Scheda studio

Tiro con l'arco e concentrazione: Oktafiranda 2026

The Effect of Archery Activities on Concentration Levels in Elementary School Children

Nadya Dwi Oktafiranda, Ramdan Pelana, Dinan Mitsalina, Dzulfiqar Diyananda, Ela Yuliana2026

Citazione

Oktafiranda, N. D., Pelana, R., Mitsalina, D., Diyananda, D., & Yuliana, E. (2026). The Effect of Archery Activities on Concentration Levels in Elementary School Children. Jurnal Sains Keolahragaan dan Kesehatan, 11(1), 166-172. https://doi.org/10.5614/jskk.2026.11.1.3

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APA

Oktafiranda, N. D., Pelana, R., Mitsalina, D., Diyananda, D., & Yuliana, E. (2026). The Effect of Archery Activities on Concentration Levels in Elementary School Children. Jurnal Sains Keolahragaan dan Kesehatan, 11(1), 166-172. https://doi.org/10.5614/jskk.2026.11.1.3

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Scheda tecnica

Disegno
Prima e dopo, senza gruppo di controllo
Popolazione
Non sportivi
Livello
Giovani
Disciplina
Non dichiarata
Numero di soggetti
15
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Jurnal Sains Keolahragaan dan Kesehatan (rivista regionale)

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Quindici bambini di una scuola elementare di Giacarta sud, sei maschi e nove femmine fra i 9 e i 12 anni, nessuno dei quali tirava con l'arco, hanno fatto sei sedute di tiro da 60 minuti distribuite in un mese. Prima e dopo è stata misurata la concentrazione con il Concentration Grid Test: una griglia di dieci per dieci caselle, ciascuna con un numero di due cifre fra 00 e 99, da cercare in ordine per un minuto.

Il punteggio medio passa da 2,33 ± 2,1 a 9,47 ± 4,6, cioè 7,14 punti in più. Il valore più basso sale da 0 a 3 e il più alto da 5 a 17. Il test di Wilcoxon per dati appaiati dà Z = −3,327 con p = 0,001, e gli autori concludono che il tiro con l'arco migliora la concentrazione dei bambini.

Le sei sedute coprivano la tecnica di base nell'ordine consueto: posizione, incocco, presa della corda, set-up, trazione, ancoraggio e rilascio. Dei bambini sono riportate età media 10 anni, statura 133,6 centimetri e peso 30,7 chili. Non è stata raccolta nessuna misura di quello che i bambini riuscivano a fare con l'arco, né nessun'altra misura di attenzione oltre alla griglia.

Come è stato misurato

Il disegno è pre-sperimentale, a gruppo unico con misura prima e dopo. Il campionamento è mirato, con criteri di inclusione dichiarati: frequentare quella scuola, avere fra 9 e 12 anni, non essere arcieri agonisti, dare il consenso ed essere disposti a completare tutta la serie di incontri. La raccolta è durata un mese.

Lo strumento è il Concentration Grid Test attribuito a Harris, 1984: una griglia di cento caselle con numeri di due cifre disposti senza ordine, in cui si devono individuare i numeri in sequenza crescente entro un minuto; il punteggio è quanti se ne trovano. La figura di esempio è attribuita a una fonte divulgativa.

L'intervento sono sei sedute di tiro da 60 minuti, con la progressione tecnica di base. La procedura prevedeva misura iniziale con la griglia, le sei sedute e misura finale con la stessa griglia.

L'analisi parte dal test di normalità di Shapiro-Wilk; poiché i dati iniziali non erano distribuiti normalmente, il confronto prima-dopo è stato fatto con il test dei ranghi segnati di Wilcoxon. Nel testo della procedura gli autori descrivono anche un gruppo di controllo senza intervento, ma nei risultati compare un gruppo solo, di quindici bambini, e il confronto riportato è entro lo stesso gruppo.

