Scheda studio

Muscoli e punteggio nel tiro: Suwarganda 2012

Influence of Muscle Activity on Shooting Performance in Archery: Preliminary Findings

Edin Suwarganda, Ruhil Razali, Barry Wilson, Ahmad Pharmy2012

Citazione

Suwarganda, E., Razali, R., Wilson, B., & Pharmy, A. (2012). Influence of Muscle Activity on Shooting Performance in Archery: Preliminary Findings. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/5349

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Suwarganda, E., Razali, R., Wilson, B., & Pharmy, A. (2012). Influence of Muscle Activity on Shooting Performance in Archery: Preliminary Findings. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/5349

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Scheda tecnica

Disegno
Serie di casi
Popolazione
Arcieri
Livello
Élite
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
3
Tipo
Atti di convegno
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
ISBS - Conference Proceedings Archive

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Tre arcieri della nazionale malese, due uomini con esperienza olimpica e una donna, tutti con almeno quattro anni di gare internazionali alle spalle, hanno tirato da 29 a 36 frecce a 70 metri con l'elettromiografia di superficie su quattro muscoli: i tricipiti di tutte e due le braccia, il deltoide sinistro e il trapezio destro. Un radar alle spalle dell'arciere misurava la velocità della freccia e un ex arciere di alto livello segnava il punteggio freccia per freccia.

La media per freccia è stata 8,93 per il primo arciere, 8,86 per il secondo e 9,14 per il terzo; la velocità media 197,9, 219,4 e 220,3 km/h. Il primo tirava più piano perché usava un libbraggio più basso.

Il risultato dello studio è che nessun muscolo spiegava il punteggio in tutti e tre. Nel primo arciere l'attivazione del trapezio destro era l'unica misura legata al punteggio in modo apprezzabile, e da sola rendeva conto del 22% della sua variabilità; la regressione indicava trapezio destro e tricipite sinistro insieme. Nel secondo contava invece la variabilità, non il livello: quella del deltoide sinistro e quella del tricipite sinistro. Nel terzo, il più preciso dei tre, il punteggio era legato alla variabilità del tricipite destro. Per la velocità della freccia il quadro era altrettanto personale: attivazione del tricipite sinistro nel primo, variabilità del tricipite destro nel secondo, attivazione del trapezio destro e del tricipite sinistro nel terzo.

Gli autori notano anche che nel terzo arciere i coefficienti della regressione erano i più piccoli dei tre (5,1 contro 7,8-11,3 e 11,7-14,4), e leggono questo come il segno che nel migliore del gruppo punteggio e velocità dipendevano meno di tutti dall'attività muscolare.

Come è stato misurato

I dati sono stati raccolti uno alla volta, in giorni non consecutivi, al centro di allenamento nazionale all'aperto e durante le normali sedute, con tempo calmo e circa 28 gradi. Dopo il riscaldamento si applicavano gli elettrodi e l'arciere tirava la sua serie a 70 metri.

Gli elettrodi doppi erano messi sulla pelle sopra il ventre muscolare e paralleli alle fibre, su tricipite destro e sinistro, deltoide sinistro e trapezio destro. Il segnale è stato raccolto con un sistema Noraxon TeleMyo 2400T G2, rettificato e filtrato con la radice quadratica media su intervalli di 100 millesimi di secondo. La finestra analizzata è quella fra l'ancoraggio della mano al mento e il rilascio.

Il punto da capire è come sono stati espressi i valori. Gli autori non hanno usato la contrazione volontaria massima: per ogni tiro hanno diviso l'attività media di quel tiro per l'attività media di tutti i tiri di quell'arciere, e hanno chiamato il risultato attivazione standardizzata, dove 1,0 significa che quel tiro era in linea con la media di quella persona. La variazione standardizzata è la deviazione standard dell'attività dentro il tiro, divisa per la stessa media. Le due misure quindi dicono quanto quella freccia si discostava dall'abitudine dell'arciere, non quanto lavorava il muscolo in assoluto.

