«In qualifica sto tranquillo, nei match mi tremano le gambe.» Lo dicono in tanti, e chi tira in gara lo riconosce. Le settantadue frecce di qualifica si tirano in linea con tutti gli altri e il punteggio si accumula piano; negli scontri diretti c'è un avversario accanto, spesso si tira a frecce alternate, il punteggio del match si aggiorna a ogni volée e chi perde ha finito. Al campo lo si riassume così: la qualifica si tira contro il bersaglio, gli scontri contro l'avversario. Ne segue quasi sempre un'altra idea, che negli scontri la pressione sia di un altro ordine e che sia lì che si perdono le gare.

Le misure aiutano a separare tre domande che di solito arrivano insieme. La prima è se prima degli scontri l'arciere sia più in ansia che prima della qualifica: c'è un solo studio sul campo, e dice di sì. La seconda è se sotto pressione le frecce peggiorino, e i risultati ufficiali di gara rispondono con un calo piccolo in una situazione precisa, lo spareggio, e con nessun effetto misurabile nelle altre che sono state guardate. La terza è se il formato a eliminazione diretta produca sorprese, e qui la risposta dipende meno dalla testa degli arcieri che dal numero di frecce.

Che cosa cambia passando agli scontri

La differenza fra le due fasi non sta solo nell'avversario. In qualifica il punteggio si somma su settantadue frecce e serve a stilare una classifica: una volée storta costa qualche posizione, ma la gara continua. Negli scontri il conto riparte da zero e, nel ricurvo, si tira a set di tre frecce: il set system trasforma ogni volée in un piccolo verdetto, con due punti a chi vince il set, uno a testa in caso di parità, e il turno a chi arriva per primo a sei. Come questo modo di contare possa far perdere un match a chi ha fatto più punti l'ho raccontato in un articolo dedicato; qui conta l'effetto sulla testa, perché ogni freccia pesa su un totale molto più corto e un errore si vede subito sul tabellone.

La qualifica, d'altra parte, non è una fase senza peso. Decide il tabellone, cioè chi si incontra al primo turno, e nelle analisi dei risultati internazionali le medaglie vanno quasi sempre a chi chiude la qualifica tra i primi venti, un'affermazione che il registro tiene come riportata. In molte gare, poi, la qualifica taglia, e chi non entra nel tabellone torna a casa. Questa differenza tornerà utile fra poco, perché l'unico studio che ha confrontato le due fasi è stato fatto in una gara in cui la qualifica non eliminava nessuno.

L'ansia misurata prima di ogni fase

Lo studio viene dai Campionati asiatici del 2011, a Teheran. Cinquantasette arcieri del ricurvo delle squadre nazionali, ventotto uomini e ventinove donne, hanno risposto a due domande cinque-dieci minuti prima di ogni fase: quanto si sentivano preoccupati e quanto si sentivano attivati, ciascuna su una scala da uno a nove. Le due domande vengono da uno strumento della psicologia dello sport, la Sport Grid-Revised, separato in due scale perché a un torneo di quel livello gli arcieri avevano pochi istanti per rispondere e non tutti leggevano bene l'inglese. Le fasi erano tre: la qualifica, gli scontri individuali e la gara a squadre.

L'ansia cognitiva, cioè la preoccupazione, passava da 3,67 prima della qualifica a 5,21 prima degli scontri individuali e a 5,05 prima della gara a squadre, con un effetto della fase netto. Saliva negli uomini e nelle donne allo stesso modo: le arciere riferivano più ansia degli arcieri in tutte e tre le fasi, ma la distanza fra i due gruppi non cambiava in modo significativo da una fase all'altra. L'attivazione percepita, invece, non si muoveva, e restava alta dalla qualifica alla gara a squadre.

FIG · 01 Prima degli scontri sale la preoccupazione, non l'attivazione 57 arcieri del ricurvo delle nazionali, Campionati asiatici 2011 · scala da 1 a 9 Ansia cognitiva Attivazione percepita 9 7 5 3 1 9 7 5 3 1 Arciere, qualifica: 4,60 Arciere, scontri individuali: 6,07 Arciere, gara a squadre: 6,03 Arcieri, qualifica: 2,57 Arcieri, scontri individuali: 4,32 Arcieri, gara a squadre: 4,04 Arciere, qualifica: 7,37 Arciere, scontri individuali: 7,66 Arciere, gara a squadre: 7,72 Arcieri, qualifica: 7,11 Arcieri, scontri individuali: 6,82 Arcieri, gara a squadre: 6,61 4,60 6,07 6,03 2,57 4,32 4,04 7,37 7,66 7,72 7,11 6,82 6,61 Qualifica Scontri Squadre Qualifica Scontri Squadre 29 arciere 28 arcieri Effetto della fase: sull'ansia F = 15,27, p < 0,001; sull'attivazione F = 0,13, non significativo.
Fig. 01 Medie per sesso, raccolte cinque-dieci minuti prima di ogni fase con due domande separate, una sulla preoccupazione e una sull'attivazione. «Scontri» sono gli scontri individuali a eliminazione diretta, «Squadre» la gara a squadre. In quel campionato tutti gli arcieri passavano agli scontri, quindi la qualifica non eliminava nessuno. Il punteggio non è stato analizzato. Dati ridisegnati dalla tabella 2 dello studio.

