Il giorno di gara il corpo si sente diverso: ci si sveglia prima, si fa colazione in fretta, il cuore accelera già nel parcheggio, e la sera si è stanchi come dopo una giornata di lavoro pesante. Da qui la domanda che molti arcieri mi fanno: questo stress si vede nei valori del corpo, o è solo una sensazione?
Qualcuno è andato a misurarlo, in Brasile con la saliva e il sangue, in Ucraina con le urine, in Turchia annotando cibo e liquidi della nazionale per quattro giorni di torneo. Messe accanto, queste misure danno una risposta più precisa della domanda: la tensione della gara lascia una traccia nella saliva, mentre nei valori che di solito si leggono come carico o come salute un segno della tensione chiaro e concorde non compare. Sono però studi piccoli, spesso dello stesso gruppo di ricerca, e questo pesa su tutto quello che segue.
La tensione nella saliva
La prima parte della risposta riguarda la sensazione stessa. Nella saliva ci sono due marcatori che la ricerca usa per seguire l'attivazione: l'alfa-amilasi, che sale nel giro di pochi minuti, e il cortisolo, che arriva più tardi. In diciannove arciere universitarie coreane l'alfa-amilasi è passata da 43,8 unità per millilitro dieci minuti prima del via a 87,4 un minuto prima. Al campionato brasiliano quaranta arcieri hanno dato la saliva al risveglio il giorno di prova libera e il primo giorno di gara, e il cortisolo del giorno di gara era più alto, con una differenza grande (d di Cohen 1,20). Per questo l'affermazione che prima della gara i marcatori di stress nella saliva salgono, e restano più alti in chi fa peggio è riportata: cinque studi vanno nella stessa direzione, ma vengono da due soli gruppi di ricerca e da campioni fra gli otto e i quaranta arcieri.
Che la gara si senta più dell'allenamento, invece, non è un dato acquisito. Gli stessi arcieri brasiliani erano molto più in ansia il primo giorno di gara che il giorno prima, mentre diciotto arcieri d'élite turchi hanno dato le stesse risposte a un questionario sull'ansia prima di un allenamento e prima del campionato indoor, anche se prima della gara il loro cuore batteva in media otto colpi al minuto in più. Per questo l'affermazione che il giorno della gara l'arciere arriva più teso che in allenamento è contestata. Il resto dell'articolo guarda ai valori che di solito si leggono come fatica, energia o difese.
Le difese delle mucose
Nel tiro con l'arco circola l'idea che dopo le gare importanti ci si ammali più facilmente, perché lo stress abbassa le difese. Il marcatore con cui lo si verifica sono le IgA salivari, l'anticorpo che protegge naso e gola, che negli sport di resistenza ci si aspetta di veder calare dopo uno sforzo lungo. Negli arcieri lo hanno misurato due tesi di master dello stesso gruppo di ricerca brasiliano.
Nella prima, otto arcieri della nazionale, quattro uomini e quattro donne, hanno tirato una gara simulata di 144 frecce a 90, 70, 50 e 30 metri, e le loro IgA sono state confrontate con quelle dello stesso orario in un giorno di riposo, in quattro prelievi fra le 8 e le 17: in nessuno dei quattro si distinguevano, anche se il cortisolo era più alto dopo ogni distanza. Nella seconda, sui quaranta arcieri del campionato, le IgA del giorno di gara non erano più basse di quelle del giorno di prova libera: risultavano anzi più alte, con un effetto medio (d=0,50), e non si legavano al punteggio (r=0,1). Il prelievo del risveglio, del resto, cade ore prima del tiro, e un valore preso a quell'ora può riflettere l'attesa della gara più della gara stessa.
Per questo l'affermazione che una giornata di gara non abbassa le IgA salivari dell'arciere è riportata, e non di più. Sono due tesi dello stesso gruppo, la prima ha i numeri solo nei grafici, ed entrambe dicono una cosa nel riassunto e un'altra nei risultati. Si può dire che il calo atteso negli sport di resistenza qui non si è visto. Non si può dire che la gara non tocchi le difese immunitarie, perché nessuno ha contato i giorni di malattia degli arcieri dopo una gara.
