Fra le cose che si sentono dire in un campo di tiro, che per tirare bene bisogna crederci è una delle più comuni. L'arciere che arriva in gara convinto di poter fare un buon punteggio, si dice, lo fa, e la fiducia è la prima cosa da costruire nei giorni prima. Chi tira da qualche anno conosce anche la versione rovesciata: la fiducia non si costruisce a parole, arriva quando arrivano i punti e se ne va quando mancano. Le due idee descrivono lo stesso legame da due lati opposti, e la differenza non è solo teorica, perché decide dove mettere il lavoro: sulla testa prima della gara, oppure sul tiro, aspettando che la testa segua.
La fiducia in sé è una delle variabili mentali su cui esistono più dati raccolti su arcieri, e il primo studio è del 1986. Quasi tutti dicono che fiducia e punteggio vanno insieme. Quasi nessuno, però, può dire in che direzione vada il legame, perché la fiducia viene misurata una volta sola e messa accanto a un punteggio dello stesso periodo, e una fiducia dichiarata prima di una gara porta già dentro tutti i punteggi fatti in precedenza.
Come si misura la fiducia
In questi studi la fiducia è sempre quella che l'arciere dichiara in un questionario. Lo strumento più usato è una scala di ansia competitiva che contiene anche alcune domande sulla fiducia e si compila poco prima di una gara; altri usano scale generali di fiducia sportiva, oppure questionari sulle abilità mentali in cui la fiducia è una sottoscala di quattro domande. In uno studio greco, per esempio, una delle quattro domande sulla fiducia chiedeva all'arciere se prima e durante la gara si sentisse molto sicuro di tirare bene, con una risposta da 1, mai, a 6, sempre.
Lo strumento pesa più di quanto sembri. In cinque giovani tiratori di pistola che avevano seguito otto settimane di allenamento mentale, la scala generale di fiducia sportiva saliva in modo significativo, mentre una scala costruita apposta per arco e tiro saliva anch'essa senza superare la soglia. In venti arcieri indonesiani alla vigilia dei giochi provinciali, i due blocchi di un questionario sulla fiducia cadevano entrambi nella fascia soltanto sufficiente, e la loro somma finiva nella fascia buona per due punti. Per questo i numeri che seguono vanno letti per quello che sono: misure di quanto gli arcieri si dicono sicuri, raccolte con strumenti diversi.
Il legame con il punteggio
Il primo studio ampio è americano: 188 arcieri del ricurvo, dal principiante al medagliato olimpico, con sessantadue misure fisiche, visive e psicologiche messe accanto al punteggio medio dell'anno. Fra le misure psicologiche si muovevano con il punteggio pochissime cose, e la fiducia era una di queste, con una correlazione di 0,32 sui 115 arcieri che avevano i dati completi; anche i quattro gruppi di bravura, da una media di 1.272 punti a una di 1.054, si distinguevano per la fiducia dichiarata. L'ansia e gli stili attentivi, invece, restavano fermi. Pochi anni dopo, in Grecia, nove arcieri della nazionale arrivavano a una gara indoor con più fiducia di nove arcieri di buon livello non selezionati, 28,9 contro 22,2, ma lo studio non riporta nessun test fra i due gruppi.
Il dato più solido arriva dalla nazionale cinese, nel 2022. In sessantuno arcieri, dodici dei quali di livello internazionale, la fiducia sportiva dichiarata una settimana prima di una gara si legava alla prestazione con un effetto totale di 0,57. La prestazione, però, era un indice che sommava il punteggio di qualifica e i punti set degli scontri di quella gara a un punteggio per il livello tecnico già raggiunto: dentro l'esito, quindi, c'era anche la carriera dell'arciere.
