Agli arcieri oggi si propongono macchine che promettono di allenare direttamente quello che succede nel corpo prima della freccia: cuffie con elettrodi che trasformano le onde cerebrali in un suono, fasce cardio collegate a un'app che guida il respiro, programmi al computer in cui si seguono con lo sguardo dei bersagli in movimento, visori per tirare in realtà virtuale. La domanda di chi li trova in vendita, o se li sente proporre in un corso, è semplice: servono a tirare meglio?

Gli studi rispondono in modo meno semplice, ma con un filo che torna in quasi tutti. Quello che la macchina allena di solito si muove: il ritmo cerebrale scelto sale, la variabilità del battito cresce, la concentrazione misurata dal test migliora. Il punteggio, o l'ansia che si voleva abbassare, si muove molto meno, e quando si muove lo fa in studi piccoli o in una rivista con criteri editoriali dubbi. Gli esperimenti su arcieri sono pochi, e diverse affermazioni che circolano si reggono su altri sport o su persone che non tirano.

Come funziona un allenamento con il segnale di ritorno

Un sensore misura qualcosa che l'arciere da solo non sente, come un ritmo dell'attività elettrica del cervello, la variabilità fra un battito e l'altro o un piccolo cedimento della mano della corda, e lo trasforma in tempo reale in un suono, in un'immagine o in un numero; vedendo o sentendo il segnale, la persona impara a spostarlo nella direzione voluta. Quando il segnale viene dall'elettroencefalografia si parla di neurofeedback, quando viene dal battito, dal respiro o dai muscoli si parla di biofeedback.

Perché tutto questo arrivi sul bersaglio servono due passaggi, che conviene tenere separati: che l'allenamento cambi il segnale, e succede spesso, e che il segnale cambiato porti a tirare meglio, ed è qui che le prove si diradano. Gli esercizi percettivi al computer e i simulatori non leggono il corpo, ma vengono proposti agli stessi arcieri con la stessa promessa, e per questo stanno in questa pagina.

Il neurofeedback: il segnale sale, il punteggio no

La prova controllata più diretta viene da un'università indiana. Ventiquattro arcieri universitari, con circa quattro anni di pratica, sono stati divisi in due gruppi da dodici: il primo ha fatto dodici sedute di neurofeedback in quattro settimane per alzare il ritmo sensomotorio, fra 12 e 15 hertz, e abbassare il theta, il secondo non ha fatto niente. Prima e dopo il programma tutti hanno tirato una gara di 72 frecce a 70 metri.

Il segnale allenato si è mosso: il rapporto fra ritmo sensomotorio e theta è salito da 0,331 a 0,395 nel gruppo del neurofeedback ed è rimasto quasi fermo nei controlli, e dopo il programma la differenza fra i gruppi era significativa (p = 0,018). Il punteggio, invece, non l'ha seguito. Il gruppo allenato è passato da 527,3 a 529,9 punti, il controllo da 526,6 a 526,7, e la differenza fra i gruppi dopo il programma, poco più di tre punti, non regge alla statistica (p = 0,561); nel gruppo allenato anche il numero di X è rimasto lo stesso, 5,17 prima e dopo. Nel riassunto dell'articolo gli autori scrivono che il neurofeedback rende il punteggio più regolare, ma le loro tabelle non mostrano differenze fra i gruppi né sul punteggio né sulle X.

FIG · 01 Il segnale allenato sale, il punteggio no 24 arcieri universitari, 12 per gruppo · 12 sedute di neurofeedback in 4 settimane Rapporto ritmo sensomotorio / theta Punteggio, 72 frecce a 70 m 0,45 0,40 0,35 0,30 0,25 0,20 0,331 0,296 0,395 0,300 prima dopo Fra i gruppi, dopo: p = 0,018 550 540 530 520 510 500 527,3 526,6 529,9 526,7 prima dopo Fra i gruppi, dopo: p = 0,561 Neurofeedback (12 arcieri) Nessun intervento (12 arcieri)
Fig. 01 Valori medi prima e dopo le quattro settimane nei due gruppi: a sinistra il segnale che il neurofeedback allenava, a destra il punteggio della gara. Le due scale misurano cose diverse e non vanno confrontate fra loro. La dispersione fra gli arcieri, che il grafico non disegna, era di circa 0,08-0,11 per il rapporto e di 12-14 punti per il punteggio (deviazione standard). Dati ridisegnati dalle tabelle dello studio.

