Scheda studio

Infortuni nel tiro con l'arco: studio Konda 2023

Archery-Related Musculoskeletal Injuries: An Epidemiological Study Revealing Injury Sites, Risk Factors, and Implications for Prevention

Meghana Konda, Rohan Mangal, Anjali Daniel, Thor S. Stead, Latha Ganti2023

Citazione

Konda, M., Mangal, R., Daniel, A., Stead, T. S., & Ganti, L. (2023). Archery-Related Musculoskeletal Injuries: An Epidemiological Study Revealing Injury Sites, Risk Factors, and Implications for Prevention. Orthopedic Reviews, 15. https://doi.org/10.52965/001c.88933

Cita lo studio
APA

Konda, M., Mangal, R., Daniel, A., Stead, T. S., & Ganti, L. (2023). Archery-Related Musculoskeletal Injuries: An Epidemiological Study Revealing Injury Sites, Risk Factors, and Implications for Prevention. Orthopedic Reviews, 15. https://doi.org/10.52965/001c.88933

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Misto
Livello
Non pertinente
Disciplina
Non dichiarata
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Orthopedic Reviews

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Interrogazione del database di sorveglianza dei pronto soccorso statunitensi, il NEISS, per gli infortuni legati al tiro con l'arco fra il 2013 e il 2022: 43.083 in dieci anni, una media di circa 4.308 l'anno. Di questi, 35.367 riguardano uomini e 8.038 donne.

Il picco per gli uomini cade nella fascia 10-19 anni, con il massimo a quindici, per le donne nella fascia 30-39 con il massimo a trentasei; in entrambi i sessi il numero risale dopo i cinquanta. Il 78 per cento circa dei pazienti è bianco, il 2 per cento nero, il 4 per cento indica più di una appartenenza.

Negli uomini la sede è il dito nel 66,2 per cento dei casi (23.342), la mano nel 17,1 (6.012), il viso nel 6,2 (2.122), la spalla nel 5,4 (1.909), il piede nel 5,1 (1.803). Nelle donne il database riporta il dito nel 100 per cento dei casi. La diagnosi più frequente negli uomini è il taglio, 58,1 per cento, poi la frattura 12,7, le contusioni e abrasioni 7,5, il corpo estraneo 5,9, la puntura 4,9, gli stiramenti e le distorsioni 4,9, e il 6 per cento in una voce residua. Nelle donne il taglio copre il 100 per cento. Nessun paziente è stato ricoverato: tutti medicati, esaminati e dimessi.

Da questi numeri il riassunto ricava che gli uomini hanno una probabilità di infortunarsi 4,4 volte maggiore. Il rapporto fra i due conteggi, 35.367 su 8.038, fa esattamente 4,4: è un rapporto fra casi, non fra rischi, e la discussione dello stesso articolo lo riconosce in una frase che il riassunto non riporta, dove si legge che non si può concludere che gli uomini siano più esposti, perché il tiro con l'arco è praticato in prevalenza da uomini.

Le conclusioni propongono guanti rinforzati, patelle e parabraccia, e come ricerca futura il confronto fra arcieri che usano combinazioni diverse di protezioni.

Come è stato misurato

Il NEISS è costruito dalla Consumer Product Safety Commission statunitense e raccoglie i traumi arrivati in pronto soccorso attribuibili a prodotti di consumo, da circa cento ospedali distribuiti nel paese. Gli autori hanno scelto il tiro con l'arco dentro il gruppo delle attrezzature sportive e ricreative, codice 1235, che comprende attrezzatura, abbigliamento e attività, e hanno interrogato gli anni dal 2013 al 2022 senza filtrare per età, sesso o appartenenza.