Il dato che resta fermo conta quanto quello che sale. Che in gara l'arciere sia più attivato che in allenamento il registro lo tiene come corroborato, su tre campioni indipendenti di arcieri; a Teheran, però, si era in gara anche durante la qualifica, e l'attivazione era alta fin da lì. Passando agli scontri cambiava la preoccupazione, non la sensazione di essere carichi. A leggere quella preoccupazione come pressione sono poi gli autori, che la attribuiscono alla posta in gioco più alta della fase a eliminazione.

Su questo studio il registro tiene come riportata l'affermazione che gli scontri diretti mettono più pressione della qualifica, e con lo stesso stato quella più stretta, che l'ansia dell'arciere d'élite cresce passando dalle qualifiche agli scontri e resta alta anche nella gara a squadre. Riportata e non di più, per tre ragioni. La prima è che si tratta di uno studio solo, in una sola gara, con una domanda sola per ciascuna dimensione. La seconda è il formato: in quel campionato tutti i sessantaquattro uomini e le quarantanove donne del ricurvo individuale passavano comunque agli scontri, perché la qualifica serviva solo a comporre i tabelloni, e il confronto è quindi fra una fase in cui nessuno veniva eliminato e una a eliminazione diretta. La terza è l'ordine: la qualifica viene sempre per prima, per cui un'ansia che crescesse semplicemente con il passare dei giorni del torneo darebbe lo stesso risultato. A tutto questo si aggiunge che nessuno ha guardato i punteggi, per cui lo studio dice quanto erano preoccupati gli arcieri e non come hanno tirato.

Quello che raccontano gli arcieri

Prima di quel dato c'erano soltanto le parole degli arcieri, e vanno nella stessa direzione. Tre diciottenni della squadra nazionale di riserva sudcoreana, intervistati per uno studio di allenamento mentale, mettevano fra i momenti di maggiore tensione il primo turno del tabellone, la prima volée degli scontri dopo la qualifica e la parità con l'avversario; uno di loro, però, citava anche la prima volée della gara. Dieci anni dopo otto arcieri della squadra olimpica sudcoreana, intervistati uno per uno, indicavano fra le situazioni di crisi lo spareggio e i tiri che si allungano perché non si è decisi sulla propria tecnica.

Sono racconti di undici persone, raccolti senza chiedere loro di confrontare le fasi di una gara, e per questo nel registro restano contesto e non spostano lo stato. Aiutano però a dare un nome ai momenti, perché non indicano la fase a eliminazione in blocco ma alcuni passaggi precisi: l'ingresso nel tabellone, la parità, la freccia singola.

Le frecce sotto pressione, dentro il match

Se la preoccupazione sale, la domanda successiva è se le frecce ne risentano, e qui le misure arrivano da un'altra parte: non da un questionario, ma dai risultati ufficiali di World Archery. Il primo lavoro ha preso gli scontri diretti di 120 gare fra il 2013 e il 2019, dalle Olimpiadi alle gare nazionali, e ha isolato 2.210 match chiusi allo spareggio, con 3.645 frecce di spareggio di arcieri adulti del ricurvo e del compound. Il confronto è fatto dentro lo stesso arciere: la sua freccia di spareggio contro la media del suo primo set nello stesso match.

La freccia decisiva vale l'1,1 per cento in meno, una differenza che con quei numeri non si spiega con il caso e che resta anche togliendo i punteggi più bassi. I valori, però, sono piccoli, perché ai vertici si sta poco sopra il nove: 9,148 punti di media nei set e 9,088 nello spareggio. Per questo il registro tiene come riportato che nella freccia di spareggio gli arcieri segnano meno che nel resto del match: il disegno è adatto alla domanda, ma lo studio è uno solo.

