Scheda studio

Infortuni olimpici, tiro con l'arco: Gimigliano 2021

Epidemiology of Musculoskeletal Injuries in Adult Athletes: A Scoping Review

Francesca Gimigliano, Giuseppina Resmini, Antimo Moretti, Milena Aulicino, Fiorinda Gargiulo, Alessandra Gimigliano, et al.2021

Citazione

Gimigliano, F., Resmini, G., Moretti, A., Aulicino, M., Gargiulo, F., Gimigliano, A., et al. (2021). Epidemiology of Musculoskeletal Injuries in Adult Athletes: A Scoping Review. Medicina, 57(10), 1118. https://doi.org/10.3390/medicina57101118

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Gimigliano, F., Resmini, G., Moretti, A., Aulicino, M., Gargiulo, F., Gimigliano, A., et al. (2021). Epidemiology of Musculoskeletal Injuries in Adult Athletes: A Scoping Review. Medicina, 57(10), 1118. https://doi.org/10.3390/medicina57101118

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Scheda tecnica

Disegno
Revisione sistematica
Popolazione
Misto
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Non pertinente
Tipo
Revisione
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Medicina

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

È una scoping review sugli infortuni muscoloscheletrici negli atleti adulti dei 33 sport presenti a Tokyo 2020, non uno studio sul tiro con l'arco. Su PubMed sono stati trovati 1.022 titoli e 162 letti per intero. Per dieci sport su trentatré non è emerso nessun dato, fra cui il tiro a segno.

Per il tiro con l'arco la rassegna riporta quattro numeri, tutti presi da un solo studio incluso: fra gli infortuni da sovraccarico l'86,2% riguarda l'arto superiore e l'11,8% il tronco; fra quelli acuti l'83,4% riguarda l'arto superiore; i sovraccarichi sono per il 67,9% a carico di tendini, legamenti e articolazioni; gli acuti sono per l'83,3% fratture. Il tasso di incidenza è 0,00536 infortuni per mille ore di esposizione.

Da qui gli autori ricavano due affermazioni che vanno lette insieme. La prima: il tiro con l'arco è lo sport con il rischio più alto di infortunio all'arto superiore, soprattutto alla spalla del lato dominante. La seconda: fra le dodici discipline che riportano il tasso per mille ore, il tiro con l'arco ha il tasso più basso, 0,00536 contro i 65,0 della maratona. Le due cose non sono in contrasto, perché la prima è una quota sul totale degli infortuni di quello sport e la seconda è una frequenza: l'arco si infortuna raramente e, quando lo fa, quasi sempre nell'arto superiore. Per confronto, nella stessa tabella il baseball ha il 51,4% degli infortuni all'arto superiore.

Gli autori ricordano anche che ai Giochi di Rio del 2016 il tiro con l'arco stava fra gli sport con la quota più bassa di atleti infortunati, fra zero e tre per cento, contro l'otto per cento complessivo e il trentotto per cento della BMX. E notano che la classifica fra sport cambia con la metrica: le tre misure usate in letteratura coprono rispettivamente dodici, tredici e quattro discipline, e l'arco risulta il più basso soltanto in quella per mille ore.

Come è stato misurato

La rassegna segue il modello PRISMA-ScR per le scoping review. La ricerca è stata fatta su PubMed il 25 giugno 2021, con una stringa che unisce i termini di epidemiologia e incidenza a quelli di sistema muscoloscheletrico e infortuni sportivi, incrociati con i nomi dei 33 sport che avrebbero composto il programma di Tokyo 2020.

Sono stati inclusi i lavori pubblicati fra il primo gennaio 2001 e il 31 maggio 2021 che avessero: una popolazione di atleti adulti sopra i 18 anni, professionisti o non, non paralimpici, in uno dei 33 sport; il tasso di incidenza riportato in uno dei tre formati usati in letteratura, cioè infortuni per mille ore di esposizione, per mille esposizioni-atleta o per mille ore-giocatore; qualunque disegno di studio; e il testo in inglese.

La definizione di infortunio è quella del manuale del Comitato Olimpico Internazionale: disturbi muscoloscheletrici nuovi o ricorrenti insorti durante gara o allenamento che richiedono attenzione medica, indipendentemente dall'eventuale assenza da gara o allenamento. I tre modi di calcolare l'incidenza sono spiegati dagli autori perché non sono interscambiabili: le esposizioni-atleta contano la partecipazione a una seduta o a una gara senza tenere conto del tempo effettivo, le ore di esposizione e le ore-giocatore lo tengono.

I risultati sono raccolti in una tabella che per ogni sport riporta sedi, tipi e tassi, con le fonti indicate sport per sport. Per il tiro con l'arco la riga della tabella porta un unico riferimento.

