Scheda studio
Muscoli in mira e dopo il rilascio: Watanabe 1993
Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archery
Citazione
Watanabe, H., Tsuji, K., & Yoneyama, F. (1993). Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archery. Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences), 37(4), 405-411. https://doi.org/10.5432/jjpehss.kj00003391904
DOI: 10.5432/jjpehss.kj00003391904Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Watanabe, H., Tsuji, K., & Yoneyama, F. (1993). Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archery. Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences), 37(4), 405-411. https://doi.org/10.5432/jjpehss.kj00003391904
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livello di società
- Disciplina
- Arco olimpico
- Numero di soggetti
- 10
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Giapponese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- Taiikugaku kenkyu (Japan Journal of Physical Education, Health and Sport Sciences)
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Uno studio breve, in giapponese, su una domanda che negli anni novanta nessuno aveva ancora misurato: che cosa fanno i muscoli dopo che la freccia è partita. Dieci membri di un club universitario hanno tirato tre frecce ciascuno a otto metri su un bersaglio da quindici centimetri, con l'elettromiografia su sei punti, deltoide e fasci ascendente e discendente del trapezio dai due lati. Gli autori hanno confrontato l'attività integrata di un secondo di mira, quello immediatamente prima dello scatto del clicker, con quella di un secondo di follow-through dopo il rilascio.
Il muscolo più attivo era il deltoide, in particolare quello del braccio dell'arco, con un valore medio di 987,0 microvolt per secondo. Passando dalla mira al follow-through, quasi tutti i punti misurati calavano, fermandosi attorno al 60% del valore della mira; l'eccezione sono i due fasci ascendenti del trapezio, che aumentavano, al 118,3% dal lato dell'arco e al 147,5% dal lato della corda.
Il risultato su cui si regge l'articolo è un confronto fra persone. Nei cinque arcieri con il punteggio migliore, l'attività del follow-through si manteneva intorno all'80% di quella della mira, mentre negli altri scendeva molto di più. Mettendo in relazione quel rapporto, calcolato sui tre punti del lato della corda, con il miglior punteggio di singolo round di ciascun arciere, la correlazione era 0,791 sugli otto arcieri che avevano esperienza di gara, e 0,949 sui sei che avevano superato i 1.100 punti. Nei quattro sopra i 1.200 punti il rapporto stava fra il 79,4% e il 117,9% su tutti i sei punti e sul lato della corda.
Come è stato misurato
I dieci partecipanti erano iscritti a un club di tiro con l'arco e hanno usato il proprio arco, in modo da esprimere la loro tecnica abituale. La tabella dei partecipanti riporta sesso, anni di pratica, statura e peso insieme ai migliori punteggi di singolo round e di mezzo round: in media 166,1 centimetri, 56,4 chili, 1.109,8 punti sul singolo round e 594,9 sul mezzo. Le prove si sono svolte al coperto, per tenere costanti le condizioni ambientali, a otto metri da un bersaglio di quindici centimetri di diametro, quello usato nel tiro indoor. Dopo un controllo dell'arco, ciascun arciere ha tirato tre frecce di prova e poi tre frecce registrate, e tutti i valori riportati sono la media di quelle tre.
L'elettromiografia è di superficie, con elettrodi bipolari a tre centimetri di distanza fra loro, resistenza interelettrodica sotto i 10 kΩ e costante di tempo di 0,03 secondi. Lo scatto del clicker è stato rilevato con una piastrina metallica fissata al fianco dell'impugnatura, che chiude un contatto elettrico. Segnali muscolari e segnale del clicker sono stati registrati su un registratore a nastro, poi convertiti in digitale a 1 kHz e analizzati su personal computer.
Le due finestre di analisi sono definite rispetto al clicker. La mira è il secondo immediatamente precedente il segnale. Il follow-through va da 0,5 a 1,5 secondi dopo il segnale, scelta fatta per tenere conto del tempo di reazione fra lo scatto del clicker e il rilascio della freccia. Per ciascuna finestra e ciascun punto gli autori calcolano l'elettromiografia integrata in microvolt per secondo, e poi il rapporto fra il valore del follow-through e quello della mira, espresso in percentuale. Il confronto con la prestazione usa quel rapporto, calcolato sui sei punti insieme, sui tre del lato dell'arco e sui tre del lato della corda, messo in relazione con il miglior punteggio di singolo round di ciascun arciere tramite il coefficiente di correlazione di Pearson.