Gli altri coefficienti sono più alti e più fragili. In quindici arcieri di un centro di formazione indonesiano la fiducia correlava a 0,70 con la media dei punteggi di allenamento, tenendo insieme il ricurvo a 70 metri e il compound a 50; in venti arcieri compound malesi correlava a 0,56 con il punteggio a 50 metri; in dodici liceali indonesiani la fiducia, raccolta come categoria a quattro livelli, spiegava da sola circa l'88 per cento delle differenze di punteggio, una quota che con dodici persone e un solo predittore dice più del modello che degli arcieri. Nei campioni più grandi i coefficienti scendono: trentadue juniores malesi, allenati a casa durante l'isolamento per il COVID-19, davano 0,36, e ottanta juniores indiani misurati prima della qualifica di un campionato nazionale davano 0,24, un legame che spariva guardando separatamente uomini e donne. Questi due ultimi studi vengono da riviste con criteri editoriali dubbi.
Dove il legame si incrina
Il legame si rompe in due punti, e uno dei due sta dentro uno studio che lo sostiene. Nei venti arcieri compound malesi gli autori, oltre alla correlazione, hanno confrontato i dieci con il punteggio più alto e i dieci con il più basso: la fiducia era 16,4 contro 13,6, una differenza che non raggiungeva la significatività. Non è uno studio contrario indipendente, perché gli arcieri sono gli stessi, ma mostra quanto il risultato dipenda dal modo in cui si guardano gli stessi dati. Il secondo punto viene da trentanove principianti turchi alla fine di un corso di quattordici settimane: sull'intero gruppo la fiducia dichiarata non correlava con la distanza delle frecce dal centro, a 18 metri. È un risultato nullo su principianti, in una sede con criteri editoriali dubbi, e pesa poco, ma va contro l'affermazione.
Per questo nel registro l'affermazione che gli arcieri con più fiducia in sé fanno punteggi più alti è riportata. Nel 2018, quando è arrivato il risultato nullo dei principianti, è stata per qualche anno contestata; è tornata riportata nel 2021, con un secondo studio a favore, e gli studi arrivati dopo hanno aggiunto altre associazioni nella stessa direzione senza cambiare la forma dell'evidenza. Quanto pesino insieme i fattori mentali lo ha stimato lo studio americano del 1986, e la cifra va presa con cautela: il blocco che teneva insieme la fiducia, il rimuginio sugli errori e l'immaginazione visiva spiegava il 26 per cento delle differenze di punteggio, ma era entrato per primo nella regressione e le misure erano state scelte proprio perché correlate con il punteggio. Anche l'affermazione che una buona parte delle differenze di punteggio fra arcieri si spiega con fattori mentali è riportata.
Prima o dopo i punti
La domanda da cui siamo partiti chiede che cosa venga prima, e qui gli studi si fermano quasi tutti. Una correlazione misurata in un solo momento dice che due cose si muovono insieme fra persone diverse; non dice se la fiducia alza il punteggio, se il punteggio alza la fiducia, o se una terza cosa, come gli anni di tiro, le alzi tutte e due. Gli stessi autori dello studio americano leggevano il legame come un circolo, in cui un punteggio migliore alza la fiducia e la fiducia a sua volta aiuta il punteggio.
Alcuni studi misurano la fiducia prima della gara e il punteggio dopo, e sembrerebbe un passo avanti. Lo è solo in parte, perché un arciere che dichiara la sua fiducia una settimana prima di una gara sa già quanto tira, e la sua risposta porta dentro gli allenamenti e le gare dei mesi precedenti. Nell'indice della nazionale cinese il livello tecnico raggiunto negli anni entrava addirittura nell'esito. Negli ottanta juniores indiani, dove la fiducia veniva misurata prima della qualifica e l'esito era soltanto la qualifica, il legame era fra i più deboli trovati.
Altri indizi vanno nella direzione opposta, dalla pratica alla fiducia. In settanta arcieri greci di livello nazionale, misurati prima del campionato nazionale, chi aveva sei o più anni di gare dichiarava più fiducia di chi ne aveva uno o due, 4,7 contro 3,9 su una scala da 1 a 6, e il guadagno si vedeva già fra i tre e i cinque anni, con 4,6. Anche questa è una fotografia scattata in un solo momento, che non separa chi è cresciuto con le gare da chi è rimasto in gara perché la reggeva già, e per questo l'affermazione che con gli anni di gare l'arciere dichiara più fiducia, più concentrazione e meno preoccupazioni è riportata, su questo solo studio.