I legami fra attivazione o variazione da una parte e punteggio o velocità dall'altra sono stati cercati in Excel, confrontando l'r quadro di una retta e di una parabola di secondo grado, e poi con regressioni lineari multiple in SPSS su tutti i tiri, una per arciere, con il punteggio o la velocità come variabile dipendente e la soglia a p < 0,05; per i legami curvi è stata aggiunta una regressione gerarchica con la variabile al quadrato. Alcune misure di velocità sono andate perse per l'interferenza dei compagni che tiravano accanto: quattro per il primo arciere, sei per il secondo, cinque per il terzo.

Il metodo, spiegato: Come si misura la velocità di una freccia, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge

Limiti

Tre arcieri, una seduta ciascuno, qualche decina di frecce: è un lavoro preliminare e si presenta come tale già nel titolo. Con questi numeri nessuna delle associazioni trovate regge da sola, e gli autori lo dicono: servono altri dati per sapere se i legami sono ripetibili, e non si sa come cambino nelle diverse fasi della preparazione.

C'è poi un limite di metodo che riguarda proprio i numeri riportati. Standardizzando ogni tiro sulla media dell'arciere, i valori risultano tarati attorno al punteggio medio di quella persona, che qui sta sempre intorno al 9: gli autori riconoscono che sarebbe stato preferibile esprimere tutto in percentuale della contrazione volontaria massima, e che non lo hanno fatto per ragioni pratiche e di tempo con la squadra. Senza quella normalizzazione i tre arcieri non sono confrontabili fra loro, e questo è parte del motivo per cui i risultati escono diversi da persona a persona.

Sono stati registrati quattro muscoli su molti di più coinvolti nel gesto, scelti fra i prossimali, e i valori di r quadro sono bassi anche dove il legame è dichiarato significativo: il massimo riportato per il punteggio è 0,32. I punteggi venivano letti al binocolo da terra, non misurati sul bersaglio; parte delle velocità è andata persa. Non c'è nessun confronto con arcieri meno esperti, né con sedute diverse dello stesso arciere.

Una discordanza interna va segnalata: il testo dei risultati dice che la media per freccia andava da 8,93 a 9,14, ma la tabella riporta 8,86 per il secondo arciere, che è il valore più basso dei tre. Questa scheda usa i valori della tabella.

Cosa vuol dire per chi tira

Il motivo per cui questo studio sta nel registro non è nessuna delle sue correlazioni, che sono troppo fragili, ma il suo risultato negativo: in tre arcieri dello stesso livello, allenati insieme e misurati allo stesso modo, i muscoli che andavano di pari passo con il punteggio erano diversi per ciascuno. Non c'era un muscolo del punteggio.

C'è poi una distinzione che l'articolo introduce e che di solito non si fa: una cosa è quanto un muscolo lavora, un'altra è quanto il suo lavoro cambia da una freccia all'altra. Nei due arcieri più veloci era la seconda a muoversi insieme al punteggio, nel più lento la prima. Gli autori lo riassumono così, ma su tre persone resta un'ipotesi da riprendere, non un risultato su cui appoggiarsi.

Per chi tira, il senso pratico sta soprattutto in quello che lo studio toglie: un elettromiografo addosso a un arciere non restituisce un profilo valido per gli altri, e un riferimento preso dal gesto di un campione non si trasferisce. Anche il dato che il migliore dei tre fosse quello con i coefficienti più piccoli resta una lettura degli autori su un solo caso.

Nessun numero di questo lavoro serve a regolare qualcosa sull'arco o nell'allenamento. Serve a sapere che il legame fra attività muscolare e punteggio, almeno in arcieri già formati, va cercato su una persona per volta.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Influence of Muscle Activity on Shooting Performance in Archery: Preliminary Findings. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/suwarganda-2012-muscle-activity

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