro un gruppo largo come quello dell'arciere a 55 metri, si confonde con il resto della dispersione, e per accorgersene tirando a mano conviene numerare le frecce e seguirle su molte volée.
Dove l'arciere esperto è già vicino alla macchina
Se la macchina raggruppa meglio, resta da capire in che cosa l'arciere perda terreno, e la velocità con cui la freccia lascia l'arco non sembra il punto. In sette arcieri d'élite delle squadre tedesche, su trenta frecce a 18 metri, la velocità media della freccia variava da un tiro all'altro fra lo 0,23 e lo 0,58 per cento. In uno studio giapponese sull'aerodinamica della freccia un'arciera esperta ripeteva la velocità iniziale entro lo 0,6 per cento a 58 metri al secondo, contro lo 0,3 del lanciatore ad aria compressa costruito per lo studio, e un compound tirato da una macchina e misurato con il cronografo di riferimento del NIST variava di circa mezzo punto percentuale. L'affermazione che un arciere esperto ripete la velocità della freccia quasi come una macchina lanciafrecce è riportata: lo stesso ordine di grandezza, ma nell'unico confronto diretto, che riguarda una sola arciera, la sua variazione è il doppio di quella della macchina.
Lo studio tedesco aggiunge il pezzo più utile. Nei sette arcieri il tempo fra lo scatto del clicker e il rilascio variava dal 3,94 al 7,25 per cento, in media più di dieci volte la variazione della velocità, ed era questa variazione, non quella della velocità, ad andare con il punteggio: da sola rendeva conto del 66 per cento delle differenze di media fra gli arcieri. Su sette persone una relazione così forte può nascere anche dal caso, e infatti l'affermazione che fra gli arcieri d'élite chi ha il tempo di rilascio più costante fa punteggi più alti è riportata. Il quadro è comunque coerente con quello delle macchine: anche nelle mani di una persona l'arco restituisce l'energia in modo molto regolare, e la distanza dalla macchina va cercata nel resto del gesto.
Un arciere esperto con un arco che non è il suo
La prova più vicina alla domanda di chi pensa di cambiare arco viene da uno studio del 1990 sull'elettromiografia del tiro a distanze diverse. Otto arcieri con esperienza di gara FITA hanno tirato con il proprio arco e con un arco standard, lo stesso per tutti, a 18, 25, 50 e 70 metri. L'arco imposto era più leggero dei loro a 18, 25 e 50 metri, da 133,4 a 174,6 newton contro archi personali fra 178,5 e 214,8, e più pesante a 70 metri, con 235,4 newton. Né l'attività dei muscoli né la precisione del gruppo, misurata come contorno delle tre frecce migliori su nove, cambiavano in modo significativo. Nove anni dopo, in venti giovani arcieri svedesi, il tipo di arco non distingueva il punteggio, lo sforzo percepito né la tensione muscolare media. Lì, però, ognuno tirava con il proprio arco, per cui lo studio non dice che cosa succede quando l'arco cambia nelle mani della stessa persona.
Per questo l'affermazione che dare a un arciere esperto un arco diverso dal suo non ne cambia la precisione è riportata, e va letta con tre cautele. Le frecce sono pochissime, nove per distanza. La precisione è il contorno delle tre migliori, quindi lascia fuori le sei frecce peggiori di ogni serie. E la media nasconde i casi singoli: l'arciere con la trazione più debole aveva la precisione peggiore sia con il proprio arco sia con l'arco imposto più pesante, mentre quello più forte rendeva meglio con gli archi pesanti.
Lo stesso studio contiene un dato che riguarda la scelta dell'arco più del suo prezzo. La forza di trazione del braccio degli otto arcieri andava da 255 a 795 newton, i loro archi stavano fra 178 e 215, e fra le due cose non c'era nessuna relazione, tanto che gli autori parlano di una scelta arbitraria anche fra arcieri di livello. Insieme a uno studio su 49 principianti universitari, in cui la forza massima non era legata al libbraggio dell'arco, è il motivo per cui l'affermazione che gli arcieri più forti tirano con più libbre è contraddetta. Di come si sceglie il libbraggio parlo nell'articolo sulla scelta del libbraggio.
