Scheda studio

Distanze progressive per arcieri: Dwijawanti 2024

Effect of training phased distance training method the archer's shooting ability

Betaria Dwijawanti, M. Haris Satria2024

Citazione

Dwijawanti, B., & Satria, M. H. (2024). Effect of training phased distance training method the archer's shooting ability. Bravo's: Jurnal Program Studi Pendidikan Jasmani dan Kesehatan, 12(1), 89-97. https://doi.org/10.32682/bravos.v12i1/14

Cita lo studio
APA

Dwijawanti, B., & Satria, M. H. (2024). Effect of training phased distance training method the archer's shooting ability. Bravo's: Jurnal Program Studi Pendidikan Jasmani dan Kesehatan, 12(1), 89-97. https://doi.org/10.32682/bravos.v12i1/14

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Scheda tecnica

Disegno
Prima e dopo, senza gruppo di controllo
Popolazione
Arcieri
Livello
Livello di società
Disciplina
Non dichiarata
Numero di soggetti
10
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Sì
Sede
Bravo's: Jurnal Program Studi Pendidikan Jasmani dan Kesehatan (rivista regionale)

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Dieci arcieri di una scuola di tiro indonesiana, scelti perché di livello simile fra loro, hanno fatto dodici sedute in cui la distanza del bersaglio cambiava di volta in volta. Nella prova a 30 metri, diciotto frecce in sei volée da tre, la media è passata da 97,4 a 147,6 punti, con un guadagno medio di 50,2 punti (t = -20,89 su 9 gradi di libertà, p inferiore a 0,001). Il più basso del gruppo è passato da 90 a 137 punti, il più alto da 115 a 163, e la dispersione è rimasta simile, con la deviazione standard da 7,4 a 9,0. Non c'era nessun gruppo di confronto: tutti hanno seguito lo stesso programma e l'unico confronto è fra prima e dopo.

Il guadagno è grosso per quattro settimane e va letto insieme al punto di partenza. Gli autori scrivono che nella prova ogni freccia vale al massimo 10 punti e al minimo 5, e il punteggio iniziale più basso è esattamente 90, cioè diciotto frecce da 5. Il gruppo partiva quindi appena sopra il fondo della scala, con una media di 5,4 punti per freccia, e arrivava a 8,2: la prova iniziale diceva poco più che le frecce restavano nel bersaglio, e il miglioramento è quello di chi impara a tenere il gruppo a 30 metri, non quello di arcieri formati che guadagnano punti.

Come è stato misurato

Lo studio è quello che gli autori chiamano pre-sperimentale, con un solo gruppo misurato prima e dopo. I dieci atleti vengono dalla Dega Archery School di Palembang e sono stati scelti tenendo conto di un livello di abilità uniforme. Il programma è di dodici sedute, tre a settimana, descritte come carico massimo per l'intensità al cento per cento. La progressione prevista è di tirare la prima seduta a 10 metri, la seconda a 20, la terza a 30, poi di tornare a 10 e ricominciare il giro, in modo da ripetere la tecnica a ogni distanza.

Qui l'articolo si contraddice: la sezione dei risultati racconta invece che dal quarto incontro la distanza è stata fissata a 30 metri fino al dodicesimo, e la discussione parla di quattro sedute a settimana e di quattordici incontri contando le due prove. Le prove iniziale e finale sono state fatte nello stesso modo, con tre frecce per sei volée a 30 metri, e il confronto è un t test per dati appaiati in SPSS 23. Non sono indicati l'età e il sesso degli atleti, la disciplina e l'attrezzatura, quante frecce si tirassero per seduta e quanto durasse, chi segnasse i punteggi, se si tirasse al coperto o all'aperto e con che vento.

Limiti

Senza un gruppo di confronto, quattro settimane di qualunque allenamento organizzato, più la familiarità con la prova stessa ripetuta una seconda volta, non si possono separare dall'effetto delle distanze a scalare. Il gruppo è di dieci atleti di una sola scuola, non c'è stato nessun sorteggio perché non c'era niente da sorteggiare, nessuno era in cieco e nessuno è stato seguito dopo la fine del programma. Il punto di partenza vicino al fondo della scala, poi, gonfia qualunque miglioramento: chi parte da 5,4 punti per freccia ha molto spazio sopra di sé e pochissimo sotto.

Ci sono errori di stampa che contano. La media del post-test è scritta 1.476 nella tabella invece di 147,6, e la differenza media è scritta -5,020 invece di -50,2, mentre l'intervallo di confidenza e il t della stessa riga corrispondono a -50,2. La terza tabella, presentata come distribuzione di frequenza dei punteggi, non si può leggere: somma 140 osservazioni distribuite su nove intervalli, quando dieci atleti misurati due volte danno venti punteggi, e le classi non corrispondono ai dati delle altre tabelle. Gli stessi autori, in conclusione, chiedono campioni più ampi e controlli più stretti. La rivista è un periodico universitario a diffusione regionale.

Cosa vuol dire per chi tira

Far salire la distanza di seduta in seduta e poi ricominciare da vicino è una pratica di campo comune, e questo studio non la mette alla prova contro nient'altro: la racconta in un gruppo di dieci persone e misura quanto sono migliorate in un mese. Per un arciere che a 30 metri tiene già il gruppo nelle zone alte non dice niente, perché questi arcieri partivano appena dentro il bersaglio.

Il suo valore è quello di una descrizione: nel primo mese di lavoro strutturato, in una scuola di tiro, i punteggi a 30 metri sono saliti molto, e sono saliti per tutti e dieci. Quanto di quel salto venga dall'ordine delle distanze, quanto dalle sedute in più e quanto dall'avere già visto la prova, lo studio non lo distingue, e cinquanta punti di guadagno non sono una misura da portare altrove. Chi programma una progressione di distanze può prenderlo come un precedente che non contraddice la pratica consueta, non come la ragione per scegliere una progressione invece di un'altra.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Effect of training phased distance training method the archer's shooting ability. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/dwijawanti-2024-phased-distance

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