Scheda studio
Emozioni e attivazione in gara nel tiro: Medeiros 2008
Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs)
Citazione
Medeiros Filho, E. S., Moraes, L. C., & Tenenbaum, G. (2008). Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs). Journal of Applied Sport Psychology, 20(4), 441-456. https://doi.org/10.1080/10413200802245221
DOI: 10.1080/10413200802245221
Cita lo studio
Medeiros Filho, E. S., Moraes, L. C., & Tenenbaum, G. (2008). Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs). Journal of Applied Sport Psychology, 20(4), 441-456. https://doi.org/10.1080/10413200802245221
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio di coorte
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livello nazionale
- Disciplina
- Non dichiarata
- Numero di soggetti
- 3
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- Journal of Applied Sport Psychology
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Tre arcieri brasiliani sono stati seguiti in gara per una stagione intera, e dopo ogni volée hanno segnato su una griglia quanto si sentivano attivati e quanto stavano bene, mentre un cardiofrequenzimetro registrava il battito. Avevano 24, 27 e 57 anni, in media 13,7 anni di pratica, si allenavano 12 ore a settimana per 44 settimane l'anno, e tutti e tre erano fra i tre migliori arcieri brasiliani della loro categoria.
Per ciascuno, e per ciascuna distanza, gli autori hanno diviso le volée in tre terzi secondo il punteggio e poi hanno ricavato con una regressione logistica ordinale le zone di attivazione, di piacevolezza e di battito associate al terzo migliore. Le zone sono diverse da arciere ad arciere e diverse da distanza a distanza. A 70 metri, per esempio, la zona ottimale di attivazione andava da 4,7 a 5,9 per il primo arciere, da 5,0 a 6,6 per il secondo e da 6,1 a 7,15 per il terzo, su una scala da 1 a 9. Una cosa, però, valeva per tutti: con attivazione dichiarata molto bassa (1, 2, 3) o molto alta (8, 9) nessuno finiva nel terzo migliore, e il rendimento calava già sotto il 4 e sopra il 7.
Lo stesso schema torna sulla piacevolezza e sul battito. Un'eccezione interessante è il primo arciere, che aveva la stessa zona di piacevolezza a quattro distanze all'aperto (30, 50, 70 e 90 metri) e una zona diversa e più larga nell'eliminatoria a 70 metri e all'indoor a 18. Gli autori notano anche che la piacevolezza non va in una direzione sola: zone spiacevoli potevano accompagnare le volée migliori.
Il terzo risultato riguarda la sequenza. Una volée nel terzo migliore non rendeva più probabile la successiva: nel 67,6%, 74,3% e 67,3% dei casi non ne seguiva un'altra, e sequenze di tre o più volée ottimali di fila coprivano dal 9 al 17% delle volée della stagione. I tre arcieri entravano e uscivano dalle proprie zone nel corso della stagione e anche nello stesso giorno di gara.
Come è stato misurato
I dati vengono da una stagione intera, da marzo a dicembre 2006, in uno stato del sud-est del Brasile, con almeno quaranta rilevazioni di attivazione, piacevolezza, battito e punteggio per ciascun arciere e per ciascuna distanza. Tutti e tre hanno disputato il campionato statale all'aperto; due hanno gareggiato anche al pre-panamericano e uno al campionato sudamericano, quindi il numero di dati raccolti non è uguale per i tre.
Lo stato affettivo è raccolto con la Affect Grid, una griglia di nove caselle per nove in cui si segna con un solo tocco la piacevolezza (da 1, dispiacere, a 9) e l'attivazione (da 1, sonnolenza, a 9). Il punteggio è la somma dei punti della volée, scritta dall'arciere su un foglio subito dopo aver tirato, nello stesso momento in cui compilava la griglia. Il battito viene da un cardiofrequenzimetro Polar S610i con fascia toracica, che media la frequenza ogni 5 secondi; i valori sono poi mediati per ciascuna volée, quindi a 90 e a 70 metri su serie di 4 minuti. Per esprimere il battito in termini relativi gli autori hanno stimato in laboratorio la frequenza massima di ciascun arciere con il protocollo di Bruce, un test incrementale fino a esaurimento.