La glicemia
La seconda misura viene dal sangue. Si sente dire che il tiro con l'arco consuma così poco che la glicemia non è un problema, e che basta la colazione per arrivare in fondo alla giornata. Le prime misure vanno in questa direzione. In sei ragazzi coreani di scuola media, misurati prima, durante e dopo una prova a 30 metri, la glicemia è rimasta fra 84 e 92 milligrammi per decilitro, anche dopo una notte senza sonno; in due sedicenni brasiliani, un arciere della nazionale giovanile e un principiante, è rimasta fra 87 e 107 lungo una gara simulata di 72 frecce a 70 metri.
La tesi sugli otto arcieri della nazionale brasiliana ha guardato una giornata intera, e lì il quadro cambia. Nelle prime serie la glicemia non si muoveva, ma dopo il blocco del mattino, cioè dopo 72 frecce a 90 e 70 metri, si discostava da quella dello stesso orario nel giorno di riposo; nella mezza gara simulata dello stesso lavoro, poi, scendeva per tutta la durata della prova. Nessun valore è arrivato alla soglia dell'ipoglicemia indicata dagli autori, e nello stesso momento della giornata il cortisolo toccava il suo picco. Gli studi su arcieri vanno quindi in due direzioni, e l'affermazione che durante una gara la glicemia dell'arciere resta stabile è contestata.
C'è però un dettaglio che conta più del numero di frecce. Le 72 frecce dei due sedicenni sono state tirate dopo pranzo, con molti carboidrati a disposizione, e gli stessi autori chiedono cautela per questo; quelle della tesi, invece, coprivano la mattina fino al prelievo di mezzogiorno. Nessuno ha registrato con precisione che cosa e quando gli arcieri avessero mangiato, per cui la differenza può dipendere dal pasto più che dal tiro. Un indizio viene dalla stessa tesi: dopo sei incontri di educazione alimentare, gli otto arcieri hanno ripetuto la mezza gara con la glicemia più alta in tutti i momenti misurati. Senza un gruppo di controllo e con i valori solo nei grafici, anche l'affermazione che qualche incontro di educazione alimentare cambia come mangia l'arciere e alza la glicemia in gara si ferma a riportato.
Il lattato nelle urine
Un gruppo di ricerca di Leopoli ha seguito sedici arcieri ucraini fra i diciannove e i ventidue anni, maestri e candidati maestri dello sport, raccogliendo le urine prima e dopo il tiro, in allenamento e in gara, per misurarne il lattato, che si legge di solito come segno del lavoro muscolare, e l'urea.
Nella prima analisi, uscita nel 2024, gli autori hanno diviso la variazione del lattato fra i fattori dello studio: il carico fisico, cioè il confronto fra prima e dopo il tiro, ne spiegava l'80 per cento, mentre il carico psicologico, cioè il fatto che la giornata fosse di allenamento o di gara, il 3,5. L'urea dipendeva per quasi il 90 per cento da fattori che lo studio non aveva misurato, e lattato e urea non si muovevano insieme. Letto così, il lattato urinario dell'arciere dice quanto ha lavorato il corpo e quasi niente della tensione della giornata.
Nel 2025 gli stessi autori, sugli stessi sedici arcieri, hanno guardato i dati da un altro lato. Metà del campione aveva fatto per due mesi allenamento autogeno, una tecnica di rilassamento seguita dalla ripetizione mentale del tiro, e in gara il suo lattato era più basso del 9,7 per cento rispetto all'altra metà; in gara la tecnica spiegava il 21,4 per cento della variazione del lattato, in allenamento il 12,2, senza significatività. Gli autori ne concludono che il lattato urinario serve a seguire lo stato psicologico in gara. Lo stesso campione, letto dagli stessi autori, va quindi in due direzioni, e per questo l'affermazione che nelle urine dell'arciere il lattato segue soprattutto il carico fisico, molto meno la tensione della gara è contestata.
