Scheda studio
REBT con un'arciera d'élite: caso Wood 2017
Developing Performance Using Rational Emotive Behavior Therapy (REBT): A Case Study with an Elite Archer
Citazione
Wood, A. G., Barker, J. B., & Turner, M. J. (2017). Developing Performance Using Rational Emotive Behavior Therapy (REBT): A Case Study with an Elite Archer. The Sport Psychologist, 31(1), 78-87. https://doi.org/10.1123/tsp.2015-0083
DOI: 10.1123/tsp.2015-0083Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Wood, A. G., Barker, J. B., & Turner, M. J. (2017). Developing Performance Using Rational Emotive Behavior Therapy (REBT): A Case Study with an Elite Archer. The Sport Psychologist, 31(1), 78-87. https://doi.org/10.1123/tsp.2015-0083
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Scheda tecnica
- Disegno
- Caso singolo
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livello nazionale
- Disciplina
- Non dichiarata
- Numero di soggetti
- 1
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- The Sport Psychologist
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
È la storia di un solo caso: Zara, nome di fantasia, arciera di 44 anni con una posizione nella classifica nazionale, in squadra con la sua contea, da quattro anni a quel livello, che si allenava quattro giorni a settimana. Prima e durante le gare l'ansia le faceva crollare il rendimento, soprattutto nelle gare indoor, che considerava le più facili e in cui quindi si aspettava di più da sé. Uno psicologo dello sport in formazione l'ha seguita per tre mesi con sette incontri individuali di circa un'ora basati sulla terapia razionale emotiva comportamentale (REBT), un approccio che lavora sulle convinzioni rigide del tipo «devo assolutamente tirare bene, altrimenti è terribile».
Secondo i questionari compilati da lei, le convinzioni rigide sono calate e quelle flessibili sono cresciute durante il programma, e i valori sono rimasti a quel livello a tre e a sei mesi. Anche la fiducia nelle proprie capacità e il senso di controllo, valutati da 1 a 100 su dieci aspetti del tiro (precisione, concentrazione, tempi del tiro, compostezza e altri), sono saliti in tutti e dieci. Nelle gare la sua media, espressa come percentuale del punteggio massimo, è passata dal 75,64% di nove gare prima dell'intervento all'84,88% di nove gare dopo.
Come è stato misurato
Il lavoro è diviso in tre fasi. Nella prima Zara ha imparato lo schema di base dell'approccio: non è l'evento in sé, per esempio una freccia fuori, a produrre l'ansia, ma la convinzione con cui lo si legge. Nella seconda, su tre incontri, lo psicologo ha messo in discussione con domande la convinzione principale («in una gara facile devo tirare bene, se no è terribile e non lo sopporto») chiedendo quali prove la sostenessero, se fosse logica e se le fosse utile, finché Zara l'ha sostituita con una preferenza forte: voglio davvero tirare bene, ma non è obbligatorio, e se non succede ci starò male ma posso accettarlo. Per ridimensionare il peso di un errore in gara è stata usata una scala della gravità da 0 a 100%. Nella terza fase ha fatto esercizi scritti tra un incontro e l'altro, ha cercato di proposito le gare indoor che temeva e, alla fine, ha fatto lei la parte dello psicologo con lui nella parte dell'atleta.
Le misure sono un questionario sulle convinzioni (SGABS) all'inizio, a metà, alla fine e a tre e sei mesi; le valutazioni da 1 a 100 di fiducia e controllo a ogni incontro e a sei mesi; i punteggi di gara, convertiti in percentuale del massimo per poter mettere insieme gare diverse; un'intervista finale. Il tipo di arco e le gare disputate non sono indicati.
Il metodo, spiegato: Interviste e studi qualitativi
Limiti
Con una sola arciera, e senza un periodo di partenza stabile con cui confrontare il dopo, non si può dire che il miglioramento sia dovuto all'intervento: in quei mesi potevano cambiare l'allenamento, l'attrezzatura, le gare scelte o la forma fisica. Gli stessi autori dicono che servirebbero disegni a caso singolo con una linea di base, e parlano di ipotesi provvisorie. Le gare prima e dopo non sono descritte, e calcolare la percentuale del massimo può mettere insieme distanze e formati diversi; la differenza riportata come aumento del 9,24% è in realtà di 9,24 punti percentuali.
Quasi tutte le misure sono dichiarate dall'arciera stessa a chi la seguiva, e le citazioni scelte per l'articolo vengono dal suo racconto. Lo psicologo era in formazione sotto supervisione, e la valutazione dei risultati è fatta dallo stesso gruppo che ha condotto l'intervento. I valori dei questionari compaiono solo nei grafici, senza i numeri nel testo.
Cosa vuol dire per chi tira
Per un arciere che in gara si blocca proprio quando si aspetta di fare bene, il caso descrive in modo concreto un modo di lavorarci: riconoscere la pretesa nascosta nel «devo», trasformarla in un desiderio forte e mettersi apposta nelle situazioni che si temono. Il timore di Zara, cioè che senza il «devo» le sarebbe mancata la motivazione, è comune; nel suo caso non si è avverato, e l'arciera racconta di divertirsi di più in gara.
Lo studio però non dimostra che questo approccio faccia guadagnare punti: mostra che in un'arciera i punteggi sono saliti nei mesi in cui ha seguito il programma. È un lavoro psicologico strutturato, condotto qui da uno psicologo dello sport in formazione, accreditato nella REBT e seguito da un supervisore, e un racconto di caso serve a capire come si svolge più che a sapere quanto funziona.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Developing Performance Using Rational Emotive Behavior Therapy (REBT): A Case Study with an Elite Archer. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/wood-2017-rebt-elite-archer
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author = {Campagna, Matteo},
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