Quali cambi sente l'arciere
Al campo gran parte delle scelte di attrezzatura si fa a sensazione, e su quanto sia fine questa sensazione ci sono poche osservazioni, raccolte di passaggio in studi fatti per altro. Nel 1998, in un lavoro sull'elettromiografia del tiro, una freccia su cinque era stata allungata di 5 millimetri per spostare lo scatto del clicker, e nessuno dei nove arcieri delle squadre nazionali tedesche se n'è accorto. Nel 2001 dieci arcieri di kyudo hanno tirato con quattro corde di materiale diverso, commentando ogni tiro: con il Kevlar, che otto di loro usavano di solito, prevalevano «sensazione come sempre» e «nessuna impressione particolare», mentre con la canapa, la corda meccanicamente più diversa, crescevano i commenti su vibrazione e impatto. Lo studio però non dice che gli arcieri non sapessero con quale corda stavano tirando. L'affermazione che l'arciere si accorge dei cambi grossi nell'attrezzatura e non delle piccole differenze è riportata: per le piccole differenze c'è l'osservazione del 1998, per i cambi grossi solo un indizio, e nessuno dei due lavori misura una soglia.
Lo studio più accurato sulla sensazione riguarda il barebow. Nel 2023 undici configurazioni di pesi sullo stesso arco sono state misurate con accelerometri e con un sensore inerziale sul riser, e giudicate in cieco, da 1 a 5, da sette arcieri di club. Il giudizio peggiorava con l'ampiezza della vibrazione, soprattutto sul riser accanto al bottone, dove la correlazione arrivava a meno 0,895, e con lo spostamento laterale dell'arco dopo il tiro: l'arco nudo si spostava di lato di 139 millimetri e prendeva 2 su 5, mentre le due configurazioni preferite, due pesi con il più pesante al centro, si fermavano a 17-19 millimetri e prendevano 4. L'affermazione che nel barebow l'arciere preferisce la configurazione di pesi che lascia l'arco più fermo è riportata, su sette giudici e quattro tiri per configurazione nelle misure di movimento.
Lo stesso lavoro mostra perché la sensazione è difficile da tradurre in punti. Un arciere avanzato ha tirato 30 frecce per configurazione a 50 metri, e i punteggi, fra 242 e 262 su 300, cadevano dentro l'intervallo atteso per caso, tranne quello dell'arco nudo, sotto con 228; secondo la simulazione degli autori, per distinguere due configurazioni dal punteggio servirebbero da 900 a 1.050 frecce ciascuna. È la stessa ragione per cui nel registro l'affermazione che gli stabilizzatori migliorano la precisione è non studiata: l'unico confronto con e senza stabilizzatori, su sette arcieri d'élite nel 1990, non trova differenze significative ma è troppo piccolo per escludere un effetto, e nessuno ha legato un assetto al punteggio con abbastanza frecce. Che cosa fanno gli stabilizzatori all'arco lo racconto nell'articolo sugli stabilizzatori.
L'assetto costruito sull'arciere
Se l'arco da solo non sposta la precisione, si può pensare che a farlo sia l'assetto costruito su chi tira. Qui le misure non ci sono, ci sono opinioni, anche se di arcieri di vertice. Uno studio del 2020 ha intervistato otto arcieri della squadra olimpica sudcoreana, tutti con almeno un'Olimpiade alle spalle. Uno di loro dice che imporre a tutti lo stesso stile e la stessa messa a punto dell'attrezzatura non aiuta a migliorare, e che per questo continua a farsi seguire sull'attrezzatura dal suo vecchio allenatore universitario; un altro, più basso dei compagni e forte di braccia, racconta di aver sofferto molto il vento finché, con l'allenatore, non ha trovato la tensione della corda adatta alla sua forza e una freccia più lunga. Nessuno ha confrontato arcieri con un assetto scelto sulle loro misure e arcieri portati a un assetto standard, e per questo l'affermazione che l'assetto dell'arco va costruito sull'arciere, non copiato da un modello unico è non studiata.