Nessuna delle due letture è uno strumento da usare: i gruppi erano di otto arcieri, e la tensione era stabilita dal tipo di giornata, mai misurata con un questionario. Anche l'effetto dell'allenamento autogeno, che il registro tiene in una scheda a parte, si ferma a riportato: l'affermazione che otto settimane di autotraining abbassano il lattato urinario degli arcieri in gara si regge su due articoli dello stesso esperimento, che contano come uno studio solo, e nessuno dei due pubblica i punteggi di tiro.
Energia e carboidrati
Le ultime due misure non riguardano quello che il corpo produce, ma quello che riceve. Un gruppo di ricerca dell'Università di Northumbria, a Newcastle, ha seguito la nazionale turca del ricurvo in due tornei della primavera del 2023, con i pasti decisi dal nutrizionista della squadra e registrati con diari e fotografie. Nel primo, un Grand Prix europeo, sei arcieri sono stati seguiti per quattro giorni molto diversi fra loro: il primo con circa 180 frecce e più di cinque ore di gara, il secondo con circa 38 frecce in meno di mezz'ora.
Quello che mangiavano seguiva il carico. Nel giorno più lungo assumevano 3.985 chilocalorie e 7,1 grammi di carboidrati per chilo di peso, in quello più leggero 2.564 chilocalorie e 4,0 grammi, e giorno per giorno l'introito restava vicino alla spesa stimata. La spesa però è calcolata con un'equazione a partire dal metabolismo di base e dal tipo di attività, non misurata.
Un mese dopo, a una tappa di Coppa del Mondo, lo stesso gruppo ha seguito quattro uomini e quattro donne della stessa nazionale. L'energia assunta andava con la spesa stimata della giornata (r=0,77) e così i carboidrati (r=0,76), mentre la spesa scendeva da 3.131 a 2.262 chilocalorie fra il primo e il quarto giorno; durante le frecce gli arcieri prendevano circa 43 grammi di carboidrati all'ora nei giorni lunghi e circa 20 negli altri. L'affermazione che in gara l'arciere adatta energia e carboidrati al carico della giornata è riportata, e la stessa lettura vale per quella secondo cui in torneo la giornata di un arciere d'élite costa fra 2.000 e 4.100 calorie, e l'alimentazione le copre: due studi a favore, ma della stessa squadra a un mese di distanza, con gli uomini probabilmente in parte gli stessi.
Ad adattare l'apporto, però, era il nutrizionista della squadra, e non l'arciere da solo; se un arciere senza nessuno accanto farebbe lo stesso, e se adattare l'apporto cambi il punteggio, non è stato messo alla prova. L'adattamento, inoltre, riguardava energia e carboidrati e non il resto della dieta: nel primo torneo le proteine restavano fra 2,2 e 3,6 grammi per chilo al giorno, sopra l'intervallo raccomandato agli atleti.
Quanto si beve e quanto si perde
Gli stessi due tornei danno anche le misure sull'idratazione. Alla Coppa del Mondo, con 23,7 gradi di media, gli otto arcieri hanno bevuto in gara 0,66 litri all'ora, senza differenze fra uomini e donne, hanno perso in media lo 0,58% del peso corporeo, e il peso specifico delle loro urine è rimasto sempre sotto 1,020, la soglia oltre la quale si comincia a parlare di disidratazione. Al Grand Prix di un mese prima, a 14,5 gradi, i sei arcieri erano idratati prima e dopo le frecce e un po' disidratati soltanto al risveglio. In entrambi i tornei il momento più secco della giornata era la mattina appena svegli, non la fine della gara.
L'affermazione che in gara l'arciere resta idratato bevendo meno di un litro all'ora è riportata, con gli stessi limiti della parte sul cibo: pochi arcieri, in parte probabilmente gli stessi, una dieta guidata da un nutrizionista e un clima mite. Una misura del 2026 aggiunge un elemento: undici arcieri di un club universitario di Giacarta, pesati prima e dopo un turno di qualifica all'aperto, hanno perso fra 200 e 700 millilitri a testa, con una media di 391. Quello studio non registra quanto hanno bevuto, ma mostra che il bisogno di liquidi cambia molto da un arciere all'altro. Su come gestire cibo e acqua nella giornata di gara ho scritto più a lungo in un articolo dedicato.