La ricerca ha incluso tutte le sedi corporee, elencate una per una con il loro codice: testa, viso, bulbo oculare, bocca, collo, orecchio per il distretto superiore; spalla, gomito, avambraccio, polso, braccio, mano e dito per l'arto superiore; regione pubica e tronco inferiore; ginocchio, gamba, caviglia, coscia, piede e alluce per l'arto inferiore. Sul fronte delle diagnosi sono stati interrogati tutti i codici, usando poi per l'analisi quelli con dati numerici: contusioni, corpi estranei, fratture, tagli, punture, stiramenti e distorsioni, e una voce residua. Sono state analizzate anche le modalità di dimissione, per distinguere chi è stato medicato e dimesso, trasferito, ricoverato o uscito senza osservazione.

Per una analisi secondaria le sedi sono state raggruppate in sei categorie: distretto testa e collo, arti superiori, tronco inferiore e regione pubica, arti inferiori, un quarto o più della superficie corporea, tronco superiore. L'elaborazione è stata fatta con JMP Pro 15.

Nella sezione dedicata all'analisi statistica gli autori dichiarano di avere esaminato sesso, sedi anatomiche, fasce di età e diagnosi. Non segue nessun test: nell'articolo non compaiono valori di p, intervalli di confidenza o modelli, e tutti i risultati sono frequenze e percentuali. Non è riportato quante schede di pronto soccorso siano state effettivamente lette, né se i 43.083 siano record o stime nazionali ricavate dai pesi campionari del database.

Il metodo, spiegato: Come si contano gli infortuni: questionari e registri

Limiti

La frase centrale del riassunto è un rapporto fra conteggi presentato come un rapporto fra rischi. 35.367 casi maschili su 8.038 femminili fanno 4,4, ma senza sapere quanti uomini e quante donne tirano quel numero non dice chi si infortuna di più. Il denominatore sta nella discussione dello stesso articolo, dove gli autori riportano che negli Stati Uniti i praticanti sono maschi in rapporto di tre a uno, e poche righe dopo scrivono che non si può concludere che gli uomini siano più esposti. L'affermazione viene quindi fatta e ritirata nello stesso paragrafo, e nel riassunto resta solo la prima metà. Dividendo i loro due numeri, 4,4 casi contro 3 praticanti, si arriva a circa 1,5, che è quanto i dati sostengono al massimo.

Che cosa siano quei numeri non è detto. Il NEISS raccoglie da circa cento ospedali e fornisce stime nazionali attraverso pesi campionari: 43.083 in dieci anni ha l'ordine di grandezza di una stima pesata, non di un conteggio di schede, mentre l'articolo li chiama infortuni registrati e su di essi calcola percentuali e rapporti senza un intervallo di confidenza da nessuna parte. Entrambe le letture creano un problema. Se sono schede, non si possono confrontare con i 3,2 milioni di accessi nazionali per infortuni sportivi, come fa la discussione. Se sono stime, mancano le incertezze, e con esse il modo di sapere quali celle reggono.

Il dato sulle donne indica quale delle due letture sia quella giusta e quanto siano sottili le celle: il 100 per cento degli infortuni al dito e il 100 per cento tagli. Gli autori lo mettono fra i limiti, scrivendo che non rende conto della varietà di infortuni che probabilmente riguardano le donne, e intanto nel riassunto la stessa cifra compare come risultato.

I conti non chiudono, in quattro punti. 35.367 più 8.038 fanno 43.405, mentre il totale dichiarato è 43.083. Le dimissioni, 33.769 uomini e 7.692 donne, sommano 41.461 contro un totale per cui si afferma che tutti sono stati medicati e dimessi. Le cinque sedi elencate per gli uomini sommano esattamente 100,0 per cento benché la ricerca coprisse una ventina di distretti, e i loro casi sommano 35.188 contro un totale maschile di 35.367. E l'affermazione che si tratti di circa un infortunio sportivo su seicentosettanta non segue dai numeri dell'articolo: 3,2 milioni divisi per 4.308 l'anno danno circa uno su settecentoquaranta.