Lo stesso indizio arriva, sotto forma di racconto, dalla squadra olimpica sudcoreana. Otto arcieri intervistati due anni prima di Tokyo parlano soprattutto del rapporto con l'allenatore, e uno di loro dice una cosa precisa sulla fiducia: non nasce dalle frasi di rassicurazione, ma dall'abitudine a vincere accumulata nelle piccole cose di tutti i giorni. In sessantacinque arcieri coreani di alto livello, interrogati su che cosa succede dopo una freccia nell'X, settantaquattro risposte su cento riguardavano un aumento delle emozioni positive. Sono racconti, senza misure messe accanto a un punteggio, ma descrivono una fiducia che si alimenta delle frecce già tirate.
Si può alzare la fiducia
Un altro modo per capire la direzione sarebbe alzare la fiducia e guardare che cosa fa il punteggio. Gli studi che hanno misurato la fiducia di arcieri prima e dopo un programma mentale sono cinque, tutti piccoli, e tre la vedono salire. Il risultato più netto viene da Hong Kong: dodici arcieri agonisti seguono dodici settimane di mindfulness e la loro fiducia passa da 19,5 a 27 punti, con un effetto molto grande, mentre l'ansia cognitiva e quella somatica scendono. Nella nazionale cinese, sedici arcieri seguiti per cinque mesi di sedute settimanali, la fiducia sale poco durante l'intervento e in modo significativo solo nei mesi successivi, da 88,6 a 93,6, con un partecipante che peggiora in tutte le misure. In quarantacinque giovani arcieri malesi cresce molto dove visualizzazione e dialogo interno vanno insieme, ma la rivista ha criteri editoriali dubbi. Negli altri due non si muove. Il primo studio, su tre arcieri della nazionale coreana di riserva, non aveva visto nessun andamento preciso in otto settimane; in undici arcieri della nazionale turca, otto settimane di mindfulness hanno lasciato la fiducia dov'era, da 24,7 a 24,6.
L'affermazione che l'allenamento delle abilità mentali aumenta la fiducia dell'arciere è quindi riportata, con un limite che vale per tutti questi studi: la fiducia è stata misurata solo in chi faceva il programma e mai in un gruppo che continuasse l'allenamento abituale, per cui l'effetto del programma non si separa dall'attenzione ricevuta e dal calendario delle gare. Che cosa si sposti, del resto, cambia da un programma all'altro: nel gruppo turco sono saliti il rilassamento, l'attivazione, il piano di gara e la capacità di riconcentrarsi, e l'affermazione che un programma di mindfulness migliora alcune abilità mentali dell'arciere, non tutte è riportata anch'essa.
Lo studio di Hong Kong aveva un gruppo di controllo, abbinato per sesso, ranking e gara, ma lo usava per il punteggio: i dodici del programma sono passati da 626,8 a 638,2 punti, i dodici controlli da 625,7 a 622,7, ed è soprattutto su questo confronto, piccolo e non randomizzato, che l'affermazione che la meditazione migliora il punteggio dell'arciere è riportata. Quel programma, però, abbassava anche l'ansia e lavorava su molte cose insieme, e nessuno studio ha alzato la sola fiducia per vedere se i punti la seguono.
C'è infine una strada indiretta, studiata nella stessa nazionale cinese. Gli arcieri che dichiaravano di rileggere più spesso le proprie emozioni, cioè di cambiare il modo di pensare a una situazione per cambiare quello che provano, avevano anche più fiducia, e passando per la fiducia il legame con la prestazione era positivo, 0,20; a parità di fiducia, invece, andavano un po' peggio, -0,27, e nel complesso le due vie si annullavano. Per questo l'affermazione nel registro è scritta nella direzione del risultato: rileggere le proprie emozioni in modo diverso non si accompagna a una prestazione migliore, ed è riportata su un solo campione misurato in un solo momento.