L'analisi segue un metodo probabilistico pubblicato in precedenza. Per ogni distanza le volée sono divise in scadenti (dal primo al trentatreesimo percentile), medie (dal trentaquattresimo al sessantaseiesimo) e ottimali (sopra il sessantaseiesimo); poi le scadenti e le medie sono distinte in base al fatto che stiano sotto o sopra la media dei valori registrati nelle ottimali, così da arrivare a cinque categorie. Su queste cinque categorie si applica la regressione logistica ordinale, che restituisce per ogni livello di attivazione, piacevolezza e battito la probabilità di finire in ciascuna. Attivazione, piacevolezza e battito sono trattati separatamente, senza cercare interazioni fra loro.
Il metodo, spiegato: Come si misurano frequenza cardiaca e HRV negli arcieri
Limiti
Il campione è tre arcieri, tutti uomini, e il disegno è dichiaratamente idiografico: gli autori scrivono che non intendono generalizzare i risultati alla popolazione degli arcieri. Le zone sono costruite su misura di ciascuno e non si trasferiscono a nessun altro.
«Ottimale» non è un livello assoluto, è il terzo migliore delle volée di quell'arciere a quella distanza. La tabella delle prestazioni lo mostra bene: a 90 metri il terzo migliore del primo arciere sta tra il 78 e l'83% del punteggio massimo possibile, mentre a 18 metri va dal 94 al 100%. Questa definizione conta anche per il risultato sulla sequenza: se per costruzione circa un terzo delle volée è ottimale, il fatto che nei due terzi dei casi un'ottimale non ne porti un'altra è quello che si aspetta da eventi indipendenti, e indipendenza è esattamente la conclusione degli autori.
Gli autori stessi segnalano tre limiti: la griglia era compilata subito dopo la volée, quindi conoscendo già il punteggio, cosa che può avere influenzato il giudizio su attivazione e piacevolezza; non sono state studiate le interazioni tra stato affettivo e battito; e la stabilità è descritta, non quantificata. A questo si aggiunge che i punteggi sono scritti dagli arcieri stessi, e che il battito è la media di una volée di quattro minuti, quindi non dice niente su cosa facesse il cuore nel momento del rilascio. Nella sezione di analisi l'elenco delle distanze omette i 50 metri, che però compaiono nella tabella delle prestazioni.
Cosa vuol dire per chi tira
Lo studio descrive un modo di guardare al proprio stato in gara, e per chi tira il punto interessante è che quel modo è personale. I tre arcieri avevano zone di attivazione diverse l'uno dall'altro, e diverse a seconda della distanza: il numero che accompagnava le volée migliori di uno non era quello dell'altro. Questo vale anche per il battito, che negli stessi arcieri cambiava zona passando da una distanza all'altra.
Fuori dalle differenze individuali resta un confine comune: nessuno dei tre tirava le sue volée migliori quando si dichiarava molto spento o molto carico. È un'osservazione su tre persone, non una soglia, e non dice che portarsi nella zona giusta produca punteggi migliori: la direzione del legame non è stata messa alla prova, e lo stato è stato segnato dopo aver visto il punteggio.
Due cose contano per chi tiene un diario di gara. La prima è che una volée buona non annuncia la successiva: in due casi su tre, in questi tre arcieri, a una volée del terzo migliore ne seguiva una diversa, e sequenze di tre o più coprivano una piccola parte della stagione. La seconda è che lo stato non sta fermo, nemmeno dentro la stessa giornata di gara, e gli autori ne traggono che una sola misura prima o dopo la gara non basta a descrivere cosa succede durante. Nessuno dei tre, infine, è stato oggetto di un intervento: gli autori lasciano al futuro il tentativo di usare queste zone per cambiare qualcosa.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- RiportatoIl livello di attivazione ideale per tirare bene cambia da arciere ad arciere (a favore, contesto)
- RiportatoPiù la distanza cresce, più il punteggio diventa variabile (contesto)
- RiportatoIl punteggio cala al crescere della distanza di tiro (a favore)
- ContestatoDopo una buona serie è più facile farne un'altra buona (contro, contesto)
- RiportatoLa zona di attivazione in cui l'arciere tira meglio cambia con la distanza e col formato di gara (a favore, contesto)
Articoli che lo usano
Filone di ricerca
È citato nel registro da
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs). In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/medeiros-filho-2008-affective-physiological
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year = {2026},
howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
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note = {consultato il 2026-10-16}
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