Scheda studio
Coordinazione muscolare nell'arco: Edelmann-Nusser 1998
Coordinative Aspects of Archery - An Approach Using Surface-Electromyography
Citazione
Edelmann-Nusser, J., & Gollhofer, A. (1998). Coordinative Aspects of Archery - An Approach Using Surface-Electromyography. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/960
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Cita lo studio
Edelmann-Nusser, J., & Gollhofer, A. (1998). Coordinative Aspects of Archery - An Approach Using Surface-Electromyography. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/960
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livello nazionale
- Disciplina
- Arco olimpico
- Numero di soggetti
- 9
- Tipo
- Atti di convegno
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- Non dichiarata
- Sede
- ISBS - Conference Proceedings Archive
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Nove arcieri del ricurvo delle squadre nazionali tedesche, con l'elettromiografia di superficie su otto muscoli e un sensore di accelerazione fissato al centro dell'arco. Ciascuno tira trentacinque frecce cercando il centro e altre cinque con il tiro prolungato, cioè passando il clicker e poi aspettando più di un secondo prima di rilasciare, che è un esercizio che si fa in allenamento per non tirare come reazione automatica allo scatto.
Il primo risultato riguarda il clicker. Nei tracciati elettromiografici di ciascun arciere il tiro normale e il tiro prolungato hanno lo stesso andamento, cioè gli stessi momenti e le stesse direzioni dei cambi di attivazione, quindi non si vede nessuna reazione specifica allo scatto. E l'intervallo fra lo scatto e il rilascio risulta più breve del tempo di reazione a un suono misurato nello stesso arciere: più breve in sette arcieri su nove nel compito semplice, lasciare un tasto al segnale, e in tutti e nove nel compito che aggiunge il tenere un punto laser sul giallo, con p inferiore all'uno per cento in ciascun confronto. Gli autori ne concludono che il programma motorio del tiro è già avviato quando il clicker si sente, quindi è ad anello aperto, e che la funzione del clicker è un riscontro a posteriori sulla costanza dell'allungo: paragonabile al suono che un tennista sente colpendo la palla, da cui capisce com'è andato il colpo senza poterlo più cambiare.
Il secondo risultato riguarda il modo di gestire la liberazione dell'equilibrio di forze. Dai tracciati si ricava un rapporto fra l'attività prima e dopo quel momento, e i nove arcieri ne danno valori diversi fra loro: una tecnica comune non si trova, benché siano tutti di livello nazionale e in qualche caso internazionale. Quello che accomuna tutti e nove è una cosa sola, l'attività crescente del grande pettorale nell'anticipare quella liberazione. Anche i tracciati del corpo visto dall'alto mostrano configurazioni diverse di spalle e braccia, e gli autori le attribuiscono a differenze di misure corporee, di lunghezza delle frecce e alla ridondanza dei gradi di libertà, che portano a momenti articolari diversi a parità di forza.
Un dettaglio tecnico utile a chi studia il rilascio: le riprese ad alta velocità mostrano che la freccia lascia la corda da sei a otto millesimi di secondo prima del primo massimo della curva di accelerazione dell'arco.
Come è stato misurato
Atti del sedicesimo simposio internazionale di biomeccanica nello sport, quattro pagine, da 153 a 156 del secondo volume.
Gli otto canali elettromiografici sono, sul lato della trazione, l'estensore radiale breve del carpo, il flessore radiale del carpo, il deltoide, il trapezio nella parte discendente e trasversa, il trapezio nella parte trasversa e il bicipite; sul lato dell'arco, il grande pettorale e il deltoide. Un sensore di accelerazione al centro dell'arco serve a sincronizzare tre istanti con il segnale elettrico: lo scatto del clicker, l'inizio dell'accelerazione della freccia da parte della corda e il momento in cui la freccia lascia la corda. L'articolo descrive anche il clicker per il lettore non arciere, come una lamina d'acciaio di cinque centimetri per cinque millimetri fissata al centro dell'arco.