Lo stesso lavoro ha controllato anche se conti il turno, e la risposta è no. Rispetto agli spareggi dei turni precedenti, quello dei quarti, della semifinale e della finale non vale meno, e nessuna delle tre differenze si distingue da zero. Un secondo lavoro, su 6.374 set da tre frecce degli scontri individuali del ricurvo a tre Olimpiadi, ai Mondiali del 2021 e a un Gran Premio europeo, arriva a una conclusione simile per l'ultima freccia del set: quando perdere il set vuol dire perdere l'incontro la terza freccia segna appena meno che nei set senza conseguenze, ma nessuna differenza è significativa.

FIG · 02 La freccia di spareggio cala, ma non nei turni finali 3.645 frecce di spareggio in 120 gare World Archery, 2013-2019 · variazione del punteggio Contro il primo set del match p < 0,001 Spareggio contro la media del primo set: −1,1% −1,1% Gare mondiali contro minori p < 0,05 Spareggio nelle gare mondiali contro le gare minori: −0,9% −0,9% Quarti non significativo Spareggio dei quarti contro i turni precedenti: −0,2%, non significativo −0,2% Semifinale non significativo Spareggio della semifinale contro i turni precedenti: +0,8%, non significativo +0,8% Finale non significativo Spareggio della finale contro i turni precedenti: +0,9%, non significativo +0,9% −1,5% −1% −0,5% 0 +0,5% +1% +1,5% Media per freccia: 9,148 nei set, 9,088 nello spareggio. Punto pieno: differenza significativa. Punto vuoto: non si distingue da zero.
Fig. 02 La prima riga confronta la freccia di spareggio con la media del primo set dello stesso arciere nello stesso match. Le altre confrontano spareggi fra loro: quelli di Coppa del Mondo, Mondiali e Olimpiadi 2016 con quelli delle gare continentali e nazionali, e quelli dei quarti, della semifinale e della finale con quelli dei turni precedenti. Lo studio riporta gli errori standard dei coefficienti e non gli intervalli, per cui la figura non disegna baffi. Dati ridisegnati dal testo e dalle tabelle dello studio.

Divisi per sesso, poi, i cali non cadono sulle stesse persone. Rispetto al primo set la freccia di spareggio cala negli arcieri e non nelle arciere, anche se il confronto diretto fra i due cali non arriva alla significatività. Nelle gare mondiali, come si vede nella sezione che segue, succede il contrario.

Le gare importanti e la freccia decisiva

Che più la gara conta, peggio si tiri la freccia decisiva è un'idea diffusa, e su questa i due studi sui risultati ufficiali vanno in direzioni opposte. Nel primo, a parità di arciere, la freccia di spareggio tirata in Coppa del Mondo, ai Mondiali o alle Olimpiadi del 2016 vale lo 0,9 per cento in meno di quella tirata nelle gare continentali e nazionali, cioè meno di un decimo di punto; divisi per sesso, il calo riguarda le arciere, meno 2,3 per cento, mentre negli arcieri non è significativo. Nel secondo l'ultima freccia del set segna di più alle Olimpiadi che negli altri due eventi, con uno scarto netto.

Le due misure non sono la stessa cosa, perché lo spareggio è una freccia sola tirata a punteggio pari e l'ultima freccia di un set no. Nessuno dei due lavori, poi, separa l'importanza della gara dal livello di chi ci arriva, e il campo di un'Olimpiade non è quello di un Gran Premio. Per questo l'affermazione che più la gara è importante, peggio si tira la freccia decisiva è contestata: c'è un risultato a favore e uno contro, su due misure diverse.

Le sorprese nel tabellone

C'è un'altra ragione per cui i match sembrano più crudeli della qualifica, e non dipende dalla testa. Uno scontro diretto si gioca su poche frecce, e poche frecce possono rovesciare un ordine che settantadue frecce avevano stabilito. Un'analisi dei tabelloni della prima tappa di Coppa del Mondo del 2013 trova che di solito vince chi è più in alto in qualifica e che le sorprese si vedono soprattutto intorno ai posti 32 e 56, dove il tabellone fa incontrare arcieri con posizioni vicine; gli autori lo attribuiscono proprio al numero ridotto di frecce. Un modello dello stesso autore, verificato su 182 grandi gare internazionali dal 2000 al 2014, arriva per calcolo alla stessa conclusione: quando i livelli sono vicini e i punteggi moderati il più forte ha solo un piccolo vantaggio. Alle Olimpiadi del 2012, nel ricurvo maschile, nove arcieri classificati fra il 33° e il 64° posto hanno vinto il primo scontro, in linea con gli 8,1 attesi dal modello.