Nell'elenco dei codici di diagnosi, contusioni e corpi estranei portano lo stesso codice 53. È l'elenco con cui il database è stato interrogato, quindi chi volesse ripetere la ricerca non può farlo a partire da quello che è scritto.

Il titolo promette fattori di rischio e nessun fattore di rischio viene esaminato: niente mette in relazione attrezzatura, esperienza, tipo di arco o altro con l'infortunio, e la sezione sull'analisi statistica non è seguita da nessuna analisi inferenziale.

La popolazione non è quella di cui parla il resto del registro. Il codice di prodotto comprende attrezzatura, abbigliamento e attività legate all'arco, quindi il tiro ricreativo e la caccia stanno dentro il conto, e la forma dei dati lo dice: tagli alle dita come prima diagnosi, un picco a quindici anni e un secondo dopo i cinquanta. Le conclusioni, rivolte agli atleti, si ricavano in gran parte da persone che non sono arcieri agonisti.

Entra inoltre solo quello che è arrivato in pronto soccorso, che è il primo limite dichiarato dagli autori, e taglia esattamente dove la ricerca sull'arco guarda: un sovraccarico di spalla o un problema tendineo passa dal fisioterapista o dal medico sportivo, non dal pronto soccorso. Il 5,4 per cento di spalla di questa serie non si confronta con le casistiche raccolte negli ambulatori. La gravità, infine, non è nel database, quindi il fatto che tutti siano stati dimessi descrive la codifica, non l'entità del danno.

Restano tre citazioni che non sostengono quello a cui sono attaccate. La frase sugli oltre ventitré milioni di statunitensi adulti che tirano è attribuita a un articolo di archeologia del 1999 sull'adozione di arco e frecce nell'Arkansas centrale, mentre il dato viene dal rapporto di settore citato altrove. La frase sui maggiori accessi maschili rimanda alla pagina di un sito di annunci di lavoro sulla professione di arciere. E l'affermazione che l'epidemiologia precedente avesse trovato tassi più alti negli uomini rimanda a una casistica di lesioni al pollice da balestra.

Cosa vuol dire per chi tira

Quello che si porta via da questo lavoro è un ordine di grandezza. In un paese in cui tirano più di venti milioni di persone, i pronto soccorso vedono circa quattromilatrecento casi l'anno legati all'arco, e nessuno di quei casi, in dieci anni di dati, ha richiesto un ricovero. È poco, ed è coerente con l'idea che l'arco sia uno sport a basso rischio, pur senza diventare un tasso.

La seconda cosa è dove si fa male chi finisce in ospedale, e non è dove un arciere si aspetterebbe: le dita e la mano prima di tutto, con due terzi dei casi maschili al dito, e tagli come diagnosi più frequente. La spalla è un ventesimo del totale. È il profilo di chi maneggia frecce, non di chi si allena: nel conto ci sono il tiro ricreativo e la caccia, dove si manipolano punte affilate, e non si vedono i problemi da carico ripetuto, che si curano altrove.

Per chi tira, la cosa utile che questi numeri indicano è la manipolazione delle frecce. Estrarre, infilare, portare in mano: nei dati è quello che manda le persone in ospedale, più di qualunque gesto di tiro. Di protezioni la scheda non ricava raccomandazioni, perché lo studio non confronta nessuna protezione con nessun'altra, e sono gli autori stessi a indicarlo come ricerca ancora da fare.

Quello che qui non si trova è tutto il resto: nessuna probabilità di infortunarsi, perché manca il denominatore; niente sul sovraccarico, perché il sovraccarico non arriva in pronto soccorso; niente di specifico sugli agonisti. Il registro tiene questo lavoro per l'ordine di grandezza e per la distribuzione degli infortuni acuti in una popolazione mista, e non come misura del rischio.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Archery-Related Musculoskeletal Injuries: An Epidemiological Study Revealing Injury Sites, Risk Factors, and Implications for Prevention. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/konda-2023-injury-epidemiology

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