Una rassegna del 2024 sul neurofeedback negli sport di precisione dà un quadro più favorevole. Riporta uno studio dei primi anni Novanta su ventiquattro arcieri pre-élite in cui il feedback legato all'emisfero sinistro alzava il punteggio e quello legato al destro lo abbassava, ed è l'unico risultato a favore su arcieri; arriva però di seconda mano, dalla descrizione della rassegna, che racconta lo studio indiano come un miglioramento di precisione e costanza su ventotto arcieri, mentre il lavoro originale ha ventiquattro arcieri e nessuna differenza nel punteggio. Negli altri sport la stessa rassegna trova risultati misti: in ventotto biatleti d'élite il theta frontale sale con l'allenamento ma il tiro non migliora rispetto ai controlli, mentre in trentadue lanciatrici di freccette il neurofeedback migliora la prestazione quanto l'immaginazione motoria e la pratica fisica.

Per questo nel registro l'affermazione che il neurofeedback EEG migliora il punteggio dell'arciere è contraddetta: l'unica prova controllata su arcieri di cui si leggono i dati va contro, ed è uno studio solo, piccolo e in una rivista regionale. Che cosa misurano gli studi sull'EEG degli arcieri, e perché il ritmo sensomotorio sia il segnale più allenato, lo racconto nell'articolo su EEG e neuroscienze nel tiro con l'arco.

Il biofeedback della variabilità cardiaca

Il biofeedback più diffuso fra gli sportivi usa il battito. Una fascia toracica misura l'intervallo fra un battito e l'altro, un'app lo disegna sullo schermo e guida il respiro verso la frequenza in cui le oscillazioni del battito diventano più ampie. Il meccanismo è descritto bene: respirando intorno ai sei atti al minuto battito e respiro vanno in fase e la variabilità arriva al massimo, e in uno studio controllato quattro sedute bastavano ad alzarla, cosa che il biofeedback dei muscoli abbinato al rilassamento non faceva. L'affermazione che respirare intorno ai sei atti al minuto porta al massimo la variabilità del battito è trasferita, perché la sostengono una revisione di quindici studi su adulti sani e due rassegne, la frequenza esatta cambia da persona a persona e in un arciere nessuno l'ha cercata.

Che alzare la variabilità abbassi l'ansia di chi deve esibirsi è un'altra domanda. Le prove arrivano quasi tutte da una revisione sistematica del 2018 sulla respirazione lenta, che raccoglie diversi studi di biofeedback su persone sane, e i tre che misurano l'ansia vanno in due direzioni. In studenti di conservatorio di danza dieci sedute abbassano l'ansia rispetto a un gruppo senza intervento, e la variabilità sale solo in chi fa biofeedback. In giovani adulti sani, invece, il biofeedback fatto prima di dormire alza la variabilità nel sonno delle notti seguenti senza cambiare l'ansia, e in un altro studio sei sedute non cambiano né la variabilità né i questionari.

Il biofeedback, quindi, cambia il battito in modo abbastanza affidabile e l'ansia solo a volte. L'affermazione che il biofeedback della variabilità cardiaca riduce l'ansia di chi deve esibirsi è contraddetta, perché l'evidenza indiretta che c'è pende contro: lo studio a favore è uno solo, fuori dal tiro con l'arco e non riguarda l'ansia di una gara.