Il metodo, spiegato: Test cognitivi e di attenzione

Limiti

Il Concentration Grid Test migliora da solo quando lo si ripete, e questo è il problema che decide tutto il resto. Chi lo ha già fatto una volta conosce la strategia di ricerca, cioè scorrere la griglia in modo ordinato e ricordare dove si era arrivato: la seconda somministrazione dà quasi sempre un punteggio più alto senza che sia cambiato niente nella capacità di attenzione. Senza un gruppo che rifacesse la griglia senza tirare con l'arco, l'aumento da 2,33 a 9,47 non si può attribuire alle sei sedute.

I valori iniziali rendono la cosa ancora più evidente. Al primo tentativo questi bambini trovavano fra 0 e 5 numeri in un minuto, con una media di 2,33: su cento caselle è un punteggio che indica più che altro di non avere capito il compito. Un quadruplicarsi del punteggio partendo da quel livello è quello che succede quando il compito diventa chiaro, non la misura di un cambiamento cognitivo.

Il gruppo di controllo è descritto nella procedura e non esiste nei risultati. Il testo dice che il posttest è stato somministrato «a entrambi i gruppi» e che i risultati si possono confrontare «per entrambi i gruppi», mentre il disegno dichiarato è a gruppo unico, i soggetti sono quindici e il test riportato è un confronto appaiato dentro lo stesso gruppo. Resta una contraddizione dentro l'articolo, non un gruppo di controllo mancante per scelta.

Non c'è nessuna misura del tiro. Non si sa a che distanza tirassero, con che attrezzatura, quante frecce, né come andassero: l'esposizione è descritta solo come sei sedute da un'ora. Quindi, anche prendendo per buono l'aumento, lo studio non dice quale parte dell'attività lo avrebbe prodotto, e non distingue il tiro con l'arco da un'ora di qualunque altra attività con un adulto che dà istruzioni; gli autori riconoscono questo punto fra i limiti, insieme al fatto che hanno lavorato in una sola scuola e su una sola fascia d'età.

La concentrazione è misurata solo con quella griglia, un compito di carta da un minuto, senza altre prove di attenzione e senza dati di affidabilità su questo campione. La conclusione dell'abstract, che il tiro con l'arco «si è dimostrato efficace», è più forte di quello che un disegno a gruppo unico con uno strumento sensibile alla pratica può sostenere.

La discussione, infine, si allontana dai dati. Apre con il disturbo da deficit di attenzione e con una percentuale sulle difficoltà di apprendimento in quei bambini, mentre il campione non è stato valutato per nulla di tutto questo, e afferma che il tiro con l'arco stimola la corteccia prefrontale citando una fonte secondaria, senza che nello studio ci sia alcuna misura cerebrale. La rivista è una sede locale, segnata come regionale nel registro, e il testo contiene diversi errori di stampa.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi porta l'arco nelle scuole, la cosa onesta da dire è che questo studio non è una prova. Il punteggio alla griglia dei numeri è quadruplicato, ma quella griglia migliora da sola la seconda volta che la si fa, e non c'era nessun gruppo di confronto: il risultato è compatibile con bambini che hanno semplicemente capito il compito.

Resta però un dato di contesto utile. Un punteggio iniziale fra 0 e 5 numeri trovati in un minuto dice quanto poco questi bambini di 9-12 anni riuscissero a sostenere una ricerca ordinata al primo tentativo. Se si usa la griglia dei numeri in società o a scuola, questo è il motivo per cui va somministrata più volte prima di prendere un valore come riferimento: le prime due misure dicono più sull'apprendimento del test che sulla concentrazione.

Il programma, in sé, è riproducibile e ragionevole: sei sedute da un'ora, con la progressione di base dalla posizione al rilascio. Chi organizza un ciclo introduttivo a scuola trova qui una struttura, e un formato di valutazione a basso costo da affiancarci, con la cautela appena detta.

Quello che non si può dire, sulla base di questo lavoro, è che il tiro con l'arco migliori l'attenzione più di altre attività. Lo riconoscono gli autori stessi: non c'era nessun confronto con un'altra attività fisica. E non c'è niente nei dati che riguardi il cervello, nonostante quello che la discussione suggerisce.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: The Effect of Archery Activities on Concentration Levels in Elementary School Children. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/oktafiranda-2026-activities-concentration

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