Ogni arciere ha tirato trentacinque frecce nella condizione normale, con la consegna di centrare il giallo, e cinque frecce nella condizione prolungata, dove dopo il passaggio del clicker si attende più di un secondo prima di lasciare la corda.
I tempi di reazione sono stati misurati in due compiti, dieci ripetizioni ciascuno. Nel primo si tiene premuto un tasto fino a un segnale acustico. Nel secondo si tiene premuto lo stesso tasto e in più si mantiene un punto laser sul giallo del bersaglio il più fermo possibile fino al segnale. In entrambi si misura l'intervallo fra il suono e il momento in cui il dito lascia il tasto.
Per leggere la qualità della tecnica è stato costruito un rapporto normalizzato nel tempo fra due integrali del segnale elettromiografico, calcolati su finestre prima e dopo la liberazione dell'equilibrio di forze, con trenta millesimi di secondo lasciati al ritardo elettromeccanico fra attivazione e forza. Ogni rapporto è la media delle trentacinque frecce di quell'arciere, e il grafico ne riporta uno per ciascuno degli otto muscoli e dei nove arcieri. Gli autori indicano che valori maggiori di uno possono indicare un'anticipazione.
L'ultimo elemento del protocollo è una manipolazione dell'attrezzatura: una freccia su cinque era stata allungata di cinque millimetri senza che gli arcieri lo sapessero.
I confronti statistici sono fatti arciere per arciere, con una soglia dichiarata a p minore dell'uno per cento per ciascuno.
Il metodo, spiegato: Come si misura la mira negli studi sul tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge, Il clicker strumentato è la misura dell'allungo
Limiti
Nell'articolo non c'è un solo valore in millesimi di secondo. Il risultato centrale è che l'intervallo fra lo scatto del clicker e il rilascio è più breve del tempo di reazione a un suono, e né l'intervallo né il tempo di reazione sono riportati, in nessun arciere e in nessun compito. Chi vuole citare quel confronto può citarne la direzione e non la misura, e non può confrontarlo con i tempi che altri studi riportano sullo stesso intervallo. Sono quattro pagine di atti di congresso, con due grafici e nessuna tabella di risultati.
Il confronto, poi, non è fra cose della stessa natura. Da una parte c'è il tempo che passa fra un suono e il momento in cui un dito lascia un tasto, dall'altra l'intervallo fra lo scatto del clicker e l'apertura della mano che tiene la corda in trazione. Sono due atti diversi, con effettori diversi e con una preparazione diversa, e il secondo compito di reazione aggiunge la mira ma continua a misurare un tasto. Che la reazione al tasto sia più lenta non dimostra che il rilascio non potesse essere innescato dallo scatto, perché i due movimenti non sono mai stati misurati nello stesso modo. L'argomento indica una direzione, l'articolo lo presenta come una conclusione.
Il primo dei due compiti, inoltre, non regge in due arcieri su nove, e dell'eccezione non si dice nulla: né in che direzione andasse, né di quanto. Non c'è nessuna analisi complessiva sui nove, nessuna misura dell'effetto, nessuna distribuzione: ci sono nove confronti separati con una soglia.
Anche l'altra metà del risultato sul clicker è valutata a occhio. Che i tracciati del tiro normale e del tiro prolungato abbiano lo stesso andamento è una somiglianza giudicata dalle figure, senza nessun confronto quantitativo fra le due forme. E il tiro prolungato poggia su cinque frecce per arciere contro trentacinque, cioè su una base molto più stretta.
Della freccia allungata di cinque millimetri non si sa nulla. La manipolazione è descritta nei metodi, una freccia su cinque e senza che gli arcieri lo sapessero, e nessun risultato la riguarda in nessun punto dell'articolo. Qualunque cosa dovesse mostrare, non è riportata.
Sulla seconda parte del lavoro, la conclusione che una tecnica comune non esista viene da nove grafici a barre e nove tracciati guardati l'uno accanto all'altro, senza una misura di somiglianza e senza un test. È un'osservazione che va nella direzione di quello che si vede in palestra, ma resta un'osservazione. Lo stesso vale per la spiegazione che gli autori ne danno: le misure corporee non sono state rilevate e nessuna relazione fra dimensioni del corpo e schema di attivazione è stata provata, quindi quella parte è un'ipotesi.