Lo studio del 2013, però, mostra anche l'altra faccia. Ai Mondiali di quell'anno gli scontri si sono tirati con raffiche misurate oltre i 20 metri al secondo, e nel ricurvo i primi venti circa della qualifica hanno tenuto lo stesso, mentre nel compound molti arcieri di bassa classifica sono arrivati in alto, cioè ci sono state sorprese fra arcieri lontani in classifica. Per questo l'affermazione che negli scontri diretti le sorprese arrivano quando i due arcieri sono di livello simile è contestata: l'evidenza diretta è la lettura dei grafici di un solo studio, va in due direzioni, e nessuno ha contato le sorprese con una definizione dichiarata.

Il lavoro sui 6.374 set aggiunge un dettaglio che spiega perché i match sembrano così spesso in bilico. Nei tabelloni internazionali i due arcieri sono quasi sempre vicini, con un rapporto medio fra i punteggi di qualifica di 1,002 e una deviazione standard di 0,057, e secondo gli autori quel rapporto è la variabile che pesa di più sull'ultima freccia del set. Quando due arcieri si somigliano, l'esito di un match a set resta incerto per come è costruito il formato, ed è lo stesso meccanismo che porta tanti match al cinque pari.

Dove si ferma la ricerca

Messi insieme, questi studi rispondono a pezzi diversi della domanda, e nessuno a tutta. L'ansia è stata misurata prima delle fasi, ma nessuno l'ha messa accanto alle frecce della stessa gara, cioè la preoccupazione di un arciere prima di uno scontro vicino al punteggio di quello scontro. Il punteggio è stato misurato dentro i match, ma non confrontato con quello della qualifica degli stessi arcieri. E l'unico confronto fra le fasi viene da una gara in cui la qualifica non eliminava nessuno, per cui la domanda, nella forma in cui se la pone chi rischia di restare fuori dal tabellone, non è stata messa alla prova.

C'è poi una distinzione che i dati rendono necessaria: più ansia riferita non vuol dire per forza frecce peggiori. Nei risultati ufficiali il calo misurato riguarda la freccia di spareggio e vale qualche centesimo di punto, la posta del set da sola non sposta l'ultima freccia e il turno del tabellone non aggiunge niente. Chi esce da un match convinto di aver tirato male per la tensione può avere ragione per quel match, ma i dati di gara disponibili non mostrano un crollo generalizzato sotto pressione.

Che cosa ne ricavo per la linea di tiro

La prima cosa che ne ricavo riguarda il modo di leggere le gambe che tremano. Negli arcieri delle nazionali di Teheran la preoccupazione saliva passando agli scontri, negli uomini come nelle donne, e l'attivazione era già alta in qualifica. In quel campione sentirsi più agitati prima di un match era la condizione comune, anche a livello di nazionale, e non il segno di un problema personale; e visto che nelle misure sui risultati la pressione costa poco alle frecce, mi sembra più utile imparare a tirare con quella tensione addosso che aspettare di non sentirla.

La seconda riguarda l'allenamento. Se una parte della pressione viene dal formato, cioè dalle frecce alternate, dal conto a set e dal verdetto a ogni volée, il formato si può provare prima della gara: match a set con un compagno, frecce alternate con il tempo che scorre, una freccia singola a fine sessione. Che una gara simulata con pubblico e rumore abitui l'arciere alla pressione il registro lo tiene come riportato, e si regge su resoconti di squadre nazionali, non su misure di ansia o di punteggio. Per questo la propongo come un modo per conoscere quella situazione prima di trovarla in gara, senza promettere che la tensione sparisca.

La terza riguarda il modo di leggere un match perso. Nei tabelloni gli avversari sono quasi sempre vicini, e fra arcieri vicini poche frecce bastano a rovesciare l'ordine della qualifica. Prima di attribuire una sconfitta alla tensione guarderei il punteggio medio a freccia del match e quello della qualifica: se sono vicini a quelli soliti, la sconfitta dice più del formato che della testa. Per la freccia singola il discorso è lo stesso, e lo sviluppo nell'articolo su che cosa decide la freccia di spareggio.

L'ultima riguarda la qualifica. Il confronto di Teheran viene da una gara in cui la qualifica non eliminava nessuno, e non dice che la qualifica sia tranquilla per tutti: dove taglia, e comunque dove decide chi si incontra al primo turno, pesa anche lei. La calma della qualifica dipende quindi anche da quanto quella qualifica chiede, e il posto in classifica, che decide il tabellone e spesso la strada fino alle finali, non lo tratterei come un riscaldamento.