Quanto costa salire di livello
La domanda ha anche un lato economico, che la ricerca ha guardato solo attraverso il racconto dei ragazzi. Nel 2025 dieci arcieri di una scuola secondaria filippina, intervistati uno per uno, hanno descritto le loro difficoltà, e fra queste è emerso un tema di vincoli di risorse: due di loro hanno indicato il denaro come il problema principale, e uno ha detto che più si sale di livello più l'attrezzatura da comprare è avanzata e costosa. Sono testimonianze senza cifre, per cui sia l'affermazione che la spesa per l'attrezzatura cresce man mano che l'arciere sale di livello sia quella che per i giovani arcieri l'ostacolo più grosso è il costo dell'attrezzatura sono riportate: dicono come la cosa viene vissuta, non quanto si spenda né quanto il costo pesi rispetto ad altri ostacoli.
Fin dove arrivano gli studi
Nessuno ha dato a un gruppo di arcieri un'attrezzatura di fascia più alta e misurato il punteggio prima e dopo, e nessuno ha messo i migliori arcieri accanto a una macchina, con le stesse frecce, nello stesso impianto. C'è poi un limite di metodo che riguarda ogni confronto di attrezzatura fatto sul punteggio: a 50 metri, secondo la stima del lavoro sul barebow, due configurazioni si distinguono dal punteggio solo con 900-1.050 frecce ciascuna, per cui un cambio che vale pochi punti a gara può restare invisibile sia allo studio sia all'arciere che lo prova in una sessione.
Cosa ne ricavo prima di comprare
Questi studi non dicono quale arco comprare, e nessuno di loro promette punti a chi cambia attrezzatura. Dicono però dove nasce la dispersione in modo abbastanza chiaro da orientare una scelta, e ne ricavo tre indicazioni.
La prima riguarda il confronto fra il proprio gruppo e quello dell'attrezzatura. Una macchina ben costruita, a 70 metri, tiene la stessa freccia in un cerchio di pochi centimetri, mentre nell'unico confronto diretto la dispersione verticale dell'arciere a 55 metri era più di tre volte quella del robot. Se il gruppo che faccio alla mia distanza è molto più largo di quello che l'attrezzatura può dare, la parte che un arco migliore può togliere è piccola rispetto a quella che dipende dal gesto, e lo studio tedesco suggerisce dove guardare per prima cosa: la regolarità del rilascio. Per misurarla servono i propri numeri, raccolti nel tempo, come spiego nell'articolo sulla ripetibilità del gesto.
La seconda riguarda la preparazione più dell'acquisto. Le stesse macchine mostrano che, tolto l'arciere, la rosata dipende da dettagli come la cocca o un'aletta danneggiata, cioè da cose che si controllano con frecce numerate e omogenee e con un arco messo a punto più che con un arco più caro. Quanto al libbraggio, conviene sceglierlo pensando alla propria forza e alla distanza: negli otto arcieri del 1990 la scelta sembrava arbitraria, e l'arciere con la trazione più debole rendeva peggio con l'arco imposto più pesante, anche se è un caso solo.
La terza riguarda la sensazione. Un cambio grosso, come pesi che lasciano l'arco più fermo dopo il tiro, si sente, e nel barebow il giudizio cieco degli arcieri seguiva la vibrazione misurata; una differenza di pochi millimetri nella freccia, invece, è passata inosservata a nove arcieri delle nazionali. Per questo, quando provo un pezzo nuovo, la sensazione mi dice se tenerlo in prova, ma non la prendo come prova che faccia più punti, e un'impressione positiva su trenta frecce la considero ancora compatibile con il caso. Quanto all'assetto su misura, è ragionevole adattare l'arco alle proprie misure e alla propria forza, sapendo che oggi a sostenerlo sono l'esperienza degli allenatori e le parole di alcuni arcieri olimpici, non un confronto misurato.