Scheda studio

Emozioni e punteggio di un'arciera: Johnson 2007

Linking affect and performance of an international level archer incorporating an idiosyncratic probabilistic method

Michael B. Johnson, William A. Edmonds, Luiz Carlos Moraes, Edson S. Medeiros Filho, Gershon Tenenbaum2007

Citazione

Johnson, M. B., Edmonds, W. A., Moraes, L. C., Filho, E. S. M., & Tenenbaum, G. (2007). Linking affect and performance of an international level archer incorporating an idiosyncratic probabilistic method. Psychology of Sport and Exercise, 8(3), 317-335. https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2006.05.004

Cita lo studio
APA

Johnson, M. B., Edmonds, W. A., Moraes, L. C., Filho, E. S. M., & Tenenbaum, G. (2007). Linking affect and performance of an international level archer incorporating an idiosyncratic probabilistic method. Psychology of Sport and Exercise, 8(3), 317-335. https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2006.05.004

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Scheda tecnica

Disegno
Caso singolo
Popolazione
Arcieri
Livello
Livello nazionale
Disciplina
Non dichiarata
Numero di soggetti
1
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Psychology of Sport and Exercise

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Lo studio segue una sola arciera brasiliana di 25 anni, seconda nel ranking del suo paese, durante le gare. Dopo ogni volée diceva a voce quanto si sentiva attivata e quanto stava bene, su due scale da 1 a 9, mentre un cardiofrequenzimetro registrava i battiti a ogni freccia. Per ciascuna distanza (18, 30, 50, 60 e 70 metri) gli autori hanno cercato l'intervallo di attivazione, di piacevolezza e di frequenza cardiaca in cui una volée buona era più probabile di una media o scarsa.

A 18 metri la zona migliore per l'attivazione andava da 5,0 a 7,7, con il massimo a 6,3 (probabilità di una volée buona del 55,4%). Sotto 3,7 la volée scarsa diventava l'esito più probabile, e lo tornava sopra 7,7: in questa arciera, a questa distanza, la curva aveva la forma a U rovesciata attesa dagli autori. Le zone però cambiavano con la distanza. Per l'attivazione erano 5,7-7,4 a 30 metri, 3,9-5,1 a 50, 4,1-4,6 a 60 e 5,0-6,6 a 70; per la frequenza cardiaca 115-128 battiti a 18 metri, 135-148 a 30, 117-125 a 50, 120-122 a 60 e 119-132 a 70. L'ampiezza della zona di attivazione si restringeva da 18 a 60 metri (da 2,7 a 0,5 punti) e tornava a 1,6 a 70.

Il grafico della gara indoor mostra anche come lo stato cambiava durante la giornata: l'arciera è partita sotto la sua zona (attivazione 4), ci è entrata alla quattordicesima volée per due volée, è passata a cinque volée sopra la zona e a dodici di nuovo sotto, e ha chiuso con 28 volée di fila dentro la zona migliore.

Come è stato misurato

Per l'attivazione e la piacevolezza gli autori hanno usato la griglia dell'affetto di Russell, una tabella di 9 per 9 caselle in cui un asse misura quanto ci si sente attivati e l'altro quanto ci si sente bene. L'arciera la riferiva a voce, in fretta, alla fine di ogni volée di tre o sei frecce, dopo averla provata in allenamento. La frequenza cardiaca veniva da un Polar Vantage NX fissato al torace, registrata a distanza al momento di ogni tiro e poi mediata sulla volée; insieme si annotava il punteggio.

I dati sono 60 volée a 18 metri (6 turni di 10 volée da tre frecce), 96 a 30 e a 50 metri (8 turni di 12 volée da tre frecce) e 48 a 60 e a 70 metri (8 turni di 6 volée da sei frecce). Ogni volée veniva classificata come buona se superava la media di mezza deviazione standard, scarsa se stava mezza deviazione standard sotto, media negli altri casi. Le volée medie e scarse erano poi divise in due a seconda che l'attivazione (o la piacevolezza, o i battiti) fosse sopra o sotto il valore medio delle volée buone, così da ottenere cinque categorie. Su queste, per ogni coppia di distanza e misura, una regressione logistica ordinale ha dato le curve di probabilità: quindici in tutto, da cui si leggono le zone.

Due membri del gruppo di ricerca facevano parte dell'ambiente di allenamento dell'arciera. La disciplina non è indicata; le distanze sono quelle del round FITA femminile di allora.

Il metodo, spiegato: Come si misurano frequenza cardiaca e HRV negli arcieri

Limiti

È il caso di una sola persona, e gli autori lo dicono: il metodo serve a descrivere quell'atleta, non a generalizzare. Il testo parla di due gare, una indoor e una all'aperto, ma i numeri (sei turni a 18 metri, otto turni per ciascuna distanza all'aperto) fanno pensare a più eventi, e non è spiegato come siano distribuiti. Anche la regola per classificare le volée è descritta in modo confuso: la frase parla delle medie di attivazione, piacevolezza e battiti, mentre il senso è quello del punteggio. Le soglie di mezza deviazione standard sono una scelta degli autori, che ammettono se ne potessero usare altre.

C'è poi un problema di direzione. L'arciera riferiva come si sentiva alla fine della volée, quando ne conosceva già il risultato almeno in parte: una volée andata male può far sentire peggio, quindi il legame tra stato e punteggio potrebbe andare anche al contrario. Lo studio non prova a prevedere le gare successive e non verifica le zone su dati nuovi. Alcune zone sono strettissime (a 60 metri la frequenza cardiaca migliore va da 120 a 122 battiti), con soli 48 punti per distanza. Infine le differenze percentuali tra le ampiezze delle zone sono calcolate rispetto a basi diverse, per cui alcune (220% tra 60 e 70 metri) sembrano più grandi di quello che sono. Quanto al livello, il titolo parla di un'arciera internazionale: era seconda nel suo paese, gareggiava all'estero ed era nel suo terzo anno di tiro.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira il dato più interessante è che, in questa arciera, non esisteva un livello di attivazione giusto in assoluto. La zona migliore cambiava con la distanza ed era più stretta a 50 e a 60 metri che a 18, e nelle sue zone buone il cuore batteva tra 115 e 148 colpi al minuto: niente a che vedere con la calma del riposo. L'idea di una sola condizione ideale, valida a ogni distanza, nei dati di questa arciera non trova appoggio.

Lo studio propone anche un modo di osservarsi: annotare dopo ogni volée come ci si sente e il punteggio, e guardare a distanza di tempo dove cadono le volée migliori. Servono però molti dati per distanza (qui da 48 a 96 volée), e il risultato vale per chi li raccoglie. Resta poi il dubbio sulla direzione: sapere che le volée buone arrivano con una certa attivazione non dice che portarsi a quel livello farà salire il punteggio. Nessun intervento è stato provato, e gli autori lo indicano come il passo successivo.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Linking affect and performance of an international level archer incorporating an idiosyncratic probabilistic method. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/johnson-2007-affect-performance-archer

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