Scheda studio

HRV e allenamento (non arco): studio Plews 2013

Training Adaptation and Heart Rate Variability in Elite Endurance Athletes: Opening the Door to Effective Monitoring

Daniel J. Plews, Paul B. Laursen, Jamie Stanley, Andrew E. Kilding, Martin Buchheit2013

Citazione

Plews, D. J., Laursen, P. B., Stanley, J., Kilding, A. E., & Buchheit, M. (2013). Training Adaptation and Heart Rate Variability in Elite Endurance Athletes: Opening the Door to Effective Monitoring. Sports Medicine, 43(9), 773-781. https://doi.org/10.1007/s40279-013-0071-8

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APA

Plews, D. J., Laursen, P. B., Stanley, J., Kilding, A. E., & Buchheit, M. (2013). Training Adaptation and Heart Rate Variability in Elite Endurance Athletes: Opening the Door to Effective Monitoring. Sports Medicine, 43(9), 773-781. https://doi.org/10.1007/s40279-013-0071-8

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Scheda tecnica

Disegno
Revisione narrativa
Popolazione
Atleti di altri sport
Tipo
Articolo in rivista
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
Sports Medicine

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

È un articolo d'opinione, non un esperimento: cinque fisiologi dello sport riassumono quello che si sapeva nel 2013 sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV) come spia dell'adattamento all'allenamento negli sport di resistenza, e propongono un modo di leggerla negli atleti di vertice, con esempi presi da canottieri che seguivano. Negli atleti poco o mediamente allenati il quadro raccolto è abbastanza ordinato: carichi moderati alzano la HRV insieme alla forma, carichi molto alti la abbassano e lo scarico la fa risalire. Per esempio, dopo tre settimane di sovraccarico la HRV era scesa del 22% nei nuotatori e del 38% nei mezzofondisti, e dopo il periodo di scarico era risalita del 7% nei primi e del 38% nei secondi. Negli atleti d'élite, invece, gli studi vanno in tutte le direzioni: il sovrallenamento è stato associato a una HRV più alta, più bassa o invariata, e la forma può migliorare mentre la HRV scende.

Gli autori attribuiscono buona parte di questa confusione a due cose. La prima è il rumore da un giorno all'altro: in un loro lavoro precedente la correlazione tra le variazioni della HRV e quelle del tempo sui 10 km era r = -0,76 usando le medie settimanali e solo r = -0,17 usando i valori di un singolo giorno. La seconda è la saturazione: con una frequenza a riposo molto bassa la HRV può calare anche quando il controllo vagale è alto, quindi un calo non indica per forza fatica.

I casi mostrati vanno in questa direzione. Due canottieri alla Coppa del Mondo di Lucerna del 2012 avevano entrambi la HRV bassa prima della gara: per l'atleta arrivato secondo, a 0,12% dal vincitore, gli autori leggono il calo come saturazione; per l'atleta arrivata quinta, a 1,92% dalla prima, come fatica. In tre canottieri che hanno vinto i Mondiali 2011 e le Olimpiadi 2012 la HRV saliva nelle settimane di carico più alto e scendeva un po' a ridosso della gara. In quattro campioni, infine, la relazione tra HRV e durata del battito andava da r = 0,91 a r = -0,03: era diversa per ciascuno.

Come è stato misurato

Non c'è un disegno sperimentale né un campione: è una revisione narrativa, senza criteri dichiarati per la scelta degli studi, accompagnata dai dati di singoli atleti seguiti dagli autori. Le tabelle che riassumono gli studi stanno nel materiale supplementare, che non fa parte del PDF letto per questa scheda. Tutti i dati mostrati sono registrati al risveglio, da sdraiati: sei minuti di riposo, di cui si usano gli ultimi cinque. L'indice scelto è Ln rMSSD, il logaritmo di una misura di quanto cambia la durata da un battito al successivo. Gli autori lo preferiscono perché ha un errore tipico più basso degli indici spettrali (coefficiente di variazione del 12,3% contro il 52,0% della potenza normalizzata ad alta frequenza), risente poco del ritmo del respiro, basta una registrazione breve e si calcola con un foglio di calcolo.

Per leggere i dati propongono tre strumenti. Il primo è la media settimanale, o la media mobile su sette giorni, al posto del valore del singolo giorno. Il secondo è il rapporto tra Ln rMSSD e durata del battito, che serve a capire se un calo della HRV va insieme a un cuore più lento, e allora può essere saturazione, o a un cuore più veloce, e allora è più probabile la fatica. Il terzo è la variazione minima rilevante calcolata sul singolo atleta, con intervalli di confidenza al 90%. I canottieri sono stati seguiti nei 62 giorni prima della gara principale, con un volume medio di 17 ore e 21 minuti di allenamento a settimana nel 2011 e di 16 ore e 44 minuti nel 2012.

Il metodo, spiegato: Come si misurano frequenza cardiaca e HRV negli arcieri

Limiti

Gli esempi sono pochi atleti scelti dagli stessi autori, quasi tutti vincitori, e letti dopo la gara: illustrano un modo di guardare i dati, non dimostrano che funzioni. Nessuno dei criteri proposti, per esempio il calo di Ln rMSSD con aumento del rapporto come segno di fatica e il calo di entrambi come segno di freschezza, è stato provato in anticipo su un gruppo, e gli autori stessi scrivono che serve altra ricerca per confermarlo. Il motivo per cui la HRV scende prima delle gare negli atleti di vertice resta, per loro stessa ammissione, sconosciuto. Anche il quinto posto dell'atleta B è attribuito a un cattivo adattamento al carico, ma una gara andata male può avere molte altre cause.

Tutto riguarda sport di resistenza, con molte ore di lavoro aerobico a settimana, e i fenomeni discussi, a cominciare dalla saturazione, dipendono proprio da frequenze a riposo molto basse. Il tiro con l'arco non è nominato e non ci sono dati su sport di precisione. La revisione è del 2013, quindi non comprende il lavoro successivo sul monitoraggio della HRV.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira lo studio non dice niente di diretto: riguarda canottieri, non arcieri, e il carico di un arciere, fatto di centinaia di frecce più che di ore di fatica aerobica, è un'altra cosa. Quello che si può portare nel tiro con l'arco è il modo di trattare il dato. Chi misura la HRV al mattino con un'app o una fascia trova qui le ragioni per non dare peso al valore di un singolo giorno, per tenere sempre lo stesso indice e le stesse condizioni di misura, e per confrontare ogni atleta con sé stesso anziché con una soglia valida per tutti.

Lo studio ricorda anche che, nelle persone molto allenate, una HRV bassa non vuol dire per forza stanchezza e una HRV alta non vuol dire per forza buona forma. In un arciere con una frequenza a riposo nella norma la saturazione è meno probabile, ma il principio resta: il numero si legge insieme a come ci si sente e a come si tira. Nel registro lo studio entra da due lati nell'affermazione sulla variabilità cardiaca come guida al carico: contro, per l'incertezza che documenta negli atleti di vertice, e a favore, per il metodo di lettura che propone.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Training Adaptation and Heart Rate Variability in Elite Endurance Athletes: Opening the Door to Effective Monitoring. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/plews-2013-hrv-monitoring

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