Il metodo, spiegato: Come si contano gli infortuni: questionari e registri

Limiti

Per il tiro con l'arco questa rassegna non è una conferma indipendente di niente: tutti i numeri della sua riga vengono da un solo studio incluso. Chi la cita sta citando quello studio una seconda volta, non due studi concordi.

Il tasso riportato non regge un controllo aritmetico. Un'incidenza di 0,00536 infortuni per mille ore di esposizione vuol dire un infortunio ogni 186.000 ore circa. Un arciere che si allena quattro ore a settimana per cinquanta settimane accumula duecento ore all'anno: a quel tasso dovrebbe tirare per più di novecento anni prima di farsi male una volta. Nella stessa tabella la maratona sta a 65,0 per mille ore, cioè dodicimila volte tanto. Il numero come è stampato non è plausibile come tasso di infortunio, ed è ereditato dallo studio primario; la rassegna lo riporta senza commento e lo usa per collocare il tiro con l'arco all'ultimo posto fra dodici discipline.

La frase che circola più spesso, cioè che il tiro con l'arco sia lo sport a rischio più alto per l'arto superiore, va letta per quello che è. L'86,2% è la quota degli infortuni da sovraccarico di questo sport che cade nell'arto superiore, non una frequenza confrontabile fra sport. Nella stessa tabella il baseball ha il 51,4%, quindi l'arco sta davvero più in alto su questa quota, ma la quota dice dove si fa male chi si fa male. Messa accanto al tasso più basso delle dodici discipline, la lettura corretta è che nell'arco gli infortuni sono pochi e concentrati in un posto solo.

«La spalla del lato dominante» è un'espressione che nel tiro con l'arco non si risolve da sé, e la rassegna non la scioglie. Le due spalle di un arciere fanno lavori diversi, una spinge l'arco e l'altra tira la corda, e sapere quale delle due sia la sede prevalente è esattamente l'informazione che serve: qui non c'è.

Restano i limiti che gli autori dichiarano, e sono sostanziali. La ricerca è stata fatta solo su PubMed, dove buona parte della letteratura di scienze dello sport non è indicizzata, e per il tiro con l'arco questo pesa più che per altri sport. I modi di riportare l'incidenza sono troppi e non confrontabili, e gli autori scrivono esplicitamente che non si può dire quali siano gli sport con il tasso in assoluto più alto o più basso. I dati della tabella, tranne quelli della maratona, sono infortuni generali e non specificamente muscoloscheletrici, pur essendo questa una rassegna sugli infortuni muscoloscheletrici. E per dieci sport su trentatré non è stato trovato nessun dato.

Infine la popolazione: solo adulti sopra i 18 anni e nessun atleta paralimpico. Sui giovani arcieri, dove una parte importante della letteratura sugli infortuni dell'arco si colloca, questa rassegna non dice nulla.

Cosa vuol dire per chi tira

Il modo utile di leggere questa rassegna è tenere i suoi due numeri sull'arco uno accanto all'altro. Il tiro con l'arco ha il tasso di infortuni più basso fra le dodici discipline che usano la stessa metrica, e insieme la quota più alta di infortuni all'arto superiore, l'86,2% dei sovraccarichi. Non è una contraddizione: è il profilo di uno sport in cui si fa male poca gente, e chi si fa male se lo fa quasi sempre nella stessa zona.

Per chi tira, la parte che conta non è la frequenza ma la natura. Fra i sovraccarichi, il 67,9% riguarda tendini, legamenti e articolazioni: è il quadro di un carico ripetuto su strutture che non si adattano in fretta, non di un trauma. Fra gli infortuni acuti, l'83,3% sono fratture, che nell'arco arrivano da cadute o incidenti e non dal gesto. Sono due storie diverse, e solo la prima ha a che vedere con quante frecce si tirano.

Due cose su cui non vale la pena appoggiarsi. Il tasso di 0,00536 per mille ore, che corrisponde a un infortunio ogni centottantaseimila ore di tiro, non è un numero utilizzabile: a quel ritmo un arciere di società dovrebbe tirare per nove secoli. Viene da un solo studio e la rassegna lo passa senza verificarlo. E la frase sul rischio più alto per l'arto superiore, che si trova citata spesso, non vuol dire che l'arco sia uno sport rischioso: dice dove si concentra il rischio che c'è.

Un'ultima nota per chi cerca di capire quale spalla sorvegliare: la rassegna parla della «spalla del lato dominante» senza dire se intenda il braccio dell'arco o quello della corda. Nel tiro con l'arco quella distinzione è il punto, e per averla serve andare allo studio primario.

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Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Epidemiology of Musculoskeletal Injuries in Adult Athletes: A Scoping Review. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/gimigliano-2021-injury-scoping-review

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