I rapporti elettromiografici non sono normalizzati su una contrazione massima, quindi valgono come confronto dentro un arciere e non fra arcieri né fra muscoli. E sono gli autori stessi a scrivere che valori maggiori di uno possono indicare un'anticipazione, non che la indichino.
Infine non c'è nessun punteggio. Gli arcieri tiravano cercando il centro, ma dove sono andate le frecce non è riportato, quindi niente collega lo schema di attivazione, o l'attività crescente del pettorale, alla precisione. Il lato dell'arco è letto da due soli muscoli.
Cosa vuol dire per chi tira
È lo studio da cui viene una delle cose più utili che si possano dire a un arciere sul clicker: non si tira perché lo si sente. In nove arcieri di nazionale l'intervallo fra lo scatto e il rilascio è più breve del tempo che quelle stesse persone impiegano a reagire a un suono, e i tracciati muscolari del tiro normale sono gli stessi del tiro prolungato, dove si passa il clicker e si aspetta di proposito. La lettura degli autori è che il gesto sia già partito quando il clicker suona, e che il clicker serva da riscontro su quanto è stato costante l'allungo, non da segnale di partenza. Il paragone che fanno è buono: il suono della palla sulla racchetta dice al tennista com'è andato il colpo, non glielo fa fare.
Per chi allena, questo cambia il modo di usare il clicker in correzione. Chiedere a un arciere di tirare più in fretta dopo lo scatto suppone che lo scatto sia l'inizio del gesto, e questi dati vanno nella direzione opposta: se il programma è già avviato, la costanza dell'allungo e il momento in cui si decide di andare stanno prima, e il clicker riferisce su quello.
La seconda cosa che si porta via è che fra nove arcieri di quel livello una tecnica comune non si trova, né nell'attivazione muscolare né nella geometria di spalle e braccia vista dall'alto, e che la geometria diversa, a parità di forza sulla corda, produce momenti diversi nelle articolazioni. Una cosa invece è comune a tutti e nove: l'attività del grande pettorale che cresce nell'anticipare il momento in cui l'equilibrio di forze si libera.
Quello che qui non si trova è ogni numero. Nessun millesimo di secondo, nessun punteggio, e sulle frecce allungate di cinque millimetri nessun risultato. Il registro tiene questo lavoro come l'unico studio che affronti direttamente la domanda sul clicker, con la direzione del risultato e non con la sua misura, e come una delle prove che una tecnica unica d'élite non si osserva.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- RiportatoNegli arcieri di alto livello l'arco non si muove in modo misurabile finché la freccia è sulla corda (contesto)
- CorroboratoAll'uscita dall'arco la freccia si flette e aggira il riser invece di partire dritta (contesto)
- RiportatoNegli arcieri esperti il rilascio non è una reazione allo scatto del clicker (a favore)
- RiportatoL'arciere si accorge dei cambi grossi nell'attrezzatura, non delle piccole differenze (a favore)
- SmentitoGli arcieri d'élite condividono un'unica tecnica di tiro corretta (contro)
Articoli che lo usano
Filone di ricerca
Popolazione e disciplina
Stesso filone
- 1993Biomechanical Study of the Final Push-Pull in Archery
- 1994Eye movements of kyudo player
- 1994Fatigue effects on shooting archery performance
- 1994Multifactorial analysis of shooting archery
- 1997The Movement Measurement and Analysis of an Arm in Archery Shooting
- 2000Development of a Measurement Chain to Evaluate Muscular Intervention in Archery Performed by Physically Disabled
Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Coordinative Aspects of Archery - An Approach Using Surface-Electromyography. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/edelmann-nusser-1998-coordinative-aspects
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author = {Campagna, Matteo},
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howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
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note = {consultato il 2026-10-16}
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