Scheda studio

Arcieri e allenatore, la comunicazione: Kim 2020

"Coach Really Knew What I Needed and Understood Me Well as a Person": Effective Communication Acts in Coach-Athlete Interactions among Korean Olympic Archers

Youngsook Kim, Inchon Park2020

Citazione

Kim, Y., & Park, I. (2020). "Coach Really Knew What I Needed and Understood Me Well as a Person": Effective Communication Acts in Coach-Athlete Interactions among Korean Olympic Archers. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(9), 3101. https://doi.org/10.3390/ijerph17093101

Cita lo studio
APA

Kim, Y., & Park, I. (2020). "Coach Really Knew What I Needed and Understood Me Well as a Person": Effective Communication Acts in Coach-Athlete Interactions among Korean Olympic Archers. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(9), 3101. https://doi.org/10.3390/ijerph17093101

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Scheda tecnica

Disegno
Altro
Popolazione
Arcieri
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
International Journal of Environmental Research and Public Health

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Otto arcieri della squadra olimpica sudcoreana, quattro uomini e quattro donne di 27,5 anni in media, sono stati intervistati su come parlano con il loro allenatore. Lo studio è qualitativo: non misura punteggi, raccoglie racconti e li ordina.

Dalle interviste escono tre situazioni in cui gli arcieri dicono che la comunicazione pesa, la prestazione, i momenti di crisi psicologica e l'allenamento, e dentro queste tre sette temi. Nella prestazione contano la consapevolezza di sé e l'incoraggiamento; nella crisi la fiducia e l'ansia; in allenamento il sostegno all'autonomia, la motivazione e, tema che gli autori segnalano come nuovo per questo sport, la tecnica e l'attrezzatura.

Lo stesso comportamento dell'allenatore, nei racconti, può andare in due direzioni opposte. Un arciere descrive un allenatore che prima dell'ultima freccia di un match gli chiede di riconoscere il problema senza nominare gli errori precedenti, e lo riporta a come tira quando tira bene; un altro racconta un allenatore che in gara gli elenca gli errori passati e lo lascia incapace di concentrarsi. Anche l'incoraggiamento si rovescia: a un arciere che chiedeva informazioni tecniche, una frase di sostegno ripetuta da dietro la linea ha funzionato da disturbo.

Sull'attrezzatura un arciere racconta di aver cercato con l'allenatore la tensione della corda e la lunghezza di freccia adatte alla propria forza, per soffrire meno il vento; un altro dice di rivolgersi ancora al vecchio allenatore universitario per la scelta e la manutenzione del materiale, perché con quello attuale non trova un accordo. Gli autori riportano anche l'osservazione di un arciere, secondo cui dallo stile di tiro si riconosce la squadra di appartenenza, e il suo giudizio: uniformare tiro e accordatura non aiuta.

Come è stato misurato

Interviste semistrutturate in profondità, una per arciere, di circa quaranta minuti, faccia a faccia, condotte dalla prima autrice. Per entrare nello studio bisognava aver partecipato almeno una volta ai Giochi olimpici, e le interviste sono state fatte a metà del ciclo olimpico, due anni prima di Tokyo 2020. La guida era divisa in tre parti: domande iniziali sull'esperienza dell'atleta, poi la comunicazione in gara nei suoi aspetti positivi e negativi, poi le stesse domande sull'allenamento. Le autrici hanno provato la guida con due arcieri e un allenatore universitari e hanno riscritto due domande per renderle più chiare.

Le registrazioni sono state trascritte parola per parola e analizzate per temi, in sei passi: lettura ripetuta, codifica dei brani interessanti, raggruppamento dei codici in temi possibili, controllo che i temi reggano sull'insieme dei dati, definizione e nome dei temi, scrittura. I temi non venivano da un modello teorico scelto in anticipo. Per il controllo, le trascrizioni sono state rimandate agli arcieri perché segnalassero differenze fra quello che intendevano e quello che era stato scritto, e le due autrici hanno analizzato i dati separatamente prima di accordarsi, con una concordanza alta fra loro (kappa 0,89).

Il metodo, spiegato: Interviste e studi qualitativi

Limiti

Otto persone, una sola squadra nazionale, un solo sport. Gli autori lo scrivono in chiaro: non si può stabilire nessun rapporto di causa fra quello che l'allenatore dice e quello che l'atleta fa, e i risultati hanno valore descrittivo. Niente punteggi, niente misure fisiologiche: quello che sappiamo è come otto arcieri raccontano le proprie esperienze, in interviste da quaranta minuti, a chi li stava studiando.

Il controllo sulle trascrizioni non ha funzionato: nessun arciere ha risposto, e gli autori riconoscono di non poter distinguere fra chi non aveva correzioni da fare e chi non le ha lette. La concordanza di 0,89 è fra le due autrici, che hanno poi scelto e nominato i temi insieme, quindi dice che hanno letto i brani allo stesso modo, non che i temi siano gli unici possibili.

Gli arcieri parlano di allenatori che non sono nominati, lo stesso allenatore può comparire in racconti opposti, e agli allenatori non è stato chiesto niente: la loro versione non c'è. Non è scritto in che lingua si siano svolte le interviste né con quale procedura siano state tradotte, cosa che in uno studio fatto di parole conta. Il contesto, infine, è particolare: una squadra con una selezione interna fra le più severe al mondo, raccontata due anni prima dei Giochi. Nell'inventario la numerosità di questa fonte era vuota, e il paper dice otto.

Cosa vuol dire per chi tira

Per un arciere questa non è evidenza su una tecnica, è la descrizione di come lavora un rapporto. Il tema che rende lo studio specifico del tiro con l'arco è l'attrezzatura: gli arcieri olimpici intervistati mettono la scelta e la manutenzione del materiale fra le cose di cui hanno bisogno di parlare con l'allenatore, e chi non riesce a parlarne va a cercare altrove. In uno sport dove la stessa regolazione funziona per una persona e non per un'altra, gli intervistati non apprezzano un'accordatura imposta uguale a tutta la squadra.

Il secondo punto riguarda i momenti in cui l'allenatore parla. Nei racconti, quello che pesa non è il contenuto in sé ma l'istante e la persona: la stessa correzione tecnica che in allenamento serve, detta fra due frecce di un match, diventa l'unica cosa che l'arciere riesce a pensare. Vale anche per le parole di incoraggiamento, che a seconda di chi le riceve e di quando arrivano aiutano o disturbano. Tutto questo resta il modo in cui otto arcieri raccontano la propria esperienza, non una misura di quanto cambi il punteggio.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: "Coach Really Knew What I Needed and Understood Me Well as a Person": Effective Communication Acts in Coach-Athlete Interactions among Korean Olympic Archers. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/kim-2020-coach-athlete-communication

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