Scheda studio

Dinamica di arco e freccia, corda elastica: Marlow 1981

Bow and arrow dynamics

W. C. Marlow1981

Citazione

Marlow, W. C. (1981). Bow and arrow dynamics. American Journal of Physics, 49(4), 320-333. https://doi.org/10.1119/1.12505

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Marlow, W. C. (1981). Bow and arrow dynamics. American Journal of Physics, 49(4), 320-333. https://doi.org/10.1119/1.12505

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Scheda tecnica

Disegno
Simulazione
Popolazione
Prove sull'attrezzatura, senza arcieri
Oggetto della prova
Attrezzatura, senza partecipanti
Livello
Non dichiarato
Disciplina
Arco tradizionale
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
American Journal of Physics

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Marlow riprende il modello matematico del longbow di Hickman, che trattava la corda come inestensibile, e lo rifà con una corda elastica. Con una freccia da 25 grammi, una corda da 7 grammi e un arco da 39 libbre a 28 pollici, il modello con corda rigida dà un rendimento del 91,5% e una freccia a 56,0 m/s; con la corda elastica il rendimento scende al 78,1% e la velocità a 52,8 m/s. La differenza nasce dal fatto che, con una corda che si allunga, la freccia si stacca quando corda e flettenti sono ancora in movimento: al distacco l'11,0% dell'energia è nei flettenti che si muovono e il 9,8% nella corda, e un altro 1,9% resta come energia elastica del sistema. La freccia lascia la corda dopo 16,1 millesimi di secondo, 1,94 cm oltre la posizione di riposo della corda, che in quel momento è allungata di 5,3 cm in tutto.

Il modello elastico dà anche una tensione della corda al distacco di 369 newton, circa la metà di quella prevista con la corda rigida, e un picco di tensione che arriva dopo la partenza della freccia: secondo l'autore è il motivo per cui una corda che si rompe manda di solito la freccia al bersaglio lo stesso. L'attrito dell'aria su flettenti, corda e freccia è stimato all'1,4% dell'energia accumulata e le perdite per isteresi dei materiali a meno del 3%. Sono troppo poco per spiegare, come si faceva fino ad allora, la distanza fra i rendimenti teorici sopra il 90% e quelli misurati, che l'autore colloca fra il 60 e l'85%.

Come è stato misurato

È un lavoro teorico. Le equazioni del moto sono ricavate con il metodo di Lagrange per un sistema a masse distribuite (freccia, corda e flettenti), ridotte poi a un modello equivalente a masse concentrate e integrate numericamente. L'arco è quello del modello di Hickman: flettenti rigidi che ruotano attorno a una cerniera elastica, con un'energia proporzionale al quadrato della flessione. Tutto il moto avviene nel piano dell'arco, simmetrico rispetto alla freccia, quindi il paradosso dell'arciere resta fuori, e la corda è considerata sempre dritta.

I dieci parametri sono valori tipici scelti dall'autore: una freccia in alluminio 20-13 da 70 cm e 25 grammi; una corda in dacron a 10 fili da 7 grammi, con una costante elastica di 7.000 N/m ricavata dalle misure di un altro autore su diverse corde; flettenti da 93 grammi e 48 cm, ricavati dalla densità di un pezzo di flettente laminato in legno e fibra di vetro; una costante elastica dell'arco di 620 N/m, tarata su curve forza-allungo di archi tipici. Il confronto con la realtà si appoggia a misure di rendimento storiche e a misure fatte dall'autore intorno al 1960, attorno all'80%, mai pubblicate, oltre a due regole pratiche sulla resistenza delle corde riportate da altri autori.

Il metodo, spiegato: Modelli matematici e simulazioni negli studi sull'arco

Limiti

Il punto debole lo dichiara l'autore stesso: mancano quasi del tutto i dati con cui confrontare il modello. I rendimenti misurati che cita sono in gran parte non pubblicati o riportati senza metodo, e non c'è nessuna misura fatta sull'arco modellato. Il modello tratta la corda come una molla che si allunga tutta insieme, ma un'onda trasversale impiega circa 3,9 millesimi di secondo a percorrere metà corda, una parte non piccola dei 16 del tiro, e l'autore riconosce che questa semplificazione andrebbe rivista. Anche la stima dell'attrito dell'aria è definita grezza.

L'arco è un longbow semplificato con una corda in dacron di oltre quarant'anni fa. Le corde moderne si allungano molto meno, e infatti lavori successivi sull'arco compound tornano a trattarle come inestensibili: in un arco di oggi la quota di energia persa per l'elasticità della corda è probabilmente minore di quella stimata qui. Il file dell'archivio è una scansione senza testo: per questa scheda il testo è stato ricavato con il riconoscimento ottico dei caratteri, che ha reso bene la prosa e le tabelle ma non tutte le formule.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira la cosa interessante è il quadro generale: non tutta l'energia che si mette tendendo l'arco arriva alla freccia, e una parte resta nei flettenti e nella corda, che continuano a muoversi dopo il distacco. È l'energia che dopo il tiro fa vibrare arco e corda e che si disperde nell'aria, nei materiali e attraverso il corpo dell'arciere: l'autore stima che le vibrazioni si spengano in circa un secondo. Lo studio spiega perché, a parità di arco, una corda che si allunga meno può mandare la freccia più veloce, ma non dà numeri da applicare a un ricurvo o a un compound di oggi, con materiali e geometrie molto diversi.

Due dettagli sono utili da conoscere. Il primo è che nel modello la freccia lascia la corda poco oltre il brace height, non esattamente lì, perché in quel momento la corda è allungata. Il secondo è che la tensione della corda ha il suo picco dopo il distacco, quindi una corda al limite tende a cedere a freccia già partita. L'appendice, scritta per insegnanti di fisica, propone esperimenti semplici, come misurare la curva forza-allungo con un dinamometro e un metro o la velocità della freccia con un pendolo balistico.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Bow and arrow dynamics. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/marlow-1981-bow-arrow-dynamics

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