Il metodo, spiegato: Come si misura la mira negli studi sul tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge
Limiti
È uno studio piccolo, e la scheda resta corta per questo. Dieci arcieri, tre frecce registrate a testa, un solo club: trenta tiri in tutto reggono l'intera analisi, e i valori di ciascun arciere sono medie di tre frecce, con una variabilità fra persone che gli autori stessi descrivono come grande e senza una tendenza comune.
Il legame con la prestazione non è un legame con quelle frecce. Le frecce registrate sono tirate a otto metri su un bersaglio da quindici centimetri, e il loro punteggio non è riportato; quello che viene correlato è il miglior punteggio di singolo round che ciascun arciere avesse ottenuto in carriera. È quindi una correlazione fra persone, fra una misura di laboratorio presa in pochi tiri e una prestazione storica, su otto arcieri prima e sei poi. La correlazione di 0,949 riguarda sei persone, e quei sei sono il sottogruppo selezionato per punteggio dopo avere guardato i dati: su un numero così piccolo quel valore non dice quasi niente sulla forza del legame, e l'intervallo di incertezza attorno a esso è molto ampio.
Il segnale elettromiografico non è riportato in percentuale di una contrazione massimale, quindi i valori assoluti non si confrontano fra arcieri né fra muscoli; il rapporto fra le due fasi aggira in parte il problema, ma resta sensibile a come gli elettrodi erano posizionati su ciascuno. Non sono riportati il libbraggio degli archi né misure di forza, quindi la differenza fra chi mantiene la tensione e chi la perde potrebbe riflettere anche quanto l'arco pesa rispetto a chi lo tira.
Resta aperta la direzione del rapporto. Lo studio osserva che gli arcieri più forti mantengono tensione dopo il rilascio: non mostra che mantenerla faccia salire il punteggio, e nessun allenamento è stato provato. Le indicazioni didattiche che gli autori propongono nella discussione, come il badare che la mano dell'arco non cada e che la tensione non si sciolga subito dopo il rilascio, sono una loro lettura, non un risultato misurato. L'articolo, infine, è del 1993, è scritto in giapponese con abstract e tabelle anche in inglese, ed è uscito su una rivista nazionale di scienze dell'educazione fisica.
Cosa vuol dire per chi tira
Il contributo di questo lavoro è di avere messo un numero su una cosa che si insegna a parole. Nei quattro arcieri con i punteggi più alti del gruppo, l'attività muscolare del secondo dopo il rilascio stava fra il 79,4% e il 117,9% di quella del secondo di mira; negli altri scendeva verso il 60%. Il follow-through, in quegli arcieri, non è una posa tenuta per abitudine: i muscoli di spalle, collo e schiena stanno ancora lavorando quando la freccia è già in volo.
Il dettaglio interessante riguarda quale parte del trapezio. Fra la mira e il follow-through quasi tutti i punti misurati calano, mentre il fascio ascendente del trapezio aumenta dai due lati, in misura maggiore sul lato della corda. Non è un muscolo che si rilassa dopo il tiro, in questo campione.
Quello che la scheda non può dire è altrettanto importante. Il legame è fra arcieri, non dentro lo stesso arciere: chi tira meglio mantiene più tensione, ma nessuno ha provato a far mantenere più tensione a un arciere per vedere se il punteggio sale. E i tre tiri registrati sono a otto metri su un bersaglio piccolo, con il punteggio di quelle frecce mai riportato, quindi non c'è nessun collegamento fra quello che si vede nell'elettromiografia e dove è finita la freccia.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- CorroboratoFra un arciere di club e uno di nazionale ci sono circa centocinquanta punti su una FITA (contesto)
- ContestatoTenere attivi i muscoli della spalla nel follow-through si associa a frecce migliori (a favore, contesto)
- SmentitoGli arcieri d'élite condividono un'unica tecnica di tiro corretta (contro)
- ContestatoNel tiro il lato che traziona lavora più del lato dell'arco (contesto)
- RiportatoGli arcieri esperti reggono la trazione con spalla e schiena più che con l'avambraccio (contesto)
Articoli che lo usano
Filone di ricerca
Stesso filone
- 1990Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archers
- 1991Visuomotor Behavior Rehearsal in Archery Shooting Performance
- 1992Archery Bow Grip Force Distribution: Relationships with Performance and Fatigue
- 1994Eye movements of kyudo player
- 1994Fatigue effects on shooting archery performance
- 1994Multifactorial analysis of shooting archery
Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/watanabe-1993-muscle-activity
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