L'allenatore durante la gara
Se il comportamento dell'allenatore sposti la fiducia durante una gara lo ha chiesto un solo studio, quello sugli otto olimpici sudcoreani. Raccontano di leggere l'allenatore mentre tirano: per uno di loro un allenatore che guarda i punteggi in silenzio sembra preoccupato e gli toglie fiducia, per un altro l'ansia dell'allenatore si attacca più della calma, e una correzione tecnica in mezzo a un match peggiora le cose. Nei momenti difficili chiedono insieme sostegno emotivo e informazioni concrete sulla prestazione, non una delle due cose sola. L'affermazione che in gara l'arciere legge il comportamento dell'allenatore, e quello che vede gli cambia la fiducia è riportata, su un solo studio fatto di interviste: non ci sono punteggi né misure di fiducia, e agli allenatori non è stato chiesto niente.
Dove si ferma la ricerca
Quello che si sa sulla fiducia degli arcieri viene quasi tutto da questionari compilati una volta e messi accanto a un punteggio. Nessuno studio ha seguito gli stessi arcieri per più gare, misurando ogni volta la fiducia prima e il punteggio dopo, che è il disegno con cui si potrebbe vedere se la fiducia di oggi prevede il punteggio di domani meglio di quanto il punteggio di ieri preveda la fiducia di oggi. E nessuno ha alzato la sola fiducia, con un gruppo di confronto, per vedere se il punteggio segue. Alla domanda dell'arciere, quindi, gli studi rispondono a metà: fiducia e punteggio crescono insieme, e quale dei due tiri l'altro resta da stabilire.
Cosa ne ricavo per il campo
Questi studi non dicono che basta crederci, e non dicono nemmeno che la fiducia non conti. Dicono che negli arcieri fiducia e punteggio vanno insieme, con legami da deboli a moderati quando i campioni sono abbastanza grandi, e che chi ha più anni di gare si dichiara più sicuro. Da qui ricavo tre indicazioni, tenendo presente che nessuna viene da un esperimento.
La prima riguarda il posto della fiducia nella preparazione. Visto che la fiducia dichiarata prima di una gara porta dentro i punteggi già fatti, non la tratterei come un interruttore da accendere nei giorni prima, separato dal tiro. La base su cui un arciere può contare è quella descritta dall'olimpico coreano, cioè quello che ha già fatto: un round di qualifica tirato in allenamento con lo stesso formato e gli stessi tempi della gara dà un'aspettativa che poggia su numeri, mentre l'effetto delle frasi di rassicurazione sul punteggio nessuno studio sugli arcieri l'ha misurato.
La seconda è una misura che si può fare da soli, e che per un arciere risponde alla domanda che gli studi lasciano aperta. Prima di ogni gara, sempre nello stesso momento, si scrive un numero da 1 a 6 per quanto ci si sente sicuri di tirare bene, sul modello di una delle domande del questionario greco, e dopo la gara si scrive il punteggio. A fine stagione si vede se nei propri dati la fiducia anticipa le gare migliori, oppure se sale dopo una serie di buoni risultati. Non è uno studio, ma è il disegno che nessuna ricerca sugli arcieri ha usato, applicato a una persona sola.
La terza riguarda chi sta dietro la linea di tiro. Per gli olimpici coreani il silenzio di un allenatore che guarda i punteggi si leggeva come preoccupazione, e una correzione tecnica a metà match peggiorava le cose. Sono otto persone, ma parlarne prima costa poco: arciere e allenatore possono decidere prima della gara che cosa l'allenatore dirà e farà durante gli scontri, e che cosa no. Quanto ai programmi mentali, nei gruppi piccoli in cui sono stati provati alzano spesso la fiducia dichiarata; che cosa facciano al punteggio lo racconto nell'articolo sull'allenamento delle abilità mentali.