Dal tiro a segno arriva un indizio più vicino, che riguarda il corpo e non l'ansia dichiarata. In cinque giovani tiratori di pistola, dopo otto settimane di allenamento mentale che comprendeva il rilassamento con il respiro, il rapporto fra le bande LF e HF della variabilità scendeva da 3,4 a 1,0 mentre immaginavano una crisi in gara, e da 1,9 a 1,0 immaginando una prestazione riuscita; a riposo non cambiava niente, e gli altri indici, compreso l'RMSSD, restavano fermi. Sono cinque persone senza gruppo di controllo, e la condizione che cambia di più era anche la più spostata prima del programma, per cui una parte del calo può essere un ritorno verso la media. L'affermazione che dopo settimane di allenamento mentale il corpo reagisce meno quando si immagina la gara è trasferita, e poggia su un indice che va letto con molta cautela.

Quale numero guardare sullo schermo

Le app per la variabilità cardiaca mostrano molti numeri, e non tutti dicono quello che sembrano. Secondo la rassegna metodologica di riferimento, del 2017, l'RMSSD, la radice della media dei quadrati delle differenze fra battiti consecutivi, stima il tono vagale e risente poco del respiro, e per calcolarlo bastano due minuti. Il rapporto fra banda bassa e banda alta, al contrario, è stato letto a lungo come l'equilibrio fra simpatico e parasimpatico, ma la banda bassa mescola attività simpatica, vagale e del baroriflesso, e gli autori ne giudicano incerto il significato, anche se circa il 65 per cento degli articoli vi basa ancora le proprie conclusioni. La banda alta, a sua volta, vale come misura del tono vagale solo se si respira fra 9 e 24 atti al minuto, e la respirazione lenta del biofeedback la porta proprio fuori da quella fascia.

Sugli arcieri gli indici non sono mai stati messi alla prova l'uno contro l'altro, ma due studi fanno vedere perché la regola conta. In ventidue universitari che non avevano mai tirato prima del corso, dieci frecce con l'arco e dieci in realtà virtuale, il rapporto fra le bande cambiava rispetto al riposo in modo così diverso da persona a persona, -114 ± 476 per cento con l'arco e -58 ± 368 nel visore, che non distingueva le due prove, mentre l'RMSSD le separava. In diciotto arcieri d'élite turchi misurati da seduti prima di un allenamento, l'RMSSD era 82,8 ± 52,9 millisecondi, cioè con una deviazione standard pari a quasi due terzi della media, per cui il confronto che ha senso è con i propri valori e non con quelli degli altri.

Per questo l'affermazione che per misurare la variabilità del battito dell'arciere serve l'RMSSD, non il rapporto fra le bande è trasferita: regge come indicazione di metodo presa dalla psicofisiologia, e nel tiro resta da verificare. La stessa rassegna aggiunge due condizioni che in piazzola mancano, perché il tono vagale non si legge mentre il corpo si muove e una misura confrontabile chiede stessa ora, stesso sonno e niente caffè o allenamento intenso prima. Come la variabilità cardiaca entra nel resto dell'allenamento lo racconto nell'articolo sulla HRV nel tiro con l'arco.

L'allenamento percettivo al computer

Il NeuroTracker è un programma in cui, con occhiali 3D davanti a un televisore, si seguono con lo sguardo alcuni bersagli in movimento in mezzo ad altri uguali. Sugli arcieri c'è un solo esperimento, raccontato in due articoli: venti arcieri di un club universitario indonesiano, dieci con dodici sedute in quattro settimane aggiunte all'allenamento e dieci con l'allenamento abituale del club. La dose è piccola, venti prove da otto secondi a seduta, cioè circa 32 minuti di compito in tutto il mese.

