Scheda studio

Tiro riuscito e bersaglio percepito: studio Lee 2012

An Archer's Perceived Form Scales the "Hitableness" of Archery Targets

Yang Lee, Sih Lee, Claudia Carello, M. T. Turvey2012

Citazione

Lee, Y., Lee, S., Carello, C., & Turvey, M. T. (2012). An Archer's Perceived Form Scales the "Hitableness" of Archery Targets. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 38(5), 1125-1131. https://doi.org/10.1037/a0029036

Cita lo studio
APA

Lee, Y., Lee, S., Carello, C., & Turvey, M. T. (2012). An Archer's Perceived Form Scales the "Hitableness" of Archery Targets. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 38(5), 1125-1131. https://doi.org/10.1037/a0029036

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Scheda tecnica

Disegno
Altro
Popolazione
Misto
Livello
Giovani
Disciplina
Non dichiarata
Numero di soggetti
29
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Lo studio chiede se un arciere, subito dopo aver tirato e senza vedere dove è andata la freccia, percepisca il bersaglio più grande quando il tiro è riuscito meglio. Nel primo esperimento nove arcieri agonisti coreani di 16 e 17 anni hanno tirato 25 frecce a 50 metri su bersagli di cinque diametri, da 60 a 100 cm, in ordine casuale. Dopo ogni rilascio giravano la testa e uno schermo copriva il bersaglio; poi sceglievano, su un cartoncino con 18 bersagli in miniatura da 10 a 27 mm, quello che somigliava di più al bersaglio appena tirato.

Le miniature scelte crescevano con il bersaglio reale e restavano sempre più grandi della misura equivalente: in media da 15,44 mm per il bersaglio da 60 cm a 24,07 mm per quello da 100, contro un equivalente da 12 a 20 mm. Il punteggio medio per freccia saliva con il diametro, da 7,7 a 8,93. In un'analisi con le due misure insieme, solo la dimensione percepita restava legata al punteggio, non quella reale; la correlazione tra punteggio e dimensione percepita sulle 45 medie (cinque per arciere) era 0,54. I quattro arcieri con la media più alta sceglievano miniature più grandi dei quattro con la media più bassa, 20,50 contro 18,46 mm.

Nel secondo esperimento 20 ragazzi che non avevano mai tirato hanno solo mirato, senza freccia e senza rilasciare, una volta in piedi liberi e una volta con il braccio dell'arco appoggiato a un treppiede. Con l'appoggio sceglievano miniature un po' più grandi: 19,45 contro 18,70 mm, con la differenza più ampia sul bersaglio più piccolo (1,57 mm).

Come è stato misurato

Gli arcieri del primo esperimento erano studenti di un liceo sportivo della Corea del Sud e tiravano con il proprio arco da gara e frecce adatte a ciascuno; l'articolo non dice di che tipo di arco si tratti. I bersagli erano di 60, 70, 80, 90 e 100 cm, scelti nella gamma usata in gara, con punteggio da 10 a 1, e per ogni tiro c'erano 30 secondi. Le miniature erano disposte ogni volta in un ordine diverso; cinque di esse (12, 14, 16, 18 e 20 mm) corrispondevano all'angolo sotto cui si vedevano i bersagli reali a 50 metri. La consegna era volutamente vaga: scegliere la figura che somigliava di più al bersaglio. Prima della prova c'erano dieci tiri di familiarizzazione, e ogni arciere ha impiegato circa mezz'ora.

Nel secondo esperimento i ragazzi usavano un arco da gara da 168 cm e facevano posizione, trazione e mira davanti agli stessi bersagli, due volte per diametro in ciascuna condizione; metà iniziava con l'appoggio e metà senza, senza sapere che ci sarebbe stata una seconda condizione. L'appoggio era un treppiede con un bracciale, regolato perché il braccio dell'arco restasse orizzontale: gli autori lo chiamano stabilizzatore, ma non è lo stabilizzatore montato sull'arco.

Limiti

Gli arcieri sono nove, tutti maschi della stessa scuola, e le 45 medie su cui si calcola il legame con il punteggio vengono cinque per ciascuno: trattarle come osservazioni indipendenti dà al risultato più peso di quanto ne abbia. Il confronto tra arcieri più e meno bravi mette a confronto quattro contro quattro, con medie da 7,3 a 9,1 punti. Con cinque frecce per diametro, poi, la media di ogni cella è fragile.

L'idea centrale, che l'arciere senta attraverso il corpo la qualità del proprio gesto e che questa sensazione si traduca nel bersaglio che sembra più grande, è un'interpretazione degli autori. Nel primo esperimento il gesto non è misurato: si vede solo che miniature più grandi vanno con punteggi più alti. Il secondo esperimento la sostiene in modo indiretto, con persone che non sanno tirare, senza freccia e con un appoggio che nel tiro reale non esiste, e con un effetto di circa tre quarti di millimetro sulla miniatura. Gli autori stessi ammettono che i partecipanti potrebbero aver risposto anche a quello che pensavano ci si aspettasse da loro, pur ritenendo difficile che questo riguardi di più gli arcieri migliori.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira lo studio descrive una cosa che molti arcieri conoscono per esperienza: nei giorni buoni il centro sembra più grande. Qui l'impressione compare tiro per tiro, prima di sapere dove è finita la freccia, come se il corpo avesse già registrato com'è andato il gesto. Questo si accorda con l'idea che un arciere esperto abbia un'informazione sul tiro appena eseguito anche senza guardare il bersaglio.

Non ne discende nessun esercizio: lo studio non dice che cercare di vedere il bersaglio più grande faccia tirare meglio, perché la percezione è stata misurata dopo il tiro e il legame osservato non dice niente sul percorso inverso, e nemmeno che il bersaglio venga visto più grande in senso letterale. Nel registro conta come uno dei pochi esperimenti sulla percezione condotti con arcieri agonisti che tirano frecce su un bersaglio reale, anche se pochi e giovani.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: An Archer's Perceived Form Scales the "Hitableness" of Archery Targets. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/lee-2012-hitableness

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