Le cinque misure messe insieme
Prese una alla volta, queste cinque schede sono deboli: tre sono riportate e due contestate. Messe accanto, però, rispondono alla domanda iniziale meglio di ciascuna da sola. Negli studi la tensione della gara si vede nella saliva e nel cuore. Nei valori che di solito si leggono come carico o come salute, invece, un segno della tensione chiaro e concorde non compare: le IgA non sono scese nei due campioni misurati, il lattato nelle urine ha avuto dagli stessi autori due letture opposte, la glicemia resta stabile in alcune prove e si sposta in altre, forse più per il pasto che per le frecce, e cibo e liquidi, negli atleti seguiti da un nutrizionista, andavano dietro al numero di frecce del giorno.
Anche sulla fatica il quadro è diviso: l'affermazione che tirare una gara intera pesa poco sul fisico dell'arciere allenato è contestata, perché nella tesi brasiliana la giornata intera era giudicata faticosa quanto un giorno di riposo ma ogni singola serie veniva sentita più faticosa dello stesso momento di quel giorno. E una cosa che sembra ovvia non è stata messa davvero alla prova: il lavoro ucraino misura gli stessi arcieri in gara e in allenamento, ma sul carico delle due giornate non arriva a una risposta, perché scrive una cosa nei risultati e un'altra nella discussione, per cui l'affermazione che una giornata di gara carica l'arciere più di una giornata di allenamento per il registro è una domanda non studiata.
Dove la ricerca si ferma
I limiti sono comuni a tutte le misure. I campioni vanno da due a quaranta arcieri, e i lavori più ricchi vengono da tre gruppi di ricerca: uno brasiliano, uno ucraino e uno che segue la nazionale turca. Il legame con il punteggio è stato guardato di rado: le IgA non vi si legano (r=0,1), il cortisolo al risveglio va con un punteggio più basso (r=-0,5), e per la glicemia, il lattato nelle urine, il cibo e i liquidi la domanda se cambino le frecce non è stata posta. Nessuno, poi, ha seguito gli arcieri nei giorni dopo la gara, e quello che succede a un arciere di club in una giornata di piena estate non è stato misurato.
Cosa ne ricavo per il campo
Alla domanda iniziale rispondo così: lo stress della gara non è solo una sensazione, perché negli studi si vede nella saliva e nel cuore, ma nei dati che abbiamo non si traduce in un corpo che cede. Le IgA salivari non sono calate nei due campioni studiati, la glicemia degli arcieri misurati non è mai arrivata all'ipoglicemia, e gli arcieri turchi, con un nutrizionista accanto, hanno chiuso quattro giorni di torneo idratati. Non sono indicazioni mediche, e chi ha una condizione che richiede di tenere sotto controllo glicemia o liquidi segue quello che gli dice il suo medico. Per il resto ne ricavo tre cose, che tengo per quello che sono, deduzioni da pochi studi.
La prima riguarda il modo di leggere le proprie sensazioni. Il cuore che accelera prima del via è il segno di un'attivazione che gli studi hanno misurato in molti arcieri, anche ai vertici, e da solo non dice che il corpo sia in difficoltà.
La seconda riguarda la giornata lunga. Le differenze di glicemia comparse dopo una mattina di frecce possono dipendere da quando si è mangiato più che dal tiro, e gli arcieri turchi nei giorni lunghi mangiavano anche mentre tiravano. Per questo nelle giornate con qualifica e scontri guardo gli orari dei pasti almeno quanto le quantità, e non tratto allo stesso modo un giorno da 180 frecce e uno da 38.
La terza riguarda la mattina. In entrambi i tornei turchi il momento più secco della giornata era il risveglio, non la fine della gara, e gli arcieri restavano idratati bevendo meno di un litro all'ora, in un clima mite. Quindi guardo la mattina almeno quanto le volée, sapendo che quanto si perde cambia molto da un arciere all'altro e che una giornata calda nessuno l'ha misurata.