Nel primo articolo l'esito è la concentrazione, misurata con il test della griglia, e il gruppo al computer guadagna 8,5 punti contro i 4,5 di quello con l'allenamento abituale. Nel secondo l'esito è il punteggio a 30 metri: più 32,9 punti contro più 19,7. Le cautele sono tre. Anche il gruppo di controllo migliora molto, per cui la parte attribuibile al computer è di circa tredici punti; il controllo non passa allo schermo un tempo equivalente con un compito finto, quindi la novità e l'attenzione ricevute pesano insieme all'esercizio; e l'articolo sul punteggio sta in una rivista con criteri editoriali dubbi. Il registro riporta il risultato sul punteggio ma non lo usa per decidere lo stato, e l'affermazione che l'allenamento percettivo-cognitivo al computer migliora il punteggio resta non studiata.

Un segnale mentre si tira

Su arcieri con l'arco in mano sono stati provati anche segnali più semplici, che arrivano mentre si tira, e due di questi restituiscono qualcosa del corpo. Il primo, in uno studio del 1993, era un suono che partiva quando la mano della corda cedeva oltre una soglia nella fase finale della trazione: con il suono la trazione diventava più regolare in cinque arcieri su sei, mentre nel sesto lo scostamento medio dalla linea di tendenza saliva da 2,53 a 4,27, e il punteggio non migliorava in modo significativo. Gli autori ipotizzavano che l'informazione in più togliesse attenzione ad altro, e la serie con il suono veniva sempre dopo quella senza, quindi una parte del miglioramento può essere semplice pratica. L'affermazione che un segnale sonoro che avvisa dei cedimenti della trazione rende la trazione più regolare è contestata, perché lo stesso studio risponde sì per cinque arcieri e no per il sesto.

Il secondo viene dal Giappone, ed è il più vicino a un biofeedback che chiunque potrebbe provare. Trentasei arcieri esperti hanno tirato sei frecce a 50 metri due volte, con e senza il proprio battito in cuffia, in ordine bilanciato. Con il battito il punteggio è salito da 42,3 a 44,4 su 60, il tempo di tiro è diventato più regolare da una freccia all'altra, con un coefficiente di variazione sceso dal 16,7 al 12,5 per cento, e il rilascio è caduto più spesso fra un battito e l'altro, in 139 frecce su 216 contro 102. Un metronomo a ritmo fisso, provato su dodici universitari, non cambiava niente. L'affermazione che ascoltare il proprio battito durante il tiro aumenta il punteggio è riportata, con un quadro fragile: due prove da sei frecce, una rivista regionale, nessuna replica, e a sei arcieri su trentasei il battito in cuffia dava fastidio.

Il simulatore in realtà virtuale

Il visore viene proposto con un argomento simile, cioè allenare la testa del tiro anche senza arco. Il solo confronto diretto è stato fatto su ventidue studenti alla fine di un corso di tiro di quattordici settimane, che hanno tirato dieci frecce a 18 metri con l'arco e dieci con un visore e un videogioco, in ordine bilanciato. Il corpo rispondeva in modo diverso: con l'arco il battito arrivava a 109 al minuto contro 97 nel visore, il 32,5 per cento sopra il riposo contro il 17,5, e l'RMSSD saliva del 10,3 per cento nel tiro reale mentre scendeva del 19,8 in quello virtuale. Il tiro reale era giudicato più difficile e più faticoso, mentre l'ansia dichiarata era identica nelle due prove, 4,76. Il punteggio era più alto nel visore, 86,9 contro 78,8 su dieci frecce, che gli autori leggono come il segno di una simulazione più facile.

Due cose pesano sulla lettura. La prova con l'arco era l'esame finale del corso, con un minimo di punti da fare per avere i crediti, mentre quella nel visore non contava; e per chi tira da pochi mesi tendere un arco è ancora uno sforzo fisico importante, che un controller senza libbraggio non chiede. L'affermazione che tirare in realtà virtuale non sollecita l'arciere come tirare con un arco reale è trasferita, perché viene da studenti alla fine di un corso e non da arcieri allenati, e che in realtà virtuale si fanno più punti che con l'arco reale è riportata, per arcieri alle prime armi e un solo sistema.

FIG · 02 Che cosa si è mosso, strumento per strumento Studi del registro su arcieri e, per il biofeedback cardiaco, su persone sane Strumento Chi Il segnale allenato Il risultato atteso Stato Neurofeedback EEG 24 arcieri, 12 sedute rapporto SMR/theta sale più che nei controlli (p = 0,018) punteggio uguale ai controlli (p = 0,561) Contraddetto Biofeedback della variabilità cardiaca persone sane, nessun arciere il battito cambia nella maggior parte degli studi ansia più bassa in 1 studio su 3 Contraddetto Allenamento percettivo al computer 20 arcieri, 12 sedute concentrazione +8,5 contro +4,5 +32,9 punti contro +19,7, in una sede che non conta Non studiato Suono sui cedimenti della trazione 6 arcieri trazione più regolare in 5 arcieri su 6 punteggio senza miglioramenti significativi Contestato Battito in cuffia 36 arcieri, 2 prove da 6 frecce tempo di tiro più regolare da 42,3 a 44,4 punti su 60 Riportato Lo stato è quello dell'affermazione collegata nel registro.
Fig. 02 Ogni riga riassume gli studi su uno strumento. Lo stato è quello dell'affermazione del registro che riguarda lo strumento: per il suono sulla trazione si riferisce alla regolarità della trazione, nelle altre righe al risultato atteso. La riga sul biofeedback cardiaco riassume gli studi su persone sane raccolti da una revisione del 2018; il punteggio dell'allenamento al computer viene da una rivista con criteri editoriali dubbi e per questo non decide lo stato.

Dove si fermano gli studi

Messe insieme, queste ricerche hanno un limite comune: misurano bene il segnale e molto meno il tiro. Sugli arcieri c'è una sola prova controllata di neurofeedback e un solo esperimento al computer, con dodici e dieci arcieri per gruppo, e in tutti e due il controllo non fa un'attività finta di pari durata. Il biofeedback della variabilità cardiaca non è stato messo alla prova su arcieri, e gli indici della variabilità non sono mai stati confrontati fra loro in piazzola. Nessuno di questi studi, infine, segue le persone oltre qualche settimana, per cui non si sa se un effetto, quando c'è, resti nel tempo.

Cosa ne ricavo per il campo

Da queste prove non ricavo che le macchine siano inutili, ma che vanno giudicate per quello che hanno mostrato, e la prima indicazione è separare il segnale dal tiro. Quasi tutti questi strumenti fanno vedere un grafico che migliora seduta dopo seduta, ed è il segnale che allenano; se cambiano i punteggi lo si vede solo confrontando abbastanza frecce prima e dopo un periodo d'uso, nelle stesse condizioni, ed è su quelle frecce che giudicherei lo strumento, non sul grafico dell'app.

La seconda indicazione riguarda la variabilità cardiaca. Se la si misura, leggerei l'RMSSD a riposo, alla stessa ora e nelle stesse condizioni, e lo confronterei con i miei valori di altri giorni, non con quelli di altri arcieri; il rapporto fra le bande, che molte app presentano come un indice di stress, non lo leggerei così. La respirazione lenta guidata dal biofeedback cambia il battito in modo abbastanza affidabile, e chi la trova utile nella propria routine può tenerla per questo; che abbassi l'ansia di gara, invece, gli studi non lo mostrano.

La terza riguarda i segnali durante il tiro. Il battito in cuffia e il suono sui cedimenti della trazione sono i due segnali del corpo provati su arcieri con l'arco in mano, e i loro risultati sono piccoli, non replicati e non uguali per tutti: con il suono, in un arciere su sei la trazione diventava meno regolare. Un segnale in più è anche un'informazione in più da gestire mentre si tira, per cui lo proverei solo in allenamento, guardando il gruppo sul bersaglio oltre alla sensazione.

Il visore, infine, non mette il corpo nelle condizioni del tiro reale, e il punteggio che dà non si confronta con quello del bersaglio. Può servire a ripassare la sequenza del tiro quando non si può tirare, ma nessuno ha verificato se allenarsi nel visore sposti